LE SETTE CHIESE DI ROMA

26 out

Basilica di Santa Maria Maggiore
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Cari amici,

Molto bella questa chiesa, non è vero?

Come vi ho detto tante volte, l’Italia è un paese dove la maggior parte della popolazione si dichiara cattolica e certamente per questo ci sono tantissime chiese, di tutti i santi, moltissimi di loro nati e vissuti in Italia: Francesco, Chiara, Tommaso d’Aquino, Rita di Cascia…

Ci sono anche i martiri italiani vittimi delle crudeli persecuzioni: Gennaro, Valentino, Lucia, Agnese, Agata…

Le liste sono enormi. Ci sono anche chiese consacrate ai giudei: agli apostoli, alla Madonna e, ovviamente, a Gesù, patrono di tutte le chiese cristiane al mondo.

Ma non sono la religione e i personaggi della Chiesa Cattolica che ci interessano. Ci interessano in questo lavoro, soppratutto, la storia, la bellezza architettonica e le opere d’arte che sono custodite nelle chiese italiane, patrimoni dell’umanità.

Ovviamente non sono in grado di parlare delle chiese italiane. Quante ne sono? Il numero è sicuramente incalcolabile.

Con l’aiuto di qualche libro e soprattutto dell’internet, chissà potrò parlare di alcune, guardate bene, alcune e ben poche chiese romane.

E ci sono centinaia e centinaia di chiese nella Città Eterna…

Quanti tetti, cupole, croci, campanili, portici, facciate vediamo sotto il cielo di Roma: ognuno monumento piccolo o grande è una chiesa…

E ne sono tantissimi… Chiesette o chiesone, piccole o grandi parrocchie…

EUVOU_ROMA_E

I tetti di Roma – case e chiese
in euvou.blog.com_roma_e

Quando Simone, il galileo, accettò l’invito di Gesù per girare il mondo, diffondere il suo Vangelo, diventarsi pescatore delle anime ed essere la pietra angolare della sua Chiesa, non potrebbe immaginare per un momento che il suo nome sarebbe per sempre collegato alla grandiosità di una religione che si chiamerebbe Cattolica Apostolica Romana.

Il povero Pietro non potrebbe nemmeno immaginare che un giorno, lontano del suo Mare in Galilea, avrebbe la maggior Basilica del mondo: piena di ricchezze, piena di opere d’arte di valore incalcolabile e che, per lui, avrebbe soltanto una semplice sedia di legno e i piedi fusi dai fedeli. Ne abbiamo già parlato un po’.

Siamo a Roma degli imperatori e dei papi per trovare alcune delle bellezze capolavori di muratori, architteti, pittori, scultori, gioiellieri, ferrai, vetrai e tanti altri migliaia di operai in umili uffici di costruzione. 

Entriamo in qualche chiesa e vediamo le opere che vi sono in esposizione. Cominciamo per

Le Grandi Basiliche o le Basiliche Papali

Santa Maria Maggiore – il Baldacchino
Fotografia di Maria da Penha Freitas

1 – Basilica di Santa Maria Maggiore

Papale Arcibasilica Patriarcale Maggiore Arcipretale di S. Maria Maggiore

Quando sono stata a Roma nel 2000 ho trovato un albergo vicino alla Stazione Termini nel colle Esquilino, una zona un po’ malfamata e dimenticata dal turismo tradizionale, occupata da una grande concentrazione di attività commerciali e di persone provenienti da paesi stranieri, anzitutto cinesi, la cui comunità è a Roma la più numerosa d’Italia.

Non sapevo niente di questo. L’albergo era piccolo ma confortevole, a buon mercato, non lontano del centro storico e potevo andarci sempre a piedi e godere la città e la gente. Vero che dopo le otto o nove sera, entravo nella mia camera e non uscivo più. Avevo una certa paura e come ero da sola… Ma ero anche stanca morta di camminare: cinque, sei, sette chilometri o più tutti i giorni, tutta la giornata, durante una intera settimana.

Uscendo di via Filippo Turati, dove mi trovavo, giravo a sinistra e prendevo Via Cavour che mi portava diretamente al Colosseo e ai Fori. Ma prima… Si trovava a mezzo cammino una chiesona con un’obelisco egizio alle spale e che me chiamava ad entrare…

Era Santa Maria Maggiore.

Interno della Basilica di Santa Maria Maggiore
in http://digita.org/la-basilica-di-santa-maria-maggiore

Il Ciborio di Santa Maria Maggiore – dettaglio
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Prezioso, non è vero? Quattro angeli in bronzo dorato a grandezza naturale, opera di Sebastiano Torregiani, sorreggono il ciborio. Guardate tutto l’insieme:

Il Ciborio di Santa Maria Maggiore
in http://www.vatican.va

Facciata di Piazza Esquilino con l’Obelisco egizio
in http://www.vatican.va

La Patriarcale Basilica di S. Maria Maggiore è un autentico gioiello ricco di bellezze dal valore inestimabile. Da circa sedici secoli domina la città di Roma: tempio mariano per eccellenza e culla della civiltà artistica, rappresenta un punto di riferimento per i cives mundi che da ogni parte del globo giungono nella Città Eterna per gustare ciò che la Basilica offre attraverso la sua monumentale grandezza.

“Sola, tra le maggiori basiliche di Roma, a conservare le strutture originali del suo tempo, sia pure arricchite di aggiunte successive, presenta al suo interno alcune particolarità che la rendono unica: i mosaici della navata centrale e dell’Arco trionfale risalenti al V secolo d.C. realizzati durante il pontificato di Sisto III (432-440) e quelli dell’Abside la cui esecuzione fu affidata al frate francescano Jacopo Torriti per ordine di Papa Niccolò IV (1288-1292); il pavimento “cosmatesco” donato dai cavalieri Scoto Paparone e figlio nel 1288; il soffitto cassettonato in legno dorato disegnato da Giuliano San Gallo (1450); il Presepe del XIII sec.di Arnolfo da Cambio; le numerose cappelle (da quella Borghese a quella Sistina, dalla cappella Sforza a quella Cesi, da quella del Crocifisso a quella quasi scomparsa di San Michele); l’Altare maggiore opera di Ferdinando Fuga e successivamente arricchito dal genio di Valadier; infine, la Reliquia della Sacra Culla e il Battistero. Ogni colonna, ogni quadro, ogni scultura, ogni singolo tassello di questa Basilica compendiano storicità e sentimenti religiosi.

“Dal pellegrino devoto raccolto in preghiera al semplice appassionato di arte, emozionato dalle opere dei geni artistici, potranno gustare intimamente le emozioni che questo luogo così sacro offrirà loro.

“L’incontro con la Basilica liberiana, dal nome di Papa Liberio, è un’esperienza che arricchisce umanamente e spiritualmente: non è raro, infatti, cogliere i visitatori in atteggiamento di ammirazione verso la coinvolgente bellezza delle sue opere così come è d’altro canto visibile constatare la devozione di tutte quelle persone che di fronte all’immagine di Maria, qui venerata con il dolce titolo di “Salus Populi Romani”, cercano conforto e sollievo.

Il 5 agosto di ogni anno viene rievocato, attraverso una solenne Celebrazione, il “Miracolo della Nevicata”: di fronte agli occhi commossi dei partecipanti una cascata di petali bianchi discende dal soffitto ammantando l’ipogeo e creando quasi un’unione ideale tra l’assemblea e la Madre di Dio.

“Il Santo Padre Giovanni Paolo II fin dall’inizio del suo pontificato ha voluto che una lampada ardesse giorno e notte sotto l’icona della Salus, a testimonianza della sua grande devozione per la Madonna. Lo stesso Papa, l’8 dicembre del 2001, ha inaugurato un’altra perla preziosa della Basilica: il Museo, luogo dove la modernità delle strutture e l’antichità dei capolavori esposti offrono al visitatore un “panorama” unico.

“I numerosi tesori in essa contenuti rendono S. Maria Maggiore un luogo dove arte e spiritualità si fondono in un connubio perfetto offrendo ai visitatori quelle emozioni uniche proprie delle grandi opere dell’uomo ispirate da Dio.”  (In http://www.vatican.va)

Guardiamo un po’ le bellezze che ci sono a Santa Maria Maggiore in questo film su youtube:

http://www.youtube.com/watch?feature=endscreen&NR=1&v=bDV_xhqkHLI

2 – Basilica di San Giovanni in Laterano

Sacrosanta Cattedrale Papale Arcibasilica Romana Maggiore del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista al Laterano, madre e capo di tutte le chiese della Città e del mondo

Arcibasilica Laterana o Lateranense

Il nome in italiano, traduzione del latino, non importa molto per noi che siamo laici. Importa la storia, cosa rappresenta e le opere d’arte che sono a Laterano.

Basilica di San Giovanni in Laterano
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

File:Lazio Roma SGiovanni1 tango7174.jpg

Interno di San Giovanni in Laterano
in http://www.it.wikipedia.org

Quando sono entrata nella Basilica di  San Giovanni in Laterano nel 2000, la mia prima impressione fu di ammirazione per la sua altezza e lunghezza.  Fu la stessa sensazione che ho avuto a San Pietro: sculture enormi, pavimento sontuoso, il tetto splendido, marmi colorati, bronzo, moltissimi pitture. La luce che entrava per le finestre rendeva splendente qualche statua, un pezzo del pavimento, una pittura sulla parete…

Il Ciborio di San Giovanni in Laterano
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

L’abside della basilica, con le decorazioni cosmatesche del pavimento, racchiude la “cattedra papale”, che fa di San Giovanni in Laterano la cattedrale di Roma.

File:Lazio Roma SGiovanni2 tango7174.jpg

L’Abside di San Giovanni in Laterano
Autore: Tango 7174 in http://www.it.wikipedia.org

“L’Arcibasilica Laterana o Lateranense, meglio nota come San Giovanni in Laterano, è la Cattedrale della diocesi di Roma, sita sul colle del Celio, e la sede ecclesiastica ufficiale del Papa, contenendovi la Cattedra papale o Santa Sede. È inoltre la prima delle quattro basiliche papali e la più antica ed importante basilica d’Occidente. (…)

“La basilica ed il vasto complesso circostante (comprendente il Palazzo Pontificio del Laterano, il Palazzo dei Canonici, il Pontificio Seminario Romano Maggiore e la Pontificia Università Lateranense), pur essendo territorio della Repubblica Italiana, godono dei privilegi di extraterritorialità riconosciuti alla Santa Sede che pertanto ne ha piena ed esclusiva giurisdizione.

La basilica sorse nel IV secolo nella zona allora nota come Horti Laterani, antichi possedimenti della famiglia dei Laterani confiscati ed entrati a far parte delle proprietà imperiali al tempo di Nerone. Restituiti ai Laterani da Settimio Severo, che vi aveva eretto nei pressi i Castra Nova equitum singularium, il terreno ed il palazzo che vi sorgeva pervennero all’imperatore Costantino quando questi sposò nel 307 la sua seconda moglie, Fausta, figlia dell’ex-imperatore Massimiano e sorella dell’usurpatore Massenzio. La residenza era dunque nota, a quell’epoca, con il nome di Domus Faustae e Costantino ne disponeva come proprietà personale quando vinse Massenzio alla battaglia di Ponte Milvio, nel 312.

La tradizione cristiana aulica fa risalire la vittoria ad una visione premonitrice che nel motto in hoc signo vinces avrebbe spinto l’Imperatore a dipingere il simbolo cristiano della croce sugli scudi dei propri soldati. Vittorioso, Costantino avrebbe donato, in segno di gratitudine a Cristo, gli antichi terreni e la residenza dei Laterani al vescovo di Roma, in una data incerta, ma associabile al papato di Milziade (310-314). Sul luogo degli antichi castra venne edificata dunque la primitiva basilica, consacrata da Milziade al Redentore, all’indomani dell’editto di Milano dell’anno 313 che legalizzava il Cristianesimo. La domus è divenuta sede papale.

La dedicazione ufficiale della basilica al Santissimo Salvatore fu compiuta però da papa Silvestro I nel 324, che dichiarò la chiesa e l’annesso Palazzo del Laterano Domus Dei (“casa di Dio”).

(in http://www.it.wikipedia.org)

Il soffitto di San Giovanni in Laterano (dettaglio)
in http://www.romaspqr.it

Storia, leggende, fatti curiosi fanno parte di San Giovanni in Laterano. In internet troverete molte informazioni  e tantissime immagini della prima chiesa cattolica di Roma.

esterno della Scala Santa

Esterno della Scala Santa – Piazza San Giovanni in Laterano
in http://www.tripadvisor.it

Piazza di Porta San Giovanni – il Triclinium presso Scala Santa
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Mosaico del Triclinium
in http://www.romaspqr.it

I dintorni di San Giovanni in Laterano: bello monumento a San Francesco d’Assisi con i suoi seguacci, i primi fratellini frascescani.

Monumento a San Francesco in Piazza di Porta San Giovanni
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

File:Piazza di Porta Laterano.JPG

Monumento a San Francesco d’Assisi
in http://www.it.wikipedia.org

Facciata Nord di San Giovanni in Laterano
Fotografia di Maria da Penha Freitas

La Cattedrale di Roma – la Basilica Lateranense o San Giovanni, come la chiamano i romani – fu stata molte volte vittima di saccheggi dei vandali, danneggiata dagli eserciti nemici, colpita da terremoti, incendi e fulmini e sempre ricostruita e arricchita dai papi. La sua storia comincia con Costantino, che vi ha una statua, e passa per tutti i pontefici della chiesa, i buoni e i cattivi, per quelli che cercavano il Cristo e quelli che cercavano potere e ricchezze. Ci sono belle e macabre storie…

Però non dimentichiamo che come le altre chiese e basiliche di Roma, come dal resto in tutto il mondo, San Giovanni è un luogo di fede e religione sincera. Vicino alla chiesa si trova l’antichissimo Battistero, eretto da Costantino insieme alla Basilica. In questo luogo, in quest’urna di basalto verde, Carlo Magno si fece battezzare nella pasqua di 774.

In questo piccolo film sul Battistiero di San Giovanni in Laterano, guardate che bell’opera:

http://www.youtube.com/watch?v=9YE74AQZwsI

E leggete la lettera d’invito di Don Fabio Borghesi per conoscerlo:    

“Carissimi visitatori, benvenuti.
Il Battistero Lateranense è il più antico Battistero monumentale, in quanto fu edificato per volere dell’imperatore Costantino come luogo in cui la comunità cristiana poteva celebrare solennemente i Sacramenti della iniziazione.
Fu ricostruito nel secolo successivo, e da allora è rimasto intatto, salvo abbellimenti e restauri che ne hanno lasciato integra la struttura.
Il Battistero si presenta quindi come un edificio del quinto secolo, che ha la particolarità di non aver mai cessato di svolgere quella funzione per cui era stato costruito, cioè il Battesimo. E’ sempre stato un edificio vivo.
A partire da quei tempi lontani, non c’è mai stato un anno in cui nel Battistero non siano stati amministrati Battesimi. Inoltre un gran numero di pellegrini giunge qui per rinnovare le promesse battesimali, e qui i cristiani, provenienti da varie parti del mondo, si sentono legati da un solo Battesimo e da una sola fede. Anche cristiani anglicani vengono a celebrare la memoria del Battesimo, e numerosissime sono le visite da parte dei cristiani ortodossi.
Oggi voi siete parte di questa grande comunione di fede e di amore, e siete invitati a visitare questo luogo non solo come realtà artistica ma anche come occasione di preghiera.
L’interno del Battistero offre ai visitatori le testimonianze della fede dell’antichità cristiana, le discrete tracce del Medio Evo, il passaggio artistico del periodo rinascimentale; all’interno della cappella di San Venanzio, nella quale celebriamo la Santa Messa parrocchiale, si trova un grande mosaico del secolo settimo, dedicato ai santi della terra dalmata, e una tenera immagine dipinta su pietra : è la Madonna del fonte, che offre allo sguardo del visitatore il suo bambino Gesù.
A voi, carissimi, i più fraterni auguri della comunità parrocchiale.
Don Fabio Borghesi”

(http://www.battisterolateranense.it/)

Per conoscere un po’ la storia della Basilica di San Giovanni, guardate il film:

http://www.youtube.com/watch?feature=endscreen&NR=1&v=K4E3djD_vrA

3 – Basilica di San Paolo fuori le Mura

Papale Arcibasilica Patriarcale Maggiore Arcipretale Abbaziale di San Paolo fuori le mura

File:Roma San Paolo fuori le mura BW 1.JPG

Basilica di San Paolo fuori le mura
in http://www.it.wikipedia.org

La Basilica di San Paolo fuori le mura è una delle quattro basiliche papali di Roma, la seconda più grande dopo quella di San Pietro in Vaticano. Il suo nome completo è Papale Arcibasilica Patriarcale Maggiore Arcipretale Abbaziale di S. Paolo fuori le Mura.

“Sorge lungo la via Ostiense, vicino alla riva sinistra del Tevere, a circa due km fuori dalle mura aureliane (da cui il suo nome) uscendo dalla Porta San Paolo. Si erge sul luogo che la tradizione indica come quello della sepoltura dell’apostolo Paolo (a circa 3 km dal luogo – detto “Tre Fontane” – in cui subì il martirio e fu decapitato); la tomba del santo si trova sotto l’altare maggiore, detto “altare papale”. Per questo, nel corso dei secoli, è stata sempre meta di pellegrinaggi; dal 1300, data del primo Anno Santo, fa parte dell’itinerario giubilare per ottenere l’indulgenza e vi si celebra il rito dell’apertura della Porta Santa. Fin dall’VIII secolo la cura della liturgia e della lampada votiva sulla tomba dell’apostolo è stata affidata ai monaci benedettini dell’annessa abbazia di San Paolo fuori le Mura.

L’intero complesso degli edifici gode dell’extraterritorialità della Santa Sede, pur trovandosi nel territorio della Repubblica Italiana.

Il luogo rientra nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco dal 1980.”

(in http://www.it.wikipedia.org)

Sono già stata a Roma quattro volte, ma non ho mai visitato la Basilica di San Paolo fuori le Mura. Non ho mai preso via Ostiense; ho preferito sempre camminare lungo il Tevere per arrivare a San Pietro e penso che sia per questo che San Paolo è rimasta fuori delle mie gite. Nel 2000 con una settimana intera avevo la possibilità, però non ho potuto o non ho saputo come trovarla. Era il Grande Giubileo e i pellegrini approfittavano per visitare le sette chiese di Roma, compressa la Basilica di San Paolo, per ottenere le indulgenze papali.

Come non ci sono stata, sono tornata in Brasile con tutti i miei peccatini, perché mi son mancate quattro delle sette chiese che dovevo visitare in pellegrinaggio…

Intanto nei libri e in internet possiamo trovare bellissime immagini della Basilica:

Roma - San Paolo fuori le Mura

Interno della Basilica di San Paulo fuori le Mura
Autore: Marco Arrigone in http://www.globopix.net/fotografie/lazio/rome/san-paolo-fuori-le-mura147.html

Il Ciborio e l’Altare papale – Basilica di San Paolo fuori le Mura
in http://www.in-roma.com/place/basilica-di-san-paolo-fuori-le-mura/

Possiamo anche conoscere la storia di questa bella basilica:

“Nel 313 l’Imperatore Costantino promulgò l’Editto di Milano, con cui pose fine alle persecuzioni contro i Cristiani e conferì loro libertà di culto, favorendo la costruzione di luoghi di preghiera.

“In virtù di ciò il luogo del martirio di San Paolo, meta di pellegrinaggi ininterrotti dal I secolo, venne monumentalizzato con la creazione di una piccola basilichetta, di cui si conserva solo la curva dell´abside. Si doveva trattare di un piccolo edificio probabilmente a tre navate, che ospitava in prossimità dell´abside la tomba di Paolo, ornata da una croce dorata.

La chiesetta costantiniana divenne troppo piccola rispetto all’afflusso dei pellegrini, e si ritenne necessario distruggerla per far posto ad una più grande basilica e cambiarne l’orientamento, da est ad ovest.

La Basilica di San Paolo, con la sua imponente struttura bizantina, è la più grande basilica patriarcale di Roma dopo San Pietro in Vaticano; la sua pianta è lunga 131,66 m, larga 65 m e alta 30 m e comprende cinque navate (una grande navata centrale di 29,70 m, affiancata da quattro navate laterali) sostenute da una “foresta” di 80 colonne monolitiche in granito.

Testimoniando l’amore della Chiesa per questo luogo i Papi non cessarono di restaurarla e di abbellirla con l’aggiunta di affreschi, di mosaici, di pitture e di cappelle lungo i secoli: Leone il Grande (440-461) fece ricoprire di mosaici l’Arco di Trionfo, riedificare il tetto e diede inizio alla famosa serie di ritratti di tutti i papi che gira sulla trabeazione delle navate e del transetto, 265 tondi a mosaico (compreso quello nuovo ed illuminato di papa Benedetto XVI), la cui serie originale ad affresco è conservata nel museo annesso alla Basilica.

Nel VI secolo Papa Simmaco ristrutturò l’abside e realizzò degli habitacula per i pellegrini più poveri, mentre la presenza stabile di monaci benedettini presso la tomba dell’Apostolo si deve a Gregorio II (715-731); fu Leone III (795-816) che fece posare la prima lastra di marmo dopo il terremoto dell’ 801.

“Papa Giovanni VIII (872-882) fece innalzare una cinta di fortificazione (Giovannopoli) intorno alla Basilica ed alla sua Abbazia per proteggerle da eventuali attacchi, mentre a Gregorio VII (abate del monastero prima di essere eletto Papa) si deve il rialzo del lastricato del transetto, l’edificazione di un campanile (distrutto nel XIX secolo) e la splendida porta di entrata della Basilica, composta da 54 pannelli incisi in lamina d’argento.

“Nel XIII secolo la basilica si arricchì prodigiosamente di opere d´arte: mentre Onorio III faceva ricomporre il grande mosaico dell’abside (24 m. di larghezza per 12 m. di altezza) ebbero inizio i lavori per il bellissimo chiostro del maestro Vassallectus, e nel 1285 fu eretto il magnifico ciborio di Arnolfo di Cambio. Famoso è il candelabro per il Cero Pasquale, una vera colonna onoraria alta circa 6 metri, ornata tutta intorno da bassorilievi di stile romanico ispirati alla decorazione dei sarcofagi e che esprimono le storie del Nuovo Testamento.

“In occasione del giubileo del 1575 Gregorio XIII si occupò di aggiungere la balaustra intorno alla tomba del Santo, nel 1600 Clemente VIII fece rialzare l’altare maggiore, e nel 1625 Urbano VIII si occupò del rifacimento della cappella di San Lorenzo ad opera di Carlo Maderno.

“Nell’Anno Santo 1725 Benedetto XIII affidò la costruzione di un nuovo portico ad Antonio Canevari, il quale demolì l’antico vestibolo e fece aggiungere la cappella del Crocifisso per inserirvi il Crocifisso “miracoloso” in legno policromo, attribuito al Senese Tino di Camaino (XIV secolo); tuttora sono visibili una icona in mosaico del XIII secolo ed una commovente statua-reliqua in legno policromo di San Paolo, recante le tracce dell’incendio del 1823.

“Nella notte tra il 15 e il 16 Luglio 1823 uno spaventoso incendio distrusse interamente la Basilica, lasciando in piedi poche strutture. Il transetto miracolosamente resse al crollo di parte delle navate, preservando il ciborio di Arnolfo di Cambio ed alcuni mosaici; si dovettero però ricostruire gran parte delle strutture murarie.

“A Leone XII toccò l’impegno del rifacimento; il pontefice, non potendo venire incontro all´enorme spesa, chiese al mondo cattolico un aiuto economico attraverso l´enciclica del 25 gennaio 1825.  La risposta fu massiccia, non solo da parte dei Cattolici: lo Zar Nicola I donò blocchi di malachite e di lapislazzuli (poi utilizzati per i due sontuosi altari laterali del transetto), il re Fouad I di Egitto regalò colonne e finestre di finissimo alabastro in dono.

Si aprì così il più imponente cantiere della Chiesa di Roma del XIX secolo: la Basilica venne ricostruita in modo identico, anche riutilizzando i pezzi risparmiati dal fuoco al fine di preservarne la sua antichissima tradizione cristiana.

“Il 10 dicembre 1854, Papa Pio IX (1846-1876) consacrò la “nuova” Basilica, alla presenza di un gran numero di Cardinali e di Vescovi, giunti a Roma da tutto il mondo per la proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione.”  (in http://www.basilicasanpaolo.org/interno.)

Come ci insegna Pier Francesco Listri da vedere “il vero capolavoro dell’elegantissimo Chiostro con marmi policromi, mosaici e colonne lisce e tortili” (in Roma e il Vaticano – Ats Italia Editrice – Edizioni Musei Vaticani).

Basilica di San Paolo fuori le Mura - Exterior view

Le Colonne e i giardini del Chiostro: San Paolo fuori le Mura
in http://www.bestourism.com/items/di/6749?title=Basilica-di-San-Paolo-fuori-le-Mura

4 – Basilica di San Pietro

Papale Basilica Maggiore di San Pietro in Vaticano

La Basilica di San Pietro
in http://www.bedandbreakfastostiaantica.it/

Della più imponente, grandiosa e solenne Basilica di tutta la cristianità abbiamo già parlato un po’. C’è ancora molto da dire, però non oggi, alcun’altro giorno, chissà?

Oggi parleremo delle altre che fanno parte delle Sette Chiese di Roma: le quattro basiliche e ancora San Lorenzo fuori le Mura, Santa Croce in Gerusalemme e San Sebastiano fuori le Mura.

5 – Basilica di San Lorenzo fuori le Mura

Basilica Maggiore di San Lorenzo fuori le Mura

“La basilica di San Lorenzo fuori le mura fu patriarcale, cioè papale, fino alla metà del XIX secolo, ma al contrario delle altre quattro, non ha mai avuto un altare papale né una porta santa.

La particolarità delle altre quattro basiliche papali è che hanno una Porta santa e un Altare papale. Le porte sante sono aperte con un rito speciale dal Papa o da un suo incaricato solo per la durata di un Anno Santo, e giocano un ruolo importante nella concessione della cosiddetta indulgenza plenaria.

Fino al Concilio Vaticano II su un altare papale solo il Papa, o in casi eccezionali un suo Delegato (di solito un cardinale), poteva celebrare la Messa.

“La basilica di San Lorenzo fuori le mura è una delle Sette chiese di pellegrinaggio di Roma, situata a ridosso del cimitero del Verano e ospita la tomba di san Lorenzo (arcidiacono, martirizzato nel 258), dello statista Alcide De Gasperi e di cinque papi: san Zosimo, san Sisto III, sant’Ilario, Damaso II e il beato Pio IX.

“La primitiva basilica fu eretta nel IV secolo dall’imperatore Costantino I vicino alla tomba del martire Lorenzo, come altre basiliche cimiteriali della stessa epoca (San Sebastiano sulla via Appia, Sant’Agnese fuori le mura, Santi Marcellino e Pietro, presso Tor Pignattara). Proprio sopra la tomba fu contemporaneamente costruito un piccolo oratorio.

L’oratorio fu rimpiazzato da una nuova chiesa all’epoca di papa Pelagio II (579-590). Per un certo periodo coesistettero dunque la Basilica maior costantiniana, che in un momento imprecisato fu dedicata alla Madonna, e una “basilica minore”, pelagiana. Tra il IX e il XII secolo, tuttavia, la basilica costantiniana fu probabilmente abbandonata.

Papa Onorio III, in occasione forse dell’incoronazione di Pietro di Courtenay come imperatore latino di Costantinopoli, nel 1217, iniziò grandi lavori di ampliamento della basilica di Pelagio II: la chiesa fu prolungata verso ovest, abbattendo la vecchia abside, l’orientamento fu ribaltato e la vecchia basilica divenne il presbiterio rialzato della nuova chiesa, che presentava un pavimento più alto nella navata centrale.

“La nuova basilica era decorata da affreschi che illustravano la vita di san Lorenzo e di santo Stefano, il primo martire cristiano, sepolto (sic?) sotto l’altare maggiore insieme al santo titolare della chiesa.

La basilica di San Lorenzo fuori le Mura fu sede del patriarca latino di Gerusalemme dal 1374 al 1847, anno in cui Pio IX ripristinò la sede a Gerusalemme.

“La chiesa subì trasformazioni nel periodo barocco, ma le aggiunte furono eliminate con il restauro dell’architetto Virginio Vespignani tra il 1855 e il 1864. Il 19 luglio 1943, durante la seconda guerra mondiale, la chiesa fu gravemente colpita durante il primo bombardamento alleato su Roma. Dopo la distruzione bellica, la basilica fu ricostruita e restaurata con il materiale originale: i restauri, terminati nel 1948, permisero l’eliminazione di strutture aggiunte nel XIX secolo, tuttavia gli antichi affreschi della parte superiore della facciata erano irrimediabilmente perduti.

“Nel 1957 furono effettuati saggi di scavo in corrispondenza del muro del cimitero del Verano: le indagini permisero di riconoscere i resti della basilica costantiniana: un grande edificio a circo, a tre navate separate da colonne. Scavi effettuati sotto la basilica hanno portato alla luce numerosi ambienti e cripte.

La chiesa è amministrata da frati cappuccini, ed è sede di parrocchia, istituita il 4 luglio 1709 con il decreto del cardinale vicario Gaspare Carpegna “De cuiuslibet statuta”. La parrocchia fu affidata in origine ai canonici regolari lateranensi, ma nel 1855 passò ai cappuccini.” 

Il Chiostro di San Lorenzo fuori le Mura
in http://www.it.wikipedia.org

(Testo: http://www.it.wikipedia.org)

Possiamo vedere alcune delle bellezze custodite nella Basilica di San Lorenzo, che noi brasiliani non conosciamo bene, nel piccolo filmato sul youtube, con qualche immagine della Basilica di Santa Prassede che, anche se bella, non fa parte delle sette chiese che studiamo adesso:

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=hPWKtG4sONg#!

6 – Basilica di Santa Croce in Gerusalemme

Santa Croce in Gerusalemme di Piero Tucci
in http://inbiciperoma.blogspot.com.br/2011/12/grandi-novita-in-vista-per-il-museo.html

La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme (latino: Basilica Sanctae Crucis in Ierusalem) è una delle sette chiese di Roma che i pellegrini dovevano visitare a piedi in un giorno intero. Fu edificata nel luogo dove erano i palazzi di sant’Elena, la madre di Costantino I, presso il Laterano. Vi erano conservate, secondo le fonti contemporanee, le reliquie della croce. Ha la dignità di Basilica minore.

La storia della basilica risale al III – IV secolo d.C. Nella zona dell’Esquilino, a quell’epoca zona periferica e residenziale, sorgeva un complesso imperiale, che comprendeva un palazzo detto Sessorium, le Terme Eleniane, il Circo Variano e l’Anfiteatro Castrense, poi incluso nelle Mura Aureliane, costruite tra il 271 e il 275 d.C.

Per volontà dell’imperatore Costantino e di sua madre Elena, la prima chiesa sorse nel palazzo imperiale, in una sala del Palazzo Sessoriano, attorno al 320 d.C. Santa Croce era chiamata in origine Basilica Eleniana o Sessoriana. Custodiva, fin dal IV secolo, le Reliquie della Passione di Cristo, ritrovate in circostanze miracolose a Gerusalemme, sul monte Calvario, il luogo della crocifissione.

Già nell’VIII secolo la basilica venne restaurata sotto i papi Gregorio II e Adriano I, ma nel XII secolo, con Lucio II, la chiesa subisce il primo radicale intervento, adattata secondo lo stile romanico, evidente nella disposizione a tre navate, che esiste ancora ai giorni nostri, e con l’aggiunta di un campanile a torre e di un portico, non più esistente.

“L’attuale aspetto risale al Settecento. Gli architetti Pietro Passalacqua e Domenico Gregorini, su commissione di papa Benedetto XIV, già cardinale titolare della basilica, cambiarono in modo definitivo la facciata della chiesa, portandola in avanti e costruendo un atrio ellittico, secondo lo stile tardo barocco.

“La fondazione di un monastero a S. Croce risale al X secolo, come attesta l’epigrafe funeraria di Benedetto VII (974 – 983) posta accanto all’ingresso principale della Basilica. Nel corso dei secoli, varie comunità religiose si sono avvicendate nel complesso di Santa Croce. Leone IX, nel 1049, affidò il monastero ai Benedettini di Montecassino. Quando questi, nel 1062, passarono a San Sebastiano, Alessandro II vi insediò i Canonici Regolari di S. Frediano di Lucca, che lo abbandonarono durante il periodo del papato avignonese. Intorno al 1370, poi, Urbano V assegnò Santa Croce ai Certosini, che vi rimasero fino al 1561, quando subentrarono i Cistercensi di Lombardia della Congregazione di San Bernardo.

“Nel 1476, papa Sisto IV fece ricostruire l’Oratorio di Santa Maria del Buon Aiuto, che sorgeva in origine tra Santa Croce e San Giovanni. La tradizione racconta che il papa fosse sorpreso da un violento temporale e si rifugiasse proprio a ridosso delle Mura Aureliane, dove venne protetto da un’immagine della Madonna. Proprio lì, fece ricostruire quella che adesso viene chiamata Cappella della Madonna del Buon Aiuto, dove è ancora custodita l’immagine sacra.

File:Esquilino - santa Maria del buon aiuto 01231.JPG

Santa Maria del Buon Aiuto
in http://www.it.wikipedia.org

“Entrando nell’atrio della basilica, si resta affascinati dalla sua forma ovale ellittica, originale costruzione dell’architettura barocca. All’interno si può ammirare il pavimento cosmatesco, in perfetto stato di conservazione. Le colonne di marmo scuro, alcune ingabbiate dai restauri settecenteschi, sono colonne originali d’epoca romana.

File:Santa Croce in Gerusalemme Innenraum 2009.jpg

Interno di Santa Croce in Gerusalemme
Autore: Manfred Heyde in http://www.it.wikipedia.org

“Nell’altare, dentro l’urna di basalto, sono conservate le reliquie dei santi San Cesario e Sant’Anastasio. L’altare è dominato dal ciborio, opera di Gregorini e Passalacqua.

“L’abside è decorata da uno splendido affresco attributo ad Antoniazzo Romano, con il Cristo benedicente, circondato dai serafini, che sovrasta un ciclo di Storie della Croce, ambientate a Gerusalemme, con gli episodi del ritrovamento della Croce di Gesù e della croce del Buon Ladrone.

“Scendendo nella parte retrostante l’abside si accede a due capelle.

“A destra quella di Sant’Elena, la cui volta è decorata da un mosaico, che rappresenta il Cristo benedicente, gli Evangelisti e quattro Storie della Croce. La particolarità di questo mosaico è che mostra, per la prima volta, uccelli provenienti dall’America, come il pappagallo e il tucano. Secondo la tradizione, sotto il pavimento della cappella era conservata la terra di Gerusalemme, da cui il nome della basilica.

Gesù benedicente attorniato dagli evangelisti

Mosaico sulla volta della cappella di Sant’Elena
in http://www.abcroma.com/Monumenti/MonumentiFoto.asp?N=69

Guardate come Gesù ha un viso ridente e soave. Intorno a lui ci sono i quattro evangelisti: in basso a destra Matteo con l’angelo; a sinistra Giovanni normalmente raffigurato come un’aquila; in alto a sinistra Marco e il leone e a destra Luca e il bue.

Sapete cosa significano questi simboli? 

Di una maniera molto semplice possiamo dire che:

Matteo, il primo evangelista, è raffigurato come un’uomo alato assimilato ad un’angelo perché il suo vangelo rappresenta l’umanità di Cristo – il “Figlio dell’Uomo”.

Marco è raffigurato come un leone, a volte alato. All’inizio del suo vangelo parla da Giovanni –  il Battista o il Precursore di Cristo –  che viveva nel deserto “tra le fere”. Il suo vangelo indica la regalità, la forza e la maestà di Cristo.

Luca è raffigurato come un bue o un toro alato, ovvero come un vitello, simbolo della tenerezza, dolcezza e della mansuetudine di Cristo. Comincia parlando del sacerdote Zaccaria,  che offriva sacrifici di animali e soprattutto di vitelli al Signore, nel Tempio, secondo il turno della sua classe. Ci rimette al sacrificio di Gesù nella croce.

Giovanni infine è come un’aquila, perché lui “si eleva nelle regioni più alte della conoscenza, come l’aquila s’innalza a volo verso il sole”. Giovanni comincia il suo vangelo con la frase: “Nel principio era il Verbo e il Verbo si fece Uomo”, oppure “La Parola di Dio è diventata un’uomo”.

Questi simboli e significati poetici sono stati adottati dagli studiosi della Chiesa e della Bibbia da tempi che si nascondono nella storia. E hanno una verità irreprensibile.

Ma… Continuiamo la nostra visita a Santa Croce in Gerusalemme…

“A sinistra c’è la cappella di San Gregorio, con una Pietà del XVII secolo, di autore sconosciuto.

La Pietà – Cappella di San Gregorio – Santa Croce in Gerusalemme
http://www.stuardtclarkesrome.com/pietasgregorio.

Quando pensiamo nella Pietà ci viene in mente quella del Michelangelo e che si trova al Vaticano. Però tutte le opere che rappresentano la Madonna con il Figlio morto appena sceso della croce sono chiamate Pietà. Michelangelo lui stesso ne ha sculpite altre.

“La Cappella delle Reliquie, a cui si accede salendo dalla navata sinistra, custodisce le Reliquie della Passione di Gesù. La reliquia più famosa, quella che dà il nome alla chiesa, è costituita dai frammenti della Croce di Cristo, ritrovati, secondo la tradizione da Sant’Elena, sul Calvario a Gerusalemme.

“Assieme ai frammenti della Croce, vengono conservati: il Titulus Crucis, ovvero l’iscrizione che, secondo i Vangeli, era posta sulla croce; un Chiodo, anch’esso rinvenuto da Sant’Elena; due Spine, appartenenti, secondo la tradizione, alla Corona posta sul capo di Gesù; il Dito di San Tommaso, l’apostolo che dubitava della resurrezione di Cristo; una parte della croce del Buon Ladrone.  (testo in http://www.santacroceroma.it/storia.php – sito ufficiale)

Vediamo tutta la bellezza di Santa Croce in Gerusalemme in questo piccolo film:

http://www.youtube.com/watch?v=S17DsFiE6YQ

7 – Basilica di San Sebastiano fuori le Mura

Basilica Maggiore di San Sebastiano fuori le Mura

Nel 2000 avevo un po’ di tempo e coraggio per camminare ai luoghi più lontani del centro storico di Roma e dei centri più visitati dai turisti. Quando ho visitato San Giovanni in Laterano sono arrivata a queste lugubri pareti: le Mura Aureliane.

Le Mura Aureliane – Porta Asinara
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Ho avuto un po’ di paura di traversare queste porte: dove mi porterebbero?

Le Mura Aureliane – Porta San Giovanni
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Nel 2004 ci sono stata, un’altra volta, per visitare le Catacombe Domitilla. L’ho trovata: le Mura Aurealiane.

Le Mura Aureliane
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2004

Se diciamo che una chiesa si trova fuori le mura, significa che sono dopo le mura costruite dall’imperatore Aureliano tra il 270 ed il 273 per difendere l’antica città di Roma dagli attacchi barbari.

Dopo aver subito numerose ristrutturazioni in epoche successive, sia nell’antichità che in epoca moderna, le mura si presentano oggi in un buono stato di conservazione per la maggior parte del loro tracciato; nell’antichità correvano per circa 19 km, oggi sono lunghe 12,5 km.

La basilica di San Sebastiano fuori le Mura si trova nel quartiere Ardeatino, sulla via Appia Antica. Faceva parte delle sette chiese visitate dai pellegrini in occasione del giubileo.

Cerchiamo in internet informazioni su questa Basilica che non ho ancora visitato.

“La chiesa fu costruita nel IV secolo, sul luogo dove, secondo la tradizione, erano state trasferite nel 258 le reliquie degli apostoli Pietro e Paolo per salvarle dalle persecuzioni. Ritornate in seguito nelle loro sedi originarie, nelle sottostanti catacombe agli inizi del IV secolo fu sepolto il martire romano Sebastiano: sopra le catacombe l’imperatore Costantino fece costruire, nella prima metà del IV secolo, una grande basilica, che inizialmente fu dedicata alla memoria apostolorum, e che in seguito assunse il nome attuale.

La chiesa ricevette l’attributo adcatacumbas per le catacombe di san Sebastiano, sulle quali venne costruita, mentre l’attributo fuori le mura è in riferimento al fatto che la chiesa si trova al di fuori delle Mura aureliane e serviva a distinguerla dalla chiesa di San Sebastiano al Palatino.

I resti di san Sebastiano furono trasferiti nella basilica di San Pietro in Vaticano nell’826, per il timore di un assalto dei Saraceni, che si materializzò, causando la distruzione della chiesa. Il luogo di culto fu riedificato da papa Nicola I (858-867) e l’altare del martire fu riconsacrato da papa Onorio III su richiesta dei cistercensi, che ricevettero la cura della chiesa.

L’edificio attuale risale alla ricostruzione ordinata dal cardinale Scipione Caffarelli-Borghese nel XVII secolo e portata avanti da Flaminio Ponzio prima e da Giovanni Vasanzio poi.

“La basilica è sede parrocchiale, istituita il 18 aprile 1714 da papa Clemente XI. Ed è anche sede del titolo cardinalizio di «San Sebastiano alle Catacombe» istituito da papa Giovanni XXIII nel 1960.”

File:San Sebastiano fuori le mura Interior.jpg

Interno della Basilica di San Sebastiano fuori le Mura
in http://www.it.wikipedia.org

File:Lazio Roma SSebastiano tango7174.jpg

Il soffitto di San Sebastiano fuori le Mura
in http://www.it.wikipedia.org

E così, guardando dentro da chiesa la scultura di San Sebastiano, finiamo la nostra gita.

Abbiamo fatto il nostro pellegrinaggio virtuale alle Sette Chiese più importanti di Roma.

Ma perché sette? Nel sito http://www.inforoma.org troviamo la risposta:

“Nel XVI secolo tale tradizione fu regolamentata e rinvigorita da San Filippo Neri che, per contrastare i festeggiamenti pagani del carnevale romano, promosse delle giornate di devozione ai luoghi santi della città con riflessioni sulla Passione di Gesu durante il pellegrinaggio a:

• le quattro basiliche patriarcali:

  ◊ San Pietro

  ◊ San Paolo

  ◊ San Giovanni in Laterano

  ◊ Santa Maria Maggiore

• San Lorenzo fuori le Mura

• Santa Croce in Gerusalemme

• San Sebastiano fuori le Mura

“I lungo percorso poteva essere completato in un giorno oppure in due; in quest’ultimo caso la prima giornata veniva dedicata alla visita di San Pietro mentre l’altra per recarsi nelle rimanenti chiese. Questa pratica fu pensata e voluta dal santo (San Filippo Neri che riprese una vecchia usanza in disuso) per invogliare (stimolare) il popolo romano alla pratica religiosa; più che a una processione bisogna pensare ad una vera e propria gita (scampagnata) che univa momenti di preghiera ad altri di svago.

“Il giovedì grasso, partendo da S. Pietro dove si erano riuniti, i pellegrini si recavano nell’ordine a S. Paolo, S. Sebastiano, S. Giovanni, S. Croce, S. Lorenzo, S. Maria Maggiore recitando i sette salmi penitenziali (6, 31, 37, 50, 101, 129, 142per invocare il perdono dei sette peccati capitali  (superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia o pigrizia) e chiedere le sette virtù contrarie (la fede, la speranza, la carità, la prudenza o saggezza, la giustizia, la fortezza o coraggio e la temperanza).

Il numero sette delle chiese da visitare è da mettere in relazione:

alle sette principali tappe di Gesù durante la Passione – la cena; il tradimento e la prigione nel giardino del Getsemani; l’arresto di Gesù e le varie fasi del suo processo; la flagellazione; la salita al Calvario; la crocifissione; la deposizione dalla croce con le forme specifiche della Pietà e del Compianto sul Cristo morto;

alle sette effusioni del sangue di Cristo – circoncisione, agonia al Getsemani, fragellazione, coronazione di spine, sulla via della croce, crocifissione, sangue e l’acqua nella lanciata;

alle sette parole di Cristo in croce, che sono in realtà sette frasi – “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”; “Oggi con me sarai nel paradiso”; ” Donna, ecco tuo figlio!… Ecco tua madre!”; “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”; “Ho sete.”; “Tutto è compiuto!”; “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.”;

ai sette doni dello Spirito Santo – la sapienza; l’intelleto; il consiglio; la fortezza; la scienza; la pietà e il timore;

ai sette sacramenti – il battesimo; la riconciliazione o confessione; l’eucaristia o comunione; la confermazione o cresima; l’unzione degli infermi; l’ordine sacro e il matrimonio;

e alle sette opere di misericordia” – seppellire i morti; visitare i carcerati; dar da mangiare agli affamati; vestire gli ignudi; curare gli infermi; dar da bere agli assetati e ospitare i pellegrini.

File:Caravaggio - Sette opere di Misericordia (1607, Naples).jpg

Le sette opere di Misericordia – Caravaggio – a Napoli
in http://www.it.wikipedia.org

Sette… Un numero cabalistico, misterioso? Forse…

Intanto quante cose abbiamo imparato. Le penitenze, le preghiere, i pellegrinaggi consigliati ai fedeli servivano alla riflessione sulla fede e sulla vita, all’apprendimento della vera carità e alla conoscenza di sé stesso. In altre parole: servivano ad essere buono e cercare di fare il bene, ricordando la vita e la morte di Gesù.

E così, siamo alla fine della nostra giornata.

Ah!

Se siete a Roma tra Santa Maria Maggiore e il Colosseo fate una visita a San Pietro in Vincoli:

Basilica di San Pietro in Vincoli
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Un po’ piccola non è vero? Quasi nascosta in una via un po’ sporca e malfamata. Per arrivare a San Pietro in Vincoli – nome delle sue catene – dobbiamo salire una scalinata paurosa, oscura, sdrucciolevole, scivolosa, dove c’è sempre gente “strana”…

Ma… Su! Su!… Avanti! Coraggio!

Basilica di San Pietro in Vincoli
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Le catene di Pietro in San Pietro in Vincoli
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Ma… Siamo saliti fino alla Basilica per guardare le catene di Pietro? E dopo più di trecento anni della sua prigione è vero che saranno queste che si trovano nella Chiesa?

No. Non siamo saliti per le catene, ma per Michelangelo Buonarroti:

Il Mosè di Michelangelo nella tomba di Giulio II
Fotografia di Maria da Penha Freitas

La Tomba di Giulio II con il Mosè
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Si dice che finita l’opera, mentre lo guardava e vedendo la perfezione umana del Mosè, Michelangelo ha colpito il ginocchio della scultura con un martello, dicendo “Perché non parli?”

Però si sa che il progetto della tomba di Giulio II, cominciato nel 1505, ha subito molte  modificazioni e causato molti dissapori a Michelangelo che ha finito il Mosè (come si vede oggi) quarant’anni dopo. Penso che la sua furia quando lo colpì con un martello sia perché, infine, non poteva colpire l’orgoglio, la superbia, l’egoismo e la vanità dei papi.

E, se abbiamo ancora tempo per visitare un’altra chiesa, un po’ più lontana, andiamo a Santa Maria in Cosmedin:

Chiesa di Santa Maria in Cosmedin
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Un’altra chiesa, professoressa?

Abbiamo già fatto il pellegrinaggio alle sette chiese di Roma, abbiamo visitato il Mosè di San Pietro in Vincoli… Abbiamo camminato fino il Tevere per arrivare qui…

Cosa c’è a Santa Maria in Comedin, oltre che la facciata in archi e un grande campanile un po’ sproporzionato?

Amici, nella entrata della chiesa di Santa Maria in Cosmedin si trova:

La Bocca della Verità
Fotografia di Maria da Penha Freitas

La Bocca della Verità è un antico mascherone in marmo, murato nella parete del pronao della chiesa di Santa Maria in Cosmedin a Roma dal 1632.

Secondo Wikipedia il mascherone rappresenta un volto maschile barbato, occhi, naso e bocca sono forati e cavi. Il volto è stato interpretato nel tempo come raffigurazione di vari soggetti: Giove Ammone, il dio Oceano, un oracolo o un fauno. È un’opera dei tempi imperiali o più antichi.

Ci sono molte leggende e storie su questo mascherone, motivi di curiosità e a volte scherzi dei turisti che si fanno fotografare con la mano in Bocca, come in questa scena tra Gregory Peck e Audrey Hepburn nel film Vacanze Romane:

File:Audrey Hepburn and Gregory Peck at the Mouth of Truth Roman Holiday trailer.jpg

Scena di Vacanze Romane (dominio pubblico)
in http://www.it.wikipedia.org

La visita valse la pena, non è vero? La Bocca della Verità è un simbolo della Roma Eterna.

Allora, ragazzi, abbiamo finito.

Potete rientrare nel vostro albergo, prendere una buona doccia, farsi scaldare i piedi, mangiare una minestra squisita e chiacchierare fino tardi sulla gita di oggi, guardando le fotografie che avete scattato.

Sono molto orgogliosa di voi.

Siete bravissimi!

Buona notte, amici. Sogni d’oro a tutti!

Penha

I PONTI SUL TEVERE

5 out

Ponte Cestio o Ponte San Bartolomeo
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Cari amici,

oggi vi invito a camminare con me lungo il Tevere, il fiume dei romani.

Prendete le vostre camere fotografiche, mettete delle scarpe comode; approfittiamo che c’è sole e fa caldo e andiamo via…

Possiamo fare un gioco di bambini: contare quanti ponti ci sono sul Tevere.

Allora dobbiamo sapere da dove partire, così possiamo scegliere qual sarà, per noi, il primo ponte.

Avete ragione.

Da dove partire?

Possiamo partire dal Lungotevere Flaminio, a piedi o in bici:

Possiamo, se non vogliamo camminare, prendere un battello e navigare sul Tevere:

In questo caso, il primo ponte sarà  quel dell’imbarcadero. C’è uno nel

1 – Ponte Duca d’Aosta

Ponte Duca d’Aosta
in http://www.romaspqr.it

“Il viaggio comincia al Ponte Duca d’Aosta, il capolinea nord dei Battelli di Roma. Il ponte del 1939 collega il Foro Italico (detto Foro di Mussolini),  al quartiere Flaminio e Della Vittoria ed è lungo 222 metri e largo 21, con una arcata principale (lunga 100 metri) e due minori di cemento armato.

A nord si scorge il vecchio e glorioso Ponte Milvio detto Ponte Molle per la sua elasticità alle piene del Tevere. Vecchio perchè è uno dei più antichi ponti di Roma (109 a.C.) e glorioso perchè aveva il ruolo di sbarrare il passaggio degli invasori, ultimi i francesi nel 1849 quando i garibaldini fecero saltare una parte dell’arco e della pavimentazione per ritardarne l’entrata a Roma. È lungo 132 metri e largo 15 con 6 arcate in muratura.

“A sud troviamo il Lungotevere Flaminio, ancora meta di pescatori di fiume.”

(In http://www.tesoridiroma.net)

Chi  preferisce il battello: eccolo che s’avvicina!
All’imbarcadero!

L’imbarco di Ponte Duca d’Aosta
Fotografia di Stefano Solegemello in
http://digilander.libero.it/78mangu/RomaSole/tevere.html

Viaggio in battello sul Tevere
Fotografia di Stefano Solegemello in
http://digilander.libero.it/78mangu/RomaSole/tevere.html

Intitolato a Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, Duca d’Aosta,  il ponte è stato progettato dall’architetto Vincenzo Fasolo; la sua costruzione ebbe inizio nel 1939 e venne poi inaugurato nel 1942. Alle due estremità sono poste due coppie di piloni, con le facciate decorate con altorilievi raffiguranti scene di guerra sui fiumi Isonzo, Tagliamento, Sile ed Adige, dello scultore toscano Vico Consorti.” (www.it.wikipedia.org)

Però sappiamo che il Ponte Duca d’Aosta non è il primo ponte a collegare le rive del Tevere. Per questo dobbiamo tornare al Nord per conoscere gli altri ponti, alcuni molto più antichi… 

2 – Ponte Milvio (al Nord)

Questo è un ponte famoso per la storia romana. Scenario di molte bataglie, “la prima menzione del ponte risale al 207 a.C., in relazione al ritorno dalla battaglia del Metauro nel corso della seconda guerra punica. Il ponte doveva essere a quest’epoca ancora in legno e la sua costruzione deve essere attribuita ad un Molvius (appartenente alla gens Molvia, attestata dalle fonti).

“Nel 110-109 a.C. il censore Marco Emilio Scauro ricostruì il ponte in muratura.

“Quattrocento anni dopo, nel 312, nelle campagne gravitanti verso il ponte, ebbe luogo la battaglia tra Costantino I e Massenzio nota come battaglia di Ponte Milvio o battaglia di Saxa Rubra; qui, secondo la leggenda, Costantino ebbe la visione della Croce recante la scritta: “In hoc signo vinces” che lo incoraggiò alla battaglia, e alla seguente integrazione dei cristiani nell’impero. Del ponte romano restano le tre arcate centrali. Il ponte è stato danneggiato molte volte dalle vicende belliche medioevali  (…) 

“Nel 1429 si ebbero i primi restauri sotto papa Martino V e i lavori furono affidati a Francesco di Gennazzano. Nel 1458 furono eliminate delle parti in legno e fu demolita la fortificazione medioevale.

Nel 1805 sotto papa Pio VII altri lavori di restauro furono affidati a Giuseppe Valadier: questi ricostruì le arcate alle estremità, che erano state sostituite da ponti levatoi in legno ed edificò all’imbocco settentrionale una torre in stile neoclassico.

File:Ponte Milvio.JPG

La Torre Valadier in Ponte Milvio
in http://www.it.wikipedia.org

“Il ponte fu fatto saltare da Garibaldi nel 1849 per ostacolare l’avanzata delle truppe francesi e fu restaurato sotto papa Pio IX nel 1850. In questa occasione vi fu aggiunta una statua dell’Immacolata, opera dello scultore Domenico Pigiani, mentre già ne esisteva una di San Giovanni Nepomuceno. Un gruppo raffigurante il Battesimo di Gesù collocato all’imbocco sud, è stato ora spostato nell’atrio del Museo di Roma a palazzo Braschi.”

(in http://www.it.wikipedia.org)

Dal 1978 è vietato il traffico veicolare sul ponte Milvio.

Come la zona del Ponte Milvio è usata dai giovani romani, non si sa bene perché  c’è stata la consuetudine per gli innamorati di mettere un lucchetto sul lampione centrale del ponte e gettare le chiavi nel Tevere, ad imitazione di quanto fanno i protagonisti del film Ho voglia di te.

File:Hvdt.jpg

scena del film Ho voglia di te sul Ponte MIlvio
in it.wikipedia.org

Nel luglio 2007, a seguito della rottura di qualche lampione a causa dell’eccessivo peso dato dall’enorme quantità di lucchetti, il Comune di Roma ha istallato in prossimità di ogni lampione dei pilastri sui quali sono state agganciate delle catene alle quali applicare i lucchetti.

Permettere o no i lucchetti d’amore a Ponte Milvio? In internet troverete dei film e commenti sull’argomento. Dopo sapere un po’ più, cosa ne pensate?

Date la vostra opinione.

3 – Ponte Flaminio (al Nord)

Nel 1930 ci si rese conto che il ponte Milvio ormai non rispondeva più alle esigenze del traffico moderno e che, pertanto, nel rispetto dovutogli, era necessario concedergli il meritato riposo, se non altro per tenere a bada (manter sob vigilância) ogni forma di pericoli, che ne avrebbero decretato una fine irreparabile.

“Così per le esigenze del traffico proveniente da nord, lungo le consolari Cassia e Flaminia, e per lo sviluppo urbanistico a ritmo serrato della zona a destra del Tevere, un ponte era da ritenersi assolutamente indispensabile.

Perciò nel 1932 l’architetto Brasini, con la consulenza dell’ingegnere Giannelli, progettò un’opera colossale di proporzioni monumentali capace di “eternare i fasti fascisti sotto la denominazione di ponte XXVIII ottobre”; ed il Duce approvò.

I lavori presero il via nel 1939 e furono sospesi, a causa della guerra, nel 1943, anche perchè i bombardamenti non risparmiarono danni tali da bloccare il traffico sul ponte.

Nel 1957 la costruzione fu ripresa per concludersi nel 1961. Nel 1962 si verificò un cedimento della pila tra due archi minori di destra ed il transito fu sospeso e deviato per due anni sul ponte Bayley, costruito appositamente a causa dello stato di emergenza. Superato il particolare momento, il ponte Flaminio tornò in piena efficienza con la riapertura al traffico. (…)

Il ponte è lungo 254,94 metri e largo 27. Ha sette arcate in cemento armato.” (www.romaspqr.it)

4 – Ponte di Castel Giubileo (al Nord)

File:Ponte Castel Giubileo.jpg

Ponte Castel Giubileo
in http://www.it.wikipedia.org

“Ponte di Castel Giubileo è un ponte attraversato dall’autostrada A90 (Grande Raccordo Anulare, circonvallazione settentrionale) che collega via Flaminia a via di Castel Giubileo, a Roma, nelle zone Castel Giubileo, Grottarossa e Labaro.

“Si tratta del primo ponte sul Tevere in cui ci si imbatte arrivando da nord; in realtà è un viadotto a due carreggiate integrato nel Grande Raccordo Anulare. In questo punto il corso del Tevere è regolamentato da una diga (dique, barragem), ben visibile dalla carreggiata esterna del viadotto.”  

(www.it.wikipedia.org)

5 – Ponte Tor di Quinto (al Nord)

Ponte Tor di Quinto
in http://www.romaspqr.it

Realizzato nel 1960 in occasione delle Olimpiadi di Roma allo scopo di facilitare il collegamento della via Olimpica con gli impianti sportivi dell’Acqua Acetosa.

“Il nome fu ispirato dalla torre sorgente al Quinto miglio della Flaminia, poco distante dal Tevere e sfruttata sulla collina che la ospita come punto fondamentale tra le fortificazioni poste a guardia del fiume.

Scrive W. Tartarini che il ponte “rappresenta un elemento integrante della via del Foro Italico che costituisce il settore settentrionale del complesso delle strade di circonvallazione di Roma”. 

Sulla sponda destra del Tevere esistevano nella zona di Tor di Quinto due famose vigne: vigna Clara e vigna Stelluti. Esse producevano un vinello che variava dal rosso rubino chiaro al granato e di solito non superava i 10 gradi e mezzo. Lo stesso medico di Sisto V, Andrea Bacci, autore del De naturali vinurum historia de vinis et de convivis antiquorum libri septem, decantava la particolare prelibatezza dei vini di Roma ed in particolare di quelli provenienti dai vigneti coltivati su terreni ricoprenti antiche rovine per il loro sapore secco e buono.

Il ponte misura 71.70 metri in lunghezza e 27 in larghezza. Ha sette arcate in cemento armato.”

(in http://www.romaspqr.it)

6 – Ponte del Risorgimento (al Sud del Ponte Duca d’Aosta)

Ponte del Risorgimento
in http://www.it.wikipedia.org

Erano in via organizzativa le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia, quando l’esigenza di un ponte provvisorio si fece evidenziare, perchè venissero collegate le due zone separate dal Tevere, scelte per l’Esposizione Artistica ed Etnografica. Si pensò allora ad un ponte di legno, ma si preferì guardare anche al futuro, in quanto lo sviluppo edilizio si lasciava prevedere ampio ed intenso. Così, dopo l’approvazione del progetto presentato dall’architetto Hennebique, il 2 ottobre 1909 si arrivò alla firma del contratto per i lavori di costruzione del ponte ad un’arcata e il giorno 6 ebbero inizio i 16 mesi concessi all’impresa dell’ingegnere Porcheddu per portare l’opera in porto.

“Nel maggio 1911, nonostante gli immancabili imprevedibili incidenti, il ponte fu attraversato dal corte reale, diretto all’inaugurazione della grande Esposizione del Cinquantenario. Sotto ponte Risorgimento, sulla riva sinistra del Tevere, iniziava la celebre spiaggia dei Polverini, famosa per la sua tranquillità e la sua bellezza con l’incomparabile scenario di Monte Mario contornato dal suo poetico pettine di cipressi, decantati da D’Annunzio, e con la maestosa villa ed il parco Mazzanti a mezzacosta.”   (…) (in http://www.romaspqr.it)

7 – Ponte Matteotti

Lo scopo della costruzione di questo ponte è da ricercare nell’utilità che ne avrebbe ricavato, suo tramite, il collegamento del rione Prati con il quartiere Flaminio. Una necessità quindi che nel 1917 il Comune di Roma avrebbe dovuto soddisfare. Purtroppo però quello era un periodo burrascoso per le finanze pubbliche a causa della guerra ancora in atto. La costruzione subì un rinvio di tre anni, poi finalmente nel 1920 venne bandito un concorso che ebbe il suo effetto positivo: 34 architetti si sentirono in grado di partecipare presentando 44 possibili soluzioni. Fra tutti, la scelta cadde su quella dell’architetto Augusto Antonelli, contrassegnata dal motto “Aurea Simplicitas“.

“Data la posizione del ponte in asse con viale delle Milizie, in un primo momento si decise una denominazione logica, quale appunto quella di “Ponte delle Milizie”. Ma ben altri ostacoli non permisero ai responsabili di portare avanti i lavori della costruzione, per cui il problema della denominazione da attribuire all’opera passò in secondo ordine.

Tuttavia le difficoltà furono azzerate grazie all’intervento dello Stato che si addossò l’onere della spesa. Così nel 1924 il cantiere si mise in movimento in forma ufficiale, ma solo nel 1926 furono iniziate le opere di fondazione. Il distacco dei due anni fu dovuto ai fatti politici derivati dall’avvento del Fascismo, Fu infatti il 10 giugno del 1924 che il deputato socialista Giacomo Matteotti cadde violentemente nelle mani di ignoti, vittima di un’azione punitiva per essersi dichiarato apertamente, in seno alla camera, deciso accusatore del Fascismo. Fu un atto di coraggio del deputato che decretò la sua fine, ma, anche se per breve tempo, fu capace di far vacillare la spavalda baldanza dei nuovi detentori delle sorti del paese.

I lavori furono ripresi e portati a termine nel 1929, così che l’inaugurazione ufficiale potè avere luogo il giorno del Natale di Roma, 21 aprile, dello stesso anno. In quel momento storico e politico così particolare, il ponte fu, ovviamente chiamato “ponte Littorio”, in onore al simbolo del regime. Ma tale denominazione era destinata a non durare. Con la caduta del Fascismo non si tollerò più quanto ancora potesse ricordarlo in simboli e denominazioni. Il ponte del Littorio pertanto, non avendo più ragione di chiamarsi così, acquistò il nuovo titolo, ponte Matteotti, in memoria del deputato socialista, scomparso proprio nei pressi del ponte stesso e ritrovato cadavere, dopo due mesi, a 20 chilometri da Roma. Le fondazioni ad aria compressa furono affidate all’impresa Vitali, (…)

“Il pilota Francesco De Pinedo il 7 novembre 1925 scese con il suo piccolo idrovolante sulle acque del Tevere nei pressi del punto dove due anni dopo venne eretto il ponte. Con tale ammaraggio sul fiume si concludeva la crociera atlantica che aveva portato De Pinedo in Australia e Giappone. Egli stesso così scrisse: “Sabato 7 novembre alle ore 3 del pomeriggio, Gennariello prendeva acqua dal Tevere, altezza di ponte Ripetta, acclamato da un’immensa moltitudine che si affollava sui ponti e i parapetti come sulle scale di un antico circo romano. La mia crociera di 55.000 chilometri era finita…” (in http://www.romaspqr.it)

8 – Ponte Pietro Nenni

File:Ponte Pietro Nenni 2468.JPG

Ponte Pietro Nenni
Autore: Lalupa in it.wikipedia.org

 “Si sarebbe dovuto chiamare “ponte della Metropolitana” per l’entrata in attività della nuova linea atta a risolvere i problemi di collegamento fra le due sponde del Tevere. Ma nel 1980, alla scomparsa del leader socialista Pietro Nenni, fu ritenuto doveroso rendergli onore dedicando alla sua memoria un ponte, che risultò più rispondente a ragioni di praticità che non a quelle particolari doti estetiche.

Il ponte rientra nelle opere di ingegneria civile interessate al secondo troncone della metropolitana e relative al tratto compreso tra piazza dei Cinquecento e via Ottaviano.

Pertanto all’architetto Luigi Moretti e all’ingegnere Silvano Zorzi fu affidato il progetto del ponte per collegare le due sponde del Tevere. Così il primo marzo 1971 la costruzione fu avviata per concludersi nell’agosto del 1972 senza però attivare l’apertura del ponte al traffico. Ciò avvenne solo nel 1980 con l’inaugurazione della seconda metropolitana di Roma stessa.

(in http://www.romaspqr.it)

9 – Ponte Regina Margherita

Ponte Regina Margherita
in http://www.romaspqr.it

“Quando si arriva, lungo la sponda, ad un punto del Tevere dove sono attraccati i galleggianti della “Tevere Remo” e dei “Rari Nantes”, luoghi d’incontro di tanti, tantissimi fiumaroli romani, ci si ritrova sotto le arcate del ponte dedicato alla Regina Margherita, prima sovrana d’Italia, “bella di viso e grande di cuore”.

“La divisione idraulica dell’Ufficio tecnico municipale, sotto la direzione dell’architetto Vescovali, ebbe la responsabilità di redigere un progetto per la realizzazione del ponte. Un anno durarono i lavori delle fondazioni, iniziati nel 1886, mentre la sopraelevazione fu completata tra il 1889 ed il 1891.

Il ponte fu iniziato sul finire di quella crisi edilizia che trasformò il terreno del quartiere Prati, troppo frettolosamente invaso dalla speculazione ove abbondavano scavi e murature di fondazioni abbandonati. Con felice posizione in asse con la principale arteria di quel quartiere il nuovo ponte creava un’immediata comunicazione con la piazza del Popolo, cui concorrevano urgenti correnti di traffico interne ed esterne alla città. Il progetto fu redatto dall’architetto Vescovali e le fondazioni, furono opera dell’Impresa Fives Lille.

L’apertura al pubblico pose il punto fermo all’uso della barca con cui il  traghettatore, Toto er Bigio, faceva raggiungere ai buongustai, dalla Passeggiata di Ripetta, i Prati di Castello, dove si poteva godere la vera cucina romana (…). La barca di Toto, piatta sul fondo e con prua e poppa uguali, faceva avanti e indietro, assicurata ad una fune tesa fra le due sponde e spinta da una pertica (lungo bastone). (…)

Dai parapetti di ponte Regina Margherita si lanciavano spesso gli stanchi della vita, per finire nei gorghi del fiume. Si tramanda che il primo suicida fu lo stesso capomastro (il capo dei muratori) che aveva dato il proprio apporto (contributo) alla costruzione del ponte.” (in http://www.romaspqr.it)

La nostra gita continua, ponte dopo ponte…

Parigi e Roma hanno i fiumi tra i più famosi del mondo: il Sena e il Tevere. Le due città devono le sue storie a questi fiumi che hanno tornato possibile la nascita e lo sviluppo di civilizzazioni eterne.

Passarono i secoli e le forme di governo, ma i popoli sono ancora gli stessi, vivendo alle sponde dei suoi fiumi.

Per comunicarsi con il lato opposto, costruirono dei ponti, molti ponti…

Questa decisione di collegare meglio i rioni ed evitare molto traffico ci manca a San Paolo: pochi e lontani ponti sul Tietê e sul Pinheiros…

10 – Ponte Cavour

Ponte Cavour
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Sia per la posizione che per la conformazione, la zona Prati di Castello offrì le condizioni necessarie allo sviluppo edilizio, fortemente registrato alla fine del 1800 in seguito alle pressanti responsabilità di Roma, nuova Capitale del Regno. Il problema degli alloggi si faceva serio, perchè nella città non si trasferì solo il complesso dell’apparato statale, ma anche una massa di immigrati del centro e del sud, spinti dal bisogno di un’occupazione.

“Ecco quindi l’opportunità della costruzione di un ponte che venne battezzato Cavour, in omaggio al tessitore d’Italia, conte Camillo Benso.

I lavori su progetto dell’architetto Vescovali, iniziarono nel 1891 per concludersi nel 1896, mentre l’inaugurazione ebbe luogo il 25 maggio dello stesso anno: finalmente Campo Marzio e Prati ebbero il loro collegamento. (…)

Una nota di folclore veniva offerta un tempo dalle scampagnate (riunioni di compagni) all’ombra dei piloni del ponte, sul “piagaro”, ossia su quella piega (curva) del Tevere in cui la rena (sabbia) si depositava formando così piccole spiagge, frequentate dal popolo per le “favate” (minestra di fave) e le “ciriolate” (specie di pane) (fave, pasta e ciriole) che venivano servite sugli “sciacquarelli” (specie di piatto rotondo), le caratteristiche palette di legno, strumenti dei “barcaioli” per buttar l’acqua fuori dalle barche.

“Si ha notizia che durante il pontificato di Paolo IV, a fianco della chiesa di S. Rocco, di fronte al ponte, venne costruito il palazzo dell’Inquisizione, dove i colpevoli venivano sottoposti ad ogni sorta di atrocità.

“Il popolo, non potendone più, alla morte del papa, si inferocì a tal punto che prese d’assalto l’edificio e lo dette alle fiamme. Verso la fine del Cinquecento Francesco Cenci acquistò il palazzo che, dopo i dovuti restauri, diventò la sua abitazione abituale.” (in http://www.romaspqr.it)

11 – Ponte Umberto I

Ponte Umberto I
in http://www.romaspqr.it

“Per l’affidamento dei lavori alla costruzione del ponte Umberto I fu scelta nel 1885 una società francese che portò a termine il suo compito nel 1887. Riguardo invece alle strutture di elevazione se ne incaricò un’altra impresa, ma per poco perchè ci fu un’interruzione forzata, non sapendo dove e come ubicare il cantiere. Le aree da adibire a tale uso c’erano, ma una buona parte di esse era già stata occupata dall’impresa che nel frattempo aveva assunto l’incarico della costruzione dei muraglioni nei pressi delle testate del nuovo ponte. Passarono così diversi mesi nell’inerzia e solo nel 1897 i lavori poterono essere conclusi e il ponte ebbe la ventura di essere inaugurato da re Umberto I in persona, accompagnato dalla consorte Margherita di Savoia. L’opera, realizzata dall’impresa Allegri, fu concepita anche per potenziare funzionalmente il palazzo di Giustizia e a suo completamento estetico. (…)

In quel luogo esisteva nel ‘500, la prigione pontificia, in cui torture di ogni genere erano all’ordine del giorno. Ne seppero qualcosa Benvenuto Cellini e Giordano Bruno, il frate tacciato di eresia e finito tra le fiamme del rogo in Campo de’ Fiori.

Fu il Valadier a cambiare poi i connonati al triste luogo di dolore, trasformandolo nel più accogliente dei teatri romani, che assume in un secondo tempo il nome di Teatro Apollo.

(in http://www.romaspqr.it)

Palazzo di Giustizia – detto il Palazzaccio e Ponte Umberto I
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

12 – Ponte San Angelo

Ponte e Castel Sant’ Angelo
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Secondo me il Ponte Sant’Angelo davanti il Castel Sant’Angelo è il più bello del Tevere. Molte altre persone pensano della stessa forma.

Il ponte Sant’Angelo è un vero monumento all’aperto dove ci sono sculture meravigliose in marmo bianco e travertino dei più famosi artisti italiani del Rinascimento.

“La costruzione di questo ponte fu voluta dall’imperatore Elio Adriano, da cui prese il nome, per accedere al grandioso Mausoleo che si era fatto erigere e nel quale fu sepolto due anni dopo. Il ponte assunse il nome attuale nel 600, quando Papa Gregorio Magno ebbe, come narra la leggenda, la visione dell’angelo che rinfodera la spada significando cosi’ che l’ira divina era cessata e, con essa, la pestilenza.

Contemporaneamente, anche il mausoleo di Adriano cambiò nome e funzione e, da tomba imperiale divenne Castel S. Angelo, fortezza dei Papi.  (www.amoroma.it)

“(…) Il primo progetto di questo ponte risale al 136 d.C., quando l’architetto Demetriano lo costruì come monumentale accesso alla tomba dell’imperatore Elio Adriano, ovvero alla Mole Adriana e, dall’imperatore, si chiamò ponte Elio. Il nome durò fino al seicento, allorché il papa Gregorio Magno ebbe la visione dell’arcangelo che rinfoderava la spada, segno della fine di una grave pestilenza che aveva colpito Roma. Il pontefice fece mettere una statua dell’arcangelo sulla sommità del mausoleo e, da allora, quest’ultimo e il ponte presero il nome che ancora oggi conservano: Sant’Angelo.

“E’ costituito da cinque archi ; i tre centrali sono originali, mentre i due laterali furono costruiti al posto di due minori arcate, che risalivano al 1668, durante i lavori per la nuova arginatura del Tevere (i famosi “muraglioni”) nel 1892. Allora le elegantissime rampe di accesso dell’età romana tornarono alla luce con l’antico basolato e furono però demolite per adattare il ponte alla distanza obbligata dei muraglioni. E’ lungo m. 130 per 9 di larghezza.

“Il ponte è gravido di storia, tanto da poter far concorrenza a Ponte Milvio ed è anche fra i principali protagonisti di un evento di interesse mondiale: il Primo Anno Santo, promulgato da Bonifacio VIII (1294 – 1303) nel 1300. Allora il ponte era diviso in due per lungo, da una fila di bottegucce (piccoli negozi) semifatiscenti che consentivano però di arginare e disciplinare la gran folla di pellegrini che giungeva alla basilica di San Pietro. Dante Alighieri lo ricorda in alcuni versi del suo inferno: “che dall’un lato tutti hanno la fronte – verso il castello e vanno a San Pietro – dall’altra sponda vanno verso il monte”. Le botteghe furono bruciate un secolo e mezzo dopo. Ai tempi di Nicolò V il ponte era coperto da un loggiato costruito da Leon Battista Alberti e più tardi, nel 1488 circa, iniziò la triste storia di esposizione quasi permanente di giustizia. Infatti, le sue spallette ospiteranno spesso le teste dei decapitati nella contigua piazza e non di rado ciondoleranno, dalle forche issate sul ponte, gli impiccati. Da ciò i Romani chiameranno semplicemente Ponte il Sant’Angelo così come chiamano Fiume il Tevere, ovvero ponte e fiume per eccellenza. (…)… bellissime statue furono scolpite da allievi e seguaci del Bernini che diresse l’esecuzione, accompagnando ogni figura con un versetto biblico. (…)”

(in http://www.partecipiamo.it/Roma/immagini/lungotevere)

Let's walk

Le sculture del Ponte Sant’Angelo
in http://www.romeartlover.it/Vasi85a.htm

Guardate che bella fotografia di Aristide Torrelli:

Ponte Sant’Angelo di Aristide Torrelli
in http://www.aristidetorrelli.it/Articoli/ArticoloCastelSantAngelo

13 – Ponte Vittorio Emmanuele II

Ponte Vittorio Emanuele II
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Ponte Vittorio Emanuele II
Fotografia di Maria da Penha Freitas

I prati di Castello, subito dopo la breccia di Porta Pia, ebbero con l’incremento della popolazione uno sviluppo della speculazione edilizia così intenso che il ponte Elio si rese assolutamente insufficiente per collegare le nuove aree con il centro storico. La costruzione quindi di un nuovo ponte fu sentita estremamente urgente e necessaria. Nell’attesa intanto di un’opera stabile e definitiva, fu gettato un ponte di ferro per una permanenza provvisoria (in realtà il ponte durò 20 anni), a breve distanza dal punto dove poi sarebbe sorto quello nuovo.

“Nel 1886 alla giunta Municipale fu sottoposto dall’architetto Vescovali il progetto di un ponte da realizzare totalmente in ferro, composto di una arcata e avente la lunghezza di 100 metri. La proposta, una volta esaminata, non ebbe la necessaria approvazione, per cui la commissione tecnica ritenne più opportuno far costruire un ponte in muratura, su progetto dell’ingegnere Ennio De Rossi. I lavori si protrassero con molta lentezza per 25 anni, fino al 1911, quando il 5 giugno si potè procedere alla cerimonia di inaugurazione, proprio in tempo per i festeggiamenti del cinquantesimo anniversario della proclamazione del regno d’Italia.

Una caratteristica del ponte sta nella presenza sulle pile dell’arco centrale di quattro gruppi marmorei simboleggianti “l’Unità d’Italia”, “la Libertà”, “l’Oppressione vinta” e “la Fedeltà allo Statuto”.

I due imbocchi del ponte sono ornati ciascuno da due colonne su cui poggiano le rappresentazioni in bronzo della Vittoria alata. Il rivestimento del ponte richiese 5000 metri cubi di travertino. La spesa per le fondazioni della spalla sinistra ammontò a 400.000 lire. Il resto dei lavori per la sopraelevazione, i gruppi e le statue bronzee vennero a costare 3.687.000 lire. L’apertura al traffico del ponte Vittorio Emanuele II decretò la fine del ponte di ferro provvisorio.”

(in http://www.romaspqr.it)

Ponte Vittorio Emanuele II – scultura
Fotografia di Maria da Penha Freitas

14 – Ponte Principe Amedeo

Ponte Principe Amedeo
in http://www.romaspqr.it

Costruito in ossequio ai dettami suggeriti da uno stile più moderno, si incontra, a pochi passi dal ponte Vittorio Emanuele II, il ponte Principe Amedeo di Savoia-Aosta, vicerè d’Etiopia e medaglia d’oro al valor militare per l’eroica difesa di Amba Alagi, durante il secondo conflitto mondiale. Grazie al ponte, la chiesa di S. Giovanni de’ Fiorentini si collega con il traforo, galleria attraverso la quale è possibile raggiungere l’Aurelia.

“Per l’esecuzione dell’opera, completata nel 1942, e affidata all’impresa Stoelker su progetto del Comune, occorsero 34 mesi e non mancarono difficoltà di varia natura perchè i lavori fossero più volte interrotti. Un po’ più avanti, lungo il percorso del Tevere, nel 1861 fu costruito da una ditta francese un ponte provvisorio di ferro, detto “dei Fiorentini”, che visse fino alla nascita del nuovo ponte.

Giorgio Morelli ci ricorda che “All’altezza della sponda sinistra del ponte, e più precisamente in corrispondenza della chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini, esisteva, nella seconda metà del XIX secolo, celebri bagni nei quali era possibile far fare il bagno anche ai cavalli, come si può leggere in un avviso pubblicitario dell’epoca. Questi bagni erano forniti di un capannone spazioso e comodo e di capannelli. Coloro che desideravano far bagnare i cavalli potevano indirizzarsi al banco, cioè all’ufficio delle capanne di S. Giovanni de’ Fiorentini”.

(in http://www.romaspqr.it)

15 – Ponte Mazzini

Ponte Giuseppe Mazzini, noto anche come ponte Mazzini, è un ponte che collega il lungotevere dei Sangallo al lungotevere della Farnesina, a Roma, nei rioni Regola e Trastevere.

“Progettato dagli ingegneri Viani e Moretti, fu costruito tra il 1904 e il 1908; fu dedicato a Giuseppe Mazzini, uno degli artefici dell’unità d’Italia. Il ponte collega via della Lungara a via Giulia; inizialmente era chiamato ponte Gianicolense, per ricordare l’omonimo ponte antico.

“Presenta tre arcate in muratura ed è lungo circa 106 metri.”

(in it.wikipedia.org)

16 – Ponte Sisto

Uno dei ponti più antichi di Roma, “Ponte Sisto consta di 4 arcate con al centro un grosso foro rotondo, che i romani chiamano ‘Occhialone’, il quale funzionava come idrometro: quando l’acqua passava di lì c’era il pericolo di una piena del fiume.

Nel corso della sua storia il ponte ebbe denominazioni diverse, quali Antonino, Aurelio, Gianicolense, Valentiniano, Rotto, in Onda, ognuna delle quali rispondente a ragioni particolari.

Le origini del ponte sono state abbastanza dibattute nel corso degli anni: alcune tesi identificavano Ponte Sisto come un ulteriore restauro e rifacimento del ponte ligneo costruito da Vipsanio Agrippa prima del 12 a.C. (anno della sua morte) per aprire la strada verso Trastevere, dove qualche anno dopo Augusto avrebbe condotto l’acqua dell’acquedotto Alsietino per alimentare la Naumachia nei pressi dell’attuale S. Cosimato; in altre ipotesi invece si riconosceva ad Antonino Pio la costruzione di un ponte ex novo in quel luogo nel 147 d.C. (…)

Nel 366-67 l’imperatore Valentiniano compì un altro grande restauro al ponte ed inoltre fu eretto all’imboccatura un arco trionfale decorato da statue bronzee, i cui resti, ritrovati nel 1878 e nel 1892, ora sono al museo nazionale romano. In seguito poi il ponte fu probabilmente danneggiato molto violentemente dalla grande piena del 589-90 e finito di rovinare con la piena del 792. Per questa la ragione prese anche il nome di Fractus o Ruptus. (…)

In prossimità del grande Giubileo del 1475 per agevolare il flusso dei Pellegrini dalla riva sinistra del Tevere, dove era addensata la Città, verso il Vaticano, papa Sisto IV (Francesco della Rovere) il 29 aprile 1473 pone la prima pietra per il rifacimento dell’antico ponte di Agrippa in disuso (la scena è riprodotta anche in un affresco dell’Ospedale di S. Spirito) Nel Giubileo precedente del 1450 sul ponte Sant’Angelo c’erano infatti stati addirittura dei morti a causa del sovraffollamento. Un aneddoto inoltre narra che quando Sisto IV era ancora Cardinale e risiedeva presso il Convento di S. Salvatore in Onda, giacché gli risultava scomodo arrivare fino a ponte S. Angelo per recarsi in Vaticano, promise a se stesso che, qualora fosse divenuto papa, avrebbe ricostruito il ponte diroccato che era proprio di fronte alla sua dimora. L’opera di ricostruzione del ponte inoltre contribuì in larga parte alla valorizzazione del quartiere di Trastevere.

Con grande probabilità il restauro fu affidato all’architetto Baccio Pontelli, perché anche il Vasari gli riconosce questo merito. L’opera si inaugura per il giubileo del 1475, ma i lavori termineranno del tutto nel 1479. L’ampiezza del ponte fu ridotta a 6.40 m. a fronte dei 9 m. dell’antico ponte di Agrippa. (…)

Alle estremità, verso la città, vennero poste due iscrizioni: “1475. Tu che passi per merito di Sisto IV, prega il signore che ci conservi lungamente e in buona salute il pontefice ottimo massimo. Vai in pace chiunque tu sia dopo che avrai recitato questa preghiera ” e poi “Sisto IV pontefice massimo, ad utilità del popolo romano e della moltitudine dei pellegrini che parteciperà al Giubileo questo ponte, che a buon diritto chiamavano ‘Rotto’, rifece dalle fondamenta con grande cura e spesa e volle che dal suo nome fosse denominato Sisto”. L’opera compiuta da Sisto IV non si rivelò profondamente salda e stabile, giacché fin dal 1564 si riscontrano varie insistenze del pontefice (Pio IV) presso il Comune Capitolino affinché si provvedesse al restauro del ponte Sisto che, contrariamente alle aspettative, già minacciava rovina. Inizia quindi un periodo di rimpallo fra Comune e Camera Apostolica, poiché la disputa riguardo la competenza sui ponti e sulle porte della città era stata da sempre vivace e attiva.

Il Vaticano auspicava di esercitare il controllo e l’ingerenza, cercando però di delegare le spese dei lavori al Popolo Romano e quindi al Comune.

Dopo qualche tempo il papa fece cenno ad una contribuzione economica per il consolidamento della struttura e alla fine di questa diatriba l’opera fu affidata al Vignola e l’esecutore materiale fu Matteo di Castello. Fu rinforzato principalmente uno dei piloni che rischiava di crollare. I lavori di ripristino ebbero inizio il 23 gennaio e terminarono nell’agosto 1567. Ancora un altro restauro venne avviato nel 1598 da Clemente VIII e riguardò il lastricato ed i parapetti del ponte, danneggiati dalla inondazione del Tevere dello stesso anno.

Dopo la grande piena del 1870, si fece strada l’idea di abbattere ponte Sisto, tanto che nel 1875 il Consiglio Superiore dei Lavori pubblici suggerì di demolirlo e di ricostruirlo con arcate più larghe. Invece nel 1877, considerando che il traffico verso Trastevere era in continuo accrescimento e nel percorso fra ponte Castello e l’Isola Tiberina erano presenti solamente il ponte dei Fiorentini e ponte Sisto, si decise di effettuare un ampliamento della viabilità del ponte fino a 11 m., aggiungendo due marciapiedi pensili in ghisa poggiati su otto giganteschi mensoloni per parte, fissati alle facciate esterne del ponte, e dei parapetti traforati a losanghe. I lavori di ampliamento terminarono nel 1877. Questa aggiunta allo storico monumento fu considerata da molti nel corso degli anni uno scempio (rovina) architettonico, aggravato durante gli anni ’60 dall’idea di adibire Ponte Sisto ad una specie di mercato per la vendita di libri ed altri oggetti di antiquariato.”

(in http://www.romaspqr.it)

17 – Ponte Garibaldi

Il piano regolatore per la sistemazione di Roma approvò, nel 1883, la realizzazione di un ponte che unisse il rione Regola con quello di Trastevere. La necessità di questa costruzione scaturiva dall’insufficienza dei tre ponti che esistevano all’epoca, Cestio, Rotto e Sisto, nel congiungere le due sponde del fiume in prossimità di Trastevere. 

“I suddetti ponti erano infatti considerati di larghezza eccessivamente limitata e con rampe di pendenza tali da rendere il transito difficile e pericoloso. Ad accentuare tale necessità contribuì anche la costruzione della stazione ferroviaria a Trastevere. Per tali motivi il Municipio di Roma decise, il 16 Maggio 1884, di realizzare un nuovo ponte che venne chiamato “Ponte Garibaldi”, per la sua vicinanza al Gianicolo, teatro della difesa di Roma Repubblicana contro i francesi, nell’anno 1849. Il 5 giugno 1888 il ponte fu aperto al transito.

Nel 1953 fu sottoposto necessariamente ad un’opera di restauro molto accurata, perché, in seguito ad un controllo alle strutture scattò il segnale d’allarme: l’intensità del traffico si era ingigantita si molto a causa del grande sviluppo urbanistico della città a destra del fiume. Su progetto del prof. Krall e ad opera della società Ferrobeton, la struttura è stata sostituita da un manufatto costituito da due arcate a sesto ribassato e a tre cerniere (…) e  realizzata con centine metalliche incorporate. La larghezza venne portata a 23 m con sbalzi laterali e carreggiata di 18 m. La lunghezza veniva ridotta a 135 m.

In estetica il ponte ci ha rimesso notevolmente: le ringhiere-parapetto, semplici e lineari, non hanno nulla di artistico, a differenza delle precedenti, più accettabili e gradevoli allo sguardo del passante.

Una sosta nell’ora del tramonto sulla metà del ponte Garibaldi: la Roma del Gianicolo e di San Pietro appare avvolta in un cielo di fuoco che lentamente si spegne nel manto di velluto della sera, dopo essersi riflessa nelle acque del Tevere in cammino verso il mare.”

(in http://www.romaspqr.it)

Isola Tiberina – Ponti Cestio e Fabricio

Isola Tiberina e i ponti Cestio e Fabricio
in http://www.romaspqr.it/Villegiardini/isola_tiberina.htm

“Isola Tiberina è un luogo da sempre misterioso, avvolto dalla leggenda, circondato dal fiume e legato indissolubilmente alle origini di Roma. L’isola viene annunciata dal “Ponte Rotto”, il “Pons Aemilius”, il primo ponte in pietra di Roma, restaurato più volte, a causa della turbolenza del Tevere che in quel punto che ha avuto la meglio lasciandone sopravvivere solo pochi resti.

“Questo singolare pezzo di terra in mezzo al Tevere veniva chiamato dai Romani “Intra duos Pontes”; l’isola infatti era collegata alla terraferma da due ponti che in origine erano di legno: uno è il ponte Cestio, costruito nel 46 a.C. da Lucio Cestio e restaurato numerose volte nel corso dei secoli per le piene del fiume, tanto che quello che era un ponte ad una sola arcata, arrivò ad averne tre; fu chiamato anche Ponte San Bartolomeo e “ponte ferrato”.

“Il secondo ponte, Fabricio, preceduto dalla Torre Caetani, appartenuta alla famiglia che nel Medioevo aveva trasformato l’isola in un fortino (…)

“Le origini dell’Isola Tiberina vanno ricercate nelle numerose leggende che la circondano: potrebbe essere sorta su un’antica nave, della quale mantiene ancora la forma, ulteriormente accentuata dai Romani che, per alimentare la leggenda, vi costruirono una prua ed una poppa in pietra, dandole la forma di un’imbarcazione da guerra, con l’obelisco al centro dell’isola come fosse l’albero maestro!

“Eppure, sin dalla preistoria, l’isola non era affatto in balia della corrente, era ben ancorata al fondo del fiume e costituiva il punto più facile per guadarlo verso le vie del commercio a Nord e a Sud; non fu un caso che proprio di fronte all’isola sia nato il primo e più antico porto di Roma: quello in cui sbarcò Enea.

“Secondo un’altra leggenda, l’isola sarebbe sorta dal fango accumulatosi sulle messi di Tarquinio il Superbo, gettate in mare dal popolo con un senso di liberazione e di protesta, dopo aver cacciato l’odiato tiranno etrusco da Roma.

“Lo storico Livio racconta che nel 229 a.C. i Romani si erano spinti fino in Grecia, ad Epidauro, dove sorgeva il più grande santuario di Esculapio, dio della medicina, per chiedere all’oracolo come porre fine ad una pestilenza che si era scagliata sulla città. I sacerdoti del dio avevano consegnato agli ambasciatori romani un serpente sacro che, mentre la nave giungeva nel porto Tiberino, si era tuffato in acqua ed aveva strisciato fino all’isola, nascondendosi nella fitta vegetazione.

“Così l’Isola Tiberina venne consacrata al dio della medicina e da allora assunse la fama, alimentata anche dalla presenza di una fonte d’acqua salutare, che la contraddistingue ancora oggi: quella di luogo di guarigione e di ospedali; durante la peste del 1656 l’intera isola fu trasformata in lazzaretto.

“I Romani vi edificarono altri due templi: uno dedicato a Faunus, che proteggeva le partorienti e l’altro a Veiove, che garantiva i giuramenti.”

(in http://www.italyguides.it/it/roma/monumenti/antica_roma/aventino)

18 – Ponte Cestio

Ponte Cestio – Isola Tiberina
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Ponte Cestio collega l’Isola Tiberina alla sponda destra del Tevere, dove cioè si estende il rione Trastevere. Il ponte, costruito nel 46 a.C. da Lucio Cestio, uomo politico cesariano, aveva, in origine, un’arcata centrale a sesto ribassato e due arcate minori laterali, poggianti su piloni di tufo e peperino rivestiti di travertino.

“Fu ricostruito interamente a tre arcate, intorno al 370 d.C., dagli imperatori Valente, Valentiniano e Graziano, come mostra l’iscrizione reinserita nella spalletta destra del ponte, utilizzando il travertino del vicino Teatro di Marcello in rovina. Si è pensato che il nome medioevale dell’Isola Tiberina, Lycaonia, fosse dovuto alla presenza su questo ponte di una statua rappresentante quella regione dell’Asia Minore, che divenne provincia proprio in quegli stessi anni, nel 373 d.C.

“Nel Quattrocento fu denominato anche ponte S. Bartolomeo, dalla omonima chiesa che sorge sull’Isola Tiberina, mentre nel Seicento fu detto anche ponte Ferrato, dalla gran quantità di catene di ferro dei molini presenti nel fiume. Durante la costruzione dei muraglioni si rese necessario aumentare la distanza tra l’isola e la riva con la conseguente demolizione dell’antica arcata principale, il cui materiale fu tuttavia riutilizzato nella ristrutturazione del ponte. Un nuovo intervento si rese necessario nel 1902 con la costruzione di particolari banchine atte a frenare l’impeto della corrente del fiume, in questo tratto particolarmente forte. L’ultimo intervento del 1999 provvide a restaurare tutta la superficie in travertino.

“Il ponte misura 54 metri in lunghezza, 8 in larghezza ed ha tre arcate in muratura.”

(in http://www.romasegreta.it/ponte-cestio.html)

19 – Ponte Fabricio

Ponte Fabricio
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

I Ponti Cestio e Fabricio sono, con il Milvio, tra i più antichi di Roma, di epoca repubblicana e imperiale.

“Ponte Fabricio, noto anche come ponte dei Quattro Capi o Pons Judaeorum, è un ponte che collega il lungotevere De’ Cenci a via di Ponte Quattro Capi, a Roma, nei rioni Sant’Angelo e Ripa.

Molto ben conservato e tuttavia il più antico esistente, dopo Ponte Milvio, collega l’Isola Tiberina alla terraferma sul lato orientale, verso Campo Marzio. Misura sessantadue metri in lunghezza, e cinque metri e mezzo in larghezza.

“Nelle quattro arcate si trovano quattro iscrizioni che attestato la costruzione da parte di Lucio Fabricio, un curatore delle strade, nel 62 a.C., e venne restaurato dai consoli Marco Lollio e Quinto Lepido nel 23, in un’iscrizione più piccola sui due lati di una sola arcata, a causa di una piena del fiume.

Sotto papa Eugenio IV il ponte fu pavimentato in lastre di travertino, mentre un’iscrizione del 1679 di papa Innocenzo XI si riferisce al rifacimento dei parapetti e al rivestimento in mattoni. Nel XVI secolo per la sua vicinanza al Ghetto fu conosciuto anche come ponte dei Giudei; nei pressi infatti si trova la chiesa di San Gregorio dove erano tenute, durante il regno pontificio, le prediche obbligatorie per gli ebrei. Una delle erme è raffigurata nel vicino monumento dedicato a Giuseppe Gioacchino Belli nel quartiere Trastevere, che mostra il poeta romanesco appoggiato al parapetto del ponte.

Una leggenda popolare racconta che il nome “Quattro Capi” sia dovuto ad una profonda discordia fra quattro architetti, che, incaricati da Sisto V del restauro del ponte, finirono per passare alle vie di fatto per futili motivi e, per questo, il Papa, alla fine dei lavori, li condannò alla decapitazione sul posto facendo però erigere, a ricordo del loro lavoro, un monumento con quattro teste in un unico blocco di marmo; tuttavia è da notare che essendo presenti due erme quadrifronti, i volti raffigurati sarebbero otto.” (in http://www.it.wikipedia.org)

Una delle Erme quadrifronti di Ponte Fabricio
in http://www.romasegreta.it

File:Ponte Fabricio Rome Pierleoni.jpg

Ponte Fabricio
in http://www.wikipedia.org

20 – Ponte Palatino

Il Ponte Palatino
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Il Ponte Palatino (a destra) e il Ponte Rotto – inizio di primavera
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Il Ponte Palatino a destra e il Ponte Rotto al centro – in estate
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Il pericolo di un improvviso crollo per una lenta erosione dei piloni del ponte Rotto, rimasti ancora in piedi, rese inevitabile la demolizione della passerella di ferro che univa il troncone di travertino alla terraferma. (…)

“Con i suoi 155 metri e messo il ponte Palatino è il più lungo di ponti di Roma. Ha un’estetica tutt’altro che attraente, in disarmonia con la zona monumentale che lo circonda. Tuttavia la presenza del ponte, una passerella semplice e disadorna, è indispensabile al traffico, in quel punto particolarmente intenso.

Dal ponte si accede nella zona del Foro Boario e della Bocca della Verità, dove, si tramanda, fu costruito il primo porto di Roma, detto “Navalia inferiora” e frequentato da mercanti fenici e greci che vi scaricavano dalle navi le loro merci. In quel tratto di fiume scavalcato dal ponte Palatino, secondo un’antica leggenda, la nobile fanciulla Clelia compì una non facile traversata, dopo essere fuggita dal campo etrusco dove il re Porsenna l’aveva trattenuta in ostaggio. La giovane eroina riuscì pertanto a trarre in salvo le proprie compagne e con esse attraversò il Tevere. In prossimità della testata sinistra del ponte funziona tuttora la Cloaca Massima, la fognatura più famosa che, partendo dalla Suburra, passava accanto al foro di Augusto, costeggiava l’attuale via di San Teodoro, passava sotto l’Arco di Giano, sfiorava il tempio di Ercole Olivario e finalmente raggiungeva il Tevere.”   (in http://www.romaspqr.it)

“Progettato dall’architetto Angelo Vescovali, fu costruito tra il 1886 e il 1890 in sostituzione del distrutto Ponte Emilio (o Ponte Rotto); prende nome dal colle Palatino, alle cui falde è stata costruita l’infrastruttura. Il ponte collega il foro Boario a piazza Castellani, di fronte l’Isola Tiberina; è detto inglese a causa dell’organizzazione della circolazione automobilistica a sensi invertiti, come è in uso nel Regno Unito.

Presenta cinque luci in muratura con pianale in metallo ed è lungo circa 155 metri”.

(in http://www.it.wikipedia.org)

Ponte Rotto

Il Ponte Rotto
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Il Ponte Rotto – l’estate
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Ponte Rotto è il nome con il quale è più comunemente noto il troncone dell’antico pons Aemilius, antistante il moderno ponte Palatino.

“La prima realizzazione del ponte è da attribuirsi a Manlio Emilio Lepido intorno al 241 a.C., in concomitanza all’apertura della grande via consolare realizzata dal console Aurelio Cotta: la via Aurelia. La costruzione del ponte viene attribuita comunemente ai censori Marco Emilio Lepido e Marco Fulvio Nobiliore, ma costoro (estes) provvidero solamente, in occasione dei lavori che portarono all’apertura dell’Emporium nel 179 a.C., alla fondazione dei piloni ed alla posa di una passerella in legno.

“Soltanto nel 142 a.C. il ponte fu terminato con l’edificazione degli archi in pietra per merito dei consoli Publio Cornelio Emiliano e Lucio Mummio. Un primo completo rifacimento lo fece nel 12 a.C il Pontefice Massimo Augusto (l’imperatore) e perciò, in omaggio all’imperatore, fu soprannominato ponte Massimo. Tale nome gli rimase fino all’872 quando Giovanni VIII trasformò il tempio di Portunus in chiesa con il nome di  Santa Maria Egiziaca: per questo motivo il ponte fu chiamato ponte di Santa Maria. Nel 1144 ritroviamo il ponte nei Mirabilia con il nuovo titolo di ponte Senatorium, probabilmente dopo il restauro eseguito a spese del Comune e dietro iniziativa dei Senatori.

“Nei secoli seguenti vi furono numerosi crolli, causati dalla sua posizione obliqua rispetto alla corrente del fiume, che richiesero diversi interventi e restauri sempre poco efficaci, fino ad una completa ristrutturazione su progetto di Michelangelo e realizzazione ad opera di Nanni di Baccio Bigio nel 1552. Fu cosa vana: il 14 settembre 1557, a causa di una spaventosa alluvione, vi fu un nuovo crollo e il papa Gregorio XIII Boncompagni  lo fece ricostruire da Matteo Bartolani da Città di Castello per il Giubileo del 1575, come riportato nell’iscrizione ancora oggi ben leggibile: “Per volere di papa Gregorio XIII il Comune di Roma nell’anno giubilare 1575 restituì alla primitiva robustezza e bellezza il Ponte Senatorio, i cui fornici (arcate), caduti per l’antichità e già in precedenza restaurati, l’impeto del fiume aveva nuovamente abbattuto”.

“In occasione del rifacimento il ponte fu utilizzato per condurre in Trastevere la nuovissima conduttura dell’Acqua Felice e rifornire in particolare la fontana in piazza di  S. Maria in Trastevere ma il 24 dicembre 1598, a causa di un’altra gigantesca piena, il fiume si portò via la conduttura insieme a tre delle sei arcate del ponte, che non vennero più ricostruite. La metà del ponte rimasta in piedi, ancorata alla riva destra, fu trasformata in giardino pensile, una sorta di balcone fiorito sul fiume, fino alla fine del Settecento, quando la precaria stabilità del ponte divenne talmente evidente da fare abbandonare l’idea di passeggiare sul fiume.

“Nel 1853 un progetto dell’ing. Pietro Lanciani restituì vita al ponte con la costruzione di una passerella metallica sorretta da funi che lo collegò alla riva sinistra. Tale soluzione durò fino al 1887, quando fu decretato l’abbattimento della passerella e la creazione del nuovo e adiacente ponte Palatino.

File:Ponte Rotto 1875.JPG

Ponte Rotto con passerella metallica. 1875 circa.
Foto fratelli D’Alessandri Archivio Fotografico Comunale, Roma
in http://www.it.wikipedia.org

“Per motivi tecnici connessi a questa nuova costruzione l’antico ponte venne privato di due delle tre arcate e definitivamente soprannominato “rotto”, un misero troncone di pietra abbandonato nel fiume.”

(in http://www.romasegreta.it/ponte-rotto.html)

Com’era il Ponte Emilio, oggi Ponte Rotto, alla fine del XIX secolo:

File:PonteRottoEdIsolaTiberinaByRoeslerFranz.jpg

Il “Ponte Emilio” in un quadro del 1880 di Roesler Franz
in http://www.it.wikipedia.org

 

La denominazione di “Ponte Rotto” (pons fractus o pons ruptus) era stata data in precedenza anche ai resti del ponte romano conosciuto con i nomi di “Ponte di Agrippa”, poi “Ponte Antonino” o “Ponte Aurelio”, poi “Ponte di Valentiniano”, fino alla ricostruzione di Ponte Sisto nel XV secolo.

(in http://www.it.wikipedia.org)

21 – Ponte Sublicio  

Anche questo è uno dei ponti più antichi di Roma.

Forse è il più antico. Però non questo che oggi si vede in muratura e marmo, con lo stemma papale, pieno di traffico, ma un vecchio ponte in legno da molti secoli sparito.

Ci sono molti i ponti antichi che il tempo e le grandi pieni del Tevere hanno crollato. Al suo posto oggi ci sono ponti nuovi, o ricostruzioni e rifacimenti…

Oggi, l’attuale Ponte Sublicio costituisce il prolungamento di via Marmorata e fu realizzato, su progetto dell’architetto Marcello Piacentini, per collegare le zone di Testaccio e Ostiense con il rione di Trastevere; fu inaugurato il 21 aprile 1919. È in muratura e a tre arcate circolari.

Per conoscere la storia di Ponte Sublicio, il primo ponte romano, quando avrete tempo, leggete il seguente testo:

Pubblicato da Gutenberg in Racconti – 05/02/2011 – Casa Editrice online

“Il primo ponte di legno sul Tevere
“Per attraversare il Dio Tevere fu costruito un ponte di legno secondo le antiche usanze religiose del tempo e per acquietare la furia distruttrice del biondo Tevere a primavera si tenevano feste propiziatorie con vergini e doni espiatori…

“Le strade che da Roma si diramarono in tutto l’impero non avrebbero avuto nessuna funzionalità se non fosse stato possibile far loro attraversare i corsi d’acqua mediante i ponti, nella costruzione dei quali i Romani, sfruttando la tecnica dell’arco e della volta, dimostrarono grande abilità.

“Per poco, per colpa di un ponte, gli antichi Romani stavano per abbandonare la nostra città all’indomani del saccheggio gallico del 390 a.C., e se così fosse stato la Storia avrebbe avuto un corso completamente diverso!

“Come era giunta notizia che l’esercito non era riuscito a fermare i barbari, i cittadini spaventati abbandonarono le case per non cadere nelle feroci mani nemiche, anche le Vestali, accompagnate dal sacerdote del dio Quirino, si dettero alla fuga, tutti attraversarono il ponte per riparare a Cere. Di tornare non ne volevano sapere, non si sentivano più protetti come al tempo in cui la primitiva Roma, sorta sui colli, era inespugnabile perché a fondo valle gli straripamenti (transbordamentos) del fiume rendevano la pianura paludosa e malsana.

“Nonostante ciò la zona, grazie al suo fiume, era stata da sempre eccellente luogo di scambio tra il nord e il sud, tra i monti dell’entroterra e il mare; insomma là dove il fiume formava un’ampia ansa (meandro) in corrispondenza del Foro Boario, dando vita alla palude del Velabro (dove erano stati trovati Romolo e Remo e dove oggi c’è la Bocca della Verità), lì, allargandosi notevolmente il letto, il livello dell’acqua comportava un considerevole abbassamento per cui, soprattutto nei periodi di secca, le acque del Tevere si erano da sempre guadate (facile di trapassare) e comunque c’era la possibilità di allestire (preparare) un comodo traghetto (stazione).

“Ed in questo particolare punto quando Roma si sentì abbastanza sicura da attacchi nemici, fu costruito il primo ponte: il Sublicio. Erano i tempi in cui la sacralità si leggeva in ogni cosa: il fiume Tevere, portatore di vita e di commerci, era sacro e quindi era considerato un Dio; il recinto quadrato su cui sorse Roma fu scelto dall’augure a somiglianza della città celeste ed era sacro, le mura di conseguenza erano sacre e lo stesso le porte che permettevano il passaggio in ambedue i sensi, per cui anche il ponte che permetteva di passare comodamente da una riva all’altra era considerato sacro come le acque del fiume che scorrevano sotto di esso e che ogni tanto manifestavano la furia del dio Tevere che inondava rovinosamente le campagne circostanti! Essendo dunque un elemento sacro, furono escluse le parti metalliche (ferro e bronzo) in ossequio ad antichi tabù religiosi, ma secondo Varrone questa tecnica costruttiva era dovuta alla necessità di dover tagliare rapidamente il ponte in caso di attacco nemico, proveniente in genere dai territori etruschi sulla riva destra del Tevere.

“Alla cura e alla ricostruzione del ponte (danneggiato spesso dalle piene) era preposto il Pontefice Massimo, che derivava il nome dalla sua funzione di “costruttore di ponte”. Sempre secondo Varrone (grande erudito dell’epoca di Cesare) in occasione delle ricostruzioni di ponte Sublicio, si tenevano solenni rituali tanto sull’una quanto su l’altra sponda del fiume, inoltre nei mesi di Marzo e Maggio si svolgevano le suggestive cerimonie religiose degli Argei. La prima parte delle celebrazioni consisteva in una processione solenne da parte dei cittadini in 24 sacrari sparsi in tutta la città, che ricorda molto il giro delle chiese che si compie secondo consuetudine a primavera il venerdì di Pasqua. La seconda parte della festa aveva luogo il 15 di Maggio, in questo giorno le Vestali (vergini sacerdotesse del Tempio) si recavano al fiume dove in presenza del Pontefice Massimo gettavano dal ponte Sublicio 24 fantocci fatti di giunchi, probabilmente in ricordo di antichi sacrifici umani a carattere espiatorio eseguiti in origine con prigionieri di guerra; riti antichissimi che forse servivano ad acquietare il dio Tevere, che nel periodo primaverile del disgelo andava ingrossando le acque provocando disastrosi allagamenti.

“La tradizione attribuisce la costruzione del ponte ad Anco Marcio, il “re costruttore”, verso la fine del VII sec. a.C. Dicevamo che per scopi religiosi era interamente costruito di legno, con piloni formati da fasci di travi affondati nel letto del fiume e con le altre parti assemblate con sistemi ad incastro.

“Per quanto riguarda il nome, è generalmente accettata la teoria che fa derivare il termine Sublicio da “sublica”, vocabolo che nell’antica lingua Volsca si riferisce alle travi.

“Nelle fonti storiche è menzionato per la prima volta nella guerra tra Romani ed Etruschi, dopo la cacciata dell’ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo. La notizia riporta il taglio del ponte ad opera dei Romani, nel corso della guerra contro Porsenna, al quale Tarquinio aveva chiesto aiuto. La storia o leggenda che sia ci ha conquistato già sui banchi di scuola delle elementari: mentre l’esercito romano si dava alla fuga, il soldato di nome Orazio Coclide si pose da solo sul ponte alla difesa del passaggio, mentre altri suoi compagni tagliavano la testata di ponte. Come in ogni migliore racconto, l’eroe buono si salva e a nuoto raggiunge la città che per ringraziamento gli tributò una statua equestre.

“È probabile che in una di queste ricostruzioni almeno i piloni siano stati ricostruiti in muratura per meglio resistere alle frequenti e rovinose piene del Tevere, basta pensare che in cento anni, dal 60 a.C. al 69 d.C., fu completamente distrutto ben cinque volte!

“La rovina del ponte si lega con il tramonto della religione pagana e con il cessare dei rituali che avevano per oggetto questa reliquia della città, tanto che non fu più ricostruito, ma nel medioevo ancora si vedevano i resti nei periodi di magra, fino a che nel 1484, più di quattrocento blocchi di travertino furono asportati dal ponte per fabbricare palle di cannone!

“Infine nel 1878, in occasione dei lavori per liberare l’alveo del Tevere, le parti ancora affioranti furono fatte saltare con la dinamite.

“Dicevamo che i Romani proprio non ne volevano sapere di tornare alle loro case, ma a convincerli fu Furio Camillo, lo stesso condottiero che aveva trattato con Brenno, capo dei Galli, la resa e la liberazione della città, egli così si rivolse al suo popolo, secondo quanto ci riferisce lo storico Livio: “Non senza ragione gli dei e gli uomini scelsero questo luogo per fondare la città: dei colli saluberrimi, un fiume adatto per trasportare le biade dai paesi dell’interno e le merci dal mare…” grazie al celebre discorso di Furio Camillo i Romani tornarono alle loro case, il seguito è noto a tutti!”

(in  http://casaeditriceonline.it/668/ponte-sublicio.html)

22 – Ponte Testaccio

Ponte Testaccio
in http://www.romaspqr.it

Le opere di costruizione di Ponte testaccio vennero iniziate nel 1938, su progetto di Bastianelli. Inizialmente il nome scelto per questa struttura doveva essere Ponte Africa in quanto ideale proseguimento di Viale Africa, oggi Viale Aventino. Il piano regolatore dell’epoca prevedeva la parziale demolizione del Mattatoio per lasciar posto ad una grande arteria di congiunzione, attraverso il sudetto ponte, tra Viale Africa e la stazione ferroviaria di Trastevere. Prima le esondazioni del Tevere e, successivamente, gli eventi bellici, ne rallentarono l’esecuzione.

“L’unica arcata di cui si compone il ponte, infatti, venne gettata solo nel 1943. I lavori vennero chiusi con l’inaugurazione il 22 luglio 1948. Ponte Testaccio, il primo ponte capitolino costruito nel dopoguerra, è lungo 122 metri e largo 32. Quattro originali bassorilievi ne ornano gli angoli delle spalle.” (in http://www.paesionline.it/roma/monumenti_ed_edifici_storici)

23 – Ponte dell’Industria

Ponte dell’Industria, noto anche come ponte di ferro, è un ponte che collega via del Porto Fluviale a via Antonio Pacinotti, a Roma, nei quartieri Ostiense e Portuense.

“Fu costruito tra il 1862 e il 1863 da una società belga per congiungere la linea ferroviaria di Civitavecchia alla stazione centrale Termini. La società belga effettuò il lavoro in Inghilterra, poi il ponte fu trasferito in pezzi a Roma, dove fu montato.

Nel 1911, con l’apertura della nuova stazione di Trastevere, il tracciato ferroviario fu trasferito sul nuovo ponte San Paolo, poco più a monte.

Completamente in metallo, presenta tre luci a travate metalliche ed è lungo circa 131 metri.”

(in http://www.it.wikipedia.org)

24 – Ponte Guglielmo Marconi

Immagine

Ponte Guglielmo Marconi
Fotografia di Antonello Anappo
in http://www.arvaliastoria.it/dblog/fotografia.asp

Ponte Marconi unisce le due sponde di Pietra Papa e San Paolo con un impalcato continuo in acciaio e cemento di 235 m sorretto da piloni.

“Il progetto risale al 1937 ed è dedicato allo scienziato Guglielmo Marconi, che per primo diffuse nell’etere le onde radio. Dopo l’interruzione forzata durante la Guerra il ponte è completato nel 1954 ed ammodernato e ampliato nel 1975. La sezione attuale è larga 32 m ed ospita 2 corsie per senso di marcia e marciapiedi panoramici dai parapetti in travertino. (…)

“L’argine destro è percorso dalla pista ciclabile. Dal 2003 in riva sinistra si trova la stazione dei battelli fluviali.” (Antonello Anappo)

25 – Ponte della Magliana

Ponte della Magliana
in http://www.romaspqr.it

Ponte della Magliana misura 224 m ed è costituito da 7 archi in cemento armato e travertino, 3 dei quali poggiano in acqua su piloni. La campata centrale in acciao è apribile.

“La storia del ponte è travagliata. Progettato nel 1930 da Romolo Raffaelli come ingesso ovest dell’EUR (congiungeva via del Cappellaccio con via dell’Imbrecciato), nel 1937 la piena del Tevere spazza via il cantiere e le prime opere murarie. Ripresi i lavori nello stesso punto, il ponte viene danneggiato dai Tedeschi l’8 settembre 43 durante la battaglia della Magliana.

“Il colpo di grazia e il crollo arrivano il 12 febbraio 44, con il bombardamento americano della stazione ferroviaria di Mercato Nuovo. La ricostruzione è del 48, in posizione avanzata di 200 m e senza le decorazioni del progetto iniziale, ispirate al passato regime. Dagli anni Ottanta un discusso prolungamento di 1,7 km su piloni di cemento raggiunge le Tre fontane.

“Il ponte è completato da un piccolo scalo portuale, poco distante dal quale si trova il relitto di uno dei vaporetti che fino alla seconda guerra mondiale percorrevano la tratta mare-Ripa grande.”

(in http://www.arvaliastoria.it/dblog/fotografia.asp?fotografia=9943)

26 – Ponte Monumentale di Mezzocammino (detto anche Ponte di Spinaceto)

Ponte di Spinaceto
in http://www.romaspqr.it

“La pista ciclabile, dopo aver oltrepassato l’ippodromo di Tor di Valle, termina al Ponte di Spinaceto facente parte del Grande Raccordo Anulare.

“Costruito nel 1938, è lungo 362 m. È stato usato a partire dal 7 agosto 1951 prima come ponte unico, poi come sola corsia interna del Grande Raccordo Anulare; infine è stato soppiantato definitivamente in occasione dei lavori per il Giubileo del 2000 dall’attuale doppio ponte costruito immediatamente più a valle. Viene attualmente utilizzato come corsia di immissione dalla via del Mare verso la corsia interna del GRA.”

(in http://www.it.wikipedia.org)

27 – Un ponte nuovo: Ponte della Musica

File:2012-02-17 Ponte della Musica da Piazza Gentile da Fabriano.jpg

Ponte della Musica
Autore: Blackcat in http://www.it.wikipedia.org

“Il Ponte della Musica si trova a Roma e sovrappassa il Tevere tra i quartieri Della Vittoria (lungotevere Maresciallo Cadorna) e Flaminio (piazza Gentile da Fabriano). Realizzato in acciaio e calcestruzzo, è riservato all’uso ciclabile e pedonale, ed è in uso dal maggio 2011.

“Per la costruzione fu bandito nel 2000 un concorso internazionale, vinto dallo studio inglese Buro Happold Engineering insieme alla Società Carlo Lotti e Associati s.p.a. Il progetto è di Kit Powell-Williams Architects. L’opera fu inizialmente immaginata per uso ciclo-pedonale, ma il progetto è stato successivamente modificato per consentire anche il transito di mezzi pubblici.

La costruzione è iniziata nel 2008 e l’inaugurazione, originariamente prevista per il 21 aprile 2011, 2764° Natale di Roma, è stata effettuata il 31 maggio 2011.

“Il ponte è sorretto da due archi ribassati in acciaio; i piloni su cui poggiano gli archi sono in cemento armato. Dai piloni stessi partono le scale che conducono alla riva del fiume Tevere.Il progetto esecutivo dell’opera, a cura della Società d’ingegneria Mario Petrangeli e Associati s.r.l. e dallo Studio Associato Biggi Guerrini (ora SBG&Partners s.p.a.) ha previsto una modifica dello schema strutturale senza alterare in alcun modo la geometria e le forme pensate dall’architetto Powell. Il ponte si presenta infatti, nella nuova configurazione, con uno schema a spinta eliminata per mezzo di stralli precompressi posti all’interno dell’impalcato. Al fine di ridurre gli effetti dell’azione sismica la spalla del ponte lato Piazza Gentile da Fabriano (spalla sinistra) è stata inoltre isolata alla base per mezzo di isolatori sismici.”
(in it.wikipedia.org)

28- Un ponte nuovissimo: Ponte della Scienza

Ponte della Scienza, ciclo-pedonale, è un’opera di ingegneria, in costruzione o da poco inaugurata, destinata a collegare le due sponde del Tevere tra lungotevere Gassman e il Gazometro.

“Progettato dall’architetto Andreoletti, il ponte misura 142 m x 10 di larghezza (…)

“L’impalcato è concepito come una terrazza sul fiume, destinata all’incontro e alla circolazione ciclo-pedonale: una corsia ciclabile è in battuto di cemento; il resto, pedonale, è coperto da legno di tek e attrezzato con panchine. I parapetti in acciaio sono dotati di illuminazione continua a neon sotto i corrimano.

Progetto architettonico del Ponte della Scienza
in http://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=933304

“Le fondazioni si innestano a 40 m di profondità. In Riva Portuense è prevista la carteratura dei muraglioni con lastre di cemento solcate da fessure per il verde. Il costo netto del ponte è di € 4.161.969,58.”  (da Antonello Anappo)

(http://www.arvaliastoria.it/public/post/ponte-della-scienza-252.asp)

Questo è l’ultimo ponte della nostra passeggiata.

Siamo arrivati alla fine! Qualche chilometro in più e troveremo la foce del Tevere e l’abbraccio con il Mare Tirreno.

Abbiamo conosciuto dentro Roma tutti (o quasi) i ponti sul Tevere.

Abbiamo fatto un percorso di più o meno venti o venticinque chilometri. In bicicletta è un percorso lungo. A piedi sarebbe impossibile. Nei moderni battelli la durata del viaggio sarà molto più corta e gradevole, con una cena, buona compagnia e un bicchiere di vino. Però costa molto e cosa vedremo? Soltanto i ponti e i muraglioni del fiume. 

Il meglio che possiamo fare per conoscere una città è camminare piano piano, un giorno dopo l’altro, fermandoci ai punti più belli e interessanti e guardando la vita com’è in realtà: la gente, il traffico, le case…

Guardando anche i fiumi con i suoi porti, i suoi ponti, gli uccelli che pescano e volano, gli alberi sotto le varie stagioni, il cielo di primavera o d’estate, d’autunno o d’inverno…

“Quando nel 1870 Roma divenne capitale dello Stato italiano il Tevere era attraversato da sei antichi ponti. Da allora, insieme ai muraglioni che proteggono la città dalle inondazioni, sono stati costruiti altri diciannove ponti” (in tutto il Tevere sono stati costruiti più di venti).

In particolare quelli realizzati tra fine ‘800 e la Prima Guerra Mondiale ci ricordano i cambiamenti dell’arte, della tecnica e delle culture figurative avvenute nel periodo.

Vedremo da vicino i ponti in ferro dell’epoca della rivoluzione industriale, oppure la decorazione eclettica e “patriottica” dell’Italia monarchica dei Savoia, fino alle prime architetture razionaliste e in cemento armato.

Tutto questo nello scenario del centro storico e dei monumenti più antichi. Un percorso originale per cogliere l’intreccio tra antico e moderno.

Da aprile a ottobre il percorso può essere effettuato in bicicletta lungo la comoda pista ciclabile sulla banchina del fiume.”  (in http://www.miraroma.it/?p=418)

Abbiamo fatto questo percorso:

I ponti del Tevere e dell’Aniene
in http://www.romaspqr.it

I ponti di Roma scavalcarono (transpuseram) il Tevere quando ormai Roma si era impossessata stabilmente della riva sinistra del fiume; infatti fino a quel momento, per ragioni difensive, non si era ritenuto conveniente costruire ponti che potenzialmente potevano essere utilizzati dal nemico per entrare in città. Anche quando furono costruiti, i primi ponti erano realizzati in legno, proprio per poter essere distrutti in caso di attacco nemico. Solo quando i Romani si sentirono sicuri del loro potere, iniziarono a costruire ponti di pietra.

“Diversi degli antichi ponti romani ormai non esistono più, mentre altri ne sono stati creati per le moderne esigenze della città contemporanea. Altri ponti scavalcano il fiume Aniene.

Sono in corso i lavori per la costruzione del Ponte della Scienza, un nuovo ponte posto tra Ponte dell’Industria (detto Ponte di Ferro) e Ponte Marconi.” (www.it.wikipedia.org)

Ma…

Come si dice in portoghese, c’è sempre un “ma”…

Il Tevere che traversa Roma verso il mare sembra da molto, in vari punti, una discarica a cielo aperto: l’invasioni dei senza tetti sotto i ponti (come conosciamo bene l’espressione: abitare sotto il ponte), l’immondizia dei rifiuti, alcuni ben pericolosi, la sporcizia, il degrado, le baracche e tende che ostacolano la via pedonale e ciclabile trasformano il fiume in un’incubo per le autorità romane.

Nel sito che segue ci sono informazioni e anche un piccolo film sulla degradazione delle rive e della via ciclabile del Tevere:

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_maggio_12/tevere-degrado-spadaccino-201147067793.shtml

E le piene?

Quando c’è una, le autorità del Bacino del Tevere lavorano contro il tempo per minorare gli effetti delle piene che inondano i luoghi più bassi.

Inondazioni, allagamenti, alluvioni, straripamenti, erosione, crolli e pericolo di crollo attaccano il Tevere, i suoi ponti e la sua gente…

Il Tevere prima e dopo i muraglioni costruiti per evitare le inondazioni delle rive:

Ma…

C’è sempre un “ma”…

C’è anche la bellezza di un crepuscolo sul Cupolone, il fiume e i suoi ponti.

Tramonto sul Tevere – Ponte degli Angeli
Crepuscolo – Fotografia di Ritamon
in http://www.kataweb.it/multimedia/media/6311522/16

Possiamo finire qui la nostra gita.

Il tramonto ci invita a ritornare a casa e finire la giornata con molti ricordi, un bicchiere di vino e una favolosa pasta all’amatriciana, cucina romana tipica.

Arrivederci, cari amici.

Baci.

Penha

 

IL VATICANO – II

1 out

Il Tevere e la Basilica di San Pietro
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Cari amici,

Tre settimane fa, abbiamo cominciato a parlare dei tesori vaticani: la chiesa, i musei, i palazzi, i giardini…

In quel momento, mi sono persa in mezzo a tante opere d’arte patrimoni dell’umanità e vi ho detto che dovremmo fare un secondo post (chissà un terzo, un quarto…) sul Vaticano.

Per questo, oggi scrivo un nuovo post – Il Vaticano II.

Allora…

Traversiamo un’altra volta la Piazza San Pietro e entriamo, stupefatti, nella spesso descritta come la maggior chiesa cattolica del mondo:  la Papale Arcibasilica Patriarcale Maggiore Arcipretale di San Pietro in Vaticano – questo il suo nome esatto. Semplicemente: Basilica di San Pietro.

Ci troviamo davanti alle porte della Basilica:

1 – la prima porta a sinistra è la Porta della Morte;

2 – la Porta di Bronzo al centro disegnata dal Filarete nel XV secolo ad imitazione di quella del Ghiberti a Firenze, era nell’antica Basilica costantiniana.

3 – La Porta Santa all’estrema destra si apre ogni venticinque anni al principio dell’anno Santo, lo chiamato Giubileo.

Completano il portico altre due porte di età contemporanea: la Porta del Bene e del Male del Minguzzi e la Porta dei Sacramenti del Crocetti.

Queste cinque porte sono già, per se, opere d’arte straordinarie, con i suoi bassi rilievi. Capolavoro di Giacomo Manzù, la Porta della Morte è stata realizzata nel 1964, venne commissionata da Giovanni XXIII e prende questo nome perché da questa porta escono i cortei funebri dei Pontefici.

La Porta Centrale, o Porta del Filarete, fu ordinata da papa Eugenio IV ad Antonio Averulino detto il Filarete e venne eseguita tra il 1439 e il 1445. Era già la porta d’ingresso della basilica costantiniana ed è per questa che ancora oggi noi, i nuovi pellegrini, entriamo nella chiesa dei papi, ad scoprire che loro sono i grandi mecenati dell’arte e degli artisti.

La Porta Santa  fu realizzata in bronzo da Vico Consorti nel 1950 e donata a papa Pio XII. Nelle sedici formelle che la costituiscono si può vedere lo stesso Pio XII e la bolla (bolha) di Bonifacio VIII che indisse il primo Giubileo nel 1300. Sopra la porta si può leggere in latino: “Giovanni Paolo II, Pontefice Massimo, nuovamente aprì e chiuse la porta santa nell’anno del Grande Giubileo dall’incarnazione del Signore 2000 – 2001.”

Non vi sembra strano la Chiesa parlare dell’incarnazione di Gesù? Perché non ha parlato simplecemente la nascita? Misteri del linguaggio o misteri della chiesa?

Seguono ai lati di queste tre porte, a sinistra, la Porta del Bene e del Male, opera di Luciano Minguzzi che vi ha lavorato dal 1970 al 1977 e, a destra la Porta dei Sacramenti, stata realizzata da Venanzo Crocetti e inaugurata da papa Paolo VI il 12 settembre 1965. Sulla porta è rappresentato un angelo che annuncia i sette sacramenti. E voi sapete quali sono?

Prima di entrare per la porta bronzea centrale guardiamo a sinistra nell’atrio e vediamo la Statua di Carlo Magno, il difensore del papa.

Basilica di San Pietro – atrio a sinistra – Scultura di Carlo Magno
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

A destra, la statua di Costantino, primo imperatore detto cristiano, opera del Bernini, il gran architetto di San Pietro:

Statua equestre di Costantino – del Bernini
in google – sculture italiane.com

Entriamo. E non dimentichiamo che siamo dentro una chiesa. La casa di Dio. Dobbiamo il rispetto, il silenzio e tutti i sentimenti di considerazioni che diamo a tutti i luoghi sacri di tutte le religioni, nel mondo.

Perché non profittiamo per fare una preghiera in pensiero e ringraziare l’oportunità unica di entrare nella Basilica di San Pietro? Tempio di fede ma anche del lavoro umano che ha costruito, dipinto, scolpito …

Quelli che sono cattolici possono farsi il segno della croce con acqua benedetta dell’acquasantiera di questi bellissimi angioletti:

Acquasantiera – Basilica di San Pietro – Vaticano
in http://www.romaspqr.it

Però non siamo qui per la salvezza delle nostre anime. Siamo qui con gli occhi e la bocca spalancati a guardare in su e in giù come un bambino a casa della madrina ricca.

Guardare le pareti coperte di marmo, sculture e pitture?

Guardare il tetto magnifico?

O il pavimento di mosaici splendidi?

Basilica di San Pietro
in http://www.vatican.va/

Calmate il vostro cuore.

Cominciamo la nostra visita senza  (molta) fretta.

Guardiamo all’intorno, cercando di non perdere le opere che vanno piano piano rivelandosi nelle  sue nicchie…

Eccola! Quasi a l’entrata: la Pietà di Michelangelo Buonarroti!

“…la navata laterale di destra ha inizio con la cappella della Pietà. In questa zona è visibile il retro della Porta Santa, una parete ricoperta con intonaco. Un tempo questa cappella era dedicata al Crocifisso per la presenza di una scultura lignea con il Cristo morente, inserita sulla croce di marmo ancora visibile sul fondo. Il gruppo scultoreo della Pietà fu eseguito da Michelangelo ancora ventitreenne. Terminata nel 1499, la Pietà apparve subito un capolavoro assoluto, ancor più sorprendente per uno scultore così giovane. Sulla cintura è incisa la firma per esteso, un particolare, come ricordò Benedetto Varchi nell’orazione funebre per l’artista, mai più ripetuto nelle opere successive: MICHAEL ANGELVS BONAROTVS FLORENT(inus) FACIEBAT. Pur essendo uno dei primi lavori, la Pietà testimonia la piena maturazione artistica di Michelangelo, il quale accentuò volutamente la giovinezza della Madonna discostandosi nettamente dalla consueta tradizione figurativa che voleva Maria rappresentata in età avanzata. Così, ella viene ad incarnare il simbolo della vita eterna.”  (in http://www.vatican.va)

“Il 21 maggio 1972, giorno di Pentecoste, un geologo australiano di origini ungheresi di 34 anni, Laszlo Toth – eludendo la sorveglianza – riuscì a colpire con un martello l’opera di Michelangelo per quindici volte in un tempo di pochi secondi, al grido di I Am Jesus Christ, risen from the dead! (“Io sono Gesù Cristo, risorto dalla morte!”), prima che fosse afferrato e reso inoffensivo.

La Pietà subì dei danni molto seri, soprattutto sulla Vergine: i colpi di martello avevano staccato una cinquantina di frammenti, spaccando il braccio sinistro e frantumando il gomito, mentre sul volto il naso era stato quasi distrutto, come anche le palpebre. Il restauro venne avviato quasi subito, dopo una fase di studio, e fu effettuato riutilizzando per quanto possibile i frammenti originali, oltre che un impasto a base di colla e polvere di marmo. Fu effettuato nei vicini laboratori dei Musei Vaticani, sotto la responsabilità del direttore Deoclecio Redig de Campos e, grazie all’esistenza di numerosi calchi, fu possibile reintegrare l’opera fedelmente, senza rifacimenti arbitrari delle lacune.

L’autore dello sfregio, riconosciuto infermo di mente, fu tenuto in un manicomio italiano per un anno e poi rimpatriato in Australia. Da allora la Pietà è protetta da una speciale parete di cristallo antiproiettile” (in http://www.it.wikipedia.org) che ci impedisce di fare una buona fotografia, senza le luci dei flash che si riflettono nel vetro.

La Pietà di Michelangelo
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Dio! Come è bella!

Passeremmo tutta la giornata davanti la Pietà a guardare il suo bello e giovane volto sofferente, le sue mani che ci presentano il corpo di Gesù, per ricordarci quello che abbiamo fatto al suo figlio…

Sparano flashes delle camere fotografiche dei turisti… La realtà ci richiama…

La Pietà di Michelangelo
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Abbiamo ammirazione… ma non tempo…

Quindi… Non vi fermate. Continuiamo la nostra visita.

Qualche passo in più e siamo arrivati all’Altare papale.

L’Altare con il Baldacchino di Bernini
in http://www.vatican.va

“Chi entra nella Basilica di San Pietro resta impressionato dalle dimensioni dell’edificio: il pavimento di marmo copre una superficie di  due ettari e duecento metri; la navata centrale è lunga centottantasei metri e trentasei centimetri;  (la Cattedrale di Parigi è lunga centotrenta metri e la Cattedrale di New York e lunga soltanto centouno metri!); il baldacchino bronzeo del Bernini è alto trenta metri (quanto un palazzo di dieci piani!);  e le pietre usate per la costruzione della Basilica sono incalcolabili.

“Ma … in verità, nella Basilica di San Pietro c’è una sola “pietra”; anzi, c’è una persona alla quale Gesù ha dato il nome di “pietra”. Attorno a questa “persona-pietra” è nata la Basilica e a questa “persona-pietra” è diretta l’attenzione e la devozione di coloro che entrano nel Tempio.” (in http://www.vatican.va)

In http://www.it.wikipedia.org troviamo qualche informazione sull’Altare in cui soltanto il Sommo Pontefice può celebrare l’Eucaristia.

“Lo spazio sottostante la cupola è segnato dal monumentale Baldacchino di San Pietro, ideato dal genio di Gian Lorenzo Bernini e innalzato tra il 1624 ed il 1633. Realizzato col bronzo prelevato dal Pantheon, è alto quasi 30 metri ed è sorretto da quattro colonne tortili ad imitazione del Tempio di Salomone e del ciborio della vecchia basilica costantiniana, le cui colonne erano state recuperate ed inserite come ornamento nei pilastri della cupola michelangiolesca. Al centro, all’ombra del Baldacchino, avvolto dall’immenso spazio della cupola, sorge l’Altare papale, detto di Clemente VIII, collocato sulla verticale esatta del Sepolcro di San Pietro.

Baldacchino di Bernini (dettaglio) – Altare papale – Vaticano
in http://www.tesoridiroma.net/galleria/san_pietro

Baldacchino di Bernini (dettaglio) – Basilica di San Pietro
in http://www.tesoridiroma.net/galleria/san_pietro/foto/

Lungo i quattro immensi pilastri che circondona l’invaso della cupola si trovano le sculture ordinate da Urbano VIII: sono San Longino (che ci aiuta quando perdiamo qualcosa) di Gian Lorenzo Bernini (1639), Sant’Elena (la madre di Costantino) realizzata da Andrea Bolgi nel 1646, Santa Veronica (secondo la tradizione è la donna che asciugò il volto di Gesù) del 1632 ed appartenente a Francesco Mochi, ed infine Sant’Andrea (fratello di Pietro, anche pescatore) di François Duquesnoy (1640).

E, finalmente, arriviamo alla scultura di San Pietro, nella sua sedia in legno, semplice come il pescatore Simone della Galilea – Patrono di questa chiesa immensa, patrimonio dell’umanità:

Statua bronzea di San Pietro – Basilica Vaticana
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Quando sono entrata nella Basilica di San Pietro per la prima volta nel gennaio 1998 la chiesa era piena di pellegrini in fila davanti la statua del santo in cerca di benedizioni. Tutti lo toccavano il piede con la mano destra e poi si facevano il segno della croce.

Questo gesto profondamente religioso si è ripetuto tutte le volte che sono entrata nella Basilica. Povero San Pietro:  la tradizione vuole che sia atto devoto toccare il piede destro della scultura, oggi visibilmente rovinato dall’usura dei pellegrini.

San Pietro e i pellegrini – Città del Vaticano
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Amici, com’è meraviglioso essere in pensione: ho molto più tempo per leggere, per scrivere il nostro blog, per imparare l’italiano e navigare in internet.

Ogni giorno trovo siti interessanti con molte fotografie ed informazioni (e l’Italia diventa ogni volta in più un paese splendido). Oggi, per esempio, cercando un po’ la storia della statua di San Pietro, ho trovato nel sito pilloledi.osasapere.it  questo bel testo scritto da Arial e postet in ottobre, 19, 2011. Leggete:

“La veneratissima statua bronzea di S. Pietro fu fatta realizzare, secondo la tradizione, dal pontefice S. Leone Magno (440-461) dopo l’incontro con Attila (452).

“Si racconta che sia stata fusa riutilizzando il bronzo della statua di Giove Capitolino, il simulacro più sacro per gli antichi Romani, quello che per dieci secoli, dall’alto del Campidoglio, aveva visto i propri protetti diventare signori del mondo. Se così fosse stato, si sarebbe realizzata una di quelle coincidenze da lasciare stupefatti. Ecco che la stessa massa di metallo, dopo essere stata adorata per mille anni in un luogo, cambia disinvoltamente tempio, orizzonte teologico e nome. Ecco che un ammasso di materia resa santa da dieci secoli di incensi e di preghiere, dopo un semplice bagno di fuoco si sposta di pochi passi, e diviene pronta per altri millenni di ininterrotta adorazione.

“Questa la tradizione circa una delle statue più venerate al mondo.

“Probabilmente la statua è invece creazione di un ignoto artista (forse Arnolfo di Cambio) della fine del XIII secolo, derivata da una simile paleocristiana. La statua di S. Pietro reca il segno evidente di una particolare venerazione: il piede destro risulta infatti assai logorato a causa del bacio o del tocco reverente che nel corso dei secoli vi hanno deposto milioni di fedeli.”

 (http://pilloledi.osasapere.it/2011/10/19/la-statua-di-s-pietro-in-vaticano)

Siete già stanchi? Pensate che abbiamo finito la visita?

Non ancora: ci sono molte, moltissime cose da vedere.

Certo, avete ragione: non abbiamo tempo per tutto.

Allora. Vediamo la cupola, prima dall’interno della Basilica:

File:Vatikan Szent Peter kupola.jpg

Interno della Cupola di Michelangelo
Autore: Attila Terbócs – in it.wikipedia.org

Meravigliosa! Stupenda! Bellissima!

Tutti gli aggettivi sono superlativi per descrivere la Cupola di San Pietro. E pensare che Michelangelo prima di andare a Roma, guardò la Cupola di Brunelleschi, a Firenze, e ha detto questa frase, riferendosi alla cupola di San Pietro, che di lì a poco avrebbe iniziato a costruire: «Io farò la sorella, più grande già; ma non più bella.».

Nel sito http://www.vaticanotours.com troviamo queste informazioni sulla Cupola:

“Il progetto della cupola è di Michelangelo, che si occupò della costruzione della Basilica dal 1547 fino alla sua morte nel 1564. A quel tempo la costruzione della cupola era giunta al tamburo (Parte cilindrica o prismatica di alcune cupole, compresa fra gli elementi di base e la calotta, spesso provvista di finestre), con le sue colonne binate che si alternano a finestre con timpani alternati ad arco e triangolari.

“Dopo la scomparsa (morte) di Michelangelo, la direzione della fabbrica di San Pietro passò a Giacomo Della Porta, suo allievo, che completò l’opera in 22 mesi, nel 1590, sotto il pontificato di Sisto V. Per ridurre le spinte laterali, la volta della cupola venne innalzata di circa 7 metri con una struttura a doppia calotta, con un diametro interno di 42,56 metri, con la cupola interna portante, mentre l’esterna, rivestita in lastre di piombo, è realizzata a protezione della prima. La lanterna sulla sua sommità è alta 17 metri ed l’altezza complessiva misurata sulla della croce posta alla sua sommità è di 136 metri.

“Le decorazioni interne in mosaico furono realizzate tra il 1603 e il 1613 per volontà di Clemente VIII su cartoni di Giuseppe Cesari, detto Cavalier d’Arpino, e Giovanni De Vecchi, rappresenta scene del Cristo, degli apostoli ed alcuni busti di papi e santi. Alla base della cupola si trova l’iscrizione in latino che recita: “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e a te darò le chiavi del regno dei cieli”. (www.vaticanotours.com)

È sempre molto piacevole guardare questo capolavoro pensato da Michelangelo e finito da Della Porta.

Una veduta della Cupola – o il Cupolone  come la chiamano gli italiani più intimi – quando si entra negli edifici dei Musei Vaticani.

La Cupola di Michelangelo – Città del Vaticano
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Nel 2000 ho passato una settimana a Roma e ho avuto tempo per scoprire un po’ la città. Ho potuto camminare lungo il Tevere e arrivare a San Pietro senza fretta traversando il fiume per uno dei suoi famosi e bellissimi ponti, il Ponte degli Angeli:

Ponte degli Angeli – Tevere
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Ho potuto visitare i Musei Vaticani e guardare i tesori dell’arte e dell’architettura romana. Ho potuto salire alla Cupola e fotografare la Piazza di San Pietro e il suo abbraccio a quelli che vengono al Vaticano:

Piazza San Pietro – veduta dalla Cupola
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Ho potuto ammirare la Cupola di Michelangelo e di tutti gli architetti che hanno lavorato per arricchire la Chiesa monumentale di San Pietro:

La Cupola di San Pietro – Città del Vaticano
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Ho potuto guardare le spalle di qualche scultura della facciata e trovare Gesù con i suoi undici apostoli (non c’è Giuda, il discepolo tormentato che i papi e gli uomini hanno lasciato fuori):

Veduta dalla Cupola – le sculture della Facciata di San Pietro – Gesù e alcuni degli Undici
Fotografia de Maria da Penha Freitas – 2000

Il Cupolone di San Pietro e l’una delle due piccole cupole gemelle
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Ho potuto guardare Roma e i suoi monumenti grandiosi, sotto il cielo blu di agosto:

Veduta dalla Cupola – il Tevere e Roma
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Ho potuto guardare la piccolina Città del Vaticano con i suoi giardini e i suoi palazzi:

I Palazzi Vaticani veduti dalla Caupola
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Il Governatorato e i giardini vaticani
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

I giardini Vaticani e la Fontana dell’Aquila

Che bella veduta dei giardini: una fotografia che ho scattato dalla Cupola nel 2000.

Penso che dobbiamo finire il nostro post di oggi. Ho passato tutta la giornata scrivendo…

Ho l’impressione che dovremmo ritornare, un’altro giorno perché le ricchezze sono tante che non ne abbiamo visto tutte.

La Basilica di San Pietro è piena di opere d’arte. C’è molto, nascosto o no, in ogni angolo, ogni nicchia, ogni disegno nel pavimento, nelle parete o nel tetto. Sono più di mille anni di storia e 262 (se la lista è completa) papi che abbellirono la chiesa, senza contare  il primo – lo stesso Pietro –  e l’ultimo – Benedetto XVI.

Ricordiamo quel povero pescatore galileo che voleva soltanto portare la parola e l’esempio di Gesù agli uomini di buona volontà. Simone, il Pietro, non aveva una chiesa, ma chissà piccole  casine dove insegnava il Vangelo ai primi cristiani della Roma Imperiale sotto Nerone.

Il Vaticano è una città piccola, è vero. È anche un paese, molto piccolo, con vita propria e i suoi abitanti, la maggior parte religiosi di tutto il mondo,  fanno la guardia di un immenso tesoro di marmo e colori, patrimonio dell’umanità.

Per la guardia personale del Papa, c’è la tradizione della Guardia Svizzera Pontificia, cioè un corpo armato fedelmente al servizio del Papato dal 22 gennaio 1506. :

Ritorniamo lungo il Tevere. Lasciamo la Città del Vaticano e andiamo a cercare altri tesori che ci sono a Roma.

Tutta la città è un tesoro da scoprire…

Pittore attivo nella metà del XX secolo, Ponte sul Tevere, Olio su tela; 26×40  http://www.fondazionecarit.it/galleria-p-z

Voi conoscete l’Inno Pontificio o Marcia Pontificale? Autore: il francese Gounod

Ascoltatelo in:

http://www.youtube.com/watch?v=mDV48bsquew&feature=related

Questo è il testo originale in latino composto da Mons. Rafaello Lavagna:

CHORUS

O felix Roma – o Roma nobilis:
Sedes es Petri, qui Romae effudit sanguinem,
Petri cui claves datae
sunt regni caelorum.

Pontifex, Tu successor es Petri;
Pontifex, Tu magister es tuos confirmans fratres;
Pontifex, Tu qui Servus servorum Dei,
hominumque piscator, pastor es gregis,
ligans caelum et terram.

Pontifex, Tu Christi es Vicarius super terram,
rupes inter fluctus, Tu es pharus in tenebris;
Tu pacis es vindex, Tu es unitatis custos,
vigil libertatis defensor; in Te potestas.

VOX ACUTA, VOX ALTERA AB ACUTA

Tu Pontifex, firma es petram, et super petram
hanc aedificata est Ecclesia Dei.

VOX MEDIA, VOX GRAVIS

Pontifex, Tu Christi es Vicarius super terram,
rupes inter fluctus, Tu es pharus in tenebris;
Tu pacis es vindex, Tu es unitatis custos,
vigil libertatis defensor; in Te potestas.

CHORUS

O felix Roma – O Roma nobilis.

E la traduzione in italiano:

CORO

O Roma felice – O Roma nobile:
sede di Pietro, che a Roma sparse il (suo) sangue,
di (quel) Pietro, cui sono state date
le chiavi del regno dei cieli.

Pontefice, Tu sei il successore di Pietro;
Pontefice, Tu sei il maestro che confermi i tuoi fratelli;
Pontefice, Tu il Servo dei servi di Dio,
pescatore di uomini, pastore del gregge,
sei Colui che lega il cielo e la terra.

Pontefice, Tu il Vicario di Cristo sei sulla terra,
roccia tra i marosi, faro nelle tenebre (ai naviganti);
Tu vindice di pace, sei dell’unità il custode,
vigile difensore della libertà, in cui è potestà.

SOPRANI E CONTRALTI

Tu, Pontefice, sei la stabile pietra,
e su questa pietra è edificata la Chiesa di Dio.

TENORI E BASSI

Pontefice, Tu il Vicario di Cristo sei sulla terra,
roccia tra i marosi, faro nelle tenebre;
Tu vindice di pace, sei dell’unità il custode,
vigile difensore della libertà, in cui è potestà.

CORO

O Roma felice – O Roma nobile.

E per finire, ricordiamo questa meravigliosa gita in Vaticano, guardando questo piccolo pps:

http://www.youtube.com/watch?v=i0VLtAnlYfo&feature=related

Spero che vi piaccia queste piccole pillole d’arte e bellezza che troviamo a San Pietro.

Quando andate al Vaticano, ricordateme e mi portate nel vostro pensiero come la semplice professoressa appassionata d’Italia.

Una buona settimana a tutti.

Penha

Il VATICANO – I

15 set

Basilica di San Pietro – Altare maggiore
Fotografia di Maria da Penha Freitas

 

Cari amici,

siamo ancora a Roma. Oggi, però, la nostra gita ci porterà alla riva destra del Tevere.

Arriveremo al Vaticano: un colle lontano fuori le mura che si è trasformato nel più piccolo paese del mondo.

Come? Possiamo entrare in un paese senza l’aereo, treno o pullman? Così, simplecemente camminando lungo il Tevere?

Sì, simplecemente così e scopriremo ricchi e inimmaginabili tesori d’arte e religione che l’UNESCO ha dichiarato patrimoni dell’umanità.

Cominciamo il nostro percorso con questo film dalla RAI 1, programma Porta a Porta:

http://www.youtube.com/watch?NR=1&feature=endscreen&v=EteP-z1avj4

« L’Italia riconosce alla S. Sede la piena proprietà e la esclusiva potestà e giurisdizione sovrana sul Vaticano, come è attualmente costituito, con tutte le sue pertinenze e dotazioni, creando per tal modo la Città del Vaticano, […] » (Patti lateranensi, 11 febbraio 1929)

“Lo Stato della Città del Vaticano (denominazione in latino: Status Civitatis Vaticanæ) è uno Stato indipendente dell’Europa. In particolare è il più piccolo Stato indipendente del mondo in termini sia di popolazione (più o meno 1.000 abitanti) sia di estensione territoriale (0,44 km²). Nello stato vige un regime di monarchia assoluta con a capo il papa della Chiesa Cattolica, che dal 19 aprile 2005 è Benedetto XVI. Il Sommo Pontefice ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

Il territorio dello Stato della Città del Vaticano è un’enclave del territorio della Repubblica Italiana, essendo inserito nel tessuto urbano della città di Roma. La lingua ufficiale dello Stato della Città del Vaticano è l’italiano, mentre il latino è la lingua ufficiale della Santa Sede.

Lo Stato della Città del Vaticano batte moneta propria, che attualmente è l’euro, ed emette propri francobolli postali. In Vaticano è inoltre edito un giornale quotidiano, L’Osservatore Romano, fondato nel 1861, e, dal 1931, funziona una emittente, la Radio Vaticana, che trasmette in tutto il mondo in varie lingue.” (www.vaticanstate.va)

Per l’amministrazione del territorio vaticano, il papa si avvale di un Governatorato, al cui vertice è attualmente il cardinale Giuseppe Bertello, mentre per il governo della Chiesa cattolica il primo collaboratore del papa è il cardinale Segretario di Stato, carica attualmente ricoperta da Tarcisio Bertone.

File:Flag of the Vatican City.svg

Bandiera della Città del Vaticano
gialla e bianca con lo stemma
in http://www.it.wikipedia.org

Edificio del Governatorato Vaticano
in http://www.vaticanstate.va

 

“Il termine vaticano deriva, secondo alcuni dal nome di un’antica divinità romana, Vaticanus, mentre altri sostengono derivi dal verbo latino vaticinàri, in italiano “predire”, supponendo che nella zona fossero attivi diversi oracoli, intesi sia come luoghi di preghiera che predizione del futuro. Sesto Pompeo Festo ricorda infatti come questo fosse un luogo di riunione per alcuni indovini etruschi. Plinio il Vecchio racconta dell’esistenza sul colle di un leccio creduto il più antico di Roma, al quale si attribuivano poteri magici e sul cui tronco era affisso un cartello bronzeo con alcune lettere etrusche.

“In effetti, sul colle era insediata una grande necropoli e, dal primo secolo, venne aggiunta anche un’arena per pubblici giochi e spettacoli, meglio nota come “Circo di Nerone”. Si può, quindi, ragionevolmente desumere la fissa presenza di luoghi di preghiera e di operatori spirituali, in una zona dedicata tradizionalmente al culto dei defunti e molto frequentata a causa degli spettacoli circensi.

Nel II secolo, probabilmente per dare il buon esempio ai cittadini romani nello scegliere luoghi lontani dal centro storico per inumare i defunti, l’imperatore Adriano fece costruire ai piedi del colle Vaticano il proprio mausoleo, che verrà poi trasformato nell’attuale Castel Sant’Angelo.

Il colle Vaticano non è compreso nei tradizionali sette colli di Roma ed è stato inserito nei confini della città al tempo del papato di Leone IV, che ingrandì le mura cittadine tra l’848 e l’852, allo scopo di proteggere la Basilica di San Pietro. Fino alla formazione dello Stato della Città del Vaticano, istituito con i Patti Lateranensi nel 1929, il Colle Vaticano faceva parte del rione Borgo.

“Il cuore della Città del Vaticano è la Piazza San Pietro, sulla quale si affaccia l’omonima basilica, la cui cupola (confidenzialmente chiamata cupolone, o cuppolone in romanesco) domina il territorio del piccolo Stato.

All’interno delle mura medievali e rinascimentali che circondano, eccetto piazza San Pietro, l’intera area, si trovano il Palazzo Apostolico, il Palazzo del Governatorato, i Musei Vaticani, i Giardini Vaticani e altri edifici minori.”

Veduta aerea della Città del Vaticano
in http://www.vaticanstate.va

Una bella veduta, non è vero?

La Piazza con le sue fontane e l’obelisco, il Colonnato che ci abbraccia, la Basilica di San Pietro con la Cupola di Michelangelo, a destra i Musei Vaticani con la Cappella Sistina  e indietro i famosi Giardini.

Un po’ di storia

Il  Circo di Nerone (disegno della  immaginaria ricostruzione)
in http://www.tonyassante.com

“Durante la grande persecuzione contro i cristiani di Nerone del 64 d. C., che ebbe come scenario il circo di Caligola, subì il martirio anche San Pietro, crocifisso e deposto, come si legge nel Liber Pontificalis, in Vaticanum. Fra le testimonianze che identificano il luogo del martirio, un passo di Eusebio da Cesarea (IV secolo) cita una lettera scritta da Gaio a Proclo in cui il presbitero invita l’amico a venire a Roma : “al Vaticano e sulla via Ostiense, tu troverai i trofei (tomba) di coloro che fondarono questa Chiesa”. Proprio per l’importanza di questa testimonianza, l’edicola del II secolo, rinvenuta durante gli scavi nella Necropoli vaticana a protezione della sepoltura di San Pietro, è stata chiamata “Trofeo di Gaio”. In seguito al proclama da parte dell’imperatore Costantino dell’Editto di Milano (313 d.C.), i cristiani ebbero la facoltà di costruire i loro edifici di culto: fu proprio Costantino che diede avvio nel 324 alla costruzione della Basilica che doveva inglobare il “Trofeo di Gaio” e fare della tomba di Pietro il fulcro della struttura. Consacrata nel 329, la grande Basilica si presentava come un edificio a pianta longitudinale a cinque navate e transetto. All’esterno una scalinata conduceva al quadriportico antistante la Basilica, noto anche come Paradiso, al cui centro si trovava una fontana per le abluzioni dei catecumeni identificata con la grande pigna di bronzo, ricordata anche da Dante nella Divina Commedia (“la faccia sua mi parea lunga e grossa / come la pina di San Pietro a Roma” Inf. XXXI 58-60) e oggi collocata nell’omonimo Cortile dei Musei Vaticani.” (www.it.wikipedia.org)

Basilica di San Pietro – conclusa in 1667
Fotografia di Maria da Penha Freitas

L’antica Basilica
in http://www.it.wikipedia.org.

“Fu in questa Basilica che, nella notte di Natale dell’anno 800, Carlo Magno, re dei Franchi, fu incoronato imperatore del Sacro Romano Impero; era in questa Basilica che fino agli inizi del 1300 affluivano masse di pellegrini provenienti a piedi da tutta l’Europa per venerare la tomba del “Principe degli Apostoli”.

spietro1.jpg (57306 byte)

Tomba di Pietro – Grotte Vaticane
in http://www.guanciarossa.it

“Con l’abbandono di Roma durante lo scisma avignonese (1309-1377), la basilica, che già aveva più di mille anni, cominciò ad avere sempre maggiori problemi statici e di conservazione. Non ci sono molte notizie sull’argomento, ma si è certi che il papa Niccolò V a metà del 1400 aveva fatto redigere all’architetto Bernardo Rossellino un progetto che prevedeva un nuovo coro, al di fuori dell’abside costantiniana: esso venne costruito parzialmente per un’altezza di circa un metro e mezzo.

“Agli inizi del 1500 la scelta se restaurare o ricostruire completamente San Pietro si presentava sempre più pressante, tanto che il nuovo papa Giulio II, eletto nell’ottobre del 1503, decise nel 1505 di affidare l’incarico a Donato Bramante, uno dei maggiori architetti del tempo, che si trovava già a Roma: egli sarà soprannominato per questa impresa “Maestro Ruinante”. Molti sono i suoi disegni conservati agli Uffizi di Firenze. Tutti hanno però una caratteristica in comune: quella di proporre una pianta quadrata entro cui è inserita una croce greca con quattro absidi sporgenti; il quadrato che nello spazio diventa un cubo, è coperto al centro da una cupola emisferica. Come è stato osservato (A. Bruschi, 1984), l’insieme si ispira ad una precisa simbologia, “schematizzabile – secondo un’antica tradizione viva soprattutto in ambiente bizantino – in un cubo (la terra) espanso in quattro braccia (le quattro parti del mondo) e sormontato da una cupola (il cielo)”.

“Il 18 aprile del 1506 si diede avvio con una grande cerimonia alla costruzione del primo pilone; l’anno successivo si procedette alla gettata delle fondamenta delle altre tre strutture di sostegno. Ma le morti di Giulio II (1513) e di Bramante (1514) arrestarono la costruzione che era giunta alla sommità dei quattro pilastri.

Altri progetti furono elaborati nel corso dei 40 anni successivi, dibattendosi animatamente se il nuovo San Pietro dovesse avere una pianta centrale, cara non soltanto a Bramante ma in generale a tutti gli architetti del Rinascimento, oppure longitudinale e quindi a croce latina, più rispondente alla tradizione ecclesiastica e allo stesso tempo più idonea a coprire tutta l’area sacra dell’antica Basilica costantiniana. Con il vincolo dei quattro piloni centrali oramai costruiti, Raffaello (1514) e Antonio da Sangallo, il Giovane (1538) proposero una pianta longitudinale, Baldassarre Peruzzi (1520) una pianta centrale.

Nel 1547 infine Michelangelo fu incaricato dal papa Paolo III di redigere un nuovo progetto. Egli ritornò alla pianta centrale bramantesca, rendendo però più spessi sia i pilastri che il muro perimetrale, e scavando altresì la muratura per ottenere nicchie e sporgenze. Il suo progetto prevedeva una grande cupola che doveva coprire l’area centrale, nella quale era anche posizionato l’altare papale. La costruzione fu finalmente realizzata, ad eccezione della cupola, e dopo la morte del Maestro, avvenuta nel 1564, toccò al suo allievo Giacomo Della Porta portare a termine la grande impresa, non senza qualche modifica come il rialzo della curvatura della calotta.

Il dilemma della scelta fra pianta centrale e pianta longitudinale non era ancora definitivamente risolto. Il Concilio di Trento, conclusosi nel 1563, raccomandava nelle chiese l’uso della struttura longitudinale. Per questo motivo venne dato incarico all’architetto Carlo Maderno di allungare quanto già realizzato da Michelangelo: egli lo fece aggiungendo due campate e trasformando così San Pietro in chiesa con pianta a croce latina. E Maderno fu anche l’autore della facciata in stile “classico”, realizzata dal 1607 al 1612: essa ebbe però il difetto di nascondere e allontanare visivamente la cupola di Michelangelo. L’antistante piazza del Bernini sarà tutta tesa a dare soluzione al problema del riavvicinamento della grande struttura all’osservatore.” (testo: www;it;wikipedia.org)

Basilica di San Pietro (dov’è la Cupola?)
Fotografia di Maria da Penha Freitas

I Tesori vaticani

Il nostro scopo non è parlare di religione, ma scoprire una piccolina parte dei tesori che ci sono nella Città del Vaticano, riconosciuto sin da 1984 Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Il primo tesoro: Architettura della Piazza di San Pietro

Piazza San Pietro – il Colonnato, una delle fontane e l’obelisco
Fotografia di Maria da Penha Freitas

“Lo scenografico ovale del colonnato, celebre opera di Gian Lorenzo Bernini, realizza in Piazza San Pietro il simbolico abbraccio che la chiesa rivolge ai suoi fedeli.

“L’effetto spettacolare ideato da Bernini che si apprezzava quando, sbucati dai vicoli del quartiere del Borgo, ci si trovava improvvisamente avvolti dalla grandiosità della piazza, purtroppo si è perso con la demolizione, in epoca fascista, della cosiddetta Spina dei Borghi e la realizzazione del rettilineo Viale della Conciliazione, in asse con la Basilica di San Pietro.

“Il colonnato a quattro file di colonne, realizzato per Alessandro VII nel 1656-67, è concepito in modo che, visto dai fuochi dell’ellisse – indicati, sul selciato, da una pietra circolare circondata da un anello di marmo -appare composto da una sola fila di colonne.” (it.wikipedia.org)

I Palazzi

I Palazzi Apostolici, detti anche Palazzi Papali, Palazzi Pontifici o Palazzi Vaticani, sono la residenza ufficiale del papa nella Città del Vaticano. (it.wikipedia.org)

Piazza San Pietro e i Palazzi Vaticani (a destra il Palazzo Apostolico)
Fotografia di Maria da Penha Freitas

“Già a partire dalla metà del IX secolo l’area attorno all’antica Basilica di San Pietro costituiva una cittadella fortificata dalle mura volute da Leone IV (847-855), la cosiddetta “città leonina”.

“Tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento erano stati costruiti alcuni edifici attorno al Cortile quadrato detto del Pappagallo: essi formeranno il primo nucleo dei Palazzi Vaticani.

“Terminato l’esilio avignonese (1309-1377), occorrerà attendere la fine del Quattrocento per vedere la realizzazione di nuove costruzioni, come i Palazzi di Sisto IV (1471-1484), tra cui la Cappella Sistina che da questo papa trae il nome, e quelli di Innocenzo VIII (1484-1492), ubicati 300 metri a nord della Basilica Vaticana.

“Si deve a Giulio II (1503-1513) e al suo architetto Donato Bramante l’idea di collegare i due nuclei dei Palazzi costruiti dai suoi predecessori tramite due corpi longitudinali che racchiudevano un grandioso cortile suddiviso in tre livelli. I papi del Cinquecento e del Seicento proseguirono ed ampliarono i Palazzi Vaticani. In particolare a Sisto V (1585-1590) si deve anche l’edificio (detto Palazzo Apostolicco) in cui il papa risiede attualmente e dal quale ogni domenica a mezzogiorno si affaccia (seconda finestra a destra del terzo piano) per benedire la folla che si raduna nella grandiosa piazza.(www.vaticanstate.va)

File:Benedetto XVI dalla finestra.jpg

La benedizione domenicale 
in http://www.it.wikipedia.org

in discoverome.it

Ci si accorge di essere arrivati in prossimità dei Musei Vaticani di Roma, quando si nota una fila chilometrica di persone educatamente in attesa di entrare in questo magnifico percorso nell’arte.

Gli appassionati di storia, arte e cultura potranno apprezzare all’interno dei Musei Vaticani una monumentale collezione d’arte religiosa, di eccezionale prestigio storico e culturale disposte su più di 50 stanze.

I Musei Vaticani

Visitare i Musei Vaticani e conoscere i capolavori che i papi, per più di sedici secoli, hanno potuto raccogliere e farsi costruire non sarà facile. È un percorso lungo e certamente non potremo guardare tutto. Proviamo di fare quello che ci sarà possibile, appena aperti i Musei. Che ne dite di cominciare con il simpatico saluto dal Direttore dei Musei Vaticani, Signor Antonio Paolucci?

“Gentili ospiti,
un cordiale benvenuto dal Direttore dei Musei Vaticani. State entrando in uno dei luoghi in assoluto più importanti per la storia dell’umana civilizzazione. Qui, nei Musei che i Papi di Roma hanno costruito e arricchito attraverso cinque secoli, potete avvertire il vasto brusio della grande storia e, quasi, il respiro del Sacro. Entrando nei Musei Vaticani avrete di fronte a voi la gloria dell’Arte e della Cultura poste al servizio della Fede. Vi accoglieranno i più grandi artisti di tutti i tempi: Raffaello nelle Stanze, Michelangelo nella Cappella Sistina, Giotto, Leonardo, Caravaggio in Pinacoteca, van Gogh, Matisse, Moore nella sezione dedicata all’Arte Religiosa Moderna. Incontrerete, nel Laocoonte e nell’Apollo del Belvedere i massimi capolavori dell’Antichità Classica. I secoli e i millenni vi verranno incontro nel Museo Etrusco e in quello Egizio, insieme alle culture delle civiltà extraeuropee nel Museo Missionario Etnologico. Occorrerà molto tempo per vedere tutto, per capire e per ricordare. Nelle storiche collezioni del papa vi auguro di tornare ancora e sarà ogni volta per voi un arricchimento prezioso, inobliabile. Ma intanto quello che il visitatore anche della prima volta e di una sola ora può e deve capire attraversando i Musei Vaticani è il loro carattere plurimo, stratificato e sfaccettato e, allo stesso tempo, universale.

“Se, uscendo dai Musei che stanno all’ombra della cupola di San Pietro, avrete capito lo storico interesse e l’attenzione della Chiesa di Roma per l’Arte di ogni tempo e ogni sua forma, per tutto ciò che è uscito nei secoli dalle mani dell'”homo faber”, unica figura che tollera il confronto con Dio creatore, la visita non sarà stata inutile. Avrete capito l’essenziale: essere cioè i Musei Vaticani il luogo identitario della Chiesa Cattolica. Con il loro carattere insieme plurale e universale, ne rappresentano la storia, ne significano il destino.

Benvenuti dunque gentili ospiti e buona fruttuosa indimenticabile visita! Auguro a ciascuno di voi un viaggio nei Musei Vaticani che sia un percorso intellettuale e spirituale lungo la strada che Papa Benedetto XVI chiama “via pulchritudinis”, la via della Bellezza.” (www.mv.vatican.va – sito ufficiale)

I Musei Vaticani comprendono:

MUSEO EGIZIO
Contiene stele ed iscrizioni di epoche diverse, sarcofagi e mummie, statue di epoca romana, ceramiche dalla protostoria all’epoca romana, tavolette cuneiformi, sigilli mesopotamici, bassorilievi assiri provenienti da Ninive.

Esempi:

1 – Stele funeraria a “falsa porta” di Iry, amministratore della Necropoli di Giza

2 – Stele commemorativa di Hatshepsut e Thutmosi III

                         

MUSEO CHIARAMONTI
Prende nome del suo fondatore, Pio VII Chiaramonti, che ne affidò l’ordinamento al Canova.
Il Museo comprende il Corridoio, la Galleria Lapidaria e il Braccio Nuovo.
Nel Corridoio, diviso in 60 sezioni, si può ammirare una interminabile serie di statue, busti, sarcofagi, rilievi ecc.: circa 800 opere greco-romane. Nella Galleria Lapidaria si trovano oltre 5000 iscrizioni pagane e cristiane. Nel Braccio Nuovo, sono degne di particolare attenzione la statua di Augusto di Prima Porta, la colossale Statua del Nilo e il Doriforo.

Esempi:

MUSEO PIO CLEMENTINO
Gli ambienti del Palazzetto del Belvedere ospitano sculture greche e romane come l’Apollo del Belvedere (130-140 d.C.), la statua di Hermes (copia romana di età adrianea da originale greco in bronzo del IV sec. a.C.), l’Apoxyomenos (copia dell’originale bronzeo di Lisippo), il gruppo del Laocoonte, il Torso del Belvedere (opera neoattica del I sec. a.C.), la statua colossale di Antinoo, ecc.

Esempi:

Musei Vaticani – Museo Pio Clementino
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

MUSEO GREGORIANO-ETRUSCO
Fu istituito da Gregorio XVI nel 1837 per accogliere le opere provenienti da scavi eseguiti sul territorio dell’Etruria meridionale. In seguito si è arricchito di vari acquisti e donazioni, diventando una delle più importanti raccolte per l’arte etrusca.

Esempi:

Arte etrusca Marte di Todi con patera e lancia   Asteas (sec. IV a.C.) Cratere fliacico italiota con Zeus che appoggia una scala alla finestra di Alcmene   ******** Retro di specchio con un aruspice che esamina un fegato

ANTIQUARIUM ROMANUM
È suddiviso in tre salette e raccoglie oggetti antichi soprattutto romani e d’arti minori.

RACCOLTA DEI VASI
Ospita principalmente ceramica greca ed etrusca a figure nere.

SALA DELLA BIGA
Venne costruita al tempo di Pio VI (1775-99) e prende il nome dalla Biga, esposta al centro della sala, opera romana del I sec. d.C.

Musei Vaticani – Sala della Biga
in http://penelope.uchicago.edu/

GALLERIA DEI CANDELABRI
Era una loggia che al tempo di Pio VI è stata suddivisa da arcate sostenute da colonne e pilastri, in corrispondenza delle quali sono collocati i candelabri, da cui la Galleria prende il nome.

Musei Vaticani – Galleria dei Candelabri
in http://www.settemuse.it

GALLERIA DEGLI ARAZZI
La galleria, decorata sotto Pio VI, prende nome dagli arazzi (tessuti) che vi furono esposti nel 1814 e successivamente dal 1838 in poi.

GALLERIA DELLE CARTE GEOGRAFICHE
La galleria prende il nome dalle carte geografiche dipinte sulle pareti in 40 riquadri, ciascuno dedicato ad una regione, a un’isola, a un particolare territorio dell’Italia.

File:0 Galleria delle carte geografiche (1).JPG

Musei Vaticani- Galleria delle Carte Geografiche (soffitto)
Autore: Jean-Pol Grandmont – in it.wikipedia.org

APPARTAMENTO DI S. PIO V
La Galleria di S. Pio V: arazzi della manifattura di Tournai, della seconda metà del XV sec. e della manifattura di Pieter van Aelst di Bruxelles.
Salette di S. Pio V (adibite a mostre temporanee) e Cappella omonima affrescata da Giorgio Vasari.

SALA SOBIESKI
Chiamata così dal dipinto che occupa per intero la parete nord e raffigurante la vittoria di Giovanni III Sobieski, re di Polonia, sui Turchi sotto le mura di Vienna nel 1683. L’opera è del polacco Jan Matejko (1883).

Musei Vaticani – Sala Sobieski
Fotografia di Jean-Pol Grandmont – it.wikipedia.org

SALA DELL’IMMACOLATA
È situata nella torre Borgia e affrescata da Francesco Podesti con scene relative al Dogma dell’Immacolata Concezione promulgato da Pio IX.

File:Lazio Roma Vaticano2 tango7174.jpg

Musei Vaticani – Sala dell’Immacolata (soffitto)
Autore: Tango 7174 in it.wikipedia.org

Raffaello:
La messa di Bolsena 

File:Massatbolsena.jpg

Musei Vaticani – Stanze Vaticane – Messa di Bolsena (Raffaello)
in it.wikipedia.org

STANZE E LOGGE DI RAFFAELLO
Le quattro sale comunemente dette “stanze di Raffaello” costituivano insieme alla Sala dei Chiaroscuri, alla Sala Vecchia degli Svizzeri, al cubicolo con annessa stufetta, alla Cappella Niccolina e alla Loggia, la nuova residenza scelta da Giulio II al secondo piano del palazzo.
Disposte in serie, comunicanti tra loro, le quattro stanze furono costruite al tempo di Niccolò V (1447-55). Sul finire del primo decennio del sec. XVI erano intenti alla loro decorazione il Perugino, il Sodoma, Baldassarre Peruzzi, il Bramantino, chiamati da Giulio II, il quale però nel 1508 assegnò al solo Raffaello l’incarico di affrescarle. Il Sanzio vi lavorò per circa un decennio, ma solo tre delle stanze si compirono prima della sua morte (1520).

http://www.youtube.com/watch?feature=endscreen&v=iTfWN85LuRA&NR=1

Musei Vaticani – Stanze di Raffaello
Autore: Lure in it.wikipedia.org

File:Raffael Staza di Eliodoro.jpg

Musei Vaticani – Stanze di Raffaello
in it.wikipedia.org

Guardate questi altri filmati, dove troviamo le opere delle Stanze di Raffaello nei Musei Vaticani:

http://www.youtube.com/watch?v=_jV7sW3y1kU&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=n7F_Fmf_lFA

COLLEZIONE D’ARTE RELIGIOSA MODERNA
È costituita da varie centinaia di dipinti, sculture, incisioni, disegni, donati da privati e dagli stessi artisti alla Santa Sede, e sistemati in 55 sale, il cui allestimento è stato inaugurato nel 1973 da Paolo VI. La visita ha inizio dall’Appartamento Borgia, che prende nome dal Papa Alessandro VI, il quale lo fece decorare di affreschi divenuti famosi, dovuti al Pinturicchio e alla sua scuola.
La collezione contiene opere di Ottone Rosai, Auguste Rodin, Carlo Carrà, Mario Sironi, Aligi Sassu, Renato Guttuso, Marc Chagall, Paul Gauguin, Maurice Utrillo, Giorgio Morandi, Filippo de Pisis, Henry Moore, Paul Klee, Wassily Kandinsky, Georges Braque, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Giorgio De Chirico, Jacques Villon, Bernard Buffet, Oskar Kokoschka, Pablo Picasso, Francis Bacon, Diego Velasquez e altri.

Esempio:

Musei Vaticani – Appartamento Borgia – Arte Reliosa Moderna
http://www.kirikou.com/italia/roma/Museo_Vaticano

CAPPELLA SISTINA

http://www.youtube.com/watch?NR=1&feature=endscreen&v=7Oxh1hnxW_A

Meritatamente uno dei luoghi più famosi del mondo, la Cappella Sistina è il luogo dove si celebra il Conclave per l’elezione dei pontefici e si svolgono altre solenni funzioni papali. Eretta tra il 1477 e il 1480, prende il nome da Papa Sisto IV, che ne ordinò l’esecuzione. È una grande aula rettangolare, coperta a volta, bipartita da una transenna in marmo costruita, con la cantoria, da Mino da Fiesole e da altri artisti.
Sulle pareti lunghe sono illustrate parallelamente la Vita di Mosè e la Vita di Cristo, costituenti un complesso di straordinario interesse eseguito tra il 1481 e il 1483 da Perugino, Botticelli, Cosimo Rosselli, Domenico Ghirlandaio con le rispettive botteghe, di cui facevano parte il Pinturicchio, Piero di Cosimo e altri; si aggiunse poi Luca Signorelli.

Ma l’intervento più famoso in questa mirabile cappella è senza dubbio quello di Michelangelo, incaricato nel 1508 da Giulio II di decorare la volta. Il tema prescelto può sintetizzarsi come la rappresentazione dell’umanità in attesa della venuta del Messia. A distanza di oltre vent’anni, il Buonarroti tornò nella Sistina su incarico di Paolo III (1534-49) per dipingere sulla parete dietro l’altare il Giudizio Universale. Michelangelo lavorò a quest’opera immensa dal 1536 al 1541.

Ci sono tante cose da guardare, che i nostri poveri occhi umani si perdono tra colori e disegni, tra volti e sguardi languidi, furtivi, penetranti, fieri, truci e dolci delle sibile, dei profeti, dei santi, dei demoni e degli angeli… Alzando la testa, vediamo l’esatto momento in cui Dio dà lo spirito e la vita  a Adamo. Si tratta dell’episodio più celebre della Sistina e una delle icone più note e celebrate dell’arte universale, oggetto di innumerevoli citazioni, omaggi e parodie, paragonabile solo alla Gioconda di Leonardo.

Quarto Affresco

Creazione di Adamo – Cappella Sistina
in http://www.gliscritti.it/bambini/michel_sis/mich_genesi.htm

Tutte le persone che visitano i Musei Vaticani vanno, certamente, in cerca della Cappella Sistina, ma nel percorso trovano corridoi, pareti, pavimenti e soffitti pieni d’altri tesori che ci si presentano come, diciamo, antipasti. E quasi alla fine, eccola: grandiosa, straordinaria, eccezionale… Dopo vedere la Cappella Sistina, che ci resta?

Non lo so… Una strana sensazione di aver perduto qualcosa o di non aver trovato quello che cercavo, forse perché la Sistina non è mai vuota né silenziosa. C’è sempre tante persone attorno, tanti rumori, tanti flash che sparano…

File:Chapelle sixtine2.jpg

Musei Vaticani – Cappella Sistina
Autore: Antoine Taveneaux in it.wikipedia.org

BIBLIOTECA APOSTOLICA

Potete immaginare quanti libri, quanti documenti, quanti manoscritti, quanti processi ci sono nella Biblioteca Vaticana? E quanti segreti, quante cose che non sapremo mai?

Fondata dal pontefice Niccolò V (144-55), la Biblioteca Apostolica trovò sistemazione nella sede attuale al tempo di Sisto V (1585-90), per incarico del quale Domenico Fontana costruì la lunga galleria.

File:Sistinehall.jpg

Biblioteca Vaticana
in it.wikipedia.org

E per conoscere un po’ il lavoro della Biblioteca Vaticana, vedete:

http://www.vaticanlibrary.va/grafica/movie/it/BibliotecaVaticanaVideo.wmv

PINACOTECA VATICANA
Fu fondata da Pio VI (1775-99) e collocata nell’attuale Galleria degli Arazzi. Solo nel 1932 essa fu definitivamente sistemata nella sede fatta costruire da Pio XI (1922-39), su progetto dell’architetto Luca Beltrami.
La galleria ospita opere di Giotto, Gentile da Fabriano, Beato Angelico, Perugino, Pinturicchio, Leonardo, Tiziano, Guercino, van Dyck, Poussin e altri.

File:Michelangelo Caravaggio 052.jpg

La Deposizione – Caravaggio
Pinacoteca Vaticana – it.wikipedia.org

File:Da Forli - Music-Making Angel 2.jpg

Angelo musicante – Da Forlì
Pinacoteca Vaticana – it.wikipedia.org

Raffaello, Trasfigurazione, Pinacoteca Vaticana, Musei Vaticani

Trasfigurazione – Raffaello – Pinacoteca Vaticana
in gliscritti.it

MUSEO GREGORIANO PROFANO
Il Museo Gregoriano Profano, fondato da Gregorio XVI nel 1844, è stato inaugurato nella nuova sistemazione nel 1970. Le opere sono ordinate secondo criteri didattici, liberate quanto più possibile da integrazioni arbitrarie e restauri eccessivi. Nelle diverse sezioni trovano posto la collezione degli originali greci, le copie e rielaborazioni romane da originali greci, le sculture romane di età repubblicana e delle prima età imperiale, i sarcofagi e le urne, le sculture romane di epoca più tarda. Guardiamo un filmato sul Museo:

http://www.youtube.com/watch?feature=endscreen&NR=1&v=6Ae1Io-H0kk

MUSEO PIO CRISTIANO
Fu istituito nel 854 da Pio IX, con sede nel Palazzo Lateranense, al fine di raccogliere le antichità cristiane rinvenute negli scavi delle catacombe. Nel 1963 è stato trasferito in Vaticano.

Sarcofago di Giunio Basso – Musei Vaticani – Museo Pio Cristiano
in christusrex.org

File:Good.Shepherd.Vatican.Museum.jpg

Il buon pastore – Musei Vaticani – Museo Pio Cristiano
in it.wikipedia.org

MUSEO MISSIONARIO ETNOLOGICO
Il materiale, assai numeroso e vario, è disposto secondo principi didattici, intendendo documentare i culti religiosi delle varie civiltà fiorite negli altri continenti. Si tratta di opere di cronologia molto estesa, andando da un’epoca anteriore di secoli alla venuta di Cristo, fino al nostro tempo.

Esempi:

PADIGLIONE DELLE CARROZZE
Istituito per volere di Paolo VI è stato sistemato nel 1973 in un locale costruito sotto il Giardino Quadrato.
Vi sono raccolte carrozze dei pontefici o di cardinali, con finimenti vari, e con documentazione grafica e fotografica di cortei solenni, con berline, carrozze da viaggio e landaux neri per il trasporto giornaliero, nonché le prime automobili usate dai sommi pontefici.

Dopo l’attentato a Giovanni Paolo II nel 13 maggio 1981, nella Piazza di San Pietro, le autorità di sicurezza del papa preferiscono che il pontefice faccia il suo trasporto nelle nuove macchine blindate, i papamobili.

Esempi del Museo:

Roma, Musei Vaticani - Padiglione delle Carrozze Papali

Padiglione delle Carrozze – Musei Vaticani
in http://www.panoramio.com

Roma, Musei Vaticani - Padiglione delle Carrozze Papali

Padiglione delle Carrozze – Musei Vaticani
in http://www.panoramio.com

Ora, guardiamo dei piccoli film per capire un po’ più…

http://www.youtube.com/watch?NR=1&feature=endscreen&v=ubZHGqVSWtU

http://www.youtube.com/watch?feature=endscreen&v=PQHy4RMA63o&NR=1

Pensate che abbiamo finito? No! Abbiamo appena cominciato.

Dobbiamo continuare un’altra volta: i tesori vaticani sono moltissimi, anche dentro la Basilica: la Pietà, la Cupola, il Baldacchino del Bernini, il pavimento, le sculture, il tetto, la luce nelle vetrate…

Faremo un post Vaticano II. Che ne pensate?

Allora. Andiamo a dormire perche è già tardi.

Ci vediamo presto.

Abbraccio e un ciao a tutti.

Penha

FORI IMPERIALI

31 ago

Fori Imperiali – detaglio Mercati di Traiano
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Ma, cos’era il foro?

E perché ci sono tanti: il Romano, gli Imperiali, il Boario, di Cesare, di Augusto, di Traiano…?

Ho trovato un sito molto interessante per i bambini e per noi: Rome guide per bambini.it

Dice: “E adesso gambe in spalla! Vieni con me al Foro Romano….Forse ti chiederai cos’è e perché si chiama così….Eccoti subito accontentato!

“Prima della fondazione di Roma il Foro (il Romano) era una valle paludosa, ai piedi di Palatino, frequentata dai pastori, zanzare, pecore e a volte anche dai mercanti che si incontravano per fare due chiacchiere e scambiarsi le merci…

“Un giorno qualcuno disse:
– Ci vediamo laggiù, “fuori” dal recinto del villaggio!

“E così nacque il nome Foro, che vuol dire proprio “fuori dai recinti”.

“Nel tempo il luogo cambiò aspetto, diventando la piazza pubblica più importante della città. Qui si trattavano affari, si discuteva di politica e si votavano le leggi. Nel periodo della Repubblica il Foro era già ricco di monumenti, di splendidi templi e di grandi basiliche. Era un centro molto frequentato anche dalla gente comune, che non perdeva occasione di andare lì per incontrare qualche persona famosa, spettegolare o protestare! Che cosa resta oggi di quella grande piazza? Andiamo a curiosare. Entriamo dal piazzale Romolo e Remo. Scendendo sulla destra, ecco i resti della grande Basilica Emilia. Certo ti sarà difficile immaginare com’era un tempo…. ma ti do un piccolo suggerimento: osserva bene ciò che rimane e fai una foto.

“Quando sarai a casa, con la foto, una matita e un po’ di fantasia… prova a ricostruirla. Ricordati che la basilica era per i Romani un edificio importante, ricco di decorazioni, di archi e di colonne, dove tutti parlavano di cose serissime (politica, economia). Ma se qualcuno se ne infischiava delle leggi, qui si decideva chi aveva torto o ragione. Si, la basilica era anche un tribunale.”

Avete provato come è facile (o quasi)? E perché non profittiamo il sito Rome guide per i bambini e cerchiamo altre risposte alle nostre domande. Possiamo, per esempio, conoscere la simpatica leggenda dei gemelli Romolo e Remo. Andiamo avanti:

“La storia di “mamma lupa” – Il cuore di Roma
Due chiacchiere sulla città

Perché non cominciare dall’inizio? Roma nasce da un’antica storia…E’ una storia curiosa, in cui trovi perfino una lupa! Immagina due neonati identici, abbandonati in una cesta sul fiume Tevere, coperti di foglie, in pieno inverno e molto ma molto affamati. Che cosa farebbero secondo te? Esatto, strilli a non finire …. Ma così forti e disperati che perfino una lupa che passa di li si commuove e comincia a leccarli e ad allattarli. Certo quella strana “mamma” è un po’ ruvida (aspra) e pelosa, ma che importa?

Il suo latte è caldo, dolce e fa bene alla pancia.

Passano gli anni e i gemelli, Romolo e Remo, sono ormai due giovani robusti come lupacchiotti ! Probabilmente fanno i pastori e vivono in un villaggio di capanne, sul colle Palatino. Vicino c’è il fiume Tevere che fornisce l’acqua. E all’intorno un bel panorama: altri sei colli verdi e silenziosi.

Uno dei due gemelli , Romolo, è molto ambizioso.

E un bel mattino si sveglia con un’idea in testa: trasformare quel piccolo villaggio in una vera e propria città, con tanto di mura, regole da rispettare e un re come capo.

Ma il fratello gemello ha avuto la stessa idea e i due litigano come sempre. Che fare? Ti sembrerà strano, ma si mettono a guardare in su: chi per primo vedrà un volo di uccelli fonderà questa benedetta città.

– Eccoli ! – grida Romolo!

– Li ho visto prima io ! – urla Remo… Chi avrà ragione?

La risposta è nella legge dei lupi. Perché Romolo, il più forte, traccia il segno della sua nuova città e non dà retta al fratello che protesta. Anzi gli dice di starsene lontano… Quello disobbedisce e Romolo lo uccide, eliminando così il problema. E diventa il primo re di Roma.

Certo questa è solo una legenda. Ma le origini di Roma sono così appassionanti proprio perché mescolano la verità e fantasia. Gli antichi giornali latini (annales) ci dicono anche la data della sua fondazione: 21 Aprile del 753 a.C.

Sarà quella giusta?

Da oltre duemila e cinquecento anni tutti la prendono per buona e festeggiano in primavera il compleanno della città.”

Voi avete ragione: è soltanto una leggenda.

Sapete anche cosa significa, in senso figurato, lupa e lupanare. Ma non facciamo una idea così crudele della mamma dei gemelli.

La storia vera parla di popoli antichi che hanno abitato quella zona e cominciato una città tra sette colli: Palatino, Campidoglio, Aventino, Celio, Esquilino, Quirinale e Viminale.

File:7ColliSchizzo.jpg

it.wikipedia.org

I Fori Imperiali

Piano piano la città si ingrandisce e nasce il foro, cioè la piazza centrale che sarà comune a tutte le città romane. Nato con funzioni di mercato, il foro si arricchì progressivamente di edifici monumentali civili e religiosi.

Cominciamo con il piccolo filmato sulla storia dei fori a Roma: il Foro Romano e i Fori Imperiali, è molto facile da capire. Vediamo:

http://www.youtube.com/watch?feature=endscreen&NR=1&v=IXd5-wkmyxI

A Roma c’è una via importante che ci porta dal Colosseo a Piazza Venezia. È proprio Via dei Fori Imperiali. Oggi gli imperatori che ci sono posti – Cesare, Augusto e Traiano – stendono le braccia verso la gente che passa  come ad invitare, nel traffico caotico, turisti e romani ad entrare nel mondo che hanno costruito e a cui hanno dato la vita.

Statua di Augusto in Via dei Fori Imperiali
Fotografia di Maria da Penha Freitas

In http://www.ilmiolazio.it troviamo:  “L’area archeologica dei Fori Imperiali si estende nel cuore del centro di Roma lungo la direttrice di via dei Fori Imperiali che unisce e collega piazza Venezia al Colosseo e di fronte all’area occupata dal Foro Romano.

“Per capire e comprendere appieno la gloria di Roma, la miglior cosa è passeggiare per via dei Fori Imperiali ed osservare le rovine meravigliose e straordinarie degli edifici religiosi e civili che raccontano, più di qualsiasi libro di storia o guida turistica, la vita quotidiana che vi si svolgeva. L’area compresa dai Fori Imperiali è costituita da una serie di piazze e di spazi che ogni Imperatore ha voluto “regalare” alla città di Roma, centro nevralgico dell’Impero Romano; all’interno dei Fori Imperiali venivano svolte, principalmente, funzioni ed attività amministrative che l’antico Foro Romano non riusciva più a soddisfare visto il numero di abitanti di Roma che sempre più aumentavano anche a seguito dell’arrivo in città di un numero di veterani sempre maggiore.

“Oltre alle funzioni di carattere amministrativo, i Fori Imperiali assolvevano anche al compito di celebrare le imprese e le conquiste dei diversi Imperatori.”

Foro di Cesare

Caio Giulio Cesare sotto la pioggia e il sole, un po’ sporco per il tempo e per le cacche dei colombini, ci saluta e  ci induce ad entrare nel suo Foro.

Il Foro di Cesare è il più antico, risale infatti al 46 a .C., e fu voluto da Giulio Cesare per rinnovare le strutture amministrative e giudiziarie di Roma e per celebrare la sua gloria. Si diede così vita ad una massiccia e significativa attività di demolizione delle case e degli edifici esistenti e prese corpo il nuovo Foro costituito da una piazza a forma rettangolare di ca 100 metri per 50, pavimentata dal famoso marmo travertino romano e contrassegnata da una serie di portici e chiusa sul fondo dal tempio dedicato a Venere Genitrice da cui si faceva trarre origine la famiglia Giulia.” (www.ilmiolazio.it))

File:RomaForoCesareDaNord.JPG

Foro di Cesare – Roma
in http://www.it.wikipedia.org

Foro di Augusto

“Edificato per volere di Augusto verso il quartiere popolare della Suburra il Foro di Augusto, ultimato nel 2 a. C., aveva al suo interno le statue dei personaggi più importanti della storia di Roma oltre a quelle che rappresentavano i diversi esponenti della gens Giulia di cui si riteneva un diretto discendente. All’interno del Foro dalle dimensioni ragguardevoli di 120 metri x 120 metri, oltre ad amministrare la giustizia, si svolgevano importanti cerimonie legate alla vita pubblica e politica come le sedute del Senato. Il Foro poggiava su un grande e maestoso muro ancora oggi perfettamente visibile alto oltre 30 metri e caratterizzato da blocchi di marmo peperino di grandi dimensioni che avevano lo scopo preciso di salvaguardare e tutelare lo spazio dai numerosi e frequenti incendi che devastavano l’adiacente quartiere popolare della Suburra abitato da un notevolissimo numero di romani. Ancora oggi, la parte del rione Monti che è nelle immediate vicinanze, prende il nome di Suburra. In fondo al portico che delimitava uno dei lati del Foro, si apriva la cosiddetta Aula del Colosso, così chiamata perchè ospitava al suo interno una colossale e gigantesca statua raffigurante la divinità protettrice di Augusto.” (www.ilmiolazio.it)

File:Forum Augustus.JPG

Foro di Augusto
in http://www.it.wikipedia.org

 

http://www.youtube.com/watch?v=i2Hkl8Tg1io&feature=relmfu

Foro di Nerva

Foro di Nerva – Foro Transitorio
in http://www.romasegreta.it

“Iniziato dall’Imperatore Domiziano ma inaugurato nel 97 d. C. da Nerva, al contrario dei precedenti, ha una forma piuttosto rettangolare e vi si svolgevano prevalentemente attività forensi. Su di uno dei due lati più corti il Foro di Nerva, chiamato anche Transitorio perchè metteva in diretta comunicazione il Foro Romano con la Suburra, era chiuso dal tempio dedicato a Minerva e alle spalle sorgeva la Porticus Absidata che fungeva da ingresso monumentale a tutta l’area. Il Tempio di Minerva fu sciaguratamente raso al suolo all’inizio del XVII° secolo da papa Paolo V per poter riutilizzare i materiali che servirono alla costruzione della Fontana dell’Acqua Paola sul Gianicolo, meglio conosciuta come il Fontanone. L’immagine simbolo del Foro di Nerva sono le cosiddette “Colonnacce” le due colonne superstiti dell’antico muro perimetrale del Foro, all’altezza di largo Corrado Ricci al centro di via dei Fori Imperiali, alla cui sommità poggia una trabeazione caratterizzata da un fregio riccamente decorato.” (www.ilmiolazio.it)

Le Colonnacce – Foro di Nerva
in http://www.romasegreta.it

Foro di Traiano

Foro di Traiano
in http://www.romeguide.it

“Il Foro di Traiano, inaugurato nel 113 d. C., si trova all’interno di una grande area di oltre 4 ettari che fu ricavata da un importante intervento di trasformazione della zona dei Fori che rese il cantiere di costruzione del Foro di Traiano una delle meraviglie del mondo antico. Il Foro, realizzato per celebrare la grande vittoria sul popolo dei Daci del 106 d. C. che permise ai Romani di ampliare notevolmente i confini orientali dell’Impero, era costituito da una grande piazza rettangolare con al centro una statua equestre dalle dimensioni enormi raffigurante l’Imperatore. I lati più lunghi erano chiusi da portici mentre il lato che volgeva a sud era chiuso da un colonnato di marmi policromi e quello a nord dalla Basilica Ulpia; alle sue spalle si trova la splendida Colonna Traiana, edificata per celebrare le vittorie dell’Imperatore Traiano sui Daci che conserva, all’interno del basamento, le ceneri dell’Imperatore.” (www.ilmiolazio.it)

http://www.youtube.com/watch?v=guzd9vQEnys&feature=related

I Mercati di Traiano

File:Trajan Forum.jpg

Mercati di Traiano
Autore: MRB (in it.wikipedia.org)

“Costruiti dall’imperatore Traiano, i Mercati Traianei sono proprio come un grande centro commerciale moderno: a sei piani, con 150 negozi dove si vedeva un po’ di tutto.
Fiori e frutta, olio, vino, grano, pepe e spezie pregiate.E all’ultimo piano, pesce fresco a volontà! Ma niente frigoriferi: il pesce era conservato vivo in vasche d’acqua dolce e salata. C’era perfino una tavola calda e una specie di banca. Commercianti e clienti si feravano nelle osterie del piano terra (tabernae), tra una spesa e l’altra. Per fare due chiacchiere, bere e giocare a dadi.” (Rome guide per i bambini).

Visitate l’area dei Fori Imperiali orientandovi con la cartina. Sotto la stessa troverete la legenda. Buon viaggio! (in http://www.romaspqr.it)

Legenda

            1. Arco di Tito  
            2. Basilica di Massenzio
            3. S. Francesca Romana
            4. Resti delle Terme
            5. Tempio di Romolo
            6. Tempio Antonino e Faustina
            7. Tempio di Vesta
            8. Tempio di Cesare
            9. Casa delle Vestali
            10. Tempio di Castore e Polluce
            11. Basilica Julia
            12. S. Maria Antiqua
            13. Giardini Farnese
            14. Basilica Aemilia
            15. Curia
            16. Arco di Settimio Severo
            17. Tempio di Giove
            18. Rostri
            19. Tempio di Saturno
            20. Tempio di Vespasiano
            21. Colonna di Foca
            22. Via Sacra
            23. Domus Flavia
            24. Domus Augustana
            25. Foro di Cesare
            26. Museo del Rosorgimento
            27. Vittoriano
            28. Carcere Marmetino
            29. Foro di Augusto
            30. Foro di Nerva
            31. Torre del Grillo
            32. Casa dei Caavalieri di Rodi
            33. Colonna Traiana
            34. Basilica Ulpia
            35. Piazza Venezia
            36. S. Maria di Loretto e Santo Nome di Maria
            37. Foro di Traiano
            38. Mercati Traianei
            39. Largo Magnanapoli
            40. Torre delle Milizie

Finiamo qui.

Abbiamo imparato un po’ più della storia e della vita di Roma di tutti i tempi: ieri, oggi e chissà domani.

La Via dei Fori Imperiali è proprio il cuore della Roma che vibra e palpita e ci riempie di ammirazione, paura, piacere e a volte… rabbia.

Rabbia di non sapere distinguere bene cos’è la città di Roma dove si studia, lavora, vive e si fa l’amore e cos’è il scenario pieno di rovine, storie e leggende  preparato per  impressionare i turisti che scattano immagini digitali nelle sue camere moderne.

Mi domando sempre come sarà vivere in una città invasa tutti i giorni dei nuovi barbari, arretrati e incivili, i cosidetti turisti… gli americani, i giapponesi, i tedeschi, gli argentini, i brasiliani…

Non dimentichiamo che attualmente l’Italia è la nazione a detenere il maggior numero di siti inclusi nella lista dei Patrimoni dell’umanità (47 siti), denominazione ufficiale delle aree registrate dell’UNESCO, seguita dalla Spagna (43 siti) e dalla Cina (41 siti).

Quindi, possiamo dire che il centro storico di Roma e la Santa Sede e più 46 siti culturali ci appartengono e che abbiamo il diritto naturale di ci stare come qualsiasi romano.

Spero che questo piccolo studio vi piaccia.

Ci vediamo presto, cari amici.

Abbracci a tutti.

Penha

IL FORO ROMANO

16 ago

Il Foro Romano – in primo piano Tempio di Vespasiano e Tempio di Saturno
Fotografia di Maria da Penha Freitas

“_ Soldati, dall’alto di queste piramidi, quaranta secoli vi contemplano” (traduzione libera della professoressa) ha detto Napoleone ai suoi soldati davanti le piramidi egizie, prima di cominiciare un’altra guerra…

Oggi, guardando le rovine del Foro Romano possiamo ripetere, anche noi, le parole di Napoleone:

“_ Italiani e gente di tutto il mondo, dell’alto di queste colonne, miracolosamente in piedi, più di ventitrè secoli ci contemplano!”

Non sono quaranta, però vintetrè secoli sono già abbastanza e ci contemplano la storia, la lingua, la filosofia, la politica, l’arte, la cultura, il diritto, la letteratura, l’architettura, la scienza, la tecnologia e tutto quel che chiamiamo, senza dimenticare la Grecia, la nostra eredità occidentale.

“Mentre i miracoli del mondo antico cadevano uno dopo l’altro, le Piramidi dell’Egitto continuavano a resistere al tempo: sono nati dall’ambizione di vivere per sempre” (www.egittopercaso.net).

Però l’unica città che vivrà per sempre sarà Roma: Città Eterna.

E quel che resta dei fori di Roma rappresenta un po’ tutto che siamo diventati noi… Da romani a italiani, portoghesi, francesi, spagnoli…

Ma…Se oggi guardiamo soltanto le rovine, domandiamo: Come è nato il maggior centro urbanistico della storia classica?

Come Roma diviene “Caput mundi?

Con armi, soldati, ingegneria e pietre…

Pier Francesco Listri ci viene in soccorso: “Siamo nel cuore della Roma antica. Qui fra il Palatino, il Campidoglio, prosciugati i terreni paludosi, Roma costruì il suo Foro, il luogo cioè dove si svolgeva tutta l’attività politica, religiosa e mercantile di una città che a poco e poco conquistò l’intero occidente.

“Non è facile muoversi fra queste rovine piantate fra l’erba: ocorre un piccolo sforzo di fantasia e un po’ di conoscenza antica: allora dieci secoli di storia – dal VI secolo a. C. all’età bizantina – si fanno eloquenti attraverso i monumenti, dall’arcaico cippo (colonna, pilastro) della Lapis Niger (Pietra Nera) fino alla colonna di Foca – ultimo monumento che conclude la storia del Foro – costruita nel 607 d. C., in onore dell’imperatore bizantino Foca, quando ormai Roma aveva perduto il suo splendore” (Roma e il Vaticano – Edizioni Musei Vaticani – Ats).

Vediamo come sarebbe stata questa Roma imperiale con i suoi tempi, palazzi, terme, aquedotti, il Circo Massimo, l’Anfiteatro Flavio, le sue strade e le sue case, dove abitarono, all’epoca della nascita di Cristo, più di un milione di persone:

Roma nell’età di Costantino – Ricostruzione di I. Gismondi (particolare)
Museo della Civiltà Romana (Roma dei Cesari – Bonechi Edizioni)

Secondo Leonardo B. Dal Maso, “Con la realizzazione della “Cloaca Massima” avvenuta sotto la dinastia etrusca dei Tarquini, gli ultimi re di Roma, la valle palulosa che si estendeva fra il Campidoglio, il Palatino e le pendici dell’Esquilino, fu bonificata e divenne il luogo d’incontro fra gli abitanti residenti sulle colline circostanti. Da quel momento la piccola valle divenne la piazza (il foro), il fulcro politico-religioso e commerciale di Roma: il Foro Romano.

“Processioni, processi, pompe trionfali, comizi, elezioni vi ebbero luogo: fu l’unico centro pulsante della Roma repubblicana. Spetta a Cesare, ad Augusto e Tiberio, di avergli dato, in gran parte, il suo aspetto monumentale. A chi oggi ne contempla le rovine per la prima volta, riesce difficile valutare la sua importanza: tuttavia in questa piazza, fra questi ruderi di basiliche e di templi, di colonne onorarie e di archi trionfali, uomini dai nomi di Silla, Catone, Cicerone, Cesare, Augusto, Tiberio e tanti altri, discussero e decisero il destino di Roma. Da questa piazza, ebbe inizio la grande avventura dei romani, l’avventura della nostra civiltà.” (in Roma dei Cesari – Bonechi Edizioni).

Il Rostro

Eccoci davanti ai Rostri. Da qui l’imperatore  parlava al popolo e gli oratori gli suggerivano quali magistrati eleggere. Nel passato di Roma…

File:Romaantiga8ic9.jpg

I Rostri – Disegno di Constant Moyaux (già dominio pubblico)
in it.wikipedia.org

E oggi…

File:Rostra foro romano.JPG

Rostra Foro Romano
Autore: Sailko – in it.wikipedia.org

La Curia

“Poco distante è la Curia, sede del Senato e massimo centro politico di Roma antica. Pare fosse costruita per la prima volta da Tullio Ostilio. Poi fu rifatta (ricostruita)  nel 52 a. C. (dopo essere stata dannegiata da un incendio), ma una nuova fu inaugurata nel 29 a. C. da Augusto. Quella che oggi vediamo è l’ultima riscostruzione fatta da Diocleziano nel 303 d. C.” (Pier Francesco Listri  – op. cit.)

Curia Iulia – Sede del Senato romano
Autore: Longbow4u – in it.wikipedia.org

Qui, dentro la  Curia, è ucciso Giulio Cesare da quei che erano insoddisfatti con la sua politica e potere. La storia ha registrato le sue ultime e famose parole: “Tu quoque, Brute, fili mi!” (in latino, “Anche tu Bruto, figlio mio!”)

Per sapere un po’ più sulla Curia, guardiamo questo piccolo filmato:

http://www.youtube.com/watch?v=0V_bqByaeIs

La Basilica

“Se la Curia era il massimo centro politico, la Basilica era il luogo dove si amministrava la giustizia. Era costituita da una grande aula rettangolare con un portico ai lati. Una delle più antiche, di cui si conservano i resti fu la Basilica Emilia, fondata nel 179 a. C dal censore Emilio Lepido.

Si affaccia sulla Via Sacra, era lussuosamente decorata, ma fu nel Medioevo devastata dai barbari. Gli scavi hanno permesso di ritrovare un fregio marmoreo di grande interesse per capire le origini di Roma. Anche la Basilica Julia, costruita da Cesare, è quasi completamente distrutta.” (Pier Francesco Listri)

Foro Romano – a destra rovine della Basilica Giulia
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

“L’ultima basilica, quella di Massenzio, è costruita con tre navate ed ha, come elementi portanti, non più dei colonnati ma dei giganteschi muri.”

File:Rome, Forum Romanum, Basilica of Maxentius.jpg

Basilica di Massenzio
Alexander Z. – in it.wikipedia.org

Per conoscere come era la Basilica di Massenzio andate al sito:

http://www.youtube.com/watch?v=QQ7CoNR5t9o

I Tempi

Dopo la Curia e la Basilica, il tempio era l’edificio più importante del Foro. In questo paesaggio, oggi in rovine, c’erano il Tempio di Saturno; il Tempio di Vesta; il Tempio dei Dioscuri (i mitici fratelli Castore e Polluce); il Tempio della Concordia, il Tempio di Antonino e Faustina; il Tempio del Divo Romolo; il Tempio di Venere; il Tempio del Divo Cesare; il Tempio di Vespasiano.

C’era probabilmente un tempio dedicato alle dodici maggiori divinità dell’Olimpo, dalle quali si incontrano le vestigia di un portico colonnato, chiamato Portico degli Dei Consenti, chissà una versione romana del Pantheon greco.

Nella prossima immagine, trovata in internet, possiamo riconoscere i resti del passato che le nuove divinità medievali  hanno buttato via… Guardate quante cupole sotto il cielo di Roma. Tutte esse simboleggiano la forza che ha distrutto  il passato e ha eretto il nuovo viso di Roma: la nuova Chiesa con i suoi nuovi tempi.

Hanno lasciato all’indietro le rovine degli imperatori come un’avvertenza: ci sarà sempre un poter maggior e più forte…

Foro Romano
in it.wikipedia.org

 

Tempio di Saturno

Troviamo nel sito www.archeoroma.com: “Situato a fianco del Portico degli dei Consenti e costeggiato dalla salita che dal Foro Romano porta al colle del Campidoglio, si può vedere il colonnato del Tempio dedicato a Saturno.Secondo la tradizione venne iniziata la costruzione verso la fine del periodo regio; il tempio venne completato nel 498/497 a.C. circa, all’inizio della Repubblica, e in seguito ricostruito nel 42 a.C con il bottino della guerra di Siria. Il podio, rivestito di travertino, molto probabilmente appartiene a quest’ultimo restauro, mentre le otto colonne di granito grigio del pronao con capitelli ionici in marmo bianco, l’architrave e il frontone sono formati in larga parte da materiali reimpiegati e appartengono a un restauro conseguente all’incendio del 283 d.C. (come si legge nell’iscrizione presente sull’architrave).

“Davanti alla facciata era situato un avancorpo (oggi quasi completamente distrutto) avente all’interno un ambiente molto ampio, che molto probabilmente era destinato a sede dell’Aerarium, il tesoro pubblico dello Stato; di questa struttura rimane solamente la soglia della porta che era rivolta verso il Foro prima dell’inizio del podio del tempio.”

Secondo il sito http://www.antika.it: “Sulla parete posta ad est rispetto alla pedana è possibile notare la presenza di numerose fessure, disposte in modo molto ordinato, che indicano l’antica presenza di una lastra a forma rettangolare che aveva il compito di sostenere i documenti ufficiali che venivano esposti al pubblico. Ogni 17 dicembre, inoltre, giorno dedicato al Tempio di Saturno, era tradizione festeggiare, con scatenata libertà, i Saturnali ovvero i festeggiamenti di fine anno.

Tempio di Saturno
in romanoimpero.com

Tempio di Antonino e Faustina

“L’edificio, facilmente identificato grazie all’iscrizione dedicatoria che sta sull’architrave, fu dedicato nel 141 d. C. anzitutto a Faustina, moglie di Antonino Pio, morta e divinizzata in quello stesso anno e, successivamente, allo stesso imperatore dopo la morte avvenuta nel 160 d. C. L’edificio è su un alto podio in blocchi di peperino, preceduto da una scalinata, ricostruita in mattoni da un restauro moderno. Al centro della scalinata era un altare per i riti religiosi compiuti esternamente, alla presenza del popolo. La fronte dell’edificio mostra sei colonne di marmo cipollino alte 17 metri con capitelli di ordine corinzio in marmo bianco. La cella interna unica è pure costruita in blocchi di peperino, il tutto rivestito di lastre di marmo, come appare chiaro dalle numerose tracce di grappe sulla stessa parete. Le scanalature oblique visibile nella parte alta delle colonne, sono la traccia di un fallito tentativo di far crollare il tutto mediante il tiro con le corde o con le catene, per permettere il recupero ed il riutilizzo dei materiali stessi. A partire dal VII secolo l’edificio venne riconvertito in chiesa cristiana dedicata a San Lorenzo detto in Miranda, di cui rimane la seicentesca facciata sul Foro.” (www.romaspqr.it)

 

Tempio di Antonino e Faustina – oggi Chiesa di San Lorenzo in Miranda
in Roma e il Vaticano – Edizioni Musei Vaticani

Tempio di Vesta

“Il tempio più elegante del Foro è una costruzione circolare, circondata originariamente da un anello di 20 colonne scanalate e fu eretto nel IV secolo d. C., nello stesso punto dove sorgeva un tempio molto più antico. Quello odierno è dovuto ad una ristrutturazione del 1930. Il Tempio di Vesta era il sostituto del focolare domestico più importante, quello della casa del re; alle figlie del re, originariamente incaricate di sorvegliarlo, si sostituì un gruppo di sacerdotesse, le Vestali, l’unico sacerdozio femminile di Roma. Esse, in numero di sei, erano incaricate della sorveglianza del fuoco e di altri riti, tutti strettamente connessi con la generalizzazione del culto domestico. Tratte in giovane età (tra i 6 e i 10 anni) da famiglie patrizie, le Vestali dovevano restare nel sacerdozio per un periodo di 30 anni, conservando la verginità. La pena che attendeva la vestale che veniva meno a questa regola era la morte: essa veniva in tal caso seppellita viva (il sangue della vestale non poteva essere versato). In cambio, la vestale godeva di grandi privilegi, come ad esempio non essere più soggetta alla potestà del padre e godeva di mezzi finanziari e di prestigio immensi. Nel suo aspetto attuale l’edificio corrisponde all’ultimo restauro, eseguito dalla moglie di Settimio Severo, Giulia Domna, dopo l’incendio del 191 d. C. Esso è costituito da un podio in opera cementizia rivestito di marmo, al quale si addossavano le basi che sostenevano la peristasi delle colonne corinzie. Il fuoco sacro era acceso all’interno della cella mentre il tetto conico doveva essere aperto per permettere la fuoriuscita del fumo. Le Vestali dovevano custodire anche il Palladio, la statua sacra della dea Atena Pallade.” (www.romaspqr.it)

Manteniamo acceso il fuoco sacro… Accendiamo candele e torce ai santi, ai morti, ai soldati, ripetendo l’antico gesto delle vestali romane.

Foro Romano – Tempio di Vesta
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Guardate anche questo filmato:

http://www.youtube.com/watch?v=AtJlr-NFAAc&feature=fvwrel

Tempio dei Dioscuri o

Tempio di Castore e Polluce

“Su un alto podio sorgono le tre colonne corinzie superstiti del tempio dei Dioscuri, ovvero dei due gemelli divini Castore e Polluce. La leggenda narra che, nel corso della battaglia presso il lago Regillo (499 a. C.), che opponeva i Romani ai Latini, alleati di Tarquinio il Superbo nel tentativo di riconquistare Roma, apparvero due misteriosi cavalieri, che guidarono i Romani alla vittoria. Subito dopo, gli stessi cavalieri furono visti abbeverare i cavalli alla Fonte di Giuturna e annunciarono in città la vittoria, per scomparire subito dopo. Il popolo riconobbe in essi i Dioscuri: il dittatore Aulo Postumio Albino fece voto di erigere un tempio in loro onore, che fu dedicato da suo figlio nel 484 a. C. Il tempio fu restaurato da L. Cecilio Metello Dalmatico nel 117 a. C. e poi ancora da Verre. Un ultimo restauro si ebbe dopo l’incendio del 12 a. C. ad opera di Tiberio: il nuovo edificio fu dedicato nel 6 d. C. Ad esso appartengono i resti monumentali ancora visibili. Sappiamo inoltre che nel tempio aveva sede l’ufficio dei pesi e delle misure e che vi erano negozi di banchieri: è probabile che questi debbano essere identificati nelle stanzette che si aprono sul podio, tra colonna e colonna.” (www.romaspqr.it)

Foro Romano – a destra  le tre colonne del Tempio dei Dioscuri
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Tempio di Vespasiano

“L’edificio sorgeva ai piedi del Campidoglio e di fronte al Tabularium. Fu dedicato al Divo Vespasiano, dopo la sua morte nel 79 d. C., e, a causa del protrarsi dei lavori, anche al Divo Tito, dopo la morte nell’81 d. C. La struttura attuale è quella ricostruita in età severiana con una fila di sei colonne corinzie sulla fronte (rimangono le tre colonne d’angolo) e un’unica cella di cui restano poche tracce dell’alzato e del basamento della statua dell’imperatore.” (www.romaspqr.it)

Foro Romano – Tempio di Saturno e Tempio di Vespasiano  – veduta dal Campidoglio
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Tempio di Romolo

“Il tempietto circolare, interamente costruito in mattoni, coperto a cupola e preceduto da una facciata accentuatamente concava nella quale si aprono quattro nicchie destinate ad altrettante statue è il cosiddetto Tempio di Romolo, ma sappiamo con precisione che questi non è dedicato né al famoso fondatore di Roma né tantomeno a quel Romolo figlio di Massenzio. L’ipotesi più probabile è che si tratti del Tempio dei Penati. Il portale è fiancheggiato da due colonne di porfido, con capitelli di marmo bianco, che sostengono una cornice, anch’essa di marmo bianco, riccamente intagliata. La porta in bronzo è quella originale. Ai lati del corpo centrale, preceduto ognuno da due colonne di cipollino su alti plinti, si aprono due profondi ambienti terminanti ad abside, comunicanti con l’edificio centrale. Nel VI secolo l’ambiente rettangolare che aderisce al lato posteriore della rotonda fu trasformato in chiesa e dedicata ai SS.Cosma e Damiano; in questa occasione fu aperto un passaggio fra i due edifici, originariamente del tutto indipendenti. Nel 1632, la porta di bronzo e le colonnine di porfido furono riadoperate in una nuova porta, a nord, che sostituì l’antica; solo alla fine del XIX secolo esse tornarono nel loro luogo di origine. Si noti come l’edificio, che sorgeva sul livello più alto della strada, mostri oggi le fondazioni allo scoperto in seguito agli scavi dell’800 che riportarono alla luce il livello più antico, quello augusteo.

Interno di SS Cosma e Damiano (antico Tempio di Romolo)
Fotografia di Maria da Penha Freitas

“La Chiesa dei SS. Cosma e Damiano si deve a papa Felice IV (per cui fu detta anche Basilica beati Felicis) che la ricavò (527) nel cosiddetto Templum Sacrae Urbis, ora riconosciuto come ambiente della Bibliotheca Pacis; fu rinnovata nel 1632 su disegno di L. Arrigucci e di frà Michele. Per un lungo corridoio, già parte del chiostro francescano e decorato da affreschi di F.Allegrini, si passa nell’interno, a una navata, che corrisponde alla cella dell’edificio pagano. Bel soffitto del 1632, con stemmi di Urbano VIII a forte rilievo. Nell’abside, mosaici del VI secolo: sull’arco trionfale, l’Agnello pasquale fra i sette candelabri, angeli e simboli degli evangelisti; nel catino, Gesù fra i Santi Pietro, Paolo, Cosma e Damiano e Felice IV che presenta il modello della chiesa. Il mosaico fu ridotto nel rinnovamento del 1632 e restaurato nel 1660; la figura del papa è quasi del tutto rifatta (refeita).” (www.romaspqr.it)

Tempio di Romolo
in http://www.romaspqr.it

Tempio di Venere

“Il tempio di Venere e Roma (templum Veneris et Romae) era il più grande tempio conosciuto dell’antica Roma. Situato nella parte orientale del Foro romano occupa tutto lo spazio tra la basilica di Massenzio e il Colosseo. Era dedicato alle dee Venus Felix (Venere portatrice di buona sorte) e Roma Aeterna.

“Precedentemente si trovava in questo sito l’atrio della Domus Aurea di Nerone, dove era collocato il colosso dell’imperatore, un’enorme statua bronzea alta 35 metri più la base. Quando Adriano decise la costruzione del tempio, procedette a ridedicare la statua al dio Sole e la fece spostare, con l’aiuto di ventiquattro elefanti. I saggi archeologici al di sotto del tempio hanno trovato i resti di una ricca casa di età repubblicana.

“L’architetto del tempio fu lo stesso imperatore Adriano. La costruzione, iniziata nel 121, fu inaugurata ufficialmente da Adriano nel 135 e finita nel 141 sotto Antonino Pio. L’opera venne aspramente criticata dall’architetto imperiale Apollodoro di Damasco, che pagò con la vita la sua audacia. (…)

“Danneggiato dal fuoco nel 307, fu restaurato dall’imperatore Massenzio. Un ulteriore restauro fu eseguito sotto Eugenio, un effimero usurpatore (392-394) contro Teodosio I, la cui politica mirava alla restaurazione dei culti pagani.

“Nel IX secolo un terremoto distrusse il tempio.

“Le colonne che vediamo oggi, furono dissotterrate e allineate secondo la posizione originaria, per intervento personale di Benito Mussolini,[senza fonte] nel corso dei lavori per aprire la via dei Fori Imperiali.” (www.it.wikipedia.org)

Tempio di Venere
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Tempio di Venere –  a destra il Colosseo (idealizzato)
in http://www.industriadelturismo.com

Oggi, nel Foro Romano, guardiamo soltanto rovine, pietre sparse, colonne solitarie, resti di tempi,  resti di case. Resti della storia che ci raccontano i libri, le fotografie oppure l’internet.

Oltre le rovine dove si siedono turisti stanchi, con un gelato in mano, sono rimaste nella cultura neolatina, cristiana, le stesse parole della politica imperiale romana con un significato, ora, adeguato al nuovo potere.

Basilica: di edificio pubblico romano con grandi sale e corridoi per adunanze (riunioni) giudiziarie e politiche, comizi, letture, ecc. a chiesa derivante da concessione apostolica o da consuetudine immemorabile, con annessi privilegi liturgici: la basilica di  San Pietro, di Santa Maria Maggiore, ecc. (in Lo Zingarelli 2005 – CD rom).

Curia: nel diritto romano, ripartizione territoriale e amministrativa della tribù. Luogo di riunione del senato e delle assemblee municipali. Assemblea nel suo insieme e oggi, complesso dei dicasteri (congregazione) di cui si vale il Papa, in via ordinaria, per trattare gli affari che riguardano la Chiesa: Curia vescovile, diocesana, organo ausiliario del vescovo nel governo della diocesi che lo coadiuva nelle sue mansioni (incarichi) amministrative, disciplinari e contenziose (in Lo Zingarelli 2005 – CD rom).

Davanti tanta distruzione, però, è molto difficile chiudere gli occhi e immaginare come sarebbe il Foro Romano con tutta la sua gloria e splendore. Oggi abbiamo tecnologia che fa per noi lo sforzo di immaginazione e ci dà un’idea ampia di quel mondo e di quella gente. Guardate il filmato:

http://www.youtube.com/watch?v=gWiB0qu5WD8&feature=relmfu

Come sempre vi dico, quando andate a Roma, cari amici, non dimenticate che la storia di quelle vie, colonne e pietre, di quel resto di palazzi e tempi è la nostra storia vera e, probabilmente, non saremmo quel che siamo oggi senza la storia cominciata dai nostri antenati ventitrè secoli fa…

Per finire vi ringrazio, amici, le vostre letture e comprensione. Aspetto i vostri commenti sempre gentili e opportuni. E perché mai non sentire una canzone su Roma? “Quanto sei bella Roma” e “Roma Capoccia” di Antonello Venditti.

http://www.youtube.com/watch?v=btnT4eb3SQ8

Quanto sei bella Roma

(nel parlato romano)

Quanto sei bella Roma, quanto sei bella Roma a prima sera,
er Tevere te serve, er Tevere te serve da cintura.
San Pietro e er Campidojo da lettiera.
Quanto sei bella Roma, quanto sei bella Roma a prima sera.

Gira se la voi gira’, canta se la voi canta’.
Trastevere da quanno, Trastevere da quanno t’ho lasciato,
c’avevo in petto er core, c’avevo in petto er core e l’ho perduto.
Dimmelo bello si l’hai ritrovato,
Trastevere da quanno, Trastevere da quanno t’ho lasciato.

Gira se la voi gira’, canta se la voi canta’.
De qua e de la dar fiume, de qua e de la dar fiume c’e’ ‘na stella,
e tu non poi guardalla, e tu non poi guardalla tanto brilla.
E questa e’ Roma mia, Roma mia bella,
de qua e de la dar fiume, de qua e de la dar fiume c’e’ ‘na stella.

Gira se la voi gira’, canta se la voi canta’.
Bella casetta mia, bella casetta mia trasteverina,
te gira intorno er fiume, te gira intorno er fiume e te incorona,
e tutta ‘n’arberata te se inchina,
bella casetta mia, bella casetta mia trasteverina.

Gira se la voi gira’, canta se la voi canta’.
Roma che la piu’ bella, Roma che la piu’ bella sei der monno,
io penso sto’ stornello, io penso sto’ stornello e te lo manno.

Tu me parli d’amore io t’arrisponno,
Roma che la piu’ bella, Roma che la piu’ bella sei der monno.
Gira se la voi gira’, canta se la voi canta’.

(in http://www.romaspqr.it)

Ritornemo presto con altri riassunti.

Arrivederci fra una settimana.

Un abbraccio.

Penha

ARCHI DI ROMA

10 ago

Arco di Costantino
Fotografia di Maria da Penha Freitas

QUANDO L’IMPERATORE CELEBRAVA I SUOI TRIONFI

Siete già restato lontano da casa a fare e a vincere la guerra? A scoprire il mondo fuori?  A comandare un esercito di migliaia di uomini che tante volte vi desiderano uccidere?

Se perdeste la guerra, perdereste l’onore e senza l’onore non ritornereste a casa…

Se diventaste eroi con i vostri successi, come sareste ricevuti?

Sicuramente coperti di gloria, onori e feste!

Io, quando viaggio, ritorno sempre con le valigie pesanti di libri e molta nostalgia. Qualche volta la famiglia mi riceve con una piccola festa, con abbracci e baci pieni di tenerezza…

Ma non ho mai trovato un Arco di Trionfo mi aspettando, o essendo costruito in mio onore, per passare in giù, mentre la folla  sventola i fazzoletti…

Certo: sono soltanto una professoressa in pensione.

Tito, Settimio Severo e Costantino: erano imperatori romani!

Secondo Leonardo B. Dal Maso, in Roma dei Cesari – Bonecchi Edizioni: “È generalmente ritenuto che l’arco trionfale sia una creazione romana. Bisogna rilevare che gli archi trionfali furono eretti in funzione ed in armonia dell’aspetto urbanistico, inserendosi quale elemento integrante di esso. Spesso furono eretti a cavallo di una strada (arco di Tito sulla sommità della via Sacra), o in funzione di ingressi a zone monumentali (arco di Traiano all’ingresso del foro omonimo). A volte furono anche costruiti quali sostegni di statue. (…)

“Dai cataloghi regionari, sappiamo dell’esistenza di 36 archi trionfali; anche se la maggior parte di essi è andata distrutta, tuttavia quelli rimasti sono più che sufficienti per darci modo di valutare l’importanza estetica ed architettonica di qusto elemento urbanistico, simbolo dell’arte e della storia stessa di Roma.”

Incontriamo in Wikipedia (it.wikipedia.org): “Oltre ai tre archi trionfali tuttora in piedi a Roma (arco di Tito, arco di Settimio Severo, arco di Costantino) e all’arco di Giano al Velabro (mentre il cosiddetto “arco degli Argentari” è in realtà una porta architravata), abbiamo notizie della presenza di numerosi altri archi, scomparsi o meno conosciuti. Secondo i Cataloghi regionari erano ben 36.”

I primi archi trionfali

La Wikipedia italiana dice che “i primi archi trionfali furono edificati, come attestano le fonti antiche, in epoca repubblicana: nel 196 a. C. Lucio Stertinio, con il bottino delle proprie vittoriose campagne in Spagna Ulteriore fece costruire due archi (fornici) nel Foro Boario, davanti i templi della Fortuna e della Mater Matuta e uno al Circo Massimo, decorandoli con statue dorate.

“Nel 190 a. C. Publio Cornelio Scipione, l’Africano fece costruire un altro arco (fornicem) sulla via che saliva al Campidoglio, decorato con sette statue dorate e due statue equestri ponendovi davanti bacini in marmo.

“Ancora nel 121 a. C. Quinto Fabio Massimo fece costruire un altro arco trionfale sulla via Sacra, chiamato “Fornix Fabianus”, che esisteva ai tempi di Marco Tullio Cicerone. Di nessuno di questi archi restano tracce.”

Degli archi di Pompeo, di Ottavio, di Augusto, di Druso, di Lentulo e Crispino, di Dolabella e Silano, di Germanico, di Tiberio, di Claudio, di Nerone, di Tito (il suo secondo arco presso Circo Massimo), di Domiziano, di Traiano, di Lucio Vero, di Marco Aurelio, di Gordiano, di Gallieno, di Portogallo, di Diocleziano e Massimiano (Arcus Novus), di Graziano, Valentiano e Teodosio, di Arcadio, Onorio e Teodosio ne restano nulla o soltanto frammenti che si trovano nei Musei o nelle collezioni particolari dei ricchi e famosi di tutti i tempi. Molti di quelli archi registrati nella storia furono distrutti per il tempo, gli incendi, per l’odio feroce del popolo o per ordine dei papi che volevano costruire una Roma per sé con altri (o gli stessi?) simboli di potere e trionfo.

Ancora in it.Wikipedia.org troviamo qualche fotografia che ci rimette a quelli vecchi archi romani distrutti dal tempo:

File:CapitelloDoricoDecoratoRomaArcoParticoAugusto.JPG

Roma – Capitello Dorico Decorato – Arco Partico Augusto
in it.wikipedia.org

File:Celio - arco di Druso 1979.JPG

Roma – Celio – Arco di Druso 
Autore: Lalupa (it.wikipedia.org)

File:RomaClivusScauri.JPG

Roma, mura serviane, porta Celimontana (arco di Dolabella e Silano) all’imbocco del Clivus Scauri sul Celio
Autore: MM (it.wikipedia.org)

File:NERONE-RIC I 393-2580351 ARCHTRIUMPH.jpg

Monete di NERONE-RIC I  –  ARCHTRIUMPH
Autore: CNG  – Classical Numismatic Group, detentore del copyright su quest’opera   (it.wikipedia.org)

File:Arco Gallieno e chiesa di san Vito.JPG

Arco Gallieno e chiesa di San Vito
Autore: Lalupa (it.wikipedia.org)

Sono ancora in piedi

L’Arco di Tito

Arco di Tito – Via Sacra
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

I primi giorni di agosto 2000 – Anno Santo ≈ Giubileo Cattolico.Tutte le Porte Sante delle Basiliche papali erano già aperte.

Noi, i turisti entravamo e uscivamo di tutte le chiese, di tutti i fori, di tutti i monumenti… Passavamo sotto gli archi romani come nuovi soldati profittando il trionfo dell’imperatore. Per noi l’Arco di Tito era come un’altra porta santa e dovevamo compiere il rituale di passare in giù per entrare nel cuore della Roma Imperiale –  il Foro Romano. O uscire per ritrovare la Roma di oggi.

Arco di Tito – Via Sacra
in Roma dei Cesari – Bonechi Edizioni

Con la parola: Dal Maso: “L’arco di Tito, monumentale ingresso al Foro Romano fu eretto per celebrare il trionfo dell’Imperatore sulla Giudea conquistata (70 d. C.). La bellissima iscrizione dedicatoria sull’attico ne data la costruzione al tempo di Domiziano (81-96 d. C.), dopo la morte di Tito che vi è chiamato divo (titolo conferito dal Senato solo agli imperatori che avevano ben meritato in vita). L’arco, per la sua semplicità, la nobiltà delle proporzioni e la decorazione scultorea è un bellissimo esempio di sobrietà ed equilibrio”.

Interno dell’Arco di Tito – Processione trionfale – trasporto del bottino di guerra
Autore: http://www.archeoroma.com

Continua Del Maso: “_ I rilievi nell’interno del fornice, rappresentano le due parti culminanti della processione trionfale; da un lato sono raffigurati i soldati che portano le spoglie del Tempio di Gerusalemme, il candelabro dei sette bracci, le trombe d’argento ed inoltre la tavola per il pane e due tavolette, dove dovevano comparire i nomi delle città conquistate nella Giudea.

“La processione sta per passare sotto un arco che appare soltanto a metà, in quanto l’altra parte era dipinta. Va infatti ricordato che il rilievo era policromo. Nell’altro rilievo si ammira la quadriga dell’Imperatore, mentre attorno ad essa si accalcano i legionari; la Dea Vittoria è in atto di coronare l’Imperatore e la Dea Roma in abito di amazzone conduce i cavalli per la briglia (freno).

Arco di Tito – la Processione trionfale dell’Imperatore
Autore: http://www.archeoroma.com

“Anche se giunti a noi in un deplorevole stato di mutilazione, i rilievi dell’arco di Tito sono considerati come la più alta espressione dello stile illusionistico nella scultura romana.

“La diversa profondità del rilievo, i contrasti di luce e di ombra, danno l’impressione che le figure si muovano in modo reale; e questo effetto, doveva risultare maggiore con la policromia e da doratura.”

interno dell’Arco – Tito trasportato in cielo da un’aquila 
 (riferimento alla divinizzazione degli imperatori dopo la morte)
Autore: http://www.archeoroma.com

Arco di Tito
Autore: http://www.archeoroma.com

L’iscrizione originale dell’epoca recita:

“il Senato e il Popolo Romano (dedicarono) al Divo Tito Vespasiano figlio del Divo Vespasiano”


L'Arco di Settimio Severo

Arco di Settimio Severo – Foro Romano
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Ritorniamo a Dal Maso: “Fu costruito da Settimio Severo nel 203 d. C. e dedicato anche ai figli Caracalla e Geta; in seguito il nome di Geta verrà cancellato da Caracalla (damnatio memoriae). L’Arco fu eretto da Severo a commemorazione dei primi dieci anni del suo impero e per ricordare le vittorie riportate sui Parti, sugli Arabi e sui popoli della Mesopotamia (193-199 d. C.)

“L’arco è a tre fornice e le colonne sono staccate dalle sue pareti; originariamente, sotto la volta non passava la strada ma vi erano dei gradini. Sull’attico, sopra la grande iscrizione, vi erano statue di barbari. Alla bellezza delle proporzioni architettoniche, che fecero di quest’arco un modello, nuoce la sovrabbondanza della decorazione scultorea, che raffigura scene delle campagne militari dell’Imperatore in Oriente e l’omaggio dei popoli sottomessi.”

L’Arco di Settimio Severo
in http://www.romasegreta.it

File:Arco di settimio severo, rilievi arco 02.JPG

Arco di Settimio Severo, rilievi arco 02.JPG
Autore Sailko – in it.wikipedia.org.

File:Arco di settimio severo iscrizione.JPG

Arco di Settimio Severo – iscrizione
Autore: Sailko – in it.wikipedia.org

File:Arco di settimio severo, pannello 03.JPG

Arco di Settimio Severo – pannello 03.JPG
Autore: Sailko – in it.wikipedia.org

Arco di Settimio Severo
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2004

Guardate il piccolo film dove potete trovare una ampia veduta dell’Arco e del Foro Romano:

http://www.italyguides.it/it/roma/monumenti/antica_roma/arco_di_settimio_severo.htm

L’Arco di Costantino

Arco di Costantino – verso il Palatino
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000 fatta dal Colosseo

Nel 1998 sono andata a Roma per la prima volta, era inverno, prima settimana di gennaio: freddo, giorni  grigi, alberi nudi…

Nel 2000, sono ritornata, era estate, prima settimana di agosto: caldo, giorni blu, gli alberi pieni de fogli verde e vivi…

Ci sono stata una volta in più, nel 2004, era già autunno, terza settimana di ottobre: temperatura mite, un po’ freddo, cielo azzurro, i fogli piano piano perdendo i colori e cadendo degli alberi…

2011, l’anno scorso ci sono ritornata, nei primi giorni di primavera, un po’ freddo, i fiori già sbocciando in colori e profumi.

Allora, ho visto Roma sotto il cielo blu e il cielo grigio. In giorni caldi d’estate e giorni freddi d’inverno. In giorni di fogli sventolando per le strade e giorni che si coprivano di fiori.

Sono stata sempre fortunata, in tutte le mie giornate a Roma non è mai piovuto.

Nella Città eterna, tante volte, mi sono messa davanti l’Arco di Costantino a pensare nella gloria e nella caduta degli imperi e degli uomini. L’Arco di Costantino e il Colosseo, suo vicino, mi fascinano abbastanza. Mi pare che il Colosseo sia il monumento dell’apice dell’Impero romano, l’Arco, altrimenti, è il principio della fine.

Secondo Pier Francesco Listri (Roma e il Vaticano – Edizioni Musei Vaticani) “l’arco a scopo trionfale e celebrativo è uno dei doni che la romanità antica ha regalato all’architettura. Roma ne è ricca. Il più maestoso, il meglio conservato e il più tardo è l’Arco di Costantino, vicino al Colosseo, inaugurato nel 315 (316?) d. C. per celebrare le vittorie dell’imperatore su Massenzio (sul Ponte Milvio – 312 d. C.). Del cristianissimo imperatore non c’è però molto: nessun segno cristiano, per esempio, e soprattutto molto più fitta (causa dor) è la presenza, nei rilievi, di quest’arco, dell’imperatore Marco Aurelio (161-180), combattente e filosofo, che non dello stesso Costantino.

“Cioè perché gli artisti tardoromani, di stile duro ed espressionista, ricorsero al curioso sistema di applicare a quest’arco fregi (faixas ornamentais) e statue che provenivano da monumenti assai più antichi, perfino fregi che celebrano la vittoria di Traiano sui Daci. Decorato sul fronte nord e su quello sud, l’Arco porta sette tondi, di due metri di diametro, tratti anch’essi da un preesistente Arco di Adriano; le statue di otto prigioneri daci furono prese dal Foro Traiano.”

Leonardo Dal Maso viene a dare la sua opinione: “Del tipo architettonico di quello di Settimio Severo, è tuttavia superiore. Infatti le proporzioni sono armonicamente studiate; la ripartizione dell’attico, con la parte centrale riservata all’iscrizione onoraria, e la distribuzione delle numerose e varie parti decorative, non producono il senso di affollamento che si nota sull’arco di Settimio Severo. Molti degli elementi decorativi provengono da monumenti anteriori: gli otto medaglioni sopra i passaggi minori dell’arco sono del tempo di Adriano; di Marco Aurelio sono gli otto rilievi sull’attico nei lati lunghi. Di Traiano le figure dei barbari sugli architravi delle colonne ed i rilievi nei lati stretti dell’attico e nelle pareti del fornice principale. I lunghi e stretti fregi sono dell’epoca di Costantino e rappresentano la battaglia di Ponte Milvio, l’assedio di Verona o Susa e la processione trionfale dell’Imperatore con doni al popolo. Vi sono inoltre rappresentazioni della Luna e del Sole.

“I rilievi costantiniani sono resi in forma schematica, come un ammasso (cúmulo) di figure inanimate; la figura dell’Imperatore non ha la dignitosa maestà di Marco Aurelio o di Traiano, ed è distinguibile dalle altre, solo per la sua maggior dimensione.

“L’arco di Costantino si presta a confronti molto interessanti ed immediati per quanto concerne il rilievo storico: nella grande diversità tra le sculture più antiche e quelle del IV secolo dobbiamo vedere, più che una decadenza dell’arte figurativa, il nascere di una nuova arte, intimamente legata a una nuova concezioni della vita”

(in Roma dei Cesari, DAL MASO, Leonardo B., Bonechi Edizioni, Firenze, 1993)

Arco di Costantino Roma.jpg
Autore: Foto scattata e caricata dall’utente Micettonero. (in it.wikipedia.org)

Guardiamo bene quello che ci ha detto Dal Maso.  Non è, soltanto, il cambiamento de una forma d’arte, ma il cambiamento di un mondo e tutto quello che rappresentava. Nel IV secolo d. C. l’Impero romano si divide in due parti diverse tra loro: Roma e Costantinopla non sono esattamente capitali gemelle, non sono neppure sorelle. Il 476 sarà l’anno in cui Odoacre (generale germanico) depose l’ultimo imperatore romano d’Occidente, Romolo Augusto.

File:476eur.jpg

La divisione dell’Impero Romano
it.wikipedia.org

Comincerà dopo Costantino un nuovo mondo. Il Cristianesimo anzi vittima delle più crudeli persecuzioni diventerà gradualmente la religione dell’imperatore (“In hoc signo vinces”) e più tarde la religione ufficiale dell’Impero Romano.

Vediamo quello che dice Wikipedia sul questo punto: “l’adesione pubblica di Costantino al cristianesimo fu un processo graduale, condizionato probabilmente anche dall’opportunità politica, e non una transizione istantanea, come emergerebbe dai racconti storici” e di molte leggende cattoliche.

File:Dream of Constantine Milvius BnF MS Gr510 fol440.jpg

Sogno di Costantino – Ponte Milvius
Biblothèque Nationale de France (it.wikipedia.org)

File:Stanze Vaticane - Raffaello - Apparizione della croce.jpg

Stanze Vaticane – Raffaello – Apparizione della croce
it.wikipedia.org

Questa sarà un’altra storia e ne abbiamo, più tardi, tempo de studiare.

Ritorniamo al nostro proposito.

L’Arco di Costantino è a Roma in una posizione molto privilegiata: tra il Palatino, le rovine del Foro Romano, cuore della città dei Cesari e il Colosseo. È cammino obbligatorio dei turisti che visitano il centro storico e che a volte non vedono i particolari dell’opera perché oggi il monumento ha una protezione, un traliccio di ferro, inttorno che non permette l’accesso al pubblico. Guardate questo particolare:

Ashby. Particolare di uno dei rilievi dell’arco. XIX sec.
in http://www.imagoromae.com

L’Arco di Giano

Nello stesso sito (www.romanoimpero.com) abbiamo trovato il testo che ci parla di questa reliquia del passato:

“Giano era un antico Dio latino, detto Ianuus, che regnava con la Dea Ianua, da cui deriva la Dea Iuno, cioè Giunone. Il mese di gennaio era dedicato al Dio, colui che apriva il nuovo anno e chiudeva il vecchio, insomma la fine e il principio. Pur non essendosi trovata una sua statua in loco, la tradizione attribuisce la dedicatio al Dio Giano, ma in realtà le quattro porte erano dette i 4 giani, o ianui, per cui è possibile che il nome indicasse semplicemente le 4 porte.

“L’Arco quadrifronte, comunemente detto di Giano, e quindi non dedicato all’imperatore, perchè non si tratta di un arco di trionfo, risale al IV secolo d. C., poggia su 4 piloni ed ha 4 facciate. Sulle chiavi di volta dei 4 archi vi sono scolpite le figure della Dea Roma e di Giunone, ambedue sedute, e di Cerere e di Minerva in piedi.

“Le Dee sedute sono quelle più importanti, perchè essere seduti significa stare sul trono, infatti Giove è in trono. Quindi la Dea Roma e la Dea Giunone erano le Dee più importanti di Roma, si capisce bene il perchè, e di Giunone perchè era Regina Deorum, la regina degli Dei. Minerva poi era la Dea delle battaglie, e Cerere la Dea delle messi e dei campi, come dire l’abbondanza difesa dalla spada.

L’Arco di Giano
in http://www.romanoimpero.com

“La denominazione dell’arco deriva dal termine latino ianus, la porta, il passaggio, (…), costruito al tempo di Costanzo II, ed eretto al centro di un importante incrocio al margine del Foro Boario vicino agli antichi moli. Il monumento sorgeva su un ramo della Cloaca Massima, e serviva da riparo e da ritrovo di contrattazione ai commercianti del Foro Boario, luogo ideale per concludere gli affari all’ombra in luogo noto e famoso, come si facesse convegno a un foro o a una fiera. Il foro Boario era infatti il luogo delle fiere del bestiame, lo dice anche il nome, e accanto aveva anche il Vicus Argentari, la sede dei banchieri che effettuavano i cambi di moneta o all’occorrenza i prestiti. Unico arco a quattro piloni di Roma, eccetto un altro arco di Giano nel Foro di Nerva, che fu poi abbattuto.

“(…) L’arco è costruito in travertino e marmo bianco, con 4 robusti pilastri che sorreggono una volta a crociera, mentre all’esterno una duplice fila di nicchie, oggi vuote, ma ornate da semicolonne, dovevano accogliere altrettante statue. Alcune parti sono di riutilizzo ed altre non finite, come 4 delle 12 nicchie rimaste sbozzate. Gran parte dei fregi sono stati asportati, come parte della grandiosa iscrizione dedicatoria del IV secolo, posta sopra la vicina chiesa di San Giorgio al Velabro.

“In età medievale la famiglia Frangipane ne fece la base di una torre fortificata, chiudendo i fornici e abbattendo il coronamento, forse costituito da un tronco di cono o da una piramide.

“Fu restaurato e riportato nella sua forma originale nel 1827, e l’attico che lo sormontava, come si vede nelle antiche stampe, fu demolito perché medievale.

“Comunque la sua integrazione nella torre fu un bene, altrimenti sarebbe stato demolito o depredato come tutti i monumenti antichi ad opera dei Papi, cosa di cui si dolse moltissimo Raffaello come risulta da una sua lettera al Papa Leone X.

“Nella lettera si lamenta che la scomparsa (perda, morte) dell’arte classica non fosse dovuta solo ai fattori che avevano determinato la caduta dell’Impero romano: la Fortuna o le invasioni barbariche, ma soprattutto l’incuria e l’ignoranza degli uomini del Medioevo, che, insensibili a tanta grandezza, ne fecero scempio, smantellando i monumenti per farne materiale da costruzione e addirittura calcificando le statue.

“Papa Sisto V Peretti infatti, avrebbe voluto, come è scritto negli archivi vaticani, l’abbattimento di questo Arco, per farne la guglia con i marmi di San Giovanni in Laterano, e avrebbe voluto darne incarico al Fontana che secondo il Papa poteva liberamente distruggere i monumentii della Roma Pagana per le nuove fabbriche cristiane, come fu in uso dal medioevo fino al XIX secolo.

“Fortunatamente il Fontana non lo distrusse anche se non sappiamo perchè.”

Fortunatamente…

L’Arco di Giano al tempo di Costanzo II
in http://www.romanoimpero.com

La Storia ha perso tante cose.

Dove sono le statue? Dov’è il marmo che lo copriva? E l’attico originale, perché si è perduto?

Non solo il tempo, ma anche gli uomini, la sua mentalità  – a volte piccola, le lotte tra il vecchio e il nuovo, il bisogno eccessivo di potere hanno tutti contribuito alla distruzione di secoli di lavoro e d’arte.

E le nostre città? Tokio, New York, San Paolo? Che resterà di tutto che costruiamo ad ogni costo?

Che costruiamo al costo delle guerre, della fame, delle malattie, della povertà in tutto il mondo?

Della stessa forma come hanno fatto gli imperatori, i papi, i re, i generali, i governi antichi o moderni: rovine forse, esattamente come quelle della Caput mundi.

Perdonate la mia malinconia, quasi un umor nero, freddo e secco. Non pensavo di finire il nostro “post” così, un po’ triste…

Ma… Mettiamo da parte le malinconie e pensiamo ad un futuro più allegro, più giusto dove troveremo le risposte e soluzioni ai nostri brutti guai di ieri e di oggi.

E quando andate in Italia, cercate i suoi monumenti: quelli che sono ancora in piedi e anche quelli che il tempo ha rovinato e fatto cadere per terra.

E non dimenticate di scattare molte fotografie, come ho fatto con il “mio” Arco di Costantino: in tutte le stagioni dell’anno.

Un giorno chissà vi faccio vedere.

Baci a tutti voi, amici miei.

Buona giornata!

Penha