ARCHI DI ROMA

10 ago

Arco di Costantino
Fotografia di Maria da Penha Freitas

QUANDO L’IMPERATORE CELEBRAVA I SUOI TRIONFI

Siete già restato lontano da casa a fare e a vincere la guerra? A scoprire il mondo fuori?  A comandare un esercito di migliaia di uomini che tante volte vi desiderano uccidere?

Se perdeste la guerra, perdereste l’onore e senza l’onore non ritornereste a casa…

Se diventaste eroi con i vostri successi, come sareste ricevuti?

Sicuramente coperti di gloria, onori e feste!

Io, quando viaggio, ritorno sempre con le valigie pesanti di libri e molta nostalgia. Qualche volta la famiglia mi riceve con una piccola festa, con abbracci e baci pieni di tenerezza…

Ma non ho mai trovato un Arco di Trionfo mi aspettando, o essendo costruito in mio onore, per passare in giù, mentre la folla  sventola i fazzoletti…

Certo: sono soltanto una professoressa in pensione.

Tito, Settimio Severo e Costantino: erano imperatori romani!

Secondo Leonardo B. Dal Maso, in Roma dei Cesari – Bonecchi Edizioni: “È generalmente ritenuto che l’arco trionfale sia una creazione romana. Bisogna rilevare che gli archi trionfali furono eretti in funzione ed in armonia dell’aspetto urbanistico, inserendosi quale elemento integrante di esso. Spesso furono eretti a cavallo di una strada (arco di Tito sulla sommità della via Sacra), o in funzione di ingressi a zone monumentali (arco di Traiano all’ingresso del foro omonimo). A volte furono anche costruiti quali sostegni di statue. (…)

“Dai cataloghi regionari, sappiamo dell’esistenza di 36 archi trionfali; anche se la maggior parte di essi è andata distrutta, tuttavia quelli rimasti sono più che sufficienti per darci modo di valutare l’importanza estetica ed architettonica di qusto elemento urbanistico, simbolo dell’arte e della storia stessa di Roma.”

Incontriamo in Wikipedia (it.wikipedia.org): “Oltre ai tre archi trionfali tuttora in piedi a Roma (arco di Tito, arco di Settimio Severo, arco di Costantino) e all’arco di Giano al Velabro (mentre il cosiddetto “arco degli Argentari” è in realtà una porta architravata), abbiamo notizie della presenza di numerosi altri archi, scomparsi o meno conosciuti. Secondo i Cataloghi regionari erano ben 36.”

I primi archi trionfali

La Wikipedia italiana dice che “i primi archi trionfali furono edificati, come attestano le fonti antiche, in epoca repubblicana: nel 196 a. C. Lucio Stertinio, con il bottino delle proprie vittoriose campagne in Spagna Ulteriore fece costruire due archi (fornici) nel Foro Boario, davanti i templi della Fortuna e della Mater Matuta e uno al Circo Massimo, decorandoli con statue dorate.

“Nel 190 a. C. Publio Cornelio Scipione, l’Africano fece costruire un altro arco (fornicem) sulla via che saliva al Campidoglio, decorato con sette statue dorate e due statue equestri ponendovi davanti bacini in marmo.

“Ancora nel 121 a. C. Quinto Fabio Massimo fece costruire un altro arco trionfale sulla via Sacra, chiamato “Fornix Fabianus”, che esisteva ai tempi di Marco Tullio Cicerone. Di nessuno di questi archi restano tracce.”

Degli archi di Pompeo, di Ottavio, di Augusto, di Druso, di Lentulo e Crispino, di Dolabella e Silano, di Germanico, di Tiberio, di Claudio, di Nerone, di Tito (il suo secondo arco presso Circo Massimo), di Domiziano, di Traiano, di Lucio Vero, di Marco Aurelio, di Gordiano, di Gallieno, di Portogallo, di Diocleziano e Massimiano (Arcus Novus), di Graziano, Valentiano e Teodosio, di Arcadio, Onorio e Teodosio ne restano nulla o soltanto frammenti che si trovano nei Musei o nelle collezioni particolari dei ricchi e famosi di tutti i tempi. Molti di quelli archi registrati nella storia furono distrutti per il tempo, gli incendi, per l’odio feroce del popolo o per ordine dei papi che volevano costruire una Roma per sé con altri (o gli stessi?) simboli di potere e trionfo.

Ancora in it.Wikipedia.org troviamo qualche fotografia che ci rimette a quelli vecchi archi romani distrutti dal tempo:

File:CapitelloDoricoDecoratoRomaArcoParticoAugusto.JPG

Roma – Capitello Dorico Decorato – Arco Partico Augusto
in it.wikipedia.org

File:Celio - arco di Druso 1979.JPG

Roma – Celio – Arco di Druso 
Autore: Lalupa (it.wikipedia.org)

File:RomaClivusScauri.JPG

Roma, mura serviane, porta Celimontana (arco di Dolabella e Silano) all’imbocco del Clivus Scauri sul Celio
Autore: MM (it.wikipedia.org)

File:NERONE-RIC I 393-2580351 ARCHTRIUMPH.jpg

Monete di NERONE-RIC I  –  ARCHTRIUMPH
Autore: CNG  – Classical Numismatic Group, detentore del copyright su quest’opera   (it.wikipedia.org)

File:Arco Gallieno e chiesa di san Vito.JPG

Arco Gallieno e chiesa di San Vito
Autore: Lalupa (it.wikipedia.org)

Sono ancora in piedi

L’Arco di Tito

Arco di Tito – Via Sacra
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

I primi giorni di agosto 2000 – Anno Santo ≈ Giubileo Cattolico.Tutte le Porte Sante delle Basiliche papali erano già aperte.

Noi, i turisti entravamo e uscivamo di tutte le chiese, di tutti i fori, di tutti i monumenti… Passavamo sotto gli archi romani come nuovi soldati profittando il trionfo dell’imperatore. Per noi l’Arco di Tito era come un’altra porta santa e dovevamo compiere il rituale di passare in giù per entrare nel cuore della Roma Imperiale –  il Foro Romano. O uscire per ritrovare la Roma di oggi.

Arco di Tito – Via Sacra
in Roma dei Cesari – Bonechi Edizioni

Con la parola: Dal Maso: “L’arco di Tito, monumentale ingresso al Foro Romano fu eretto per celebrare il trionfo dell’Imperatore sulla Giudea conquistata (70 d. C.). La bellissima iscrizione dedicatoria sull’attico ne data la costruzione al tempo di Domiziano (81-96 d. C.), dopo la morte di Tito che vi è chiamato divo (titolo conferito dal Senato solo agli imperatori che avevano ben meritato in vita). L’arco, per la sua semplicità, la nobiltà delle proporzioni e la decorazione scultorea è un bellissimo esempio di sobrietà ed equilibrio”.

Interno dell’Arco di Tito – Processione trionfale – trasporto del bottino di guerra
Autore: http://www.archeoroma.com

Continua Del Maso: “_ I rilievi nell’interno del fornice, rappresentano le due parti culminanti della processione trionfale; da un lato sono raffigurati i soldati che portano le spoglie del Tempio di Gerusalemme, il candelabro dei sette bracci, le trombe d’argento ed inoltre la tavola per il pane e due tavolette, dove dovevano comparire i nomi delle città conquistate nella Giudea.

“La processione sta per passare sotto un arco che appare soltanto a metà, in quanto l’altra parte era dipinta. Va infatti ricordato che il rilievo era policromo. Nell’altro rilievo si ammira la quadriga dell’Imperatore, mentre attorno ad essa si accalcano i legionari; la Dea Vittoria è in atto di coronare l’Imperatore e la Dea Roma in abito di amazzone conduce i cavalli per la briglia (freno).

Arco di Tito – la Processione trionfale dell’Imperatore
Autore: http://www.archeoroma.com

“Anche se giunti a noi in un deplorevole stato di mutilazione, i rilievi dell’arco di Tito sono considerati come la più alta espressione dello stile illusionistico nella scultura romana.

“La diversa profondità del rilievo, i contrasti di luce e di ombra, danno l’impressione che le figure si muovano in modo reale; e questo effetto, doveva risultare maggiore con la policromia e da doratura.”

interno dell’Arco – Tito trasportato in cielo da un’aquila 
 (riferimento alla divinizzazione degli imperatori dopo la morte)
Autore: http://www.archeoroma.com

Arco di Tito
Autore: http://www.archeoroma.com

L’iscrizione originale dell’epoca recita:

“il Senato e il Popolo Romano (dedicarono) al Divo Tito Vespasiano figlio del Divo Vespasiano”


L'Arco di Settimio Severo

Arco di Settimio Severo – Foro Romano
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Ritorniamo a Dal Maso: “Fu costruito da Settimio Severo nel 203 d. C. e dedicato anche ai figli Caracalla e Geta; in seguito il nome di Geta verrà cancellato da Caracalla (damnatio memoriae). L’Arco fu eretto da Severo a commemorazione dei primi dieci anni del suo impero e per ricordare le vittorie riportate sui Parti, sugli Arabi e sui popoli della Mesopotamia (193-199 d. C.)

“L’arco è a tre fornice e le colonne sono staccate dalle sue pareti; originariamente, sotto la volta non passava la strada ma vi erano dei gradini. Sull’attico, sopra la grande iscrizione, vi erano statue di barbari. Alla bellezza delle proporzioni architettoniche, che fecero di quest’arco un modello, nuoce la sovrabbondanza della decorazione scultorea, che raffigura scene delle campagne militari dell’Imperatore in Oriente e l’omaggio dei popoli sottomessi.”

L’Arco di Settimio Severo
in http://www.romasegreta.it

File:Arco di settimio severo, rilievi arco 02.JPG

Arco di Settimio Severo, rilievi arco 02.JPG
Autore Sailko – in it.wikipedia.org.

File:Arco di settimio severo iscrizione.JPG

Arco di Settimio Severo – iscrizione
Autore: Sailko – in it.wikipedia.org

File:Arco di settimio severo, pannello 03.JPG

Arco di Settimio Severo – pannello 03.JPG
Autore: Sailko – in it.wikipedia.org

Arco di Settimio Severo
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2004

Guardate il piccolo film dove potete trovare una ampia veduta dell’Arco e del Foro Romano:

http://www.italyguides.it/it/roma/monumenti/antica_roma/arco_di_settimio_severo.htm

L’Arco di Costantino

Arco di Costantino – verso il Palatino
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000 fatta dal Colosseo

Nel 1998 sono andata a Roma per la prima volta, era inverno, prima settimana di gennaio: freddo, giorni  grigi, alberi nudi…

Nel 2000, sono ritornata, era estate, prima settimana di agosto: caldo, giorni blu, gli alberi pieni de fogli verde e vivi…

Ci sono stata una volta in più, nel 2004, era già autunno, terza settimana di ottobre: temperatura mite, un po’ freddo, cielo azzurro, i fogli piano piano perdendo i colori e cadendo degli alberi…

2011, l’anno scorso ci sono ritornata, nei primi giorni di primavera, un po’ freddo, i fiori già sbocciando in colori e profumi.

Allora, ho visto Roma sotto il cielo blu e il cielo grigio. In giorni caldi d’estate e giorni freddi d’inverno. In giorni di fogli sventolando per le strade e giorni che si coprivano di fiori.

Sono stata sempre fortunata, in tutte le mie giornate a Roma non è mai piovuto.

Nella Città eterna, tante volte, mi sono messa davanti l’Arco di Costantino a pensare nella gloria e nella caduta degli imperi e degli uomini. L’Arco di Costantino e il Colosseo, suo vicino, mi fascinano abbastanza. Mi pare che il Colosseo sia il monumento dell’apice dell’Impero romano, l’Arco, altrimenti, è il principio della fine.

Secondo Pier Francesco Listri (Roma e il Vaticano – Edizioni Musei Vaticani) “l’arco a scopo trionfale e celebrativo è uno dei doni che la romanità antica ha regalato all’architettura. Roma ne è ricca. Il più maestoso, il meglio conservato e il più tardo è l’Arco di Costantino, vicino al Colosseo, inaugurato nel 315 (316?) d. C. per celebrare le vittorie dell’imperatore su Massenzio (sul Ponte Milvio – 312 d. C.). Del cristianissimo imperatore non c’è però molto: nessun segno cristiano, per esempio, e soprattutto molto più fitta (causa dor) è la presenza, nei rilievi, di quest’arco, dell’imperatore Marco Aurelio (161-180), combattente e filosofo, che non dello stesso Costantino.

“Cioè perché gli artisti tardoromani, di stile duro ed espressionista, ricorsero al curioso sistema di applicare a quest’arco fregi (faixas ornamentais) e statue che provenivano da monumenti assai più antichi, perfino fregi che celebrano la vittoria di Traiano sui Daci. Decorato sul fronte nord e su quello sud, l’Arco porta sette tondi, di due metri di diametro, tratti anch’essi da un preesistente Arco di Adriano; le statue di otto prigioneri daci furono prese dal Foro Traiano.”

Leonardo Dal Maso viene a dare la sua opinione: “Del tipo architettonico di quello di Settimio Severo, è tuttavia superiore. Infatti le proporzioni sono armonicamente studiate; la ripartizione dell’attico, con la parte centrale riservata all’iscrizione onoraria, e la distribuzione delle numerose e varie parti decorative, non producono il senso di affollamento che si nota sull’arco di Settimio Severo. Molti degli elementi decorativi provengono da monumenti anteriori: gli otto medaglioni sopra i passaggi minori dell’arco sono del tempo di Adriano; di Marco Aurelio sono gli otto rilievi sull’attico nei lati lunghi. Di Traiano le figure dei barbari sugli architravi delle colonne ed i rilievi nei lati stretti dell’attico e nelle pareti del fornice principale. I lunghi e stretti fregi sono dell’epoca di Costantino e rappresentano la battaglia di Ponte Milvio, l’assedio di Verona o Susa e la processione trionfale dell’Imperatore con doni al popolo. Vi sono inoltre rappresentazioni della Luna e del Sole.

“I rilievi costantiniani sono resi in forma schematica, come un ammasso (cúmulo) di figure inanimate; la figura dell’Imperatore non ha la dignitosa maestà di Marco Aurelio o di Traiano, ed è distinguibile dalle altre, solo per la sua maggior dimensione.

“L’arco di Costantino si presta a confronti molto interessanti ed immediati per quanto concerne il rilievo storico: nella grande diversità tra le sculture più antiche e quelle del IV secolo dobbiamo vedere, più che una decadenza dell’arte figurativa, il nascere di una nuova arte, intimamente legata a una nuova concezioni della vita”

(in Roma dei Cesari, DAL MASO, Leonardo B., Bonechi Edizioni, Firenze, 1993)

Arco di Costantino Roma.jpg
Autore: Foto scattata e caricata dall’utente Micettonero. (in it.wikipedia.org)

Guardiamo bene quello che ci ha detto Dal Maso.  Non è, soltanto, il cambiamento de una forma d’arte, ma il cambiamento di un mondo e tutto quello che rappresentava. Nel IV secolo d. C. l’Impero romano si divide in due parti diverse tra loro: Roma e Costantinopla non sono esattamente capitali gemelle, non sono neppure sorelle. Il 476 sarà l’anno in cui Odoacre (generale germanico) depose l’ultimo imperatore romano d’Occidente, Romolo Augusto.

File:476eur.jpg

La divisione dell’Impero Romano
it.wikipedia.org

Comincerà dopo Costantino un nuovo mondo. Il Cristianesimo anzi vittima delle più crudeli persecuzioni diventerà gradualmente la religione dell’imperatore (“In hoc signo vinces”) e più tarde la religione ufficiale dell’Impero Romano.

Vediamo quello che dice Wikipedia sul questo punto: “l’adesione pubblica di Costantino al cristianesimo fu un processo graduale, condizionato probabilmente anche dall’opportunità politica, e non una transizione istantanea, come emergerebbe dai racconti storici” e di molte leggende cattoliche.

File:Dream of Constantine Milvius BnF MS Gr510 fol440.jpg

Sogno di Costantino – Ponte Milvius
Biblothèque Nationale de France (it.wikipedia.org)

File:Stanze Vaticane - Raffaello - Apparizione della croce.jpg

Stanze Vaticane – Raffaello – Apparizione della croce
it.wikipedia.org

Questa sarà un’altra storia e ne abbiamo, più tardi, tempo de studiare.

Ritorniamo al nostro proposito.

L’Arco di Costantino è a Roma in una posizione molto privilegiata: tra il Palatino, le rovine del Foro Romano, cuore della città dei Cesari e il Colosseo. È cammino obbligatorio dei turisti che visitano il centro storico e che a volte non vedono i particolari dell’opera perché oggi il monumento ha una protezione, un traliccio di ferro, inttorno che non permette l’accesso al pubblico. Guardate questo particolare:

Ashby. Particolare di uno dei rilievi dell’arco. XIX sec.
in http://www.imagoromae.com

L’Arco di Giano

Nello stesso sito (www.romanoimpero.com) abbiamo trovato il testo che ci parla di questa reliquia del passato:

“Giano era un antico Dio latino, detto Ianuus, che regnava con la Dea Ianua, da cui deriva la Dea Iuno, cioè Giunone. Il mese di gennaio era dedicato al Dio, colui che apriva il nuovo anno e chiudeva il vecchio, insomma la fine e il principio. Pur non essendosi trovata una sua statua in loco, la tradizione attribuisce la dedicatio al Dio Giano, ma in realtà le quattro porte erano dette i 4 giani, o ianui, per cui è possibile che il nome indicasse semplicemente le 4 porte.

“L’Arco quadrifronte, comunemente detto di Giano, e quindi non dedicato all’imperatore, perchè non si tratta di un arco di trionfo, risale al IV secolo d. C., poggia su 4 piloni ed ha 4 facciate. Sulle chiavi di volta dei 4 archi vi sono scolpite le figure della Dea Roma e di Giunone, ambedue sedute, e di Cerere e di Minerva in piedi.

“Le Dee sedute sono quelle più importanti, perchè essere seduti significa stare sul trono, infatti Giove è in trono. Quindi la Dea Roma e la Dea Giunone erano le Dee più importanti di Roma, si capisce bene il perchè, e di Giunone perchè era Regina Deorum, la regina degli Dei. Minerva poi era la Dea delle battaglie, e Cerere la Dea delle messi e dei campi, come dire l’abbondanza difesa dalla spada.

L’Arco di Giano
in http://www.romanoimpero.com

“La denominazione dell’arco deriva dal termine latino ianus, la porta, il passaggio, (…), costruito al tempo di Costanzo II, ed eretto al centro di un importante incrocio al margine del Foro Boario vicino agli antichi moli. Il monumento sorgeva su un ramo della Cloaca Massima, e serviva da riparo e da ritrovo di contrattazione ai commercianti del Foro Boario, luogo ideale per concludere gli affari all’ombra in luogo noto e famoso, come si facesse convegno a un foro o a una fiera. Il foro Boario era infatti il luogo delle fiere del bestiame, lo dice anche il nome, e accanto aveva anche il Vicus Argentari, la sede dei banchieri che effettuavano i cambi di moneta o all’occorrenza i prestiti. Unico arco a quattro piloni di Roma, eccetto un altro arco di Giano nel Foro di Nerva, che fu poi abbattuto.

“(…) L’arco è costruito in travertino e marmo bianco, con 4 robusti pilastri che sorreggono una volta a crociera, mentre all’esterno una duplice fila di nicchie, oggi vuote, ma ornate da semicolonne, dovevano accogliere altrettante statue. Alcune parti sono di riutilizzo ed altre non finite, come 4 delle 12 nicchie rimaste sbozzate. Gran parte dei fregi sono stati asportati, come parte della grandiosa iscrizione dedicatoria del IV secolo, posta sopra la vicina chiesa di San Giorgio al Velabro.

“In età medievale la famiglia Frangipane ne fece la base di una torre fortificata, chiudendo i fornici e abbattendo il coronamento, forse costituito da un tronco di cono o da una piramide.

“Fu restaurato e riportato nella sua forma originale nel 1827, e l’attico che lo sormontava, come si vede nelle antiche stampe, fu demolito perché medievale.

“Comunque la sua integrazione nella torre fu un bene, altrimenti sarebbe stato demolito o depredato come tutti i monumenti antichi ad opera dei Papi, cosa di cui si dolse moltissimo Raffaello come risulta da una sua lettera al Papa Leone X.

“Nella lettera si lamenta che la scomparsa (perda, morte) dell’arte classica non fosse dovuta solo ai fattori che avevano determinato la caduta dell’Impero romano: la Fortuna o le invasioni barbariche, ma soprattutto l’incuria e l’ignoranza degli uomini del Medioevo, che, insensibili a tanta grandezza, ne fecero scempio, smantellando i monumenti per farne materiale da costruzione e addirittura calcificando le statue.

“Papa Sisto V Peretti infatti, avrebbe voluto, come è scritto negli archivi vaticani, l’abbattimento di questo Arco, per farne la guglia con i marmi di San Giovanni in Laterano, e avrebbe voluto darne incarico al Fontana che secondo il Papa poteva liberamente distruggere i monumentii della Roma Pagana per le nuove fabbriche cristiane, come fu in uso dal medioevo fino al XIX secolo.

“Fortunatamente il Fontana non lo distrusse anche se non sappiamo perchè.”

Fortunatamente…

L’Arco di Giano al tempo di Costanzo II
in http://www.romanoimpero.com

La Storia ha perso tante cose.

Dove sono le statue? Dov’è il marmo che lo copriva? E l’attico originale, perché si è perduto?

Non solo il tempo, ma anche gli uomini, la sua mentalità  – a volte piccola, le lotte tra il vecchio e il nuovo, il bisogno eccessivo di potere hanno tutti contribuito alla distruzione di secoli di lavoro e d’arte.

E le nostre città? Tokio, New York, San Paolo? Che resterà di tutto che costruiamo ad ogni costo?

Che costruiamo al costo delle guerre, della fame, delle malattie, della povertà in tutto il mondo?

Della stessa forma come hanno fatto gli imperatori, i papi, i re, i generali, i governi antichi o moderni: rovine forse, esattamente come quelle della Caput mundi.

Perdonate la mia malinconia, quasi un umor nero, freddo e secco. Non pensavo di finire il nostro “post” così, un po’ triste…

Ma… Mettiamo da parte le malinconie e pensiamo ad un futuro più allegro, più giusto dove troveremo le risposte e soluzioni ai nostri brutti guai di ieri e di oggi.

E quando andate in Italia, cercate i suoi monumenti: quelli che sono ancora in piedi e anche quelli che il tempo ha rovinato e fatto cadere per terra.

E non dimenticate di scattare molte fotografie, come ho fatto con il “mio” Arco di Costantino: in tutte le stagioni dell’anno.

Un giorno chissà vi faccio vedere.

Baci a tutti voi, amici miei.

Buona giornata!

Penha

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