I PONTI SUL TEVERE

5 out

Ponte Cestio o Ponte San Bartolomeo
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Cari amici,

oggi vi invito a camminare con me lungo il Tevere, il fiume dei romani.

Prendete le vostre camere fotografiche, mettete delle scarpe comode; approfittiamo che c’è sole e fa caldo e andiamo via…

Possiamo fare un gioco di bambini: contare quanti ponti ci sono sul Tevere.

Allora dobbiamo sapere da dove partire, così possiamo scegliere qual sarà, per noi, il primo ponte.

Avete ragione.

Da dove partire?

Possiamo partire dal Lungotevere Flaminio, a piedi o in bici:

Possiamo, se non vogliamo camminare, prendere un battello e navigare sul Tevere:

In questo caso, il primo ponte sarà  quel dell’imbarcadero. C’è uno nel

1 – Ponte Duca d’Aosta

Ponte Duca d’Aosta
in http://www.romaspqr.it

“Il viaggio comincia al Ponte Duca d’Aosta, il capolinea nord dei Battelli di Roma. Il ponte del 1939 collega il Foro Italico (detto Foro di Mussolini),  al quartiere Flaminio e Della Vittoria ed è lungo 222 metri e largo 21, con una arcata principale (lunga 100 metri) e due minori di cemento armato.

A nord si scorge il vecchio e glorioso Ponte Milvio detto Ponte Molle per la sua elasticità alle piene del Tevere. Vecchio perchè è uno dei più antichi ponti di Roma (109 a.C.) e glorioso perchè aveva il ruolo di sbarrare il passaggio degli invasori, ultimi i francesi nel 1849 quando i garibaldini fecero saltare una parte dell’arco e della pavimentazione per ritardarne l’entrata a Roma. È lungo 132 metri e largo 15 con 6 arcate in muratura.

“A sud troviamo il Lungotevere Flaminio, ancora meta di pescatori di fiume.”

(In http://www.tesoridiroma.net)

Chi  preferisce il battello: eccolo che s’avvicina!
All’imbarcadero!

L’imbarco di Ponte Duca d’Aosta
Fotografia di Stefano Solegemello in
http://digilander.libero.it/78mangu/RomaSole/tevere.html

Viaggio in battello sul Tevere
Fotografia di Stefano Solegemello in
http://digilander.libero.it/78mangu/RomaSole/tevere.html

Intitolato a Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, Duca d’Aosta,  il ponte è stato progettato dall’architetto Vincenzo Fasolo; la sua costruzione ebbe inizio nel 1939 e venne poi inaugurato nel 1942. Alle due estremità sono poste due coppie di piloni, con le facciate decorate con altorilievi raffiguranti scene di guerra sui fiumi Isonzo, Tagliamento, Sile ed Adige, dello scultore toscano Vico Consorti.” (www.it.wikipedia.org)

Però sappiamo che il Ponte Duca d’Aosta non è il primo ponte a collegare le rive del Tevere. Per questo dobbiamo tornare al Nord per conoscere gli altri ponti, alcuni molto più antichi… 

2 – Ponte Milvio (al Nord)

Questo è un ponte famoso per la storia romana. Scenario di molte bataglie, “la prima menzione del ponte risale al 207 a.C., in relazione al ritorno dalla battaglia del Metauro nel corso della seconda guerra punica. Il ponte doveva essere a quest’epoca ancora in legno e la sua costruzione deve essere attribuita ad un Molvius (appartenente alla gens Molvia, attestata dalle fonti).

“Nel 110-109 a.C. il censore Marco Emilio Scauro ricostruì il ponte in muratura.

“Quattrocento anni dopo, nel 312, nelle campagne gravitanti verso il ponte, ebbe luogo la battaglia tra Costantino I e Massenzio nota come battaglia di Ponte Milvio o battaglia di Saxa Rubra; qui, secondo la leggenda, Costantino ebbe la visione della Croce recante la scritta: “In hoc signo vinces” che lo incoraggiò alla battaglia, e alla seguente integrazione dei cristiani nell’impero. Del ponte romano restano le tre arcate centrali. Il ponte è stato danneggiato molte volte dalle vicende belliche medioevali  (…) 

“Nel 1429 si ebbero i primi restauri sotto papa Martino V e i lavori furono affidati a Francesco di Gennazzano. Nel 1458 furono eliminate delle parti in legno e fu demolita la fortificazione medioevale.

Nel 1805 sotto papa Pio VII altri lavori di restauro furono affidati a Giuseppe Valadier: questi ricostruì le arcate alle estremità, che erano state sostituite da ponti levatoi in legno ed edificò all’imbocco settentrionale una torre in stile neoclassico.

File:Ponte Milvio.JPG

La Torre Valadier in Ponte Milvio
in http://www.it.wikipedia.org

“Il ponte fu fatto saltare da Garibaldi nel 1849 per ostacolare l’avanzata delle truppe francesi e fu restaurato sotto papa Pio IX nel 1850. In questa occasione vi fu aggiunta una statua dell’Immacolata, opera dello scultore Domenico Pigiani, mentre già ne esisteva una di San Giovanni Nepomuceno. Un gruppo raffigurante il Battesimo di Gesù collocato all’imbocco sud, è stato ora spostato nell’atrio del Museo di Roma a palazzo Braschi.”

(in http://www.it.wikipedia.org)

Dal 1978 è vietato il traffico veicolare sul ponte Milvio.

Come la zona del Ponte Milvio è usata dai giovani romani, non si sa bene perché  c’è stata la consuetudine per gli innamorati di mettere un lucchetto sul lampione centrale del ponte e gettare le chiavi nel Tevere, ad imitazione di quanto fanno i protagonisti del film Ho voglia di te.

File:Hvdt.jpg

scena del film Ho voglia di te sul Ponte MIlvio
in it.wikipedia.org

Nel luglio 2007, a seguito della rottura di qualche lampione a causa dell’eccessivo peso dato dall’enorme quantità di lucchetti, il Comune di Roma ha istallato in prossimità di ogni lampione dei pilastri sui quali sono state agganciate delle catene alle quali applicare i lucchetti.

Permettere o no i lucchetti d’amore a Ponte Milvio? In internet troverete dei film e commenti sull’argomento. Dopo sapere un po’ più, cosa ne pensate?

Date la vostra opinione.

3 – Ponte Flaminio (al Nord)

Nel 1930 ci si rese conto che il ponte Milvio ormai non rispondeva più alle esigenze del traffico moderno e che, pertanto, nel rispetto dovutogli, era necessario concedergli il meritato riposo, se non altro per tenere a bada (manter sob vigilância) ogni forma di pericoli, che ne avrebbero decretato una fine irreparabile.

“Così per le esigenze del traffico proveniente da nord, lungo le consolari Cassia e Flaminia, e per lo sviluppo urbanistico a ritmo serrato della zona a destra del Tevere, un ponte era da ritenersi assolutamente indispensabile.

Perciò nel 1932 l’architetto Brasini, con la consulenza dell’ingegnere Giannelli, progettò un’opera colossale di proporzioni monumentali capace di “eternare i fasti fascisti sotto la denominazione di ponte XXVIII ottobre”; ed il Duce approvò.

I lavori presero il via nel 1939 e furono sospesi, a causa della guerra, nel 1943, anche perchè i bombardamenti non risparmiarono danni tali da bloccare il traffico sul ponte.

Nel 1957 la costruzione fu ripresa per concludersi nel 1961. Nel 1962 si verificò un cedimento della pila tra due archi minori di destra ed il transito fu sospeso e deviato per due anni sul ponte Bayley, costruito appositamente a causa dello stato di emergenza. Superato il particolare momento, il ponte Flaminio tornò in piena efficienza con la riapertura al traffico. (…)

Il ponte è lungo 254,94 metri e largo 27. Ha sette arcate in cemento armato.” (www.romaspqr.it)

4 – Ponte di Castel Giubileo (al Nord)

File:Ponte Castel Giubileo.jpg

Ponte Castel Giubileo
in http://www.it.wikipedia.org

“Ponte di Castel Giubileo è un ponte attraversato dall’autostrada A90 (Grande Raccordo Anulare, circonvallazione settentrionale) che collega via Flaminia a via di Castel Giubileo, a Roma, nelle zone Castel Giubileo, Grottarossa e Labaro.

“Si tratta del primo ponte sul Tevere in cui ci si imbatte arrivando da nord; in realtà è un viadotto a due carreggiate integrato nel Grande Raccordo Anulare. In questo punto il corso del Tevere è regolamentato da una diga (dique, barragem), ben visibile dalla carreggiata esterna del viadotto.”  

(www.it.wikipedia.org)

5 – Ponte Tor di Quinto (al Nord)

Ponte Tor di Quinto
in http://www.romaspqr.it

Realizzato nel 1960 in occasione delle Olimpiadi di Roma allo scopo di facilitare il collegamento della via Olimpica con gli impianti sportivi dell’Acqua Acetosa.

“Il nome fu ispirato dalla torre sorgente al Quinto miglio della Flaminia, poco distante dal Tevere e sfruttata sulla collina che la ospita come punto fondamentale tra le fortificazioni poste a guardia del fiume.

Scrive W. Tartarini che il ponte “rappresenta un elemento integrante della via del Foro Italico che costituisce il settore settentrionale del complesso delle strade di circonvallazione di Roma”. 

Sulla sponda destra del Tevere esistevano nella zona di Tor di Quinto due famose vigne: vigna Clara e vigna Stelluti. Esse producevano un vinello che variava dal rosso rubino chiaro al granato e di solito non superava i 10 gradi e mezzo. Lo stesso medico di Sisto V, Andrea Bacci, autore del De naturali vinurum historia de vinis et de convivis antiquorum libri septem, decantava la particolare prelibatezza dei vini di Roma ed in particolare di quelli provenienti dai vigneti coltivati su terreni ricoprenti antiche rovine per il loro sapore secco e buono.

Il ponte misura 71.70 metri in lunghezza e 27 in larghezza. Ha sette arcate in cemento armato.”

(in http://www.romaspqr.it)

6 – Ponte del Risorgimento (al Sud del Ponte Duca d’Aosta)

Ponte del Risorgimento
in http://www.it.wikipedia.org

Erano in via organizzativa le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia, quando l’esigenza di un ponte provvisorio si fece evidenziare, perchè venissero collegate le due zone separate dal Tevere, scelte per l’Esposizione Artistica ed Etnografica. Si pensò allora ad un ponte di legno, ma si preferì guardare anche al futuro, in quanto lo sviluppo edilizio si lasciava prevedere ampio ed intenso. Così, dopo l’approvazione del progetto presentato dall’architetto Hennebique, il 2 ottobre 1909 si arrivò alla firma del contratto per i lavori di costruzione del ponte ad un’arcata e il giorno 6 ebbero inizio i 16 mesi concessi all’impresa dell’ingegnere Porcheddu per portare l’opera in porto.

“Nel maggio 1911, nonostante gli immancabili imprevedibili incidenti, il ponte fu attraversato dal corte reale, diretto all’inaugurazione della grande Esposizione del Cinquantenario. Sotto ponte Risorgimento, sulla riva sinistra del Tevere, iniziava la celebre spiaggia dei Polverini, famosa per la sua tranquillità e la sua bellezza con l’incomparabile scenario di Monte Mario contornato dal suo poetico pettine di cipressi, decantati da D’Annunzio, e con la maestosa villa ed il parco Mazzanti a mezzacosta.”   (…) (in http://www.romaspqr.it)

7 – Ponte Matteotti

Lo scopo della costruzione di questo ponte è da ricercare nell’utilità che ne avrebbe ricavato, suo tramite, il collegamento del rione Prati con il quartiere Flaminio. Una necessità quindi che nel 1917 il Comune di Roma avrebbe dovuto soddisfare. Purtroppo però quello era un periodo burrascoso per le finanze pubbliche a causa della guerra ancora in atto. La costruzione subì un rinvio di tre anni, poi finalmente nel 1920 venne bandito un concorso che ebbe il suo effetto positivo: 34 architetti si sentirono in grado di partecipare presentando 44 possibili soluzioni. Fra tutti, la scelta cadde su quella dell’architetto Augusto Antonelli, contrassegnata dal motto “Aurea Simplicitas“.

“Data la posizione del ponte in asse con viale delle Milizie, in un primo momento si decise una denominazione logica, quale appunto quella di “Ponte delle Milizie”. Ma ben altri ostacoli non permisero ai responsabili di portare avanti i lavori della costruzione, per cui il problema della denominazione da attribuire all’opera passò in secondo ordine.

Tuttavia le difficoltà furono azzerate grazie all’intervento dello Stato che si addossò l’onere della spesa. Così nel 1924 il cantiere si mise in movimento in forma ufficiale, ma solo nel 1926 furono iniziate le opere di fondazione. Il distacco dei due anni fu dovuto ai fatti politici derivati dall’avvento del Fascismo, Fu infatti il 10 giugno del 1924 che il deputato socialista Giacomo Matteotti cadde violentemente nelle mani di ignoti, vittima di un’azione punitiva per essersi dichiarato apertamente, in seno alla camera, deciso accusatore del Fascismo. Fu un atto di coraggio del deputato che decretò la sua fine, ma, anche se per breve tempo, fu capace di far vacillare la spavalda baldanza dei nuovi detentori delle sorti del paese.

I lavori furono ripresi e portati a termine nel 1929, così che l’inaugurazione ufficiale potè avere luogo il giorno del Natale di Roma, 21 aprile, dello stesso anno. In quel momento storico e politico così particolare, il ponte fu, ovviamente chiamato “ponte Littorio”, in onore al simbolo del regime. Ma tale denominazione era destinata a non durare. Con la caduta del Fascismo non si tollerò più quanto ancora potesse ricordarlo in simboli e denominazioni. Il ponte del Littorio pertanto, non avendo più ragione di chiamarsi così, acquistò il nuovo titolo, ponte Matteotti, in memoria del deputato socialista, scomparso proprio nei pressi del ponte stesso e ritrovato cadavere, dopo due mesi, a 20 chilometri da Roma. Le fondazioni ad aria compressa furono affidate all’impresa Vitali, (…)

“Il pilota Francesco De Pinedo il 7 novembre 1925 scese con il suo piccolo idrovolante sulle acque del Tevere nei pressi del punto dove due anni dopo venne eretto il ponte. Con tale ammaraggio sul fiume si concludeva la crociera atlantica che aveva portato De Pinedo in Australia e Giappone. Egli stesso così scrisse: “Sabato 7 novembre alle ore 3 del pomeriggio, Gennariello prendeva acqua dal Tevere, altezza di ponte Ripetta, acclamato da un’immensa moltitudine che si affollava sui ponti e i parapetti come sulle scale di un antico circo romano. La mia crociera di 55.000 chilometri era finita…” (in http://www.romaspqr.it)

8 – Ponte Pietro Nenni

File:Ponte Pietro Nenni 2468.JPG

Ponte Pietro Nenni
Autore: Lalupa in it.wikipedia.org

 “Si sarebbe dovuto chiamare “ponte della Metropolitana” per l’entrata in attività della nuova linea atta a risolvere i problemi di collegamento fra le due sponde del Tevere. Ma nel 1980, alla scomparsa del leader socialista Pietro Nenni, fu ritenuto doveroso rendergli onore dedicando alla sua memoria un ponte, che risultò più rispondente a ragioni di praticità che non a quelle particolari doti estetiche.

Il ponte rientra nelle opere di ingegneria civile interessate al secondo troncone della metropolitana e relative al tratto compreso tra piazza dei Cinquecento e via Ottaviano.

Pertanto all’architetto Luigi Moretti e all’ingegnere Silvano Zorzi fu affidato il progetto del ponte per collegare le due sponde del Tevere. Così il primo marzo 1971 la costruzione fu avviata per concludersi nell’agosto del 1972 senza però attivare l’apertura del ponte al traffico. Ciò avvenne solo nel 1980 con l’inaugurazione della seconda metropolitana di Roma stessa.

(in http://www.romaspqr.it)

9 – Ponte Regina Margherita

Ponte Regina Margherita
in http://www.romaspqr.it

“Quando si arriva, lungo la sponda, ad un punto del Tevere dove sono attraccati i galleggianti della “Tevere Remo” e dei “Rari Nantes”, luoghi d’incontro di tanti, tantissimi fiumaroli romani, ci si ritrova sotto le arcate del ponte dedicato alla Regina Margherita, prima sovrana d’Italia, “bella di viso e grande di cuore”.

“La divisione idraulica dell’Ufficio tecnico municipale, sotto la direzione dell’architetto Vescovali, ebbe la responsabilità di redigere un progetto per la realizzazione del ponte. Un anno durarono i lavori delle fondazioni, iniziati nel 1886, mentre la sopraelevazione fu completata tra il 1889 ed il 1891.

Il ponte fu iniziato sul finire di quella crisi edilizia che trasformò il terreno del quartiere Prati, troppo frettolosamente invaso dalla speculazione ove abbondavano scavi e murature di fondazioni abbandonati. Con felice posizione in asse con la principale arteria di quel quartiere il nuovo ponte creava un’immediata comunicazione con la piazza del Popolo, cui concorrevano urgenti correnti di traffico interne ed esterne alla città. Il progetto fu redatto dall’architetto Vescovali e le fondazioni, furono opera dell’Impresa Fives Lille.

L’apertura al pubblico pose il punto fermo all’uso della barca con cui il  traghettatore, Toto er Bigio, faceva raggiungere ai buongustai, dalla Passeggiata di Ripetta, i Prati di Castello, dove si poteva godere la vera cucina romana (…). La barca di Toto, piatta sul fondo e con prua e poppa uguali, faceva avanti e indietro, assicurata ad una fune tesa fra le due sponde e spinta da una pertica (lungo bastone). (…)

Dai parapetti di ponte Regina Margherita si lanciavano spesso gli stanchi della vita, per finire nei gorghi del fiume. Si tramanda che il primo suicida fu lo stesso capomastro (il capo dei muratori) che aveva dato il proprio apporto (contributo) alla costruzione del ponte.” (in http://www.romaspqr.it)

La nostra gita continua, ponte dopo ponte…

Parigi e Roma hanno i fiumi tra i più famosi del mondo: il Sena e il Tevere. Le due città devono le sue storie a questi fiumi che hanno tornato possibile la nascita e lo sviluppo di civilizzazioni eterne.

Passarono i secoli e le forme di governo, ma i popoli sono ancora gli stessi, vivendo alle sponde dei suoi fiumi.

Per comunicarsi con il lato opposto, costruirono dei ponti, molti ponti…

Questa decisione di collegare meglio i rioni ed evitare molto traffico ci manca a San Paolo: pochi e lontani ponti sul Tietê e sul Pinheiros…

10 – Ponte Cavour

Ponte Cavour
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Sia per la posizione che per la conformazione, la zona Prati di Castello offrì le condizioni necessarie allo sviluppo edilizio, fortemente registrato alla fine del 1800 in seguito alle pressanti responsabilità di Roma, nuova Capitale del Regno. Il problema degli alloggi si faceva serio, perchè nella città non si trasferì solo il complesso dell’apparato statale, ma anche una massa di immigrati del centro e del sud, spinti dal bisogno di un’occupazione.

“Ecco quindi l’opportunità della costruzione di un ponte che venne battezzato Cavour, in omaggio al tessitore d’Italia, conte Camillo Benso.

I lavori su progetto dell’architetto Vescovali, iniziarono nel 1891 per concludersi nel 1896, mentre l’inaugurazione ebbe luogo il 25 maggio dello stesso anno: finalmente Campo Marzio e Prati ebbero il loro collegamento. (…)

Una nota di folclore veniva offerta un tempo dalle scampagnate (riunioni di compagni) all’ombra dei piloni del ponte, sul “piagaro”, ossia su quella piega (curva) del Tevere in cui la rena (sabbia) si depositava formando così piccole spiagge, frequentate dal popolo per le “favate” (minestra di fave) e le “ciriolate” (specie di pane) (fave, pasta e ciriole) che venivano servite sugli “sciacquarelli” (specie di piatto rotondo), le caratteristiche palette di legno, strumenti dei “barcaioli” per buttar l’acqua fuori dalle barche.

“Si ha notizia che durante il pontificato di Paolo IV, a fianco della chiesa di S. Rocco, di fronte al ponte, venne costruito il palazzo dell’Inquisizione, dove i colpevoli venivano sottoposti ad ogni sorta di atrocità.

“Il popolo, non potendone più, alla morte del papa, si inferocì a tal punto che prese d’assalto l’edificio e lo dette alle fiamme. Verso la fine del Cinquecento Francesco Cenci acquistò il palazzo che, dopo i dovuti restauri, diventò la sua abitazione abituale.” (in http://www.romaspqr.it)

11 – Ponte Umberto I

Ponte Umberto I
in http://www.romaspqr.it

“Per l’affidamento dei lavori alla costruzione del ponte Umberto I fu scelta nel 1885 una società francese che portò a termine il suo compito nel 1887. Riguardo invece alle strutture di elevazione se ne incaricò un’altra impresa, ma per poco perchè ci fu un’interruzione forzata, non sapendo dove e come ubicare il cantiere. Le aree da adibire a tale uso c’erano, ma una buona parte di esse era già stata occupata dall’impresa che nel frattempo aveva assunto l’incarico della costruzione dei muraglioni nei pressi delle testate del nuovo ponte. Passarono così diversi mesi nell’inerzia e solo nel 1897 i lavori poterono essere conclusi e il ponte ebbe la ventura di essere inaugurato da re Umberto I in persona, accompagnato dalla consorte Margherita di Savoia. L’opera, realizzata dall’impresa Allegri, fu concepita anche per potenziare funzionalmente il palazzo di Giustizia e a suo completamento estetico. (…)

In quel luogo esisteva nel ‘500, la prigione pontificia, in cui torture di ogni genere erano all’ordine del giorno. Ne seppero qualcosa Benvenuto Cellini e Giordano Bruno, il frate tacciato di eresia e finito tra le fiamme del rogo in Campo de’ Fiori.

Fu il Valadier a cambiare poi i connonati al triste luogo di dolore, trasformandolo nel più accogliente dei teatri romani, che assume in un secondo tempo il nome di Teatro Apollo.

(in http://www.romaspqr.it)

Palazzo di Giustizia – detto il Palazzaccio e Ponte Umberto I
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

12 – Ponte San Angelo

Ponte e Castel Sant’ Angelo
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Secondo me il Ponte Sant’Angelo davanti il Castel Sant’Angelo è il più bello del Tevere. Molte altre persone pensano della stessa forma.

Il ponte Sant’Angelo è un vero monumento all’aperto dove ci sono sculture meravigliose in marmo bianco e travertino dei più famosi artisti italiani del Rinascimento.

“La costruzione di questo ponte fu voluta dall’imperatore Elio Adriano, da cui prese il nome, per accedere al grandioso Mausoleo che si era fatto erigere e nel quale fu sepolto due anni dopo. Il ponte assunse il nome attuale nel 600, quando Papa Gregorio Magno ebbe, come narra la leggenda, la visione dell’angelo che rinfodera la spada significando cosi’ che l’ira divina era cessata e, con essa, la pestilenza.

Contemporaneamente, anche il mausoleo di Adriano cambiò nome e funzione e, da tomba imperiale divenne Castel S. Angelo, fortezza dei Papi.  (www.amoroma.it)

“(…) Il primo progetto di questo ponte risale al 136 d.C., quando l’architetto Demetriano lo costruì come monumentale accesso alla tomba dell’imperatore Elio Adriano, ovvero alla Mole Adriana e, dall’imperatore, si chiamò ponte Elio. Il nome durò fino al seicento, allorché il papa Gregorio Magno ebbe la visione dell’arcangelo che rinfoderava la spada, segno della fine di una grave pestilenza che aveva colpito Roma. Il pontefice fece mettere una statua dell’arcangelo sulla sommità del mausoleo e, da allora, quest’ultimo e il ponte presero il nome che ancora oggi conservano: Sant’Angelo.

“E’ costituito da cinque archi ; i tre centrali sono originali, mentre i due laterali furono costruiti al posto di due minori arcate, che risalivano al 1668, durante i lavori per la nuova arginatura del Tevere (i famosi “muraglioni”) nel 1892. Allora le elegantissime rampe di accesso dell’età romana tornarono alla luce con l’antico basolato e furono però demolite per adattare il ponte alla distanza obbligata dei muraglioni. E’ lungo m. 130 per 9 di larghezza.

“Il ponte è gravido di storia, tanto da poter far concorrenza a Ponte Milvio ed è anche fra i principali protagonisti di un evento di interesse mondiale: il Primo Anno Santo, promulgato da Bonifacio VIII (1294 – 1303) nel 1300. Allora il ponte era diviso in due per lungo, da una fila di bottegucce (piccoli negozi) semifatiscenti che consentivano però di arginare e disciplinare la gran folla di pellegrini che giungeva alla basilica di San Pietro. Dante Alighieri lo ricorda in alcuni versi del suo inferno: “che dall’un lato tutti hanno la fronte – verso il castello e vanno a San Pietro – dall’altra sponda vanno verso il monte”. Le botteghe furono bruciate un secolo e mezzo dopo. Ai tempi di Nicolò V il ponte era coperto da un loggiato costruito da Leon Battista Alberti e più tardi, nel 1488 circa, iniziò la triste storia di esposizione quasi permanente di giustizia. Infatti, le sue spallette ospiteranno spesso le teste dei decapitati nella contigua piazza e non di rado ciondoleranno, dalle forche issate sul ponte, gli impiccati. Da ciò i Romani chiameranno semplicemente Ponte il Sant’Angelo così come chiamano Fiume il Tevere, ovvero ponte e fiume per eccellenza. (…)… bellissime statue furono scolpite da allievi e seguaci del Bernini che diresse l’esecuzione, accompagnando ogni figura con un versetto biblico. (…)”

(in http://www.partecipiamo.it/Roma/immagini/lungotevere)

Let's walk

Le sculture del Ponte Sant’Angelo
in http://www.romeartlover.it/Vasi85a.htm

Guardate che bella fotografia di Aristide Torrelli:

Ponte Sant’Angelo di Aristide Torrelli
in http://www.aristidetorrelli.it/Articoli/ArticoloCastelSantAngelo

13 – Ponte Vittorio Emmanuele II

Ponte Vittorio Emanuele II
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Ponte Vittorio Emanuele II
Fotografia di Maria da Penha Freitas

I prati di Castello, subito dopo la breccia di Porta Pia, ebbero con l’incremento della popolazione uno sviluppo della speculazione edilizia così intenso che il ponte Elio si rese assolutamente insufficiente per collegare le nuove aree con il centro storico. La costruzione quindi di un nuovo ponte fu sentita estremamente urgente e necessaria. Nell’attesa intanto di un’opera stabile e definitiva, fu gettato un ponte di ferro per una permanenza provvisoria (in realtà il ponte durò 20 anni), a breve distanza dal punto dove poi sarebbe sorto quello nuovo.

“Nel 1886 alla giunta Municipale fu sottoposto dall’architetto Vescovali il progetto di un ponte da realizzare totalmente in ferro, composto di una arcata e avente la lunghezza di 100 metri. La proposta, una volta esaminata, non ebbe la necessaria approvazione, per cui la commissione tecnica ritenne più opportuno far costruire un ponte in muratura, su progetto dell’ingegnere Ennio De Rossi. I lavori si protrassero con molta lentezza per 25 anni, fino al 1911, quando il 5 giugno si potè procedere alla cerimonia di inaugurazione, proprio in tempo per i festeggiamenti del cinquantesimo anniversario della proclamazione del regno d’Italia.

Una caratteristica del ponte sta nella presenza sulle pile dell’arco centrale di quattro gruppi marmorei simboleggianti “l’Unità d’Italia”, “la Libertà”, “l’Oppressione vinta” e “la Fedeltà allo Statuto”.

I due imbocchi del ponte sono ornati ciascuno da due colonne su cui poggiano le rappresentazioni in bronzo della Vittoria alata. Il rivestimento del ponte richiese 5000 metri cubi di travertino. La spesa per le fondazioni della spalla sinistra ammontò a 400.000 lire. Il resto dei lavori per la sopraelevazione, i gruppi e le statue bronzee vennero a costare 3.687.000 lire. L’apertura al traffico del ponte Vittorio Emanuele II decretò la fine del ponte di ferro provvisorio.”

(in http://www.romaspqr.it)

Ponte Vittorio Emanuele II – scultura
Fotografia di Maria da Penha Freitas

14 – Ponte Principe Amedeo

Ponte Principe Amedeo
in http://www.romaspqr.it

Costruito in ossequio ai dettami suggeriti da uno stile più moderno, si incontra, a pochi passi dal ponte Vittorio Emanuele II, il ponte Principe Amedeo di Savoia-Aosta, vicerè d’Etiopia e medaglia d’oro al valor militare per l’eroica difesa di Amba Alagi, durante il secondo conflitto mondiale. Grazie al ponte, la chiesa di S. Giovanni de’ Fiorentini si collega con il traforo, galleria attraverso la quale è possibile raggiungere l’Aurelia.

“Per l’esecuzione dell’opera, completata nel 1942, e affidata all’impresa Stoelker su progetto del Comune, occorsero 34 mesi e non mancarono difficoltà di varia natura perchè i lavori fossero più volte interrotti. Un po’ più avanti, lungo il percorso del Tevere, nel 1861 fu costruito da una ditta francese un ponte provvisorio di ferro, detto “dei Fiorentini”, che visse fino alla nascita del nuovo ponte.

Giorgio Morelli ci ricorda che “All’altezza della sponda sinistra del ponte, e più precisamente in corrispondenza della chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini, esisteva, nella seconda metà del XIX secolo, celebri bagni nei quali era possibile far fare il bagno anche ai cavalli, come si può leggere in un avviso pubblicitario dell’epoca. Questi bagni erano forniti di un capannone spazioso e comodo e di capannelli. Coloro che desideravano far bagnare i cavalli potevano indirizzarsi al banco, cioè all’ufficio delle capanne di S. Giovanni de’ Fiorentini”.

(in http://www.romaspqr.it)

15 – Ponte Mazzini

Ponte Giuseppe Mazzini, noto anche come ponte Mazzini, è un ponte che collega il lungotevere dei Sangallo al lungotevere della Farnesina, a Roma, nei rioni Regola e Trastevere.

“Progettato dagli ingegneri Viani e Moretti, fu costruito tra il 1904 e il 1908; fu dedicato a Giuseppe Mazzini, uno degli artefici dell’unità d’Italia. Il ponte collega via della Lungara a via Giulia; inizialmente era chiamato ponte Gianicolense, per ricordare l’omonimo ponte antico.

“Presenta tre arcate in muratura ed è lungo circa 106 metri.”

(in it.wikipedia.org)

16 – Ponte Sisto

Uno dei ponti più antichi di Roma, “Ponte Sisto consta di 4 arcate con al centro un grosso foro rotondo, che i romani chiamano ‘Occhialone’, il quale funzionava come idrometro: quando l’acqua passava di lì c’era il pericolo di una piena del fiume.

Nel corso della sua storia il ponte ebbe denominazioni diverse, quali Antonino, Aurelio, Gianicolense, Valentiniano, Rotto, in Onda, ognuna delle quali rispondente a ragioni particolari.

Le origini del ponte sono state abbastanza dibattute nel corso degli anni: alcune tesi identificavano Ponte Sisto come un ulteriore restauro e rifacimento del ponte ligneo costruito da Vipsanio Agrippa prima del 12 a.C. (anno della sua morte) per aprire la strada verso Trastevere, dove qualche anno dopo Augusto avrebbe condotto l’acqua dell’acquedotto Alsietino per alimentare la Naumachia nei pressi dell’attuale S. Cosimato; in altre ipotesi invece si riconosceva ad Antonino Pio la costruzione di un ponte ex novo in quel luogo nel 147 d.C. (…)

Nel 366-67 l’imperatore Valentiniano compì un altro grande restauro al ponte ed inoltre fu eretto all’imboccatura un arco trionfale decorato da statue bronzee, i cui resti, ritrovati nel 1878 e nel 1892, ora sono al museo nazionale romano. In seguito poi il ponte fu probabilmente danneggiato molto violentemente dalla grande piena del 589-90 e finito di rovinare con la piena del 792. Per questa la ragione prese anche il nome di Fractus o Ruptus. (…)

In prossimità del grande Giubileo del 1475 per agevolare il flusso dei Pellegrini dalla riva sinistra del Tevere, dove era addensata la Città, verso il Vaticano, papa Sisto IV (Francesco della Rovere) il 29 aprile 1473 pone la prima pietra per il rifacimento dell’antico ponte di Agrippa in disuso (la scena è riprodotta anche in un affresco dell’Ospedale di S. Spirito) Nel Giubileo precedente del 1450 sul ponte Sant’Angelo c’erano infatti stati addirittura dei morti a causa del sovraffollamento. Un aneddoto inoltre narra che quando Sisto IV era ancora Cardinale e risiedeva presso il Convento di S. Salvatore in Onda, giacché gli risultava scomodo arrivare fino a ponte S. Angelo per recarsi in Vaticano, promise a se stesso che, qualora fosse divenuto papa, avrebbe ricostruito il ponte diroccato che era proprio di fronte alla sua dimora. L’opera di ricostruzione del ponte inoltre contribuì in larga parte alla valorizzazione del quartiere di Trastevere.

Con grande probabilità il restauro fu affidato all’architetto Baccio Pontelli, perché anche il Vasari gli riconosce questo merito. L’opera si inaugura per il giubileo del 1475, ma i lavori termineranno del tutto nel 1479. L’ampiezza del ponte fu ridotta a 6.40 m. a fronte dei 9 m. dell’antico ponte di Agrippa. (…)

Alle estremità, verso la città, vennero poste due iscrizioni: “1475. Tu che passi per merito di Sisto IV, prega il signore che ci conservi lungamente e in buona salute il pontefice ottimo massimo. Vai in pace chiunque tu sia dopo che avrai recitato questa preghiera ” e poi “Sisto IV pontefice massimo, ad utilità del popolo romano e della moltitudine dei pellegrini che parteciperà al Giubileo questo ponte, che a buon diritto chiamavano ‘Rotto’, rifece dalle fondamenta con grande cura e spesa e volle che dal suo nome fosse denominato Sisto”. L’opera compiuta da Sisto IV non si rivelò profondamente salda e stabile, giacché fin dal 1564 si riscontrano varie insistenze del pontefice (Pio IV) presso il Comune Capitolino affinché si provvedesse al restauro del ponte Sisto che, contrariamente alle aspettative, già minacciava rovina. Inizia quindi un periodo di rimpallo fra Comune e Camera Apostolica, poiché la disputa riguardo la competenza sui ponti e sulle porte della città era stata da sempre vivace e attiva.

Il Vaticano auspicava di esercitare il controllo e l’ingerenza, cercando però di delegare le spese dei lavori al Popolo Romano e quindi al Comune.

Dopo qualche tempo il papa fece cenno ad una contribuzione economica per il consolidamento della struttura e alla fine di questa diatriba l’opera fu affidata al Vignola e l’esecutore materiale fu Matteo di Castello. Fu rinforzato principalmente uno dei piloni che rischiava di crollare. I lavori di ripristino ebbero inizio il 23 gennaio e terminarono nell’agosto 1567. Ancora un altro restauro venne avviato nel 1598 da Clemente VIII e riguardò il lastricato ed i parapetti del ponte, danneggiati dalla inondazione del Tevere dello stesso anno.

Dopo la grande piena del 1870, si fece strada l’idea di abbattere ponte Sisto, tanto che nel 1875 il Consiglio Superiore dei Lavori pubblici suggerì di demolirlo e di ricostruirlo con arcate più larghe. Invece nel 1877, considerando che il traffico verso Trastevere era in continuo accrescimento e nel percorso fra ponte Castello e l’Isola Tiberina erano presenti solamente il ponte dei Fiorentini e ponte Sisto, si decise di effettuare un ampliamento della viabilità del ponte fino a 11 m., aggiungendo due marciapiedi pensili in ghisa poggiati su otto giganteschi mensoloni per parte, fissati alle facciate esterne del ponte, e dei parapetti traforati a losanghe. I lavori di ampliamento terminarono nel 1877. Questa aggiunta allo storico monumento fu considerata da molti nel corso degli anni uno scempio (rovina) architettonico, aggravato durante gli anni ’60 dall’idea di adibire Ponte Sisto ad una specie di mercato per la vendita di libri ed altri oggetti di antiquariato.”

(in http://www.romaspqr.it)

17 – Ponte Garibaldi

Il piano regolatore per la sistemazione di Roma approvò, nel 1883, la realizzazione di un ponte che unisse il rione Regola con quello di Trastevere. La necessità di questa costruzione scaturiva dall’insufficienza dei tre ponti che esistevano all’epoca, Cestio, Rotto e Sisto, nel congiungere le due sponde del fiume in prossimità di Trastevere. 

“I suddetti ponti erano infatti considerati di larghezza eccessivamente limitata e con rampe di pendenza tali da rendere il transito difficile e pericoloso. Ad accentuare tale necessità contribuì anche la costruzione della stazione ferroviaria a Trastevere. Per tali motivi il Municipio di Roma decise, il 16 Maggio 1884, di realizzare un nuovo ponte che venne chiamato “Ponte Garibaldi”, per la sua vicinanza al Gianicolo, teatro della difesa di Roma Repubblicana contro i francesi, nell’anno 1849. Il 5 giugno 1888 il ponte fu aperto al transito.

Nel 1953 fu sottoposto necessariamente ad un’opera di restauro molto accurata, perché, in seguito ad un controllo alle strutture scattò il segnale d’allarme: l’intensità del traffico si era ingigantita si molto a causa del grande sviluppo urbanistico della città a destra del fiume. Su progetto del prof. Krall e ad opera della società Ferrobeton, la struttura è stata sostituita da un manufatto costituito da due arcate a sesto ribassato e a tre cerniere (…) e  realizzata con centine metalliche incorporate. La larghezza venne portata a 23 m con sbalzi laterali e carreggiata di 18 m. La lunghezza veniva ridotta a 135 m.

In estetica il ponte ci ha rimesso notevolmente: le ringhiere-parapetto, semplici e lineari, non hanno nulla di artistico, a differenza delle precedenti, più accettabili e gradevoli allo sguardo del passante.

Una sosta nell’ora del tramonto sulla metà del ponte Garibaldi: la Roma del Gianicolo e di San Pietro appare avvolta in un cielo di fuoco che lentamente si spegne nel manto di velluto della sera, dopo essersi riflessa nelle acque del Tevere in cammino verso il mare.”

(in http://www.romaspqr.it)

Isola Tiberina – Ponti Cestio e Fabricio

Isola Tiberina e i ponti Cestio e Fabricio
in http://www.romaspqr.it/Villegiardini/isola_tiberina.htm

“Isola Tiberina è un luogo da sempre misterioso, avvolto dalla leggenda, circondato dal fiume e legato indissolubilmente alle origini di Roma. L’isola viene annunciata dal “Ponte Rotto”, il “Pons Aemilius”, il primo ponte in pietra di Roma, restaurato più volte, a causa della turbolenza del Tevere che in quel punto che ha avuto la meglio lasciandone sopravvivere solo pochi resti.

“Questo singolare pezzo di terra in mezzo al Tevere veniva chiamato dai Romani “Intra duos Pontes”; l’isola infatti era collegata alla terraferma da due ponti che in origine erano di legno: uno è il ponte Cestio, costruito nel 46 a.C. da Lucio Cestio e restaurato numerose volte nel corso dei secoli per le piene del fiume, tanto che quello che era un ponte ad una sola arcata, arrivò ad averne tre; fu chiamato anche Ponte San Bartolomeo e “ponte ferrato”.

“Il secondo ponte, Fabricio, preceduto dalla Torre Caetani, appartenuta alla famiglia che nel Medioevo aveva trasformato l’isola in un fortino (…)

“Le origini dell’Isola Tiberina vanno ricercate nelle numerose leggende che la circondano: potrebbe essere sorta su un’antica nave, della quale mantiene ancora la forma, ulteriormente accentuata dai Romani che, per alimentare la leggenda, vi costruirono una prua ed una poppa in pietra, dandole la forma di un’imbarcazione da guerra, con l’obelisco al centro dell’isola come fosse l’albero maestro!

“Eppure, sin dalla preistoria, l’isola non era affatto in balia della corrente, era ben ancorata al fondo del fiume e costituiva il punto più facile per guadarlo verso le vie del commercio a Nord e a Sud; non fu un caso che proprio di fronte all’isola sia nato il primo e più antico porto di Roma: quello in cui sbarcò Enea.

“Secondo un’altra leggenda, l’isola sarebbe sorta dal fango accumulatosi sulle messi di Tarquinio il Superbo, gettate in mare dal popolo con un senso di liberazione e di protesta, dopo aver cacciato l’odiato tiranno etrusco da Roma.

“Lo storico Livio racconta che nel 229 a.C. i Romani si erano spinti fino in Grecia, ad Epidauro, dove sorgeva il più grande santuario di Esculapio, dio della medicina, per chiedere all’oracolo come porre fine ad una pestilenza che si era scagliata sulla città. I sacerdoti del dio avevano consegnato agli ambasciatori romani un serpente sacro che, mentre la nave giungeva nel porto Tiberino, si era tuffato in acqua ed aveva strisciato fino all’isola, nascondendosi nella fitta vegetazione.

“Così l’Isola Tiberina venne consacrata al dio della medicina e da allora assunse la fama, alimentata anche dalla presenza di una fonte d’acqua salutare, che la contraddistingue ancora oggi: quella di luogo di guarigione e di ospedali; durante la peste del 1656 l’intera isola fu trasformata in lazzaretto.

“I Romani vi edificarono altri due templi: uno dedicato a Faunus, che proteggeva le partorienti e l’altro a Veiove, che garantiva i giuramenti.”

(in http://www.italyguides.it/it/roma/monumenti/antica_roma/aventino)

18 – Ponte Cestio

Ponte Cestio – Isola Tiberina
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Ponte Cestio collega l’Isola Tiberina alla sponda destra del Tevere, dove cioè si estende il rione Trastevere. Il ponte, costruito nel 46 a.C. da Lucio Cestio, uomo politico cesariano, aveva, in origine, un’arcata centrale a sesto ribassato e due arcate minori laterali, poggianti su piloni di tufo e peperino rivestiti di travertino.

“Fu ricostruito interamente a tre arcate, intorno al 370 d.C., dagli imperatori Valente, Valentiniano e Graziano, come mostra l’iscrizione reinserita nella spalletta destra del ponte, utilizzando il travertino del vicino Teatro di Marcello in rovina. Si è pensato che il nome medioevale dell’Isola Tiberina, Lycaonia, fosse dovuto alla presenza su questo ponte di una statua rappresentante quella regione dell’Asia Minore, che divenne provincia proprio in quegli stessi anni, nel 373 d.C.

“Nel Quattrocento fu denominato anche ponte S. Bartolomeo, dalla omonima chiesa che sorge sull’Isola Tiberina, mentre nel Seicento fu detto anche ponte Ferrato, dalla gran quantità di catene di ferro dei molini presenti nel fiume. Durante la costruzione dei muraglioni si rese necessario aumentare la distanza tra l’isola e la riva con la conseguente demolizione dell’antica arcata principale, il cui materiale fu tuttavia riutilizzato nella ristrutturazione del ponte. Un nuovo intervento si rese necessario nel 1902 con la costruzione di particolari banchine atte a frenare l’impeto della corrente del fiume, in questo tratto particolarmente forte. L’ultimo intervento del 1999 provvide a restaurare tutta la superficie in travertino.

“Il ponte misura 54 metri in lunghezza, 8 in larghezza ed ha tre arcate in muratura.”

(in http://www.romasegreta.it/ponte-cestio.html)

19 – Ponte Fabricio

Ponte Fabricio
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

I Ponti Cestio e Fabricio sono, con il Milvio, tra i più antichi di Roma, di epoca repubblicana e imperiale.

“Ponte Fabricio, noto anche come ponte dei Quattro Capi o Pons Judaeorum, è un ponte che collega il lungotevere De’ Cenci a via di Ponte Quattro Capi, a Roma, nei rioni Sant’Angelo e Ripa.

Molto ben conservato e tuttavia il più antico esistente, dopo Ponte Milvio, collega l’Isola Tiberina alla terraferma sul lato orientale, verso Campo Marzio. Misura sessantadue metri in lunghezza, e cinque metri e mezzo in larghezza.

“Nelle quattro arcate si trovano quattro iscrizioni che attestato la costruzione da parte di Lucio Fabricio, un curatore delle strade, nel 62 a.C., e venne restaurato dai consoli Marco Lollio e Quinto Lepido nel 23, in un’iscrizione più piccola sui due lati di una sola arcata, a causa di una piena del fiume.

Sotto papa Eugenio IV il ponte fu pavimentato in lastre di travertino, mentre un’iscrizione del 1679 di papa Innocenzo XI si riferisce al rifacimento dei parapetti e al rivestimento in mattoni. Nel XVI secolo per la sua vicinanza al Ghetto fu conosciuto anche come ponte dei Giudei; nei pressi infatti si trova la chiesa di San Gregorio dove erano tenute, durante il regno pontificio, le prediche obbligatorie per gli ebrei. Una delle erme è raffigurata nel vicino monumento dedicato a Giuseppe Gioacchino Belli nel quartiere Trastevere, che mostra il poeta romanesco appoggiato al parapetto del ponte.

Una leggenda popolare racconta che il nome “Quattro Capi” sia dovuto ad una profonda discordia fra quattro architetti, che, incaricati da Sisto V del restauro del ponte, finirono per passare alle vie di fatto per futili motivi e, per questo, il Papa, alla fine dei lavori, li condannò alla decapitazione sul posto facendo però erigere, a ricordo del loro lavoro, un monumento con quattro teste in un unico blocco di marmo; tuttavia è da notare che essendo presenti due erme quadrifronti, i volti raffigurati sarebbero otto.” (in http://www.it.wikipedia.org)

Una delle Erme quadrifronti di Ponte Fabricio
in http://www.romasegreta.it

File:Ponte Fabricio Rome Pierleoni.jpg

Ponte Fabricio
in http://www.wikipedia.org

20 – Ponte Palatino

Il Ponte Palatino
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Il Ponte Palatino (a destra) e il Ponte Rotto – inizio di primavera
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Il Ponte Palatino a destra e il Ponte Rotto al centro – in estate
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Il pericolo di un improvviso crollo per una lenta erosione dei piloni del ponte Rotto, rimasti ancora in piedi, rese inevitabile la demolizione della passerella di ferro che univa il troncone di travertino alla terraferma. (…)

“Con i suoi 155 metri e messo il ponte Palatino è il più lungo di ponti di Roma. Ha un’estetica tutt’altro che attraente, in disarmonia con la zona monumentale che lo circonda. Tuttavia la presenza del ponte, una passerella semplice e disadorna, è indispensabile al traffico, in quel punto particolarmente intenso.

Dal ponte si accede nella zona del Foro Boario e della Bocca della Verità, dove, si tramanda, fu costruito il primo porto di Roma, detto “Navalia inferiora” e frequentato da mercanti fenici e greci che vi scaricavano dalle navi le loro merci. In quel tratto di fiume scavalcato dal ponte Palatino, secondo un’antica leggenda, la nobile fanciulla Clelia compì una non facile traversata, dopo essere fuggita dal campo etrusco dove il re Porsenna l’aveva trattenuta in ostaggio. La giovane eroina riuscì pertanto a trarre in salvo le proprie compagne e con esse attraversò il Tevere. In prossimità della testata sinistra del ponte funziona tuttora la Cloaca Massima, la fognatura più famosa che, partendo dalla Suburra, passava accanto al foro di Augusto, costeggiava l’attuale via di San Teodoro, passava sotto l’Arco di Giano, sfiorava il tempio di Ercole Olivario e finalmente raggiungeva il Tevere.”   (in http://www.romaspqr.it)

“Progettato dall’architetto Angelo Vescovali, fu costruito tra il 1886 e il 1890 in sostituzione del distrutto Ponte Emilio (o Ponte Rotto); prende nome dal colle Palatino, alle cui falde è stata costruita l’infrastruttura. Il ponte collega il foro Boario a piazza Castellani, di fronte l’Isola Tiberina; è detto inglese a causa dell’organizzazione della circolazione automobilistica a sensi invertiti, come è in uso nel Regno Unito.

Presenta cinque luci in muratura con pianale in metallo ed è lungo circa 155 metri”.

(in http://www.it.wikipedia.org)

Ponte Rotto

Il Ponte Rotto
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Il Ponte Rotto – l’estate
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Ponte Rotto è il nome con il quale è più comunemente noto il troncone dell’antico pons Aemilius, antistante il moderno ponte Palatino.

“La prima realizzazione del ponte è da attribuirsi a Manlio Emilio Lepido intorno al 241 a.C., in concomitanza all’apertura della grande via consolare realizzata dal console Aurelio Cotta: la via Aurelia. La costruzione del ponte viene attribuita comunemente ai censori Marco Emilio Lepido e Marco Fulvio Nobiliore, ma costoro (estes) provvidero solamente, in occasione dei lavori che portarono all’apertura dell’Emporium nel 179 a.C., alla fondazione dei piloni ed alla posa di una passerella in legno.

“Soltanto nel 142 a.C. il ponte fu terminato con l’edificazione degli archi in pietra per merito dei consoli Publio Cornelio Emiliano e Lucio Mummio. Un primo completo rifacimento lo fece nel 12 a.C il Pontefice Massimo Augusto (l’imperatore) e perciò, in omaggio all’imperatore, fu soprannominato ponte Massimo. Tale nome gli rimase fino all’872 quando Giovanni VIII trasformò il tempio di Portunus in chiesa con il nome di  Santa Maria Egiziaca: per questo motivo il ponte fu chiamato ponte di Santa Maria. Nel 1144 ritroviamo il ponte nei Mirabilia con il nuovo titolo di ponte Senatorium, probabilmente dopo il restauro eseguito a spese del Comune e dietro iniziativa dei Senatori.

“Nei secoli seguenti vi furono numerosi crolli, causati dalla sua posizione obliqua rispetto alla corrente del fiume, che richiesero diversi interventi e restauri sempre poco efficaci, fino ad una completa ristrutturazione su progetto di Michelangelo e realizzazione ad opera di Nanni di Baccio Bigio nel 1552. Fu cosa vana: il 14 settembre 1557, a causa di una spaventosa alluvione, vi fu un nuovo crollo e il papa Gregorio XIII Boncompagni  lo fece ricostruire da Matteo Bartolani da Città di Castello per il Giubileo del 1575, come riportato nell’iscrizione ancora oggi ben leggibile: “Per volere di papa Gregorio XIII il Comune di Roma nell’anno giubilare 1575 restituì alla primitiva robustezza e bellezza il Ponte Senatorio, i cui fornici (arcate), caduti per l’antichità e già in precedenza restaurati, l’impeto del fiume aveva nuovamente abbattuto”.

“In occasione del rifacimento il ponte fu utilizzato per condurre in Trastevere la nuovissima conduttura dell’Acqua Felice e rifornire in particolare la fontana in piazza di  S. Maria in Trastevere ma il 24 dicembre 1598, a causa di un’altra gigantesca piena, il fiume si portò via la conduttura insieme a tre delle sei arcate del ponte, che non vennero più ricostruite. La metà del ponte rimasta in piedi, ancorata alla riva destra, fu trasformata in giardino pensile, una sorta di balcone fiorito sul fiume, fino alla fine del Settecento, quando la precaria stabilità del ponte divenne talmente evidente da fare abbandonare l’idea di passeggiare sul fiume.

“Nel 1853 un progetto dell’ing. Pietro Lanciani restituì vita al ponte con la costruzione di una passerella metallica sorretta da funi che lo collegò alla riva sinistra. Tale soluzione durò fino al 1887, quando fu decretato l’abbattimento della passerella e la creazione del nuovo e adiacente ponte Palatino.

File:Ponte Rotto 1875.JPG

Ponte Rotto con passerella metallica. 1875 circa.
Foto fratelli D’Alessandri Archivio Fotografico Comunale, Roma
in http://www.it.wikipedia.org

“Per motivi tecnici connessi a questa nuova costruzione l’antico ponte venne privato di due delle tre arcate e definitivamente soprannominato “rotto”, un misero troncone di pietra abbandonato nel fiume.”

(in http://www.romasegreta.it/ponte-rotto.html)

Com’era il Ponte Emilio, oggi Ponte Rotto, alla fine del XIX secolo:

File:PonteRottoEdIsolaTiberinaByRoeslerFranz.jpg

Il “Ponte Emilio” in un quadro del 1880 di Roesler Franz
in http://www.it.wikipedia.org

 

La denominazione di “Ponte Rotto” (pons fractus o pons ruptus) era stata data in precedenza anche ai resti del ponte romano conosciuto con i nomi di “Ponte di Agrippa”, poi “Ponte Antonino” o “Ponte Aurelio”, poi “Ponte di Valentiniano”, fino alla ricostruzione di Ponte Sisto nel XV secolo.

(in http://www.it.wikipedia.org)

21 – Ponte Sublicio  

Anche questo è uno dei ponti più antichi di Roma.

Forse è il più antico. Però non questo che oggi si vede in muratura e marmo, con lo stemma papale, pieno di traffico, ma un vecchio ponte in legno da molti secoli sparito.

Ci sono molti i ponti antichi che il tempo e le grandi pieni del Tevere hanno crollato. Al suo posto oggi ci sono ponti nuovi, o ricostruzioni e rifacimenti…

Oggi, l’attuale Ponte Sublicio costituisce il prolungamento di via Marmorata e fu realizzato, su progetto dell’architetto Marcello Piacentini, per collegare le zone di Testaccio e Ostiense con il rione di Trastevere; fu inaugurato il 21 aprile 1919. È in muratura e a tre arcate circolari.

Per conoscere la storia di Ponte Sublicio, il primo ponte romano, quando avrete tempo, leggete il seguente testo:

Pubblicato da Gutenberg in Racconti – 05/02/2011 – Casa Editrice online

“Il primo ponte di legno sul Tevere
“Per attraversare il Dio Tevere fu costruito un ponte di legno secondo le antiche usanze religiose del tempo e per acquietare la furia distruttrice del biondo Tevere a primavera si tenevano feste propiziatorie con vergini e doni espiatori…

“Le strade che da Roma si diramarono in tutto l’impero non avrebbero avuto nessuna funzionalità se non fosse stato possibile far loro attraversare i corsi d’acqua mediante i ponti, nella costruzione dei quali i Romani, sfruttando la tecnica dell’arco e della volta, dimostrarono grande abilità.

“Per poco, per colpa di un ponte, gli antichi Romani stavano per abbandonare la nostra città all’indomani del saccheggio gallico del 390 a.C., e se così fosse stato la Storia avrebbe avuto un corso completamente diverso!

“Come era giunta notizia che l’esercito non era riuscito a fermare i barbari, i cittadini spaventati abbandonarono le case per non cadere nelle feroci mani nemiche, anche le Vestali, accompagnate dal sacerdote del dio Quirino, si dettero alla fuga, tutti attraversarono il ponte per riparare a Cere. Di tornare non ne volevano sapere, non si sentivano più protetti come al tempo in cui la primitiva Roma, sorta sui colli, era inespugnabile perché a fondo valle gli straripamenti (transbordamentos) del fiume rendevano la pianura paludosa e malsana.

“Nonostante ciò la zona, grazie al suo fiume, era stata da sempre eccellente luogo di scambio tra il nord e il sud, tra i monti dell’entroterra e il mare; insomma là dove il fiume formava un’ampia ansa (meandro) in corrispondenza del Foro Boario, dando vita alla palude del Velabro (dove erano stati trovati Romolo e Remo e dove oggi c’è la Bocca della Verità), lì, allargandosi notevolmente il letto, il livello dell’acqua comportava un considerevole abbassamento per cui, soprattutto nei periodi di secca, le acque del Tevere si erano da sempre guadate (facile di trapassare) e comunque c’era la possibilità di allestire (preparare) un comodo traghetto (stazione).

“Ed in questo particolare punto quando Roma si sentì abbastanza sicura da attacchi nemici, fu costruito il primo ponte: il Sublicio. Erano i tempi in cui la sacralità si leggeva in ogni cosa: il fiume Tevere, portatore di vita e di commerci, era sacro e quindi era considerato un Dio; il recinto quadrato su cui sorse Roma fu scelto dall’augure a somiglianza della città celeste ed era sacro, le mura di conseguenza erano sacre e lo stesso le porte che permettevano il passaggio in ambedue i sensi, per cui anche il ponte che permetteva di passare comodamente da una riva all’altra era considerato sacro come le acque del fiume che scorrevano sotto di esso e che ogni tanto manifestavano la furia del dio Tevere che inondava rovinosamente le campagne circostanti! Essendo dunque un elemento sacro, furono escluse le parti metalliche (ferro e bronzo) in ossequio ad antichi tabù religiosi, ma secondo Varrone questa tecnica costruttiva era dovuta alla necessità di dover tagliare rapidamente il ponte in caso di attacco nemico, proveniente in genere dai territori etruschi sulla riva destra del Tevere.

“Alla cura e alla ricostruzione del ponte (danneggiato spesso dalle piene) era preposto il Pontefice Massimo, che derivava il nome dalla sua funzione di “costruttore di ponte”. Sempre secondo Varrone (grande erudito dell’epoca di Cesare) in occasione delle ricostruzioni di ponte Sublicio, si tenevano solenni rituali tanto sull’una quanto su l’altra sponda del fiume, inoltre nei mesi di Marzo e Maggio si svolgevano le suggestive cerimonie religiose degli Argei. La prima parte delle celebrazioni consisteva in una processione solenne da parte dei cittadini in 24 sacrari sparsi in tutta la città, che ricorda molto il giro delle chiese che si compie secondo consuetudine a primavera il venerdì di Pasqua. La seconda parte della festa aveva luogo il 15 di Maggio, in questo giorno le Vestali (vergini sacerdotesse del Tempio) si recavano al fiume dove in presenza del Pontefice Massimo gettavano dal ponte Sublicio 24 fantocci fatti di giunchi, probabilmente in ricordo di antichi sacrifici umani a carattere espiatorio eseguiti in origine con prigionieri di guerra; riti antichissimi che forse servivano ad acquietare il dio Tevere, che nel periodo primaverile del disgelo andava ingrossando le acque provocando disastrosi allagamenti.

“La tradizione attribuisce la costruzione del ponte ad Anco Marcio, il “re costruttore”, verso la fine del VII sec. a.C. Dicevamo che per scopi religiosi era interamente costruito di legno, con piloni formati da fasci di travi affondati nel letto del fiume e con le altre parti assemblate con sistemi ad incastro.

“Per quanto riguarda il nome, è generalmente accettata la teoria che fa derivare il termine Sublicio da “sublica”, vocabolo che nell’antica lingua Volsca si riferisce alle travi.

“Nelle fonti storiche è menzionato per la prima volta nella guerra tra Romani ed Etruschi, dopo la cacciata dell’ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo. La notizia riporta il taglio del ponte ad opera dei Romani, nel corso della guerra contro Porsenna, al quale Tarquinio aveva chiesto aiuto. La storia o leggenda che sia ci ha conquistato già sui banchi di scuola delle elementari: mentre l’esercito romano si dava alla fuga, il soldato di nome Orazio Coclide si pose da solo sul ponte alla difesa del passaggio, mentre altri suoi compagni tagliavano la testata di ponte. Come in ogni migliore racconto, l’eroe buono si salva e a nuoto raggiunge la città che per ringraziamento gli tributò una statua equestre.

“È probabile che in una di queste ricostruzioni almeno i piloni siano stati ricostruiti in muratura per meglio resistere alle frequenti e rovinose piene del Tevere, basta pensare che in cento anni, dal 60 a.C. al 69 d.C., fu completamente distrutto ben cinque volte!

“La rovina del ponte si lega con il tramonto della religione pagana e con il cessare dei rituali che avevano per oggetto questa reliquia della città, tanto che non fu più ricostruito, ma nel medioevo ancora si vedevano i resti nei periodi di magra, fino a che nel 1484, più di quattrocento blocchi di travertino furono asportati dal ponte per fabbricare palle di cannone!

“Infine nel 1878, in occasione dei lavori per liberare l’alveo del Tevere, le parti ancora affioranti furono fatte saltare con la dinamite.

“Dicevamo che i Romani proprio non ne volevano sapere di tornare alle loro case, ma a convincerli fu Furio Camillo, lo stesso condottiero che aveva trattato con Brenno, capo dei Galli, la resa e la liberazione della città, egli così si rivolse al suo popolo, secondo quanto ci riferisce lo storico Livio: “Non senza ragione gli dei e gli uomini scelsero questo luogo per fondare la città: dei colli saluberrimi, un fiume adatto per trasportare le biade dai paesi dell’interno e le merci dal mare…” grazie al celebre discorso di Furio Camillo i Romani tornarono alle loro case, il seguito è noto a tutti!”

(in  http://casaeditriceonline.it/668/ponte-sublicio.html)

22 – Ponte Testaccio

Ponte Testaccio
in http://www.romaspqr.it

Le opere di costruizione di Ponte testaccio vennero iniziate nel 1938, su progetto di Bastianelli. Inizialmente il nome scelto per questa struttura doveva essere Ponte Africa in quanto ideale proseguimento di Viale Africa, oggi Viale Aventino. Il piano regolatore dell’epoca prevedeva la parziale demolizione del Mattatoio per lasciar posto ad una grande arteria di congiunzione, attraverso il sudetto ponte, tra Viale Africa e la stazione ferroviaria di Trastevere. Prima le esondazioni del Tevere e, successivamente, gli eventi bellici, ne rallentarono l’esecuzione.

“L’unica arcata di cui si compone il ponte, infatti, venne gettata solo nel 1943. I lavori vennero chiusi con l’inaugurazione il 22 luglio 1948. Ponte Testaccio, il primo ponte capitolino costruito nel dopoguerra, è lungo 122 metri e largo 32. Quattro originali bassorilievi ne ornano gli angoli delle spalle.” (in http://www.paesionline.it/roma/monumenti_ed_edifici_storici)

23 – Ponte dell’Industria

Ponte dell’Industria, noto anche come ponte di ferro, è un ponte che collega via del Porto Fluviale a via Antonio Pacinotti, a Roma, nei quartieri Ostiense e Portuense.

“Fu costruito tra il 1862 e il 1863 da una società belga per congiungere la linea ferroviaria di Civitavecchia alla stazione centrale Termini. La società belga effettuò il lavoro in Inghilterra, poi il ponte fu trasferito in pezzi a Roma, dove fu montato.

Nel 1911, con l’apertura della nuova stazione di Trastevere, il tracciato ferroviario fu trasferito sul nuovo ponte San Paolo, poco più a monte.

Completamente in metallo, presenta tre luci a travate metalliche ed è lungo circa 131 metri.”

(in http://www.it.wikipedia.org)

24 – Ponte Guglielmo Marconi

Immagine

Ponte Guglielmo Marconi
Fotografia di Antonello Anappo
in http://www.arvaliastoria.it/dblog/fotografia.asp

Ponte Marconi unisce le due sponde di Pietra Papa e San Paolo con un impalcato continuo in acciaio e cemento di 235 m sorretto da piloni.

“Il progetto risale al 1937 ed è dedicato allo scienziato Guglielmo Marconi, che per primo diffuse nell’etere le onde radio. Dopo l’interruzione forzata durante la Guerra il ponte è completato nel 1954 ed ammodernato e ampliato nel 1975. La sezione attuale è larga 32 m ed ospita 2 corsie per senso di marcia e marciapiedi panoramici dai parapetti in travertino. (…)

“L’argine destro è percorso dalla pista ciclabile. Dal 2003 in riva sinistra si trova la stazione dei battelli fluviali.” (Antonello Anappo)

25 – Ponte della Magliana

Ponte della Magliana
in http://www.romaspqr.it

Ponte della Magliana misura 224 m ed è costituito da 7 archi in cemento armato e travertino, 3 dei quali poggiano in acqua su piloni. La campata centrale in acciao è apribile.

“La storia del ponte è travagliata. Progettato nel 1930 da Romolo Raffaelli come ingesso ovest dell’EUR (congiungeva via del Cappellaccio con via dell’Imbrecciato), nel 1937 la piena del Tevere spazza via il cantiere e le prime opere murarie. Ripresi i lavori nello stesso punto, il ponte viene danneggiato dai Tedeschi l’8 settembre 43 durante la battaglia della Magliana.

“Il colpo di grazia e il crollo arrivano il 12 febbraio 44, con il bombardamento americano della stazione ferroviaria di Mercato Nuovo. La ricostruzione è del 48, in posizione avanzata di 200 m e senza le decorazioni del progetto iniziale, ispirate al passato regime. Dagli anni Ottanta un discusso prolungamento di 1,7 km su piloni di cemento raggiunge le Tre fontane.

“Il ponte è completato da un piccolo scalo portuale, poco distante dal quale si trova il relitto di uno dei vaporetti che fino alla seconda guerra mondiale percorrevano la tratta mare-Ripa grande.”

(in http://www.arvaliastoria.it/dblog/fotografia.asp?fotografia=9943)

26 – Ponte Monumentale di Mezzocammino (detto anche Ponte di Spinaceto)

Ponte di Spinaceto
in http://www.romaspqr.it

“La pista ciclabile, dopo aver oltrepassato l’ippodromo di Tor di Valle, termina al Ponte di Spinaceto facente parte del Grande Raccordo Anulare.

“Costruito nel 1938, è lungo 362 m. È stato usato a partire dal 7 agosto 1951 prima come ponte unico, poi come sola corsia interna del Grande Raccordo Anulare; infine è stato soppiantato definitivamente in occasione dei lavori per il Giubileo del 2000 dall’attuale doppio ponte costruito immediatamente più a valle. Viene attualmente utilizzato come corsia di immissione dalla via del Mare verso la corsia interna del GRA.”

(in http://www.it.wikipedia.org)

27 – Un ponte nuovo: Ponte della Musica

File:2012-02-17 Ponte della Musica da Piazza Gentile da Fabriano.jpg

Ponte della Musica
Autore: Blackcat in http://www.it.wikipedia.org

“Il Ponte della Musica si trova a Roma e sovrappassa il Tevere tra i quartieri Della Vittoria (lungotevere Maresciallo Cadorna) e Flaminio (piazza Gentile da Fabriano). Realizzato in acciaio e calcestruzzo, è riservato all’uso ciclabile e pedonale, ed è in uso dal maggio 2011.

“Per la costruzione fu bandito nel 2000 un concorso internazionale, vinto dallo studio inglese Buro Happold Engineering insieme alla Società Carlo Lotti e Associati s.p.a. Il progetto è di Kit Powell-Williams Architects. L’opera fu inizialmente immaginata per uso ciclo-pedonale, ma il progetto è stato successivamente modificato per consentire anche il transito di mezzi pubblici.

La costruzione è iniziata nel 2008 e l’inaugurazione, originariamente prevista per il 21 aprile 2011, 2764° Natale di Roma, è stata effettuata il 31 maggio 2011.

“Il ponte è sorretto da due archi ribassati in acciaio; i piloni su cui poggiano gli archi sono in cemento armato. Dai piloni stessi partono le scale che conducono alla riva del fiume Tevere.Il progetto esecutivo dell’opera, a cura della Società d’ingegneria Mario Petrangeli e Associati s.r.l. e dallo Studio Associato Biggi Guerrini (ora SBG&Partners s.p.a.) ha previsto una modifica dello schema strutturale senza alterare in alcun modo la geometria e le forme pensate dall’architetto Powell. Il ponte si presenta infatti, nella nuova configurazione, con uno schema a spinta eliminata per mezzo di stralli precompressi posti all’interno dell’impalcato. Al fine di ridurre gli effetti dell’azione sismica la spalla del ponte lato Piazza Gentile da Fabriano (spalla sinistra) è stata inoltre isolata alla base per mezzo di isolatori sismici.”
(in it.wikipedia.org)

28- Un ponte nuovissimo: Ponte della Scienza

Ponte della Scienza, ciclo-pedonale, è un’opera di ingegneria, in costruzione o da poco inaugurata, destinata a collegare le due sponde del Tevere tra lungotevere Gassman e il Gazometro.

“Progettato dall’architetto Andreoletti, il ponte misura 142 m x 10 di larghezza (…)

“L’impalcato è concepito come una terrazza sul fiume, destinata all’incontro e alla circolazione ciclo-pedonale: una corsia ciclabile è in battuto di cemento; il resto, pedonale, è coperto da legno di tek e attrezzato con panchine. I parapetti in acciaio sono dotati di illuminazione continua a neon sotto i corrimano.

Progetto architettonico del Ponte della Scienza
in http://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=933304

“Le fondazioni si innestano a 40 m di profondità. In Riva Portuense è prevista la carteratura dei muraglioni con lastre di cemento solcate da fessure per il verde. Il costo netto del ponte è di € 4.161.969,58.”  (da Antonello Anappo)

(http://www.arvaliastoria.it/public/post/ponte-della-scienza-252.asp)

Questo è l’ultimo ponte della nostra passeggiata.

Siamo arrivati alla fine! Qualche chilometro in più e troveremo la foce del Tevere e l’abbraccio con il Mare Tirreno.

Abbiamo conosciuto dentro Roma tutti (o quasi) i ponti sul Tevere.

Abbiamo fatto un percorso di più o meno venti o venticinque chilometri. In bicicletta è un percorso lungo. A piedi sarebbe impossibile. Nei moderni battelli la durata del viaggio sarà molto più corta e gradevole, con una cena, buona compagnia e un bicchiere di vino. Però costa molto e cosa vedremo? Soltanto i ponti e i muraglioni del fiume. 

Il meglio che possiamo fare per conoscere una città è camminare piano piano, un giorno dopo l’altro, fermandoci ai punti più belli e interessanti e guardando la vita com’è in realtà: la gente, il traffico, le case…

Guardando anche i fiumi con i suoi porti, i suoi ponti, gli uccelli che pescano e volano, gli alberi sotto le varie stagioni, il cielo di primavera o d’estate, d’autunno o d’inverno…

“Quando nel 1870 Roma divenne capitale dello Stato italiano il Tevere era attraversato da sei antichi ponti. Da allora, insieme ai muraglioni che proteggono la città dalle inondazioni, sono stati costruiti altri diciannove ponti” (in tutto il Tevere sono stati costruiti più di venti).

In particolare quelli realizzati tra fine ‘800 e la Prima Guerra Mondiale ci ricordano i cambiamenti dell’arte, della tecnica e delle culture figurative avvenute nel periodo.

Vedremo da vicino i ponti in ferro dell’epoca della rivoluzione industriale, oppure la decorazione eclettica e “patriottica” dell’Italia monarchica dei Savoia, fino alle prime architetture razionaliste e in cemento armato.

Tutto questo nello scenario del centro storico e dei monumenti più antichi. Un percorso originale per cogliere l’intreccio tra antico e moderno.

Da aprile a ottobre il percorso può essere effettuato in bicicletta lungo la comoda pista ciclabile sulla banchina del fiume.”  (in http://www.miraroma.it/?p=418)

Abbiamo fatto questo percorso:

I ponti del Tevere e dell’Aniene
in http://www.romaspqr.it

I ponti di Roma scavalcarono (transpuseram) il Tevere quando ormai Roma si era impossessata stabilmente della riva sinistra del fiume; infatti fino a quel momento, per ragioni difensive, non si era ritenuto conveniente costruire ponti che potenzialmente potevano essere utilizzati dal nemico per entrare in città. Anche quando furono costruiti, i primi ponti erano realizzati in legno, proprio per poter essere distrutti in caso di attacco nemico. Solo quando i Romani si sentirono sicuri del loro potere, iniziarono a costruire ponti di pietra.

“Diversi degli antichi ponti romani ormai non esistono più, mentre altri ne sono stati creati per le moderne esigenze della città contemporanea. Altri ponti scavalcano il fiume Aniene.

Sono in corso i lavori per la costruzione del Ponte della Scienza, un nuovo ponte posto tra Ponte dell’Industria (detto Ponte di Ferro) e Ponte Marconi.” (www.it.wikipedia.org)

Ma…

Come si dice in portoghese, c’è sempre un “ma”…

Il Tevere che traversa Roma verso il mare sembra da molto, in vari punti, una discarica a cielo aperto: l’invasioni dei senza tetti sotto i ponti (come conosciamo bene l’espressione: abitare sotto il ponte), l’immondizia dei rifiuti, alcuni ben pericolosi, la sporcizia, il degrado, le baracche e tende che ostacolano la via pedonale e ciclabile trasformano il fiume in un’incubo per le autorità romane.

Nel sito che segue ci sono informazioni e anche un piccolo film sulla degradazione delle rive e della via ciclabile del Tevere:

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_maggio_12/tevere-degrado-spadaccino-201147067793.shtml

E le piene?

Quando c’è una, le autorità del Bacino del Tevere lavorano contro il tempo per minorare gli effetti delle piene che inondano i luoghi più bassi.

Inondazioni, allagamenti, alluvioni, straripamenti, erosione, crolli e pericolo di crollo attaccano il Tevere, i suoi ponti e la sua gente…

Il Tevere prima e dopo i muraglioni costruiti per evitare le inondazioni delle rive:

Ma…

C’è sempre un “ma”…

C’è anche la bellezza di un crepuscolo sul Cupolone, il fiume e i suoi ponti.

Tramonto sul Tevere – Ponte degli Angeli
Crepuscolo – Fotografia di Ritamon
in http://www.kataweb.it/multimedia/media/6311522/16

Possiamo finire qui la nostra gita.

Il tramonto ci invita a ritornare a casa e finire la giornata con molti ricordi, un bicchiere di vino e una favolosa pasta all’amatriciana, cucina romana tipica.

Arrivederci, cari amici.

Baci.

Penha

 

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