IL FORO ROMANO

16 ago

Il Foro Romano – in primo piano Tempio di Vespasiano e Tempio di Saturno
Fotografia di Maria da Penha Freitas

“_ Soldati, dall’alto di queste piramidi, quaranta secoli vi contemplano” (traduzione libera della professoressa) ha detto Napoleone ai suoi soldati davanti le piramidi egizie, prima di cominiciare un’altra guerra…

Oggi, guardando le rovine del Foro Romano possiamo ripetere, anche noi, le parole di Napoleone:

“_ Italiani e gente di tutto il mondo, dell’alto di queste colonne, miracolosamente in piedi, più di ventitrè secoli ci contemplano!”

Non sono quaranta, però vintetrè secoli sono già abbastanza e ci contemplano la storia, la lingua, la filosofia, la politica, l’arte, la cultura, il diritto, la letteratura, l’architettura, la scienza, la tecnologia e tutto quel che chiamiamo, senza dimenticare la Grecia, la nostra eredità occidentale.

“Mentre i miracoli del mondo antico cadevano uno dopo l’altro, le Piramidi dell’Egitto continuavano a resistere al tempo: sono nati dall’ambizione di vivere per sempre” (www.egittopercaso.net).

Però l’unica città che vivrà per sempre sarà Roma: Città Eterna.

E quel che resta dei fori di Roma rappresenta un po’ tutto che siamo diventati noi… Da romani a italiani, portoghesi, francesi, spagnoli…

Ma…Se oggi guardiamo soltanto le rovine, domandiamo: Come è nato il maggior centro urbanistico della storia classica?

Come Roma diviene “Caput mundi?

Con armi, soldati, ingegneria e pietre…

Pier Francesco Listri ci viene in soccorso: “Siamo nel cuore della Roma antica. Qui fra il Palatino, il Campidoglio, prosciugati i terreni paludosi, Roma costruì il suo Foro, il luogo cioè dove si svolgeva tutta l’attività politica, religiosa e mercantile di una città che a poco e poco conquistò l’intero occidente.

“Non è facile muoversi fra queste rovine piantate fra l’erba: ocorre un piccolo sforzo di fantasia e un po’ di conoscenza antica: allora dieci secoli di storia – dal VI secolo a. C. all’età bizantina – si fanno eloquenti attraverso i monumenti, dall’arcaico cippo (colonna, pilastro) della Lapis Niger (Pietra Nera) fino alla colonna di Foca – ultimo monumento che conclude la storia del Foro – costruita nel 607 d. C., in onore dell’imperatore bizantino Foca, quando ormai Roma aveva perduto il suo splendore” (Roma e il Vaticano – Edizioni Musei Vaticani – Ats).

Vediamo come sarebbe stata questa Roma imperiale con i suoi tempi, palazzi, terme, aquedotti, il Circo Massimo, l’Anfiteatro Flavio, le sue strade e le sue case, dove abitarono, all’epoca della nascita di Cristo, più di un milione di persone:

Roma nell’età di Costantino – Ricostruzione di I. Gismondi (particolare)
Museo della Civiltà Romana (Roma dei Cesari – Bonechi Edizioni)

Secondo Leonardo B. Dal Maso, “Con la realizzazione della “Cloaca Massima” avvenuta sotto la dinastia etrusca dei Tarquini, gli ultimi re di Roma, la valle palulosa che si estendeva fra il Campidoglio, il Palatino e le pendici dell’Esquilino, fu bonificata e divenne il luogo d’incontro fra gli abitanti residenti sulle colline circostanti. Da quel momento la piccola valle divenne la piazza (il foro), il fulcro politico-religioso e commerciale di Roma: il Foro Romano.

“Processioni, processi, pompe trionfali, comizi, elezioni vi ebbero luogo: fu l’unico centro pulsante della Roma repubblicana. Spetta a Cesare, ad Augusto e Tiberio, di avergli dato, in gran parte, il suo aspetto monumentale. A chi oggi ne contempla le rovine per la prima volta, riesce difficile valutare la sua importanza: tuttavia in questa piazza, fra questi ruderi di basiliche e di templi, di colonne onorarie e di archi trionfali, uomini dai nomi di Silla, Catone, Cicerone, Cesare, Augusto, Tiberio e tanti altri, discussero e decisero il destino di Roma. Da questa piazza, ebbe inizio la grande avventura dei romani, l’avventura della nostra civiltà.” (in Roma dei Cesari – Bonechi Edizioni).

Il Rostro

Eccoci davanti ai Rostri. Da qui l’imperatore  parlava al popolo e gli oratori gli suggerivano quali magistrati eleggere. Nel passato di Roma…

File:Romaantiga8ic9.jpg

I Rostri – Disegno di Constant Moyaux (già dominio pubblico)
in it.wikipedia.org

E oggi…

File:Rostra foro romano.JPG

Rostra Foro Romano
Autore: Sailko – in it.wikipedia.org

La Curia

“Poco distante è la Curia, sede del Senato e massimo centro politico di Roma antica. Pare fosse costruita per la prima volta da Tullio Ostilio. Poi fu rifatta (ricostruita)  nel 52 a. C. (dopo essere stata dannegiata da un incendio), ma una nuova fu inaugurata nel 29 a. C. da Augusto. Quella che oggi vediamo è l’ultima riscostruzione fatta da Diocleziano nel 303 d. C.” (Pier Francesco Listri  – op. cit.)

Curia Iulia – Sede del Senato romano
Autore: Longbow4u – in it.wikipedia.org

Qui, dentro la  Curia, è ucciso Giulio Cesare da quei che erano insoddisfatti con la sua politica e potere. La storia ha registrato le sue ultime e famose parole: “Tu quoque, Brute, fili mi!” (in latino, “Anche tu Bruto, figlio mio!”)

Per sapere un po’ più sulla Curia, guardiamo questo piccolo filmato:

http://www.youtube.com/watch?v=0V_bqByaeIs

La Basilica

“Se la Curia era il massimo centro politico, la Basilica era il luogo dove si amministrava la giustizia. Era costituita da una grande aula rettangolare con un portico ai lati. Una delle più antiche, di cui si conservano i resti fu la Basilica Emilia, fondata nel 179 a. C dal censore Emilio Lepido.

Si affaccia sulla Via Sacra, era lussuosamente decorata, ma fu nel Medioevo devastata dai barbari. Gli scavi hanno permesso di ritrovare un fregio marmoreo di grande interesse per capire le origini di Roma. Anche la Basilica Julia, costruita da Cesare, è quasi completamente distrutta.” (Pier Francesco Listri)

Foro Romano – a destra rovine della Basilica Giulia
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

“L’ultima basilica, quella di Massenzio, è costruita con tre navate ed ha, come elementi portanti, non più dei colonnati ma dei giganteschi muri.”

File:Rome, Forum Romanum, Basilica of Maxentius.jpg

Basilica di Massenzio
Alexander Z. – in it.wikipedia.org

Per conoscere come era la Basilica di Massenzio andate al sito:

http://www.youtube.com/watch?v=QQ7CoNR5t9o

I Tempi

Dopo la Curia e la Basilica, il tempio era l’edificio più importante del Foro. In questo paesaggio, oggi in rovine, c’erano il Tempio di Saturno; il Tempio di Vesta; il Tempio dei Dioscuri (i mitici fratelli Castore e Polluce); il Tempio della Concordia, il Tempio di Antonino e Faustina; il Tempio del Divo Romolo; il Tempio di Venere; il Tempio del Divo Cesare; il Tempio di Vespasiano.

C’era probabilmente un tempio dedicato alle dodici maggiori divinità dell’Olimpo, dalle quali si incontrano le vestigia di un portico colonnato, chiamato Portico degli Dei Consenti, chissà una versione romana del Pantheon greco.

Nella prossima immagine, trovata in internet, possiamo riconoscere i resti del passato che le nuove divinità medievali  hanno buttato via… Guardate quante cupole sotto il cielo di Roma. Tutte esse simboleggiano la forza che ha distrutto  il passato e ha eretto il nuovo viso di Roma: la nuova Chiesa con i suoi nuovi tempi.

Hanno lasciato all’indietro le rovine degli imperatori come un’avvertenza: ci sarà sempre un poter maggior e più forte…

Foro Romano
in it.wikipedia.org

 

Tempio di Saturno

Troviamo nel sito www.archeoroma.com: “Situato a fianco del Portico degli dei Consenti e costeggiato dalla salita che dal Foro Romano porta al colle del Campidoglio, si può vedere il colonnato del Tempio dedicato a Saturno.Secondo la tradizione venne iniziata la costruzione verso la fine del periodo regio; il tempio venne completato nel 498/497 a.C. circa, all’inizio della Repubblica, e in seguito ricostruito nel 42 a.C con il bottino della guerra di Siria. Il podio, rivestito di travertino, molto probabilmente appartiene a quest’ultimo restauro, mentre le otto colonne di granito grigio del pronao con capitelli ionici in marmo bianco, l’architrave e il frontone sono formati in larga parte da materiali reimpiegati e appartengono a un restauro conseguente all’incendio del 283 d.C. (come si legge nell’iscrizione presente sull’architrave).

“Davanti alla facciata era situato un avancorpo (oggi quasi completamente distrutto) avente all’interno un ambiente molto ampio, che molto probabilmente era destinato a sede dell’Aerarium, il tesoro pubblico dello Stato; di questa struttura rimane solamente la soglia della porta che era rivolta verso il Foro prima dell’inizio del podio del tempio.”

Secondo il sito http://www.antika.it: “Sulla parete posta ad est rispetto alla pedana è possibile notare la presenza di numerose fessure, disposte in modo molto ordinato, che indicano l’antica presenza di una lastra a forma rettangolare che aveva il compito di sostenere i documenti ufficiali che venivano esposti al pubblico. Ogni 17 dicembre, inoltre, giorno dedicato al Tempio di Saturno, era tradizione festeggiare, con scatenata libertà, i Saturnali ovvero i festeggiamenti di fine anno.

Tempio di Saturno
in romanoimpero.com

Tempio di Antonino e Faustina

“L’edificio, facilmente identificato grazie all’iscrizione dedicatoria che sta sull’architrave, fu dedicato nel 141 d. C. anzitutto a Faustina, moglie di Antonino Pio, morta e divinizzata in quello stesso anno e, successivamente, allo stesso imperatore dopo la morte avvenuta nel 160 d. C. L’edificio è su un alto podio in blocchi di peperino, preceduto da una scalinata, ricostruita in mattoni da un restauro moderno. Al centro della scalinata era un altare per i riti religiosi compiuti esternamente, alla presenza del popolo. La fronte dell’edificio mostra sei colonne di marmo cipollino alte 17 metri con capitelli di ordine corinzio in marmo bianco. La cella interna unica è pure costruita in blocchi di peperino, il tutto rivestito di lastre di marmo, come appare chiaro dalle numerose tracce di grappe sulla stessa parete. Le scanalature oblique visibile nella parte alta delle colonne, sono la traccia di un fallito tentativo di far crollare il tutto mediante il tiro con le corde o con le catene, per permettere il recupero ed il riutilizzo dei materiali stessi. A partire dal VII secolo l’edificio venne riconvertito in chiesa cristiana dedicata a San Lorenzo detto in Miranda, di cui rimane la seicentesca facciata sul Foro.” (www.romaspqr.it)

 

Tempio di Antonino e Faustina – oggi Chiesa di San Lorenzo in Miranda
in Roma e il Vaticano – Edizioni Musei Vaticani

Tempio di Vesta

“Il tempio più elegante del Foro è una costruzione circolare, circondata originariamente da un anello di 20 colonne scanalate e fu eretto nel IV secolo d. C., nello stesso punto dove sorgeva un tempio molto più antico. Quello odierno è dovuto ad una ristrutturazione del 1930. Il Tempio di Vesta era il sostituto del focolare domestico più importante, quello della casa del re; alle figlie del re, originariamente incaricate di sorvegliarlo, si sostituì un gruppo di sacerdotesse, le Vestali, l’unico sacerdozio femminile di Roma. Esse, in numero di sei, erano incaricate della sorveglianza del fuoco e di altri riti, tutti strettamente connessi con la generalizzazione del culto domestico. Tratte in giovane età (tra i 6 e i 10 anni) da famiglie patrizie, le Vestali dovevano restare nel sacerdozio per un periodo di 30 anni, conservando la verginità. La pena che attendeva la vestale che veniva meno a questa regola era la morte: essa veniva in tal caso seppellita viva (il sangue della vestale non poteva essere versato). In cambio, la vestale godeva di grandi privilegi, come ad esempio non essere più soggetta alla potestà del padre e godeva di mezzi finanziari e di prestigio immensi. Nel suo aspetto attuale l’edificio corrisponde all’ultimo restauro, eseguito dalla moglie di Settimio Severo, Giulia Domna, dopo l’incendio del 191 d. C. Esso è costituito da un podio in opera cementizia rivestito di marmo, al quale si addossavano le basi che sostenevano la peristasi delle colonne corinzie. Il fuoco sacro era acceso all’interno della cella mentre il tetto conico doveva essere aperto per permettere la fuoriuscita del fumo. Le Vestali dovevano custodire anche il Palladio, la statua sacra della dea Atena Pallade.” (www.romaspqr.it)

Manteniamo acceso il fuoco sacro… Accendiamo candele e torce ai santi, ai morti, ai soldati, ripetendo l’antico gesto delle vestali romane.

Foro Romano – Tempio di Vesta
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Guardate anche questo filmato:

http://www.youtube.com/watch?v=AtJlr-NFAAc&feature=fvwrel

Tempio dei Dioscuri o

Tempio di Castore e Polluce

“Su un alto podio sorgono le tre colonne corinzie superstiti del tempio dei Dioscuri, ovvero dei due gemelli divini Castore e Polluce. La leggenda narra che, nel corso della battaglia presso il lago Regillo (499 a. C.), che opponeva i Romani ai Latini, alleati di Tarquinio il Superbo nel tentativo di riconquistare Roma, apparvero due misteriosi cavalieri, che guidarono i Romani alla vittoria. Subito dopo, gli stessi cavalieri furono visti abbeverare i cavalli alla Fonte di Giuturna e annunciarono in città la vittoria, per scomparire subito dopo. Il popolo riconobbe in essi i Dioscuri: il dittatore Aulo Postumio Albino fece voto di erigere un tempio in loro onore, che fu dedicato da suo figlio nel 484 a. C. Il tempio fu restaurato da L. Cecilio Metello Dalmatico nel 117 a. C. e poi ancora da Verre. Un ultimo restauro si ebbe dopo l’incendio del 12 a. C. ad opera di Tiberio: il nuovo edificio fu dedicato nel 6 d. C. Ad esso appartengono i resti monumentali ancora visibili. Sappiamo inoltre che nel tempio aveva sede l’ufficio dei pesi e delle misure e che vi erano negozi di banchieri: è probabile che questi debbano essere identificati nelle stanzette che si aprono sul podio, tra colonna e colonna.” (www.romaspqr.it)

Foro Romano – a destra  le tre colonne del Tempio dei Dioscuri
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Tempio di Vespasiano

“L’edificio sorgeva ai piedi del Campidoglio e di fronte al Tabularium. Fu dedicato al Divo Vespasiano, dopo la sua morte nel 79 d. C., e, a causa del protrarsi dei lavori, anche al Divo Tito, dopo la morte nell’81 d. C. La struttura attuale è quella ricostruita in età severiana con una fila di sei colonne corinzie sulla fronte (rimangono le tre colonne d’angolo) e un’unica cella di cui restano poche tracce dell’alzato e del basamento della statua dell’imperatore.” (www.romaspqr.it)

Foro Romano – Tempio di Saturno e Tempio di Vespasiano  – veduta dal Campidoglio
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Tempio di Romolo

“Il tempietto circolare, interamente costruito in mattoni, coperto a cupola e preceduto da una facciata accentuatamente concava nella quale si aprono quattro nicchie destinate ad altrettante statue è il cosiddetto Tempio di Romolo, ma sappiamo con precisione che questi non è dedicato né al famoso fondatore di Roma né tantomeno a quel Romolo figlio di Massenzio. L’ipotesi più probabile è che si tratti del Tempio dei Penati. Il portale è fiancheggiato da due colonne di porfido, con capitelli di marmo bianco, che sostengono una cornice, anch’essa di marmo bianco, riccamente intagliata. La porta in bronzo è quella originale. Ai lati del corpo centrale, preceduto ognuno da due colonne di cipollino su alti plinti, si aprono due profondi ambienti terminanti ad abside, comunicanti con l’edificio centrale. Nel VI secolo l’ambiente rettangolare che aderisce al lato posteriore della rotonda fu trasformato in chiesa e dedicata ai SS.Cosma e Damiano; in questa occasione fu aperto un passaggio fra i due edifici, originariamente del tutto indipendenti. Nel 1632, la porta di bronzo e le colonnine di porfido furono riadoperate in una nuova porta, a nord, che sostituì l’antica; solo alla fine del XIX secolo esse tornarono nel loro luogo di origine. Si noti come l’edificio, che sorgeva sul livello più alto della strada, mostri oggi le fondazioni allo scoperto in seguito agli scavi dell’800 che riportarono alla luce il livello più antico, quello augusteo.

Interno di SS Cosma e Damiano (antico Tempio di Romolo)
Fotografia di Maria da Penha Freitas

“La Chiesa dei SS. Cosma e Damiano si deve a papa Felice IV (per cui fu detta anche Basilica beati Felicis) che la ricavò (527) nel cosiddetto Templum Sacrae Urbis, ora riconosciuto come ambiente della Bibliotheca Pacis; fu rinnovata nel 1632 su disegno di L. Arrigucci e di frà Michele. Per un lungo corridoio, già parte del chiostro francescano e decorato da affreschi di F.Allegrini, si passa nell’interno, a una navata, che corrisponde alla cella dell’edificio pagano. Bel soffitto del 1632, con stemmi di Urbano VIII a forte rilievo. Nell’abside, mosaici del VI secolo: sull’arco trionfale, l’Agnello pasquale fra i sette candelabri, angeli e simboli degli evangelisti; nel catino, Gesù fra i Santi Pietro, Paolo, Cosma e Damiano e Felice IV che presenta il modello della chiesa. Il mosaico fu ridotto nel rinnovamento del 1632 e restaurato nel 1660; la figura del papa è quasi del tutto rifatta (refeita).” (www.romaspqr.it)

Tempio di Romolo
in http://www.romaspqr.it

Tempio di Venere

“Il tempio di Venere e Roma (templum Veneris et Romae) era il più grande tempio conosciuto dell’antica Roma. Situato nella parte orientale del Foro romano occupa tutto lo spazio tra la basilica di Massenzio e il Colosseo. Era dedicato alle dee Venus Felix (Venere portatrice di buona sorte) e Roma Aeterna.

“Precedentemente si trovava in questo sito l’atrio della Domus Aurea di Nerone, dove era collocato il colosso dell’imperatore, un’enorme statua bronzea alta 35 metri più la base. Quando Adriano decise la costruzione del tempio, procedette a ridedicare la statua al dio Sole e la fece spostare, con l’aiuto di ventiquattro elefanti. I saggi archeologici al di sotto del tempio hanno trovato i resti di una ricca casa di età repubblicana.

“L’architetto del tempio fu lo stesso imperatore Adriano. La costruzione, iniziata nel 121, fu inaugurata ufficialmente da Adriano nel 135 e finita nel 141 sotto Antonino Pio. L’opera venne aspramente criticata dall’architetto imperiale Apollodoro di Damasco, che pagò con la vita la sua audacia. (…)

“Danneggiato dal fuoco nel 307, fu restaurato dall’imperatore Massenzio. Un ulteriore restauro fu eseguito sotto Eugenio, un effimero usurpatore (392-394) contro Teodosio I, la cui politica mirava alla restaurazione dei culti pagani.

“Nel IX secolo un terremoto distrusse il tempio.

“Le colonne che vediamo oggi, furono dissotterrate e allineate secondo la posizione originaria, per intervento personale di Benito Mussolini,[senza fonte] nel corso dei lavori per aprire la via dei Fori Imperiali.” (www.it.wikipedia.org)

Tempio di Venere
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Tempio di Venere –  a destra il Colosseo (idealizzato)
in http://www.industriadelturismo.com

Oggi, nel Foro Romano, guardiamo soltanto rovine, pietre sparse, colonne solitarie, resti di tempi,  resti di case. Resti della storia che ci raccontano i libri, le fotografie oppure l’internet.

Oltre le rovine dove si siedono turisti stanchi, con un gelato in mano, sono rimaste nella cultura neolatina, cristiana, le stesse parole della politica imperiale romana con un significato, ora, adeguato al nuovo potere.

Basilica: di edificio pubblico romano con grandi sale e corridoi per adunanze (riunioni) giudiziarie e politiche, comizi, letture, ecc. a chiesa derivante da concessione apostolica o da consuetudine immemorabile, con annessi privilegi liturgici: la basilica di  San Pietro, di Santa Maria Maggiore, ecc. (in Lo Zingarelli 2005 – CD rom).

Curia: nel diritto romano, ripartizione territoriale e amministrativa della tribù. Luogo di riunione del senato e delle assemblee municipali. Assemblea nel suo insieme e oggi, complesso dei dicasteri (congregazione) di cui si vale il Papa, in via ordinaria, per trattare gli affari che riguardano la Chiesa: Curia vescovile, diocesana, organo ausiliario del vescovo nel governo della diocesi che lo coadiuva nelle sue mansioni (incarichi) amministrative, disciplinari e contenziose (in Lo Zingarelli 2005 – CD rom).

Davanti tanta distruzione, però, è molto difficile chiudere gli occhi e immaginare come sarebbe il Foro Romano con tutta la sua gloria e splendore. Oggi abbiamo tecnologia che fa per noi lo sforzo di immaginazione e ci dà un’idea ampia di quel mondo e di quella gente. Guardate il filmato:

http://www.youtube.com/watch?v=gWiB0qu5WD8&feature=relmfu

Come sempre vi dico, quando andate a Roma, cari amici, non dimenticate che la storia di quelle vie, colonne e pietre, di quel resto di palazzi e tempi è la nostra storia vera e, probabilmente, non saremmo quel che siamo oggi senza la storia cominciata dai nostri antenati ventitrè secoli fa…

Per finire vi ringrazio, amici, le vostre letture e comprensione. Aspetto i vostri commenti sempre gentili e opportuni. E perché mai non sentire una canzone su Roma? “Quanto sei bella Roma” e “Roma Capoccia” di Antonello Venditti.

http://www.youtube.com/watch?v=btnT4eb3SQ8

Quanto sei bella Roma

(nel parlato romano)

Quanto sei bella Roma, quanto sei bella Roma a prima sera,
er Tevere te serve, er Tevere te serve da cintura.
San Pietro e er Campidojo da lettiera.
Quanto sei bella Roma, quanto sei bella Roma a prima sera.

Gira se la voi gira’, canta se la voi canta’.
Trastevere da quanno, Trastevere da quanno t’ho lasciato,
c’avevo in petto er core, c’avevo in petto er core e l’ho perduto.
Dimmelo bello si l’hai ritrovato,
Trastevere da quanno, Trastevere da quanno t’ho lasciato.

Gira se la voi gira’, canta se la voi canta’.
De qua e de la dar fiume, de qua e de la dar fiume c’e’ ‘na stella,
e tu non poi guardalla, e tu non poi guardalla tanto brilla.
E questa e’ Roma mia, Roma mia bella,
de qua e de la dar fiume, de qua e de la dar fiume c’e’ ‘na stella.

Gira se la voi gira’, canta se la voi canta’.
Bella casetta mia, bella casetta mia trasteverina,
te gira intorno er fiume, te gira intorno er fiume e te incorona,
e tutta ‘n’arberata te se inchina,
bella casetta mia, bella casetta mia trasteverina.

Gira se la voi gira’, canta se la voi canta’.
Roma che la piu’ bella, Roma che la piu’ bella sei der monno,
io penso sto’ stornello, io penso sto’ stornello e te lo manno.

Tu me parli d’amore io t’arrisponno,
Roma che la piu’ bella, Roma che la piu’ bella sei der monno.
Gira se la voi gira’, canta se la voi canta’.

(in http://www.romaspqr.it)

Ritornemo presto con altri riassunti.

Arrivederci fra una settimana.

Un abbraccio.

Penha

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