LA PENISOLA E L’ACQUA: RAPPORTO DI NECESSITÀ…

24 jul

Fontana Maggiore a Perugia – Umbria
Fotografia di Maria da Penha Freitas

La Fontana Maggiore, costruita nel 1278 come punto terminale dell’acquedotto di Monte Pacciano, necessario per portare acqua nella città, è, secondo me, la gioia medievale del Centro Storico di Perugia, capoluogo dell’Umbria. Per parlare del rapporto che gli antichi popoli della Penisola avevano con l’acqua, ho scelto  questo simbolo della Piazza IV Novembre, tra la Cattedrale di San Lorenzo e il Palazzo dei Priori. Molto vicino si trova il Palazzo Galenga – sede dell’Università Italiana per Stranieri, molto cara a tutti noi che studiamo l’italiano.

Intanto Perugia era nel Medioevo  soltanto una cittadina sul colle, come quasi tutte le altre in Italia. E Roma, nata nel 753 avanti Cristo? Come faceva per dare da bere al suo popolo, ogni giorno più grande?

Vediamo…

Portare acqua alle città: una preoccupazione che già avevano gli antichi penisolari

Nel sito www.comunic.it  troviamo i primi spiegazioni e i primi rapporti…

“Tevere: Fiume Sacro ai destini di Roma”

“Il fiume Tevere nasce sul monte Fumaiolo (1.407 s.l.m.) conosciuto nei secoli scorsi per le numerose sorgenti che sgorgano dalle sue pendici. Proprio da due di queste sorgenti, che si trovano ad una distanza di 10 metri l’una dall’altra, denominate “le Vene”, si disserra a quota 1.268 metri fra un bosco di faggi (espécie de madeira) il fiume Tevere. Dopo aver percorso un ripido (íngreme) e suggestivo dislivello bagna l’abitato di Balze e dopo 4 chilometri di letto in terra di Romagna continua il suo viaggio attraversando la Toscana, l’Umbria e il Lazio. “Il fiume sacro ai destini di Roma”, in prossimità di Ostia si biforca in due rami per poi andare a sfociare nel mar Tirreno, dopo un percorso di più o meno 406 chilometri”.

La sorgente del Tevere

Tevere: fiume della storia
La sorgente del Tevere è segnalata dagli anni trenta da una colonna in marmo travertino dove appaiono tre teste di lupo e sovrastata da un’aquila reale rivolta verso Roma (simbolo imperiale riutilizzato in epoca fascista), con incisa la frase: “Qui nasce il fiume sacro ai destini di Roma” ed è raggiungibile percorrendo la strada provinciale proveniente sia da Balze che da Alfero, due località turistico–climatiche del comune di Verghereto. A seconda dei territori attraversati dalle sue acque, il fiume ha assunto nomi diversi nel corso dei secoli, quali “Albula”  per la tradizione in riferimento al colore chiaro delle sue acque, “Serra”, “Tarentum”, “Coluber”, “Rumon” da cui è probabile derivino i nomi di Romolo e di Roma. Inoltre secondo un’antica leggenda romana il toponimo Tevere deriverebbe dal re latino Tiberino Silvio, un discendente di Enea, morto annegato nelle sue acque. In realtà già gli Etruschi lo chiamavano Thybris secondo Virgilio. Il Tevere è sempre stato considerato un corso d’acqua storico, un fiume – museo.”

Il Tevere –  Roma: Ponte Cestio e a destra Isola Tiberina e Ponte Rotto
Fotografia di Maria da Penha Freitas

“Il fiume per secoli è stato interamente navigabile, attualmente a causa delle soglie, costruite all’altezza dell’Isola Tiberina per regolare il flusso del fiume, la navigazione è divisa in due tratti uno dall’isola verso il monte e l’altro da Ponte Marconi verso il mare.

“Il Tevere, a differenza di tanti altri fiumi, che attraversano città europee ma anche italiane, è così strettamente legato a Roma che non ne può essere separato; nel suo percorso urbano costeggia e riflette alcune di quelle opere che fanno di questa città quel luogo unico che rappresenta: i monumenti imperiali, il Ponte Sant’Angelo con le sue statue, la cupola della Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini e le alture del Gianicolo e del Colle Aventino.

“Il fiume ha restituito alla città anche alcuni dei molti tesori che vi sono stati “nascosti”, come per esempio armi di varie epoche emerse dal dragaggio delle sabbie superficiali, l’Apollo Fidiaco presso Ponte Palatino, il Bacco del Tevere presso Ponte Garibaldi e l’Atena marmorea presso Ponte Rotto.

“Il Tevere ebbe un ruolo indispensabile soprattutto con il taglio degli acquedotti perché divenne l’unica fonte di sostentamento per una Roma disfatta; oltre a fornire acqua potabile rappresentò anche una forza motrice per macchine come i mulini e diede ragione di vita a molte categorie di lavoratori, inoltre rimase come via di contatto per i trasporti con la Sabina.

“Nonostante tutto, i romani non amavano questo fiume perché le sue inondazioni potevano uscire da Ponte Milvio e arrivare alle campagne ed entrare in città da Porta del Popolo lasciando morti, distruzione e a volte pestilenza; la Fontana della Barcaccia in Piazza di Spagna ricorda una barca trascinata in quel punto proprio da una piena del Tevere. Le inondazioni di particolare violenza furono: quella del 1598, in cui ci furono tremila morti e quella del 1870 in cui ci furono cinque giorni di inondazione. Dopo tale inondazione si predispose e attuò il piano di costruzione dei muraglioni per il contenimento delle piene del fiume” (in www.ave-roma.it).

Roma  da “Urbis” a “Caput mundi”

Secondo Pier Francesco Listri (in Roma e il Vaticano, Edizione Musei Vaticani – Ats Italia Editrice – 1998): “Quasi tremila anni di storia gravano su Roma una delle più antiche e più importanti città del mondo. Da Roma è partita una lingua, il latino, che ha dominato per due millenni la cultura; il diritto, nato a Roma, ha ispirato di sé i codici di tutto l’Occidente; l’arte e gli stili architettonici romani sono stati presi a modello per secoli dai paesi più progrediti. L’influenza di questa città, prima come centro dell’Impero Romano, poi come sede della cristianità, non ha pari nella storia occidentale. La sua nascita, però, affonda nel mistero. I suo stesso nome costituice un enigma: deriva da “stroma”, cioè “città del fiume”? O piuttosto da “Ruma”, nome etrusco? O infine dal leggendario Romolo che avrebbe fondato la città insieme al fratello Remo?”

Roma nacque sul Colle Palatino come villaggio di pastori e contadini ed entrò nella storia dal 753 a. C.” Governata da re Romani e Sabini, dominata, poi, per i vicini Etruschi, fino a 509 quando questi furono cacciati (expulsos) e la città diventò repubblica, guidata dai due consoli. Saranno pochi anni in cerca di una relativa democrazia: nel 494 a. C. condividono il potere l’aristocrazia romana e il Tribuno delle Plebe, un difensore del popolo. Piano piano Roma cresceva e diventava una potenza politica e militare. Nel 270 a. C. praticamente tutta la Penisola era sotto il dominio romano che presto si stenderà oltre i suoi confini, fino a diventare un immenso impero: l’Impero Romano. Con Augusto, l’Impero avrà il suo vertice – “Caput mundi”, poi la decadenza lenta e implacabile: imperatori corrotti (Nerone, Caligola, Claudio), la nascita del cristianesimo, l’immensità stessa dell’impero e le sue eccessive spese militari, la pressione dei popoli barbari alle froniere hanno contribuito alla sua fine.

File:RomanEmpire 117 it.svg

Questo grafico ci mostra l’estensione massima che raggiunse l’Impero Romano, verso 116 d. C.

E questo era il centro del potere di Roma nella stessa epoca, tutti e due in Wikipedia – Storia Romana. 

File:Map of downtown Rome during the Roman Empire large.png

“Dopo Alarico e Attila Roma è ridotta a secondaria città dell’Impero Bizantino d’Oriente. Si radicava intanto e cresceva la potenza del Papato che a Roma aveva insediato la cattedra di Pietro facendone centro della cristianità nel mondo” (Pier Francesco Listri). Ormai Roma sarà dei papi e ricomincerà, piano piano,  un’altro periodo di gran ricchezza e gloria che sarà molte più lungo.

All’inizio dell’età moderna “grandi pontefici come Giulio II e Leone X creeranno la grande Roma rinascimentale, e più tardi barocca, che fiorisce di monumenti e di opere d’arte di eccezionale splendore grazie ad artisti come Bramante, Michelangelo, Raffaello e poi costruttori di chiese e palazzi fastosi, come Bernini e Borromini” (Pier Francesco Listri).

Fra tempi di pace e di lotta; delle invasioni e dominio di stranieri in Italia; con maggior o minor potere, i Papi danno a Roma uno splendore  simile a quello dei cesari.

È di questa Roma che si è trasformata lungo i secoli che continueremo a parlare e del suo rapporto con l’acqua.

Acquedotti

Secondo Leonardo B. Dal Maso (Roma dei Cesari – Bonechi Edizioni): “Gli acquedotti hanno un grande interesse nello studio urbanistico. L’esame del loro percorso e della rete distributiva ci permette di verificare e individuare le varie zone della città. Lo scrittore Frontino (I secolo d. C.), riferisce che al tempo di Nerva, arrivavano nella città l’acqua Appia, l’Aniene Vecchio, la Marcia, la Tepula, la Giulia, la Vergine, l’Alsietina, la Claudia e l’Aniene Nuovo. Più tardi giungeranno la Traiana e l’Alessandrina.

“Per i primi quattrocento anni dalla fondazione della città, i Romani usavano soltanto l’acqua di sorgenti, di pozzi e quella del Tevere. Le sorgenti erano numerose: la più famosa era la fonte delle Camenae, vicina alla porta Capena.

“Con lo sviluppo della città e l’aumento della popolazione, fu necessario provvedere all’afflusso di maggior quantità di acqua. Fu il censore Appio Claudio Cieco, lo stesso che realizzò la regina delle strade, la via Appia, a costruire il primo acquedotto che portò a Roma l’acqua Appia nel 312 a. C. La sorgente dell’acqua Appia, era a circa 16 km ad est di Roma; l’acquedotto per la maggior parte del suo percorso era interrato e soltanto nelle vicinanze di Roma era situato su archi.

Ricostruzione plastica di Roma con l’acquedotto Claudio tra il Palatino e il Celio
in Roma dei Cesari – Bonechi Edizioni

Continua Dal Maso: “In ordine cronologico furono costruiti dopo l’Appio, l’acquedotto dell’Aniene Vecchio (272-269 a. C.), lungo circa 40 km e portava a Roma l’acqua dell’Aniene, tributario del Tevere (…) Anche questo sotto terra, formato da un canale tagliato nella pietra.

“L’acquedotto dell’Acqua Marcia (144-140 a. C.) costruito dal pretore Quintus Marcius Rex aveva circa 50 km di lunghezza in un canale sotterraneo e 10 km su archi; serviva il Campidoglio, il Celio, il Quirinale e l’Aventino.

“L’acquedotto dell’Acqua Tepula, costruito nel 125 a. C. era lungo circa 18 km, portava l’acqua dei colli Albani e per i primi 10 km era sotterraneo, mentre per gli ultimi 8 km correva sugli stessi archi dell’acquedotto dell’ Acqua Marcia.

“L’acquedotto dell’Acqua Giulia, costruito nel 33 a. C. da M. Vipsanio Agrippa, era lungo circa 21 km e la sorgente era vicina all’acqua Tepula sui Colli Albani. Per metà percorso era interrato e per l’altra metà correva sugli stessi archi della Marcia e della Tepula.”

Facciamo una piccola fermata nei nostri studi: Washington Luís nel 1920, candidato alla Presidenza della Repubblica in Brasile diceva che “governare è aprire delle strade e i governatori di Roma, re, censori, magistrati, imperatori cosa dicevano? “Governare, oltre che aprire delle strade, è aprire degli acquedotti e portare dell’acqua ai cittadini”? Certamente, perché l’elenco degli acquedotti  della Roma antica non è ancora finito e ne abbiamo contato cinque. Peccato che i nostri governanti, nel XXI secolo, non hanno ancora imparato le lezioni degli antichi romani.

Ritorniamo e con la parola Dal Maso: “L’acquedotto dell’Acqua Vergine, fu il secondo acquedotto costruito da Agrippa nel 19 a. C. Era lungo circa 22 km, entrava a Roma dal Pincio e terminava alle Terme di Agrippa in Campo Marzio.

“Augusto costruì nel 2 a. C., l’acquedotto dell’Acqua Alsietina (dal lago Alsietino ora di Martignano). Questa acqua era usata soltanto per irrigazione. Nel 52 d. C., l’imperatore Claudio, con un nuovo acquedotto, da Subiaco, portò a Roma l’Acqua Claudia che giungeva al Celio ed in seguito sul Palatino per i Palazzi Imperiali. Claudio completò anche l’acquedotto dell’Aniene Nuovo che entrava a Roma a Porta Maggiore sopra l’acquedotto dell’acqua Claudia.”

Traiano, nel 109 d. C. e Alessandro Severo, nel 226, hanno costruito i suoi acquedotti per servire alle sempre nuove esigenze della città che cresceva e si abbelliva con fontane, laghi artificiali e terme.

Un tratto dell’Acquedotto di Claudio presso la Via Latina
in Roma dei Cesari – Bonechi Edizioni

C’è ancora molto da dire… C’è ancora molto da imparare e da capire.

Oggi il maggior Impero dell’umanità è quasi tutto rovine: fori, strade,  palazzi…

Anche gli acquedotti, le terme e i ninfei…

Però non possiamo dimenticare che l’acqua che entrava nella città doveva uscire, le “acque di rifiuto o di  scolo”. Gli ingegneri idraulici etruschi e romani hanno pensato e risolto anche questo problema: la costruzione della Cloaca Massima una delle più antiche condotte fognarie (esgotos) del mondo. Il nome, Cloaca Maxima in latino significa letteralmente “la fogna (fossa, esgoto) più grande”.

Fu costruita alla fine del VI secolo a. C. al tempo degli ultimi re di Roma, anche se il re che ne ufficializzò la costruzione fu Tarquinio Prisco. La Cloaca Massima usufruiva dell’esperienza sviluppata dall’ingegneria etrusca, con l’utilizzo dell’arco a volta che la rendeva più stabile e duratura nel tempo. Fu una delle prime grandi opere di urbanizzazione del mondo e funziona ancora oggi, facendo parte del sistema della fognatura di Roma.

                                                                    in http://www.archeoroma.com

Vedete questo piccolo film di una visita alla Cloaca Massima di Roma:

http://www.youtube.com/watch?v=kUhbWhQQH0k

Finiamo qui.

Ritorneremo presto per studiare il rapporto d’amore che i romani avevano con l’acqua: fontane e terme.

Baci a tutti i miei amici e agli amici d’Italia.

Penha

2 Respostas to “LA PENISOLA E L’ACQUA: RAPPORTO DI NECESSITÀ…”

  1. suely aparecida schraner julho 27, 2012 às 1:21 pm #

    Ah, questa storia del risanamento (cloaca massima) è molto interessante.

    Grande lezione in italiano!

    Mi sono ricordata una picola storia che è successo con la D. Imperatore Pedro II: le cameriere del palazzo imperiale si mise a ridere ogni mattina per fargli il vasino. E ‘quello che era sempre piena di formiche. Quando il fatto è venuto al suo orecchio è apparso il motivo: era diabetico. Un famoso medico francese è stato portato in Brasile. E ha prescritto un rimedio a base di una pianta che di solito viscejar strisciante nelle fessure dei marciapiedi. Dall’esilio in Europa che non può portare ad essere una pianta piccola. Dire quindi morì presto.
    Abbracci.

    • coseditalia julho 31, 2012 às 2:23 am #

      Interessante questa storia sull’imperatore Pietro II, dal Brasile. Non sapevo che era diabetico
      Sai quall’è la piantina che il medico francese l’ha ordinato?
      Grazie per il tuo commento.
      Baci

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