GLI OBELISCHI DI ROMA

4 ago

L’Obelisco Esquilino -in Santa Maria Maggiore
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Quando sono andata a Roma per la seconda volta e ci sono rimasta una settimana, ho avuto più tempo per camminare e osservare la città con occhi quasi di bambina: con ammirazione, con rispetto, anche con paura…

Piano piano la città si svelava: era una vecchia signora vestita fuori di tempo: gioielli antichi, drappi suntuosi, una certa severità nei gesti, ma truccata all’eccesso. E ho cominciato a vedere che certe cose mi sembravano strane. Cosa facevano lì? Perché erano lì?

Da un lato il MacDonald’s; ma anche piccole macchine vecchie; altre più grandi, famose e care; donne snelle; uomini con il cellulare in orecchio; gente sempre in fretta; turisti di tutte le lingue – i nuovi barbari; il traffico disordinato e confuso… E tutti si capiscono!

Da l’altro una colonna miracolosamente in piedi; altre già cadute; resti di marmo rotti; monumenti di molte epoche; colombini, senza nessuna cerimonia, posati sopra la testa di Cesare, di Garibaldi e di Vittorio Emanuele; fontane; chiese e obelischi… Non ne ho mai contato, non ho visto tutti, ma so che sono molti.

“Roma è oggi la città che conserva il maggior numero di obelischi. Questi monumenti, in gran parte di origine egiziana, furono trasportati nella capitale dell’Impero romano a partire dall’epoca di Augusto, sotto il cui dominio l’Egitto era stato conquistato, dopo la battaglia di Azio del 31 a.C. In alcuni casi, con il medesimo granito utilizzato dagli Egizi furono realizzati obelischi direttamente in epoca romana: il monolite restava privo di iscrizioni, oppure vi venivano copiati, con errori e fraintendimenti, i geroglifici dai modelli dell’epoca faraonica.

“Gli obelischi egiziani utilizzati in epoca imperiale furono nuovamente rialzati nella Roma papale, a partire da papa Sisto V, come punti di arrivo e di convergenza visiva nel nuovo assetto urbanistico dato alla città, diventandone una caratteristica, ripresa poi anche in epoca moderna con nuove forme. Roma possedeva anche un obelisco axumita, non egizio, l’obelisco di Axum, che è stato restituito all’Etiopia nel 2005.” (http://www.it.wikipedia.org)

Cosa dice www.romaspqr.it: “Sono davvero numerosi gli obelischi presenti nella città eterna. Essi variano da quelli alti e maestosi a quelli piccolini e semi sconosciuti. Per lo più essi provengono dapprima dall’Egitto; da dove gli antichi romani li trasportarono a bordo delle loro maestose navi fin al porto di Ostia, a volte dopo averli smontati e catalogati. Essi andarono ad ornare circhi e arene di tutta l’urbe, riempiendo d’orgoglio i suoi abitanti. Nessuna città al mondo poteva contare un numero simile di obelischi (e forse nemmeno oggi). Con la caduta dell’impero romano e le invasione barbariche, molti obelischi caddero in rovina. Di molte se ne persero le tracce. Finirono sepolti sotto la polvere dell’oblio. Altri crollarono per la mancata manutenzione. Ci volle l’avvento di diversi papi urbanisti, uno fra tutti papa Sisto V, a riproporre a Roma ed ai romani la bellezza degli obelischi man mano che essi venivano riscoperti o ritrovati. Gli obelischi non avevano solo una funzione ornamentale, ma servivano sia da centro geometrico a grandi piazze o semplici slarghi, sia ad indirizzare il pellegrino venuto da molto lontano. Un esempio chiaro lo abbiamo a Roma all’incrocio di via Quattro fontane con via XX settembre. Da li si è al centro dello sguardo di tre obelischi, quello di S. Maria Maggiore in piazza Esquilino, quello di piazza del Quirinale e quello di Trinità dei Monti. Molti di essi sono stati ripresentati sotto una veste tutta nuova, con abbellimenti particolari, su tutti un esempio classico, quello inglobato nella splendida fontana dei fiumi a p.zza Navona . Poi ce ne sono di piccoli e semi sconosciuti come il “Pulcin della Minerva” (altro capolavoro del Bernini) o come l’obelisco più piccolo di Roma che si trova nel parco di Villa Celimontana.”

Andiamo in cerca di questi obelischi, che sono un po dappertutto, sparsi nella Roma di tutti i tempi, ma soprattutto nella Roma degli imperatori, dei Papi, dei soldati della seconda guerra e dei politici del Fascio…

Obelisco Agonale

Piazza Navona

File:Rzym Fontanna Czterech Rzek.jpg

Imagem in Wikipedia: Piazza Navona – Fontana dei Quattro Fiumi – Obelisco Agonale

In http://www.romaspqr.it, troviamo la spiegazine sull’obelisco: ” E’ stato eretto in piazza Navona ad opera di Gianlorenzo Bernini per ordine di Papa Innocenzo X Pamphili. Prende il nome di Agonale perchè posizionato di fronte la chiesa di Sant’Agnese in Agone. Dalla parola greca “Agon” ovvero combattimento, riferito al circo di Domiziano di cui la piazza è quello che resta. Il monolite di granito è alto 16,53 metri (30,17 con il basamento, la sottoposta fontana e la colomba pamphiliana), connesso alla stupefacente Fontana dei quattro fiumi possiede dei geroglifici che furono fatti eseguire da Domiziano (81-96 d.C.). Originariamente questo obelisco si trovava nel circo di Romolo, figlio di Massenzio, sulla Via Appia”.

Obelisco Aureliano o Obelisco Pinciano

Obelisco Aureliano – in http://www.romaspqr.it

“Il Pincio (o colle Pinciano) a Roma si trova a nord del Quirinale, e guarda sul Campo Marzio. Diverse ville e giardini occupano il colle, compresa Villa Borghese. Da piazzale Napoleone I, in cima al colle, c’è un ampio panorama su piazza del Popolo e su quello che è oggi il rione Prati ed era, fino alla fine dell’800, i Prati di Castello.

“L’obelisco Aureliano, nel 1822 fu collocato in un viale del Pincio dall’ architetto Giuseppe Marini per volere di papa Pio VII. Detto anche Antinoo perchè fu dedicato da Adriano al suo giovane amico annegato (afogado) nel Nilo. Inizialmente fu collocato accanto al monumento funebre dello sfortunato giovane; venne poi eretto ad ornamento nella spina dell’Anfiteatro Castrense. La scritta in stile egizio è di mano romana. E’ alto 9,24 metri (17,26 con il basamento e la stella) ed è chiamato Aureliano perchè rinvenuto fuori Porta Maggiore, che era inclusa nelle Mura Aureliane, dalla quale venne trasportato nel giardino di Palazzo Barberini e in Vaticano senza mai ottenere una utilizzazione. E’ di imitazione e fatto portare a Roma dall’ Egitto dall’ imperatore Adriano.” (http://www.romaspqr.it)

Obelisco di Axum o Stela di Axum

Presso Circo Massimo

in Wikipedia – La Stela  a Roma

Secondo http://www.romaspqr.it: “L’obelisco che si stagliava in piazza di Porta Capena, vicina al Circo Massimo,  a Roma proveniva da Axum, città santa dell’antico impero etiopico. In pietra basaltica scura, a sezione rettangolare, è alto 24 metri pesa circa 150 tonnellate. Fu realizzato tra il primo e il quarto secolo dopo Cristo, probabilmente da artisti egizi al soldo del regno di Axum.

“La stela (pedra dedicatória a um deus, imperador ou defunto), rotta in tre tronconi, giaceva al suolo, come buona parte della cinquantina di obelischi della città santa etiope. In queste condizioni, almeno, la trovarono i soldati italiani che occuparono Axum alla fine del 1935. Non è chiaro chi ebbe l’idea di trasportare l’obelisco a Roma. Fatto sta che, sezionato in sei parti e trascinato da centinaia di soldati italiani ed eritrei durante un’odissea durata due mesi fino al porto di Massaua, quindi trasporto per nave fino a Napoli e con un convoglio speciale fino a Roma, fu collocato il 20 ottobre ’37 nella sua posizione vicino al Circo Massimo. Per assicurarne la tenuta, fu rinforzato internamente con cunei metallici. La superficie del monumento dovette essere restaurata in più punti. Negli scontri seguiti all’8 settembre ’43, l’obelisco fu colpito da raffiche dì armi automatiche e subì altri danni. Al presente, il suo principale nemico a Roma era l’inquinamento atmosferico.

“Nel 2004 l’obelisco è stato vergognosamente restituito all’Etiopia con le scuse dell’Italia per l’occupazione passata e in quanto prelevato come bottino (saque) di guerra. Tuttavia la questione non ci risultava cosi’ semplice, infatti come ha confermato il Duca Amedeo d’Aosta, il caso risultò chiuso gia’ agli inizi del ’69 quando la Farnesina lo inviò alla corte del re Hailé Selassié, il quale di fronte agli enormi costi relativi al trasporto, disse di considerarlo come un suo dono personale agli italiani. Da altre fonti alternative risulta che la Farnesina addirittura pagò l’equivalente stimato per il trasporto all’Etiopia, la quale al momento di riprendere il monumento, non avendo piu’ la somma concessagli, decise di lasciarlo all’Italia come dono della rinnovata amicizia. D’altra parte venne già restituita all’Etiopia, qualche anno fa, un’altra opera : Il Leone di Giuda, anch’esso portato in Italia assieme all’obelisco ed esposto per anni presso la stazione Termini. Ci sentiamo in dovere di chiederci, in questa ottica di restituzioni, quanti e quali tesori dovrebbero essere restituiti all’Italia trafugati (di nascosto) nel corso delle occupazioni storiche subite.

“Con molta probabilità la quasi totalita’ dei musei di mezza Europa si vedrebbero privare delle proprie opere migliori.”

Io, Prof.ssa Maria da Penha, non sono in grado di discutere se la devoluzione della Stela di Axum all’Etiopia è stata, o non, una cosa buona o male. Se domandiamo cosa pensano gli italiani avremo una risposta e se domandiamo, invece, agli etiopi sicuramente andranno in senso opposto.

Oggi l’obelisco è ritornato ad Axun, Etiopia, e posto insieme alle altre Stele, e secondo l’opinione di http://dgianni.blogspot.com.br  “finalmente rimontata da una Ditta italiana in un luogo idoneo scelto da archeologi. Tutto il macchinario necessario è stato trasportato dall’Italia, comprese le impalcature in tubi “Innocenti” forse mai viste in Etiopia. Chissà se un giorno si saprà il costo totale dell’intera operazione. Tra le righe dei vari articoli sui giornali appaiono cifre come 10.000.000,00 di euro. Forse qualcuno dirà che per questo tipo di interventi non si deve guardare ai costi…ma vi prego, raccontatelo pure al popolo Etiope, che lotta giornalmente contro la fame, la sete e le malattie”.

 

Obelisco di Dogali

Stazione Termine di Roma

Secondo http://www.romaspqr.it: “L’ ultimo obelisco dei tredici innalzati a Roma in età moderna arrivò  con l’Obelisco del Pantheon e quello della Minerva, proveniva da Eliopoli e ha avuto una sorte malinconica, fu trasformato in monumento funebre a ricordo dei caduti di Dogali. Di granito rosso, è alto 6,34 metri; fu eretto a Eliopoli da Ramsete II e, dopo la conquista dell’ Egitto, andò a ornare, insieme con altri, il tempio di Iside a Roma, da cui venne dissotterrato nel 1883 in via S. Ignazio, presso la tribuna di S. Maria sopra Minerva dall’ archeologo Lanciani. Nel gennaio del 1885 si consumava il disastro di Dogali in Etiopa (548 soldati italiani annientati) e due anni dopo l’ architetto Francesco Azzurri adattava l’obelisco, aggiungendovi edicole di stile cimiteriale, e lo innalzava davanti alla stazione Termini.
Nel 1925 il monumento è stato spostato da piazza dei Cinquecento e adesso sta, negletto (disprezzato), in un giardino di via delle Terme di Diocleziano.

Obelisco dell’Esquilino

Piazza Esquilino (Santa Maria Maggiore)

File:Maggiore-obelisk.jpg

L’Obelisco Esquilino (Piazza dell’Esquilino)  un monolito di granito, alto 14,75 metri (25,53 con il basamento e la croce), privo di geroglifici, che giaceva in pezzi accanto alle rovine del Mausoleo di Augusto (era sepolto nei pressi della chiesa di S. Rocco). Faceva coppia con quello oggi sul Quirinale ed è di imitazione (probabilmente essi vennero portati dall’ Egitto all’ epoca di Domiziano).

 Qui venne ritrovato nel 1527 insieme al gemello, e fu eretto nel  1587, per ordine di papa Sisto V e ad opera di Domenico Fontana, di fronte all’abside di Santa Maria Maggiore, a segnare il fuoco prospettico verso la basilica della nuova via Sistina voluta dal medesimo.

Obelisco Flamínio

Piazza del Popolo

Obelisco Flaminio – Piazza del Popolo
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Secondo http://www.romaspqr.it: “Quello di piazza del Popolo, conosciuto come obelisco Flaminio, dal nome dell’antica via Flaminia (che origina dal piazzale adiacente), è il secondo più antico di Roma. E’ alto 24 metri, ma con la base ne raggiunge più di 34.

“Il monumento proviene da Eliopoli, dove sorgeva davanti al Tempio del Sole ; i suoi geroglifici mostrano il nome del faraone Ramsete II e di suo figlio Mineptah (13º secolo a. C). Fù dedicato al Dio sole Rhà. Fu il primo obelisco portato a Roma come elemento decorativo per il Circo Massimo (350 anni dopo sarebbe stato affiancato dal Lateranense) nel 10 d. C., sotto il primo imperatore romano, Augusto, dopo la battaglia di Azio. Fu trasportato al centro di piazza del Popolo da Domenico Fontana, perfetto esecutore delle concezioni urbanistiche di Sisto V (1589).

“Sia questo obelisco sia quello di Piazza San Giovanni caddero, quando nel corso dei secoli il circo andò in disuso, e furono sepolti a causa dell’innalzamento del livello stradale. Furono scoperti alla fine del 16º secolo, scavando i resti del circo. Papa Sisto V li fece restaurare, e li innalzò nella loro sede attuale. Fu poi Leone XII a circondarlo con la gradinata, quattro leoni in stile egizio e vasche sottostanti.”

Obelisco Lateranense

San Giovanni in Laterano

Obelisco Lateranense – San Giovanni in Laterano
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

“L’obelisco più alto di Roma è quello in piazza S. Giovanni in Laterano, fra l’ingresso al transetto della basilica di S. Giovanni e il Palazzo del Laterano. Scolpito in granito rosso, misura 32.18 metri di altezza (45.70 metri con la base) e pesa 230 tonnellate.

“In origine sorgeva davanti al Tempio di Amone a Tebe (Karnak, in egiziano), dove lo fece realizzare il faraone Tutmosi III nel XV secolo a. C.

“Oltre 1.700 anni più tardi, nel 357 d. C., l’imperatore Constante II, figlio di Costantino il Grande, lo volge come decorazione per il Circo Massimo, il maggiore degli stadi cittadini destinati alle corse con le bighe; fece quindi costruire una nave speciale per il trasporto del monumento a Roma.

“Dalle rovine del circo Massimo Sisto V lo farà disseppellire (rimettere un’altra volta in uso) più di dodici secoli dopo per restaurarlo e collocarlo davanti al vecchio ingresso della basilica di San Giovanni in Laterano in sostituzione della statua equestre di Marco Aurelio, anticamente creduta di Costantino, trasferita in piazza del Campidoglio.

“Alla base, Domenico Fontana, architetto di Sisto V incaricato della sitemazione viaria di Roma, pose su tre gradini una fontana un tempo sormontata dalla statua del santo Evangelista.” (http://www.romaspqr.it)

Obelisco Macuteo

Obelisco del Pantheon – Piazza della Rotonda

Obelisco Macuteo – Piazza  Rotonda  –  del Pantheon
in http://www.bandb-rome.it

Questo “raggio di sole”, tra i più piccoli, prende il nome di Macuteo dalla piazza di San Macuteo in cui si trovava fin dai tempi di Paolo V. Fu Clemente XI a farlo porre sulla fontana che adorna piazza della Rotonda; proprio di fronte al Pantheon. E’ la copia pressochè (quasi) perfetta dell’obelisco Minerveo, in piazza della Minerva.

Fu sistemato nel 1711, sulla già esistente fontana del Pantheon,  dall’architetto Filippo Barigioni. L’obelisco egizio risale all’epoca di Ramsete II, portato a Roma da Domiziano e sistemato a decorazione dell’Iseo Campense, tempio dedicato ad Iside insieme a quelli della Minerva, di Dogali e di Boboli, quest’ultimo oggi a Firenze; ritrovato nel 1337 nei pressi della piazzetta di San Macuto. Alto 6,34 metri, con la croce sulla punta e il basamento della fontana arriva a 14,52 metri.

Obelisco di Marconi

Quartiere EUR

Obelisco dedicato a Guglielmo Marconi
in http://www.radiomarconi.com/marconi/obelisco

“Fra le migliorie all’arredo (decorazione) urbano in occasione dei Giochi Olimpici di Roma (1960) vi fu la realizzazione di un’alta guglia dedicata a uno dei più importanti inventori moderni italiani, Guglielmo Marconi. Arturo Dazzi viene incaricato dal Duce nel 1937 della realizzazione del Monumento a Guglielmo Marconi da erigersi nella Piazza Imperiale all’Esposizione Universale di Roma del 1942; Il Dazzi  progetta una stele alta quarantacinque metri decorata da novanta pannelli ad altorilievi. Nel 1959 questa struttura venne eretta nel centro del quartiere EUR (Esposizione Universale di Roma), all’estremità meridionale della città. La stele è di cemento armato, opera di Dazzi, eseguiti fra il 1937 e il 1959, i pannelli raffigurano le imprese di Marconi ed altre scene allegoriche sono di marmo bianco rivestito con 92 pannelli scultorei in marmo lunense.” (in http://www.radiomarconi.com)

Obelisco Matteiano

Obelisco di Villa Celimontana

Obelisco di Villa Celimontana o Obelisco Matteiano
in http://www.ilpatrimonioartistico.it

“Su un lato del Celio, uno dei leggendari sette colli sopra i quali Roma venne fondata, è Villa Celimontana, chiamata prima Villa Mattei (da cui il nome dell’obelisco) poi Godoi; questo parco pubblico una volta apparteneva alla famiglia Mattei, e conserva ancora un numero di reperti romani sparsi nei suoi giardini.

Qui si trova un piccolo obelisco egizio, su cui è scolpito il nome di Ramsete II (1279-1213 a. C.); proviene da Eliopoli. Inizialmente decorava un piccolo Tempio di Iside sul Campidoglio, ed era probabilmente un dono dell’imperatore Domiziano. Una leggenda diceva che dentro la palla dorata collocata sulla sua sommità erano conservate le ceneri di Augusto.

“Nel XVI secolo è stato abbattuto: non c’era posto per lui nella nuova piazza disegnata da Michelangelo sul Campidoglio. Il Senato Romano lo ha donato, nel 1582, a Ciriaco Mattei che lo ha sistemato nella sua villa sul Celio.

“Il tempo e l’incuria hanno portato ad essere alquanto pericolante al punto di richiedere un’impalcatura temporanea; sul fusto è il nome di Ramsete II (evidentemente un faraone il cui nome compariva spesso su questi obelischi).

“Questo monumento non è molto importante, se paragonato con alcuni di quelli già menzionati, ma la sua storia è legata ad un incidente grave occorso, nel 1820, con un operaio che ha perso la mano durante la cerimonia pubblica tenutasi il giorno che l’obelisco fu spostato nel presente sito.” (http://www.ilpatrimonioartistico.it)

Obelisco Minerveo

Santa Maria sopra Minerva

File:Minerveo obelisk and Santa Maria sopra Minerva 2010 2.jpg

Obelisco Minerveo – Santa Maria sopra Minerva
in commons.wikimedia.org/wiki/Category:Minerveo_obelisk

Nel sito www.romaspqr.it. abbiamo trovato: “Nel 1665, nel giardino di proprietà del convento domenicano annesso alla chiesa fu rinvenuto un piccolo obelisco lungo circa 5 metri e mezzo, con iscrizioni in geroglifico sui quattro lati. Si tratta del gemello di quello Macuteo, che con esso, a Roma, adornava il Tempio di Iside e Seraipide.

“Il papa Alessandro VII quindi decise di farlo erigere davanti alla chiesa stessa. Uno dei progetti elaborati per realizzare il basamento era di padre Domenico Paglia, un architetto appartenente allo stesso ordine domenicano: l’obelisco avrebbe dovuto poggiare su sei piccoli colli (gli stessi “montini” che apparivano nello stemma di famiglia dei Chigi, a cui Alessandro VII apparteneva), con un cane a ciascuno dei quattro angoli: il cane era il simbolo dei domenicani, i quali dal latino Dominicanes venivano anche chiamati Domini canes, cioè “i cani del Signore“, per sottolinearne la fedeltà. Ma il papa rifiuta il progetto, poiché quello a cui mirava era un simbolo della Divina Saggezza. Fu dunque interpellato il famoso architetto e scultore Gian Lorenzo Bernini, napoletano ma attivo a Roma, perché ideasse una base adatta. Dei molti disegni presentati, fu scelto l’elefante, a rappresentazione della forza: “…è necessaria una robusta mente per sorreggere una solida sapienza” dice l’iscrizione su uno dei lati della statua. In realtà Bernini si era ispirato alla Hypnerotomachia Poliphili (la battaglia d’amore in sogno di Polifilo) di Francesco Colonna, un romanzo allegorico del XV secolo molto conosciuto a quei tempi. La prima edizione della Hypnerotomachia era stata pubblicata a Venezia nel 1499 dal famoso tipografo-editore Aldo Manuzio. Nel romanzo, pieno di riferimenti simbolici, Polifilo incontra un elefante di pietra che trasporta un obelisco, e quanto Bernini sia stato ispirato dall’opera lo si può intuire confrontando il suo monumento con l’illustrazione tratta dalla prima edizione del testo. Nel suo progetto originale però l’animale non aveva alcun sostegno, e il peso dell’obelisco avrebbe gravato interamente sulle zampe dell’elefante. Ma padre Paglia (piuttosto invidioso per essere stata la sua idea scartata) obbiettò che in accordo con i canoni classici, che prevedevano che “niuno perpendicolo di pondo non debi sotto a sé habere aire overamente vacuo, perché essendo intervacuo non è solido né durabile” (cioè nessun peso perpendicolare avrebbe dovuto poggiare sul vuoto perché non sarebbe stato solido né durevole), citazione dello stesso Francesco Colonna, era necessario inserire un cubo di pietra sotto il ventre dell’elefante (come nell’illustrazione dalla Hypnerotomachia). Bernini si oppose fieramente a questa modifica, avendo oltretutto già realizzato altre opere nelle quali elementi pesanti gravavano su spazi vuoti (un esempio di ciò è la sua famosa Fontana dei Fiumi a piazza Navona), ma il papa decise lo stesso che il supporto venisse aggiunto. L’artista tentò anche di mascherare il rude cubo di pietra scolpendovi una gualdrappa, ma nonostante il tentativo la statua si mostrava in complesso molto appesantita. Per questa ragione, dopo il suo innalzamento nella piazza, la gente cominciò a chiamarla Porcino della Minerva; il nome cambiò in seguito a Pulcino forse per un semplice motivo fonetico: nel dialetto romano Pulcino (buffone mascherato o persona che cambia idea) è pronunciato Purcino (di porco), un suono molto simile al primo soprannome.

“E questa fu la vendetta di Bernini: nella versione definitiva (che poi fu realizzata dal suo allievo Ercole Ferrata nel 1667) disegnò l’elefante in modo che puntasse le terga (“deu as costas”) verso il convento domenicano, con la coda (cauda) leggermente spostata (movida), come a salutare padre Paglia e gli altri domenicani in modo alquanto (un po’)… osceno!”

La piccola vendetta di Bernini: l’elefante non guarda la chiesa, ma la gente che gli passa davanti. E la coda… L’edificio indietro è il famoso Pantheon: una costruzione romana di quasi duemila anni!

File:Pantheon chiesa, Roma fc01.jpg

Obelisco Minerveo – Piazza Santa Maria sopra MInerva – indietro il Pantheon
in http://commons.wikimedia.org/wiki/Autore: Fczarnowski

Obelisco Mussolini

Foro Italico

File:Mussolini Dux Column.jpg

Obelisco al Foro Italico di Roma dedicato a Benito Mussolini.
Sul corpo dello stesso si legge: Mussolini Dux (Mussolini il Duce).
Fotografia di Anthony Majanlahti

Roma e, credo, tutte le altre città italiane, sono veramente molto democratiche. Condividono spazio obelischi egiziani di granito rosso di Ramsete, di Tutmosi,  oppure copie, belle o brutte. Abbiamo già deto che Roma non è morta, non è un museo dove si può guardare il passato. I romani sono ancora lì, con le sue macchine, i suoi telefonini, facendo le spese, guardando le vetrine di Prada, Versace e Dolce & Gabanna. Hanno i suoi presidenti, i suoi primi ministri, la sua vita e la sua storia moderna. E nella storia moderna italiana ci sono personaggi indimenticabili come alcuni papi, qualche giocatore di calcio, Marconi e anche Mussolini. Questi due hanno i suoi omaggi in forma di obelischi – immensi colonne scolpite in cemento e marmo bianco per ricordare eternamente la sua memoria. Buona o cattiva memoria… Chi siamo noi per giudicare le cose altrui?

Troviamo nel sito http://www.romaspqr.it: “Nel 1932 un obelisco venne eretto davanti al Foro Italico, il vasto complesso sportivo sorto (erguido) alla base di Monte Mario durante gli anni del fascismo. La grandiosità di questa struttura, il cui viale principale è completamente rivestito di mosaici in bianco e nero, si ispirava alle architetture della Roma imperiale (il foro), sebbene le sue componenti quali gli edifici, gli stadi, i monumenti, fossero disegnati seguendo uno stile squadrato e piuttosto essenziale, tipico di quegli anni. Il complesso venne originariamente chiamato col nome del dittatore, Foro Mussolini, donde l’iscrizione Mussolini Dux incisa a grandi lettere sul fusto dell’obelisco bianco. Misura 17.5 metri, ma le sue dimensioni sono quasi raddoppiate dall’alta base e dalla piccola porzione sommitale; la credenza popolare che quest’ultima fosse d’oro si rivelò falsa subito dopo la caduta del Duce.”

Ma andiamo via. Ci mancano ancora sei obelischi romani, seguendo l’ordine alfabetico proposto da Roma SPQR. Il prossimo  sarà:

Obelisco Quirinale

Piazza del Quirinale

Obelisco Quirinale – Piazza del Quirinale
Fotografia di Maria da Penha Freitas

“Chiamato anche obelisco di Monte Cavallo. Qui sorgeva l’antico tempio di epoca regia dedicato al Dio Quirino (Romolo). E’ in granito rosso ed è pressochè il gemello dell’Esquilino.

“Misura 14,63 metri (28,94 con il basamento e la croce), venne trasportato ed eretto dall’ architetto Antinori per volere di Pio VI nel 1786; proviene dal Mausoleo di Augusto dove faceva coppia con quello oggi sull’ Esquilino e dove era stato collocato probabilmente all’ epoca di Domiziano.” (http://www.romaspqr.it)

Quanto alla fontana, troviamo: “La fontana di piazza del Quirinale è detta dei Dioscuri perché due gigantesche statue dei Dioscuri con i cavalli si trovano qui sin dal 1588 quando Domenico Fontana per volere di papa Sisto V Peretti (1585-1590) progettò la sua unica fontana pubblica ponendo davanti alle statue una vasca ottagonale al centro della quale su un balaustro sorreggeva un catino.

“Fu papa Pio VI Braschi (1755-1799) a far trasportare in piazza del Quirinale l’obelisco rinvenuto al Campo Marzio: il trasporto fu opera complessa, portata a termine nel 1786. L’attuale fontana di piazza del Quirinale risale però al 1818 quando Pio VII Chiaramonti (1800-1823) fece sostituire la precedente fontana, di cui si è persa traccia, con la splendida conca di granito sorretta da un balaustro e innalzantesi su un grande bacino circolare.” (http://www.thais.it)

Ricordiamo che davanti all’Obelisco c’è il Palazzo Quirinale, residenza ufficiale del presidente della Repubblica Italiana.

Obelisco Sallustiano 

Trinità dei Monti

Trinità dei Monti – Obelisco Sallustiano – Piazza di Spagna
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

“Deve il suo nome al fatto che adornava il circo che si trovava agli orti Sallustiani. Circo chiamato anche Apollinare poichè dedicato ai giochi in onore di Apollo. Ora è proprio davanti alla chiesa di Trinità dei Monti. Di granito rosso, misura 13,91 metri (30,45 con il basamento, il giglio e la croce).

“Rimasto per secoli interrato nella Villa Ludovisi e dopo esser stato portato da Clemente XII in piazza San Giovanni (dove però non venne alzato), venne qui trasportato ed eretto dall’ architetto Antinori per volere di Pio VI nel 1789. Proviene dagli Orti Sallustiani, dove era stato collocato in epoca imperiale imprecisata; è di imitazione, compresi i geroglifici.” (http://www.romaspqr.it)

Trinità dei Monti – Obelisco Sallustiano e Piazza di Spagna
Fotografia di Maria da Penha Freitas

È sempre molto gradevole visitare la Piazza di Spagna. In quel giorno, l’anno scorso l’ho trovata piena di gente: turisti in giri con o senza le sue guide turistiche e italiani in manifestazione di protesta. Chissà un sciopero: in Italia ci sono tanti… Noi, i turisti, con pochi euro in tasca non possiamo restarci, il viaggio è caro e generalmente… corto. Vogliamo  scattare delle belle foto e c’è già la nostra guida chiamando: Signora, Signore… E le nostre foto diventano così: con la folla  e quasi senza il paesaggio. Dov’è la Fontana?

Però questo è il vero viaggio… Trovarci in mezzo alla gente e non guardando il paesaggio vuoto.

Obelisco Solare

Piazza di Montecitorio

File:801RomaMontecitorio.JPG

Obelisco Solare – Piazza del Montecitorio
in http://commons.wikimedia.org – Autore: Geobia

“Un altro obelisco egizio è quello di piazza di Montecitorio, davanti al palazzo del Parlamento. Anche questo proviene da Eliopoli, risalente al tardo 6º secolo a. C.; fra i suoi geroglifici è menzionato il faraone Psammetico II, da cui il nome attribuito al monumento.

“L’imperatore Augusto lo fece portare qui, collocandolo nel Campo Marzio (Campo di Marte), un’area destinata agli esercizi ginnici (ginnastica) e agli sport, corrispondente all’area compresa tra il Pantheon, il Campidoglio e il Tevere; qui l’obelisco era usato come un’enorme gnomone (aste per indicare le ore) per la meridiana.

“Durante il medioevo cadde, e fu sepolto.

“Papa Sisto V ne avviò gli scavi, ma l’obelisco venne innalzato nuovamente nel suo attuale sito non prima del 1792 da Pio VI. In quella occasione gli venne aggiunto alla sommità un globo bronzeo forato nel centro: così, grazie al raggio di luce che passando per il foro raggiungeva le varie tacche sul pavimento della piazza, avrebbe nuovamente agito da meridiana. Il nuovo congegno, però, mostrò di non funzionare bene.

“L’obelisco misura 21.79 metri (33.97 metri con la base e il globo).” (http://www.romaspqr.it)

Obelisco Vaticano

Piazza San Pietro

Obelisco Vaticano – Piazza San Pietro
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Abbiamo già parlato di una delle più celebri e belle piazze romane: Piazza San Pietro. Appartiene alla Città del Vaticano, di cui parleremo qualche giorno perché merita un capitolo suo nel nostro blog.

Secondo Pier Francesco Listri (Edizioni Musei Vaticani – Ats Italia Editrice) la “Piazza San Pietro, centro millenario della cristianità, ricco di suggestione artistica e religiosa, ma anche smisurato spazio armoniosamente aperto sotto il cielo, è una ellisse perfetta, larga duecentoquaranta metri, cinta dal maestoso Colonnato del Bernini: costituito da ben duecentottantaquattro colonne doriche , su quattro file, e sormontato da centoquaranta statue di Santi e Martiri. Due grandiose fontane, una del Maderno e l’altra del Bernini stanno ai lati, mentre al centro sorge il grande Obelisco egiziano qui collocato nel 1586, sulla cui cima è custodita una reliquia della Croce.”

È vero? `vero che quest’obelisco è l’unico rimasto sempre in piede. Andiamo a conoscerlo!

Piazza San Pietro vista dalla Cupola
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Questa è una fotografia famosa della Piazza. La troviamo un po’ dappertutto – internet, in libri su Roma, in materiali didatici ecc. Anch’io ho fatto la mia: e per questo sono salita 537 gradini che portano alla cupola di San Pietro. Quando sono arrivata avevo le gambe stanche, però trovare quest’immagine,  mi ha fatto “mozzare il fiato” (perder o fôlego). Ho preso la mia vecchia Yashica e ho scattato questa meraviglia: tutta la piazza, con il colonnato, che ci riceve con un’abbraccio, le due fontane e l’obelisco al centro.

“Di origine egiziana, è privo di geroglifici e proviene, secondo Plinio, dalla città di Eliopoli; prima venne sistemato nel Forum Iulii di Alessandria d’Egitto ed in seguito fu portato a Roma da Caligola nel 37, e collocato sulla spina del Circo di Nerone. Rimase in questa posizione anche dopo che il circo cadde in disuso, occupato da una necropoli. Si ritrovò poi a fianco dell’antica basilica di San Pietro. Infatti è l’unico obelisco antico di Roma che non sia mai caduto.

“Fu spostato e rialzato per volere di papa Sisto V nell’estate del 1586 sotto la direzione dell’architetto Domenico Fontana che impiegò grandi mezzi e quattro mesi per compiere l’opera: fu il primo degli obelischi ad essere rialzato in epoca moderna. Nelle operazioni di innalzamento svoltesi il 10 settembre del 1586 vi fu il famoso grido di un certo marinaio Domenico Bresca: “Acqua alle funi!” al fine di evitare lo spezzamento delle corde che stavano pericolosamente per cedere sotto il gran peso dell’obelisco.

“Nell’occasione dello spostamento il globo che svettava sulla vetta (sommità) venne trasferito ai Musei Capitolini. Secondo la leggenda nel globo da cui era sormontato erano contenute le ceneri di Cesare; dal riferimento cesareo all’aquila imperiale romana deriva il termine aguglia, inizialmente usato solo per gli obelischi, e oggi trasformato in guglia.

“La concessione di una indulgenza perpetua di dieci anni ed altrettante quarantene a chi, di fronte all’obelisco, venerasse la Croce di Cristo recitandovi un Pater ed un Ave, fece presumere che Sisto V avesse collocato nella gran croce di bronzo posta sull’obelisco una particella della Vera Croce il 26 settembre 1586, seppure in occasione del restauro della croce, non si trovò reliquia alcuna. Tuttavia il 12 aprile 1740 vi fu posta e presa da un reliquiario della basilica di San Pietro, già di quella di Santa Croce in Gerusalemme.” (it.wikipedia.org)

Per saperne di più vi consiglio il blog di Fabrizio Falconi dove potete trovare delle informazioni più precise, risultato di una buona ricerca:

http://fabriziofalconi.blogspot.com.br/2012/04/gli-obelischi-di-roma-3-obelisco.html

Obelisco di Villa Medici

http://forum.intrage.it

Nella attuale Accademia di Francia – antica Villa Medici – c’è un’obelisco né originale  né molto grande che riceve nella nostra classificazione il nome generale di Obelisco di Villa Medici. È soltanto una copia di quello che c’era una volta nello stesso giardino.

Secondo il sito che studiamo – http://www.romaspqr.it si può leggere: “Questa guglia una volta si trovava nei giardini di Villa Medici, la sede dell’Accademia Francese di Roma in cima al colle Pincio. La splendida villa prese le forme attuali sotto il cardinal Ferdinando dei Medici (tardo XVI secolo), il quale era un appassionato d’arte antica, e la cui collezione comprendeva diversi reperti archeologici, tra i quali l’obelisco. Dopo la sua morte, gli eredi lasciarono che la villa cadesse in uno stato di incuria, tanto che finì per essere acquistata dal governo francese. I pezzi antichi della collezione furono trasferiti, e fra questi l’obelisco, che nel 1790 venne portato a Firenze, dov’è tutt’ora. Nel XIX secolo venne realizzata una copia della guglia, che si vede oggi, in sostituzione dell’originale.”

Obelischi di Villa Torlonia

Le fotografie e il testo che seguono gli ho travati nel sito  http://www.angolohermes.com. Ecco il primo:

E il suo gemello…

“Villa Torlonia divenne parco pubblico nel 1977, ma sorse ai primi dell’Ottocento come proprietà dei Torlonia, ricca famiglia di banchieri il cui patrimonio oscurò quello di tutti i nobili romani. Ristrutturata più volte, tra la metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, è caratterizzata da tredici edifici che simulano ambienti misteriosi e fiabeschi non tipici di Roma (…), con le stanze dipinte a finto muro e a falso tavolato, diventata poi la curiosa Casa delle Civette. Fece epoca nel 1842 l’erezione dei due OBELISCHI in granito di Baveno, costruiti ad imitazione degli Egizi, trasportati a Roma dal lago Maggiore per via d’acqua sul bastimento Fortunato; per fiume fino alle foci del Po, per mare con il periplo della penisola, fino a risalire il corso dell’Aniene. Dal Teverone alla Villa fu un trasporto via terra durato 8 giorni, finché il 4 Giugno ed il 26 Luglio vennero innalzati alla presenza del papa Gregorio XVI e del re Luigi I di Baviera, in una grandiosa festa aperta al pubblico, tra fuochi d’artificio, mortaretti, musica e grandi bevute.” (http://www.angolohermes.com)

Per finire questo “post” leggiamo le parole di Pier Francesco Listri (op. cit.): ” Più di ogni città del mondo Roma è il luogo più ricco di obelischi, molti di origine egiziana. Questi enormi moniliti, nudi o ricchi di geroglifici, costituiscono punti di convergenza spaziale al centro di grandi piazze, ma sono anche simboli del sole e dell’immortalità.”

Ecco l’elenco degli  antichi Obelischi di Roma.

1 – Obelisco Campense o Solare in Piazza Montecitorio

2 – Obelisco del Quirinale

3 – Obelisco della Minerva in Piazza della Minerva

4 – Obelisco Agonale o Pamphilius in Piazza Navona

5 – Obelisco Dogali alla Stazione Termini

6 – Obelisco Flaminio in Piazza del Popolo

7 – Obelisco Lateranense in Piazza San Giovanni in Laterano

8 – Obelisco Liberiano all’Esquilino

9 – Obelisco Macuteo in Piazza della Rotonda

10 – Obelisco Aureliano o di Antinoo alla Passaggiata del Pincio

11 – Obelisco Matteiano a Villa Celimontana

12 – Obelisco Sallustiano a Trinità dei Monti

13 – Obelisco Vaticano

Secondo l’altezza, ecco le dimenzioni di dodici di questi tredici:

in http://www.ilpatrimonioartistico.it

(in questo quadretto manca l’Obelisco di Dogali presso Stazione Termine)

Secondo Wikipedia, di questi otto sono portati a Roma direttamente dai Tempi egizi: il Lateranense, il Vaticano, il Flaminio, il Solare, il Macuteo, il Minerveo, il Dogali e il Matteiano. Cinque di età romana, costruiti secondo il modello egiziano: l’Agonale, il Quirinale, l’Esquilino, il Sallustiano e il Pinciano. Si dice che Roma è la città dei tredici obelischi.

Gli altri sono di età moderna. La Stela di Axun, portata dall’Etiopia, è già ritornata al suo paese.

Voi potete approfondire la materia sugli obelischi sull’internet dove ci sono tantissimi siti e “blog” con un’infinità d’informazioni e fotografie.

Però, una cosa vi consiglio di buon cuore:

_ Andate a Roma! Ci andate per guardare a occhi aperti tutti i tesori sparsi nei musei, nelle chiese, nelle strade, nelle piazze e negli angoli della città. Sono più o meno tremila anni di storia, di cultura e d’arte. Andate a trovarle e buon viaggio!

Arrivederci, amici miei.

Ci vediamo presto.

Abbraccio

Penha

2 Respostas to “GLI OBELISCHI DI ROMA”

  1. suely aparecida schraner agosto 4, 2012 às 1:09 pm #

    Il suo racconto è una cronaca vera della vita quotidiana. Congratulazioni! Anche se non ho letto tutto, è stato possibile imparare molto. Torno a leggere più tardi. Ancora una volta, sei stata grande. Grazie per aver condiviso la tua esperienza e conoscenza.

    • coseditalia agosto 4, 2012 às 10:10 pm #

      Grazie tanti, amica. Sei bravissima.!
      Tutta la mia tenerezza.

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