LE SETTE CHIESE DI ROMA

26 out

Basilica di Santa Maria Maggiore
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Cari amici,

Molto bella questa chiesa, non è vero?

Come vi ho detto tante volte, l’Italia è un paese dove la maggior parte della popolazione si dichiara cattolica e certamente per questo ci sono tantissime chiese, di tutti i santi, moltissimi di loro nati e vissuti in Italia: Francesco, Chiara, Tommaso d’Aquino, Rita di Cascia…

Ci sono anche i martiri italiani vittimi delle crudeli persecuzioni: Gennaro, Valentino, Lucia, Agnese, Agata…

Le liste sono enormi. Ci sono anche chiese consacrate ai giudei: agli apostoli, alla Madonna e, ovviamente, a Gesù, patrono di tutte le chiese cristiane al mondo.

Ma non sono la religione e i personaggi della Chiesa Cattolica che ci interessano. Ci interessano in questo lavoro, soppratutto, la storia, la bellezza architettonica e le opere d’arte che sono custodite nelle chiese italiane, patrimoni dell’umanità.

Ovviamente non sono in grado di parlare delle chiese italiane. Quante ne sono? Il numero è sicuramente incalcolabile.

Con l’aiuto di qualche libro e soprattutto dell’internet, chissà potrò parlare di alcune, guardate bene, alcune e ben poche chiese romane.

E ci sono centinaia e centinaia di chiese nella Città Eterna…

Quanti tetti, cupole, croci, campanili, portici, facciate vediamo sotto il cielo di Roma: ognuno monumento piccolo o grande è una chiesa…

E ne sono tantissimi… Chiesette o chiesone, piccole o grandi parrocchie…

EUVOU_ROMA_E

I tetti di Roma – case e chiese
in euvou.blog.com_roma_e

Quando Simone, il galileo, accettò l’invito di Gesù per girare il mondo, diffondere il suo Vangelo, diventarsi pescatore delle anime ed essere la pietra angolare della sua Chiesa, non potrebbe immaginare per un momento che il suo nome sarebbe per sempre collegato alla grandiosità di una religione che si chiamerebbe Cattolica Apostolica Romana.

Il povero Pietro non potrebbe nemmeno immaginare che un giorno, lontano del suo Mare in Galilea, avrebbe la maggior Basilica del mondo: piena di ricchezze, piena di opere d’arte di valore incalcolabile e che, per lui, avrebbe soltanto una semplice sedia di legno e i piedi fusi dai fedeli. Ne abbiamo già parlato un po’.

Siamo a Roma degli imperatori e dei papi per trovare alcune delle bellezze capolavori di muratori, architteti, pittori, scultori, gioiellieri, ferrai, vetrai e tanti altri migliaia di operai in umili uffici di costruzione. 

Entriamo in qualche chiesa e vediamo le opere che vi sono in esposizione. Cominciamo per

Le Grandi Basiliche o le Basiliche Papali

Santa Maria Maggiore – il Baldacchino
Fotografia di Maria da Penha Freitas

1 – Basilica di Santa Maria Maggiore

Papale Arcibasilica Patriarcale Maggiore Arcipretale di S. Maria Maggiore

Quando sono stata a Roma nel 2000 ho trovato un albergo vicino alla Stazione Termini nel colle Esquilino, una zona un po’ malfamata e dimenticata dal turismo tradizionale, occupata da una grande concentrazione di attività commerciali e di persone provenienti da paesi stranieri, anzitutto cinesi, la cui comunità è a Roma la più numerosa d’Italia.

Non sapevo niente di questo. L’albergo era piccolo ma confortevole, a buon mercato, non lontano del centro storico e potevo andarci sempre a piedi e godere la città e la gente. Vero che dopo le otto o nove sera, entravo nella mia camera e non uscivo più. Avevo una certa paura e come ero da sola… Ma ero anche stanca morta di camminare: cinque, sei, sette chilometri o più tutti i giorni, tutta la giornata, durante una intera settimana.

Uscendo di via Filippo Turati, dove mi trovavo, giravo a sinistra e prendevo Via Cavour che mi portava diretamente al Colosseo e ai Fori. Ma prima… Si trovava a mezzo cammino una chiesona con un’obelisco egizio alle spale e che me chiamava ad entrare…

Era Santa Maria Maggiore.

Interno della Basilica di Santa Maria Maggiore
in http://digita.org/la-basilica-di-santa-maria-maggiore

Il Ciborio di Santa Maria Maggiore – dettaglio
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Prezioso, non è vero? Quattro angeli in bronzo dorato a grandezza naturale, opera di Sebastiano Torregiani, sorreggono il ciborio. Guardate tutto l’insieme:

Il Ciborio di Santa Maria Maggiore
in http://www.vatican.va

Facciata di Piazza Esquilino con l’Obelisco egizio
in http://www.vatican.va

La Patriarcale Basilica di S. Maria Maggiore è un autentico gioiello ricco di bellezze dal valore inestimabile. Da circa sedici secoli domina la città di Roma: tempio mariano per eccellenza e culla della civiltà artistica, rappresenta un punto di riferimento per i cives mundi che da ogni parte del globo giungono nella Città Eterna per gustare ciò che la Basilica offre attraverso la sua monumentale grandezza.

“Sola, tra le maggiori basiliche di Roma, a conservare le strutture originali del suo tempo, sia pure arricchite di aggiunte successive, presenta al suo interno alcune particolarità che la rendono unica: i mosaici della navata centrale e dell’Arco trionfale risalenti al V secolo d.C. realizzati durante il pontificato di Sisto III (432-440) e quelli dell’Abside la cui esecuzione fu affidata al frate francescano Jacopo Torriti per ordine di Papa Niccolò IV (1288-1292); il pavimento “cosmatesco” donato dai cavalieri Scoto Paparone e figlio nel 1288; il soffitto cassettonato in legno dorato disegnato da Giuliano San Gallo (1450); il Presepe del XIII sec.di Arnolfo da Cambio; le numerose cappelle (da quella Borghese a quella Sistina, dalla cappella Sforza a quella Cesi, da quella del Crocifisso a quella quasi scomparsa di San Michele); l’Altare maggiore opera di Ferdinando Fuga e successivamente arricchito dal genio di Valadier; infine, la Reliquia della Sacra Culla e il Battistero. Ogni colonna, ogni quadro, ogni scultura, ogni singolo tassello di questa Basilica compendiano storicità e sentimenti religiosi.

“Dal pellegrino devoto raccolto in preghiera al semplice appassionato di arte, emozionato dalle opere dei geni artistici, potranno gustare intimamente le emozioni che questo luogo così sacro offrirà loro.

“L’incontro con la Basilica liberiana, dal nome di Papa Liberio, è un’esperienza che arricchisce umanamente e spiritualmente: non è raro, infatti, cogliere i visitatori in atteggiamento di ammirazione verso la coinvolgente bellezza delle sue opere così come è d’altro canto visibile constatare la devozione di tutte quelle persone che di fronte all’immagine di Maria, qui venerata con il dolce titolo di “Salus Populi Romani”, cercano conforto e sollievo.

Il 5 agosto di ogni anno viene rievocato, attraverso una solenne Celebrazione, il “Miracolo della Nevicata”: di fronte agli occhi commossi dei partecipanti una cascata di petali bianchi discende dal soffitto ammantando l’ipogeo e creando quasi un’unione ideale tra l’assemblea e la Madre di Dio.

“Il Santo Padre Giovanni Paolo II fin dall’inizio del suo pontificato ha voluto che una lampada ardesse giorno e notte sotto l’icona della Salus, a testimonianza della sua grande devozione per la Madonna. Lo stesso Papa, l’8 dicembre del 2001, ha inaugurato un’altra perla preziosa della Basilica: il Museo, luogo dove la modernità delle strutture e l’antichità dei capolavori esposti offrono al visitatore un “panorama” unico.

“I numerosi tesori in essa contenuti rendono S. Maria Maggiore un luogo dove arte e spiritualità si fondono in un connubio perfetto offrendo ai visitatori quelle emozioni uniche proprie delle grandi opere dell’uomo ispirate da Dio.”  (In http://www.vatican.va)

Guardiamo un po’ le bellezze che ci sono a Santa Maria Maggiore in questo film su youtube:

http://www.youtube.com/watch?feature=endscreen&NR=1&v=bDV_xhqkHLI

2 – Basilica di San Giovanni in Laterano

Sacrosanta Cattedrale Papale Arcibasilica Romana Maggiore del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista al Laterano, madre e capo di tutte le chiese della Città e del mondo

Arcibasilica Laterana o Lateranense

Il nome in italiano, traduzione del latino, non importa molto per noi che siamo laici. Importa la storia, cosa rappresenta e le opere d’arte che sono a Laterano.

Basilica di San Giovanni in Laterano
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

File:Lazio Roma SGiovanni1 tango7174.jpg

Interno di San Giovanni in Laterano
in http://www.it.wikipedia.org

Quando sono entrata nella Basilica di  San Giovanni in Laterano nel 2000, la mia prima impressione fu di ammirazione per la sua altezza e lunghezza.  Fu la stessa sensazione che ho avuto a San Pietro: sculture enormi, pavimento sontuoso, il tetto splendido, marmi colorati, bronzo, moltissimi pitture. La luce che entrava per le finestre rendeva splendente qualche statua, un pezzo del pavimento, una pittura sulla parete…

Il Ciborio di San Giovanni in Laterano
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

L’abside della basilica, con le decorazioni cosmatesche del pavimento, racchiude la “cattedra papale”, che fa di San Giovanni in Laterano la cattedrale di Roma.

File:Lazio Roma SGiovanni2 tango7174.jpg

L’Abside di San Giovanni in Laterano
Autore: Tango 7174 in http://www.it.wikipedia.org

“L’Arcibasilica Laterana o Lateranense, meglio nota come San Giovanni in Laterano, è la Cattedrale della diocesi di Roma, sita sul colle del Celio, e la sede ecclesiastica ufficiale del Papa, contenendovi la Cattedra papale o Santa Sede. È inoltre la prima delle quattro basiliche papali e la più antica ed importante basilica d’Occidente. (…)

“La basilica ed il vasto complesso circostante (comprendente il Palazzo Pontificio del Laterano, il Palazzo dei Canonici, il Pontificio Seminario Romano Maggiore e la Pontificia Università Lateranense), pur essendo territorio della Repubblica Italiana, godono dei privilegi di extraterritorialità riconosciuti alla Santa Sede che pertanto ne ha piena ed esclusiva giurisdizione.

La basilica sorse nel IV secolo nella zona allora nota come Horti Laterani, antichi possedimenti della famiglia dei Laterani confiscati ed entrati a far parte delle proprietà imperiali al tempo di Nerone. Restituiti ai Laterani da Settimio Severo, che vi aveva eretto nei pressi i Castra Nova equitum singularium, il terreno ed il palazzo che vi sorgeva pervennero all’imperatore Costantino quando questi sposò nel 307 la sua seconda moglie, Fausta, figlia dell’ex-imperatore Massimiano e sorella dell’usurpatore Massenzio. La residenza era dunque nota, a quell’epoca, con il nome di Domus Faustae e Costantino ne disponeva come proprietà personale quando vinse Massenzio alla battaglia di Ponte Milvio, nel 312.

La tradizione cristiana aulica fa risalire la vittoria ad una visione premonitrice che nel motto in hoc signo vinces avrebbe spinto l’Imperatore a dipingere il simbolo cristiano della croce sugli scudi dei propri soldati. Vittorioso, Costantino avrebbe donato, in segno di gratitudine a Cristo, gli antichi terreni e la residenza dei Laterani al vescovo di Roma, in una data incerta, ma associabile al papato di Milziade (310-314). Sul luogo degli antichi castra venne edificata dunque la primitiva basilica, consacrata da Milziade al Redentore, all’indomani dell’editto di Milano dell’anno 313 che legalizzava il Cristianesimo. La domus è divenuta sede papale.

La dedicazione ufficiale della basilica al Santissimo Salvatore fu compiuta però da papa Silvestro I nel 324, che dichiarò la chiesa e l’annesso Palazzo del Laterano Domus Dei (“casa di Dio”).

(in http://www.it.wikipedia.org)

Il soffitto di San Giovanni in Laterano (dettaglio)
in http://www.romaspqr.it

Storia, leggende, fatti curiosi fanno parte di San Giovanni in Laterano. In internet troverete molte informazioni  e tantissime immagini della prima chiesa cattolica di Roma.

esterno della Scala Santa

Esterno della Scala Santa – Piazza San Giovanni in Laterano
in http://www.tripadvisor.it

Piazza di Porta San Giovanni – il Triclinium presso Scala Santa
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Mosaico del Triclinium
in http://www.romaspqr.it

I dintorni di San Giovanni in Laterano: bello monumento a San Francesco d’Assisi con i suoi seguacci, i primi fratellini frascescani.

Monumento a San Francesco in Piazza di Porta San Giovanni
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

File:Piazza di Porta Laterano.JPG

Monumento a San Francesco d’Assisi
in http://www.it.wikipedia.org

Facciata Nord di San Giovanni in Laterano
Fotografia di Maria da Penha Freitas

La Cattedrale di Roma – la Basilica Lateranense o San Giovanni, come la chiamano i romani – fu stata molte volte vittima di saccheggi dei vandali, danneggiata dagli eserciti nemici, colpita da terremoti, incendi e fulmini e sempre ricostruita e arricchita dai papi. La sua storia comincia con Costantino, che vi ha una statua, e passa per tutti i pontefici della chiesa, i buoni e i cattivi, per quelli che cercavano il Cristo e quelli che cercavano potere e ricchezze. Ci sono belle e macabre storie…

Però non dimentichiamo che come le altre chiese e basiliche di Roma, come dal resto in tutto il mondo, San Giovanni è un luogo di fede e religione sincera. Vicino alla chiesa si trova l’antichissimo Battistero, eretto da Costantino insieme alla Basilica. In questo luogo, in quest’urna di basalto verde, Carlo Magno si fece battezzare nella pasqua di 774.

In questo piccolo film sul Battistiero di San Giovanni in Laterano, guardate che bell’opera:

http://www.youtube.com/watch?v=9YE74AQZwsI

E leggete la lettera d’invito di Don Fabio Borghesi per conoscerlo:    

“Carissimi visitatori, benvenuti.
Il Battistero Lateranense è il più antico Battistero monumentale, in quanto fu edificato per volere dell’imperatore Costantino come luogo in cui la comunità cristiana poteva celebrare solennemente i Sacramenti della iniziazione.
Fu ricostruito nel secolo successivo, e da allora è rimasto intatto, salvo abbellimenti e restauri che ne hanno lasciato integra la struttura.
Il Battistero si presenta quindi come un edificio del quinto secolo, che ha la particolarità di non aver mai cessato di svolgere quella funzione per cui era stato costruito, cioè il Battesimo. E’ sempre stato un edificio vivo.
A partire da quei tempi lontani, non c’è mai stato un anno in cui nel Battistero non siano stati amministrati Battesimi. Inoltre un gran numero di pellegrini giunge qui per rinnovare le promesse battesimali, e qui i cristiani, provenienti da varie parti del mondo, si sentono legati da un solo Battesimo e da una sola fede. Anche cristiani anglicani vengono a celebrare la memoria del Battesimo, e numerosissime sono le visite da parte dei cristiani ortodossi.
Oggi voi siete parte di questa grande comunione di fede e di amore, e siete invitati a visitare questo luogo non solo come realtà artistica ma anche come occasione di preghiera.
L’interno del Battistero offre ai visitatori le testimonianze della fede dell’antichità cristiana, le discrete tracce del Medio Evo, il passaggio artistico del periodo rinascimentale; all’interno della cappella di San Venanzio, nella quale celebriamo la Santa Messa parrocchiale, si trova un grande mosaico del secolo settimo, dedicato ai santi della terra dalmata, e una tenera immagine dipinta su pietra : è la Madonna del fonte, che offre allo sguardo del visitatore il suo bambino Gesù.
A voi, carissimi, i più fraterni auguri della comunità parrocchiale.
Don Fabio Borghesi”

(http://www.battisterolateranense.it/)

Per conoscere un po’ la storia della Basilica di San Giovanni, guardate il film:

http://www.youtube.com/watch?feature=endscreen&NR=1&v=K4E3djD_vrA

3 – Basilica di San Paolo fuori le Mura

Papale Arcibasilica Patriarcale Maggiore Arcipretale Abbaziale di San Paolo fuori le mura

File:Roma San Paolo fuori le mura BW 1.JPG

Basilica di San Paolo fuori le mura
in http://www.it.wikipedia.org

La Basilica di San Paolo fuori le mura è una delle quattro basiliche papali di Roma, la seconda più grande dopo quella di San Pietro in Vaticano. Il suo nome completo è Papale Arcibasilica Patriarcale Maggiore Arcipretale Abbaziale di S. Paolo fuori le Mura.

“Sorge lungo la via Ostiense, vicino alla riva sinistra del Tevere, a circa due km fuori dalle mura aureliane (da cui il suo nome) uscendo dalla Porta San Paolo. Si erge sul luogo che la tradizione indica come quello della sepoltura dell’apostolo Paolo (a circa 3 km dal luogo – detto “Tre Fontane” – in cui subì il martirio e fu decapitato); la tomba del santo si trova sotto l’altare maggiore, detto “altare papale”. Per questo, nel corso dei secoli, è stata sempre meta di pellegrinaggi; dal 1300, data del primo Anno Santo, fa parte dell’itinerario giubilare per ottenere l’indulgenza e vi si celebra il rito dell’apertura della Porta Santa. Fin dall’VIII secolo la cura della liturgia e della lampada votiva sulla tomba dell’apostolo è stata affidata ai monaci benedettini dell’annessa abbazia di San Paolo fuori le Mura.

L’intero complesso degli edifici gode dell’extraterritorialità della Santa Sede, pur trovandosi nel territorio della Repubblica Italiana.

Il luogo rientra nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco dal 1980.”

(in http://www.it.wikipedia.org)

Sono già stata a Roma quattro volte, ma non ho mai visitato la Basilica di San Paolo fuori le Mura. Non ho mai preso via Ostiense; ho preferito sempre camminare lungo il Tevere per arrivare a San Pietro e penso che sia per questo che San Paolo è rimasta fuori delle mie gite. Nel 2000 con una settimana intera avevo la possibilità, però non ho potuto o non ho saputo come trovarla. Era il Grande Giubileo e i pellegrini approfittavano per visitare le sette chiese di Roma, compressa la Basilica di San Paolo, per ottenere le indulgenze papali.

Come non ci sono stata, sono tornata in Brasile con tutti i miei peccatini, perché mi son mancate quattro delle sette chiese che dovevo visitare in pellegrinaggio…

Intanto nei libri e in internet possiamo trovare bellissime immagini della Basilica:

Roma - San Paolo fuori le Mura

Interno della Basilica di San Paulo fuori le Mura
Autore: Marco Arrigone in http://www.globopix.net/fotografie/lazio/rome/san-paolo-fuori-le-mura147.html

Il Ciborio e l’Altare papale – Basilica di San Paolo fuori le Mura
in http://www.in-roma.com/place/basilica-di-san-paolo-fuori-le-mura/

Possiamo anche conoscere la storia di questa bella basilica:

“Nel 313 l’Imperatore Costantino promulgò l’Editto di Milano, con cui pose fine alle persecuzioni contro i Cristiani e conferì loro libertà di culto, favorendo la costruzione di luoghi di preghiera.

“In virtù di ciò il luogo del martirio di San Paolo, meta di pellegrinaggi ininterrotti dal I secolo, venne monumentalizzato con la creazione di una piccola basilichetta, di cui si conserva solo la curva dell´abside. Si doveva trattare di un piccolo edificio probabilmente a tre navate, che ospitava in prossimità dell´abside la tomba di Paolo, ornata da una croce dorata.

La chiesetta costantiniana divenne troppo piccola rispetto all’afflusso dei pellegrini, e si ritenne necessario distruggerla per far posto ad una più grande basilica e cambiarne l’orientamento, da est ad ovest.

La Basilica di San Paolo, con la sua imponente struttura bizantina, è la più grande basilica patriarcale di Roma dopo San Pietro in Vaticano; la sua pianta è lunga 131,66 m, larga 65 m e alta 30 m e comprende cinque navate (una grande navata centrale di 29,70 m, affiancata da quattro navate laterali) sostenute da una “foresta” di 80 colonne monolitiche in granito.

Testimoniando l’amore della Chiesa per questo luogo i Papi non cessarono di restaurarla e di abbellirla con l’aggiunta di affreschi, di mosaici, di pitture e di cappelle lungo i secoli: Leone il Grande (440-461) fece ricoprire di mosaici l’Arco di Trionfo, riedificare il tetto e diede inizio alla famosa serie di ritratti di tutti i papi che gira sulla trabeazione delle navate e del transetto, 265 tondi a mosaico (compreso quello nuovo ed illuminato di papa Benedetto XVI), la cui serie originale ad affresco è conservata nel museo annesso alla Basilica.

Nel VI secolo Papa Simmaco ristrutturò l’abside e realizzò degli habitacula per i pellegrini più poveri, mentre la presenza stabile di monaci benedettini presso la tomba dell’Apostolo si deve a Gregorio II (715-731); fu Leone III (795-816) che fece posare la prima lastra di marmo dopo il terremoto dell’ 801.

“Papa Giovanni VIII (872-882) fece innalzare una cinta di fortificazione (Giovannopoli) intorno alla Basilica ed alla sua Abbazia per proteggerle da eventuali attacchi, mentre a Gregorio VII (abate del monastero prima di essere eletto Papa) si deve il rialzo del lastricato del transetto, l’edificazione di un campanile (distrutto nel XIX secolo) e la splendida porta di entrata della Basilica, composta da 54 pannelli incisi in lamina d’argento.

“Nel XIII secolo la basilica si arricchì prodigiosamente di opere d´arte: mentre Onorio III faceva ricomporre il grande mosaico dell’abside (24 m. di larghezza per 12 m. di altezza) ebbero inizio i lavori per il bellissimo chiostro del maestro Vassallectus, e nel 1285 fu eretto il magnifico ciborio di Arnolfo di Cambio. Famoso è il candelabro per il Cero Pasquale, una vera colonna onoraria alta circa 6 metri, ornata tutta intorno da bassorilievi di stile romanico ispirati alla decorazione dei sarcofagi e che esprimono le storie del Nuovo Testamento.

“In occasione del giubileo del 1575 Gregorio XIII si occupò di aggiungere la balaustra intorno alla tomba del Santo, nel 1600 Clemente VIII fece rialzare l’altare maggiore, e nel 1625 Urbano VIII si occupò del rifacimento della cappella di San Lorenzo ad opera di Carlo Maderno.

“Nell’Anno Santo 1725 Benedetto XIII affidò la costruzione di un nuovo portico ad Antonio Canevari, il quale demolì l’antico vestibolo e fece aggiungere la cappella del Crocifisso per inserirvi il Crocifisso “miracoloso” in legno policromo, attribuito al Senese Tino di Camaino (XIV secolo); tuttora sono visibili una icona in mosaico del XIII secolo ed una commovente statua-reliqua in legno policromo di San Paolo, recante le tracce dell’incendio del 1823.

“Nella notte tra il 15 e il 16 Luglio 1823 uno spaventoso incendio distrusse interamente la Basilica, lasciando in piedi poche strutture. Il transetto miracolosamente resse al crollo di parte delle navate, preservando il ciborio di Arnolfo di Cambio ed alcuni mosaici; si dovettero però ricostruire gran parte delle strutture murarie.

“A Leone XII toccò l’impegno del rifacimento; il pontefice, non potendo venire incontro all´enorme spesa, chiese al mondo cattolico un aiuto economico attraverso l´enciclica del 25 gennaio 1825.  La risposta fu massiccia, non solo da parte dei Cattolici: lo Zar Nicola I donò blocchi di malachite e di lapislazzuli (poi utilizzati per i due sontuosi altari laterali del transetto), il re Fouad I di Egitto regalò colonne e finestre di finissimo alabastro in dono.

Si aprì così il più imponente cantiere della Chiesa di Roma del XIX secolo: la Basilica venne ricostruita in modo identico, anche riutilizzando i pezzi risparmiati dal fuoco al fine di preservarne la sua antichissima tradizione cristiana.

“Il 10 dicembre 1854, Papa Pio IX (1846-1876) consacrò la “nuova” Basilica, alla presenza di un gran numero di Cardinali e di Vescovi, giunti a Roma da tutto il mondo per la proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione.”  (in http://www.basilicasanpaolo.org/interno.)

Come ci insegna Pier Francesco Listri da vedere “il vero capolavoro dell’elegantissimo Chiostro con marmi policromi, mosaici e colonne lisce e tortili” (in Roma e il Vaticano – Ats Italia Editrice – Edizioni Musei Vaticani).

Basilica di San Paolo fuori le Mura - Exterior view

Le Colonne e i giardini del Chiostro: San Paolo fuori le Mura
in http://www.bestourism.com/items/di/6749?title=Basilica-di-San-Paolo-fuori-le-Mura

4 – Basilica di San Pietro

Papale Basilica Maggiore di San Pietro in Vaticano

La Basilica di San Pietro
in http://www.bedandbreakfastostiaantica.it/

Della più imponente, grandiosa e solenne Basilica di tutta la cristianità abbiamo già parlato un po’. C’è ancora molto da dire, però non oggi, alcun’altro giorno, chissà?

Oggi parleremo delle altre che fanno parte delle Sette Chiese di Roma: le quattro basiliche e ancora San Lorenzo fuori le Mura, Santa Croce in Gerusalemme e San Sebastiano fuori le Mura.

5 – Basilica di San Lorenzo fuori le Mura

Basilica Maggiore di San Lorenzo fuori le Mura

“La basilica di San Lorenzo fuori le mura fu patriarcale, cioè papale, fino alla metà del XIX secolo, ma al contrario delle altre quattro, non ha mai avuto un altare papale né una porta santa.

La particolarità delle altre quattro basiliche papali è che hanno una Porta santa e un Altare papale. Le porte sante sono aperte con un rito speciale dal Papa o da un suo incaricato solo per la durata di un Anno Santo, e giocano un ruolo importante nella concessione della cosiddetta indulgenza plenaria.

Fino al Concilio Vaticano II su un altare papale solo il Papa, o in casi eccezionali un suo Delegato (di solito un cardinale), poteva celebrare la Messa.

“La basilica di San Lorenzo fuori le mura è una delle Sette chiese di pellegrinaggio di Roma, situata a ridosso del cimitero del Verano e ospita la tomba di san Lorenzo (arcidiacono, martirizzato nel 258), dello statista Alcide De Gasperi e di cinque papi: san Zosimo, san Sisto III, sant’Ilario, Damaso II e il beato Pio IX.

“La primitiva basilica fu eretta nel IV secolo dall’imperatore Costantino I vicino alla tomba del martire Lorenzo, come altre basiliche cimiteriali della stessa epoca (San Sebastiano sulla via Appia, Sant’Agnese fuori le mura, Santi Marcellino e Pietro, presso Tor Pignattara). Proprio sopra la tomba fu contemporaneamente costruito un piccolo oratorio.

L’oratorio fu rimpiazzato da una nuova chiesa all’epoca di papa Pelagio II (579-590). Per un certo periodo coesistettero dunque la Basilica maior costantiniana, che in un momento imprecisato fu dedicata alla Madonna, e una “basilica minore”, pelagiana. Tra il IX e il XII secolo, tuttavia, la basilica costantiniana fu probabilmente abbandonata.

Papa Onorio III, in occasione forse dell’incoronazione di Pietro di Courtenay come imperatore latino di Costantinopoli, nel 1217, iniziò grandi lavori di ampliamento della basilica di Pelagio II: la chiesa fu prolungata verso ovest, abbattendo la vecchia abside, l’orientamento fu ribaltato e la vecchia basilica divenne il presbiterio rialzato della nuova chiesa, che presentava un pavimento più alto nella navata centrale.

“La nuova basilica era decorata da affreschi che illustravano la vita di san Lorenzo e di santo Stefano, il primo martire cristiano, sepolto (sic?) sotto l’altare maggiore insieme al santo titolare della chiesa.

La basilica di San Lorenzo fuori le Mura fu sede del patriarca latino di Gerusalemme dal 1374 al 1847, anno in cui Pio IX ripristinò la sede a Gerusalemme.

“La chiesa subì trasformazioni nel periodo barocco, ma le aggiunte furono eliminate con il restauro dell’architetto Virginio Vespignani tra il 1855 e il 1864. Il 19 luglio 1943, durante la seconda guerra mondiale, la chiesa fu gravemente colpita durante il primo bombardamento alleato su Roma. Dopo la distruzione bellica, la basilica fu ricostruita e restaurata con il materiale originale: i restauri, terminati nel 1948, permisero l’eliminazione di strutture aggiunte nel XIX secolo, tuttavia gli antichi affreschi della parte superiore della facciata erano irrimediabilmente perduti.

“Nel 1957 furono effettuati saggi di scavo in corrispondenza del muro del cimitero del Verano: le indagini permisero di riconoscere i resti della basilica costantiniana: un grande edificio a circo, a tre navate separate da colonne. Scavi effettuati sotto la basilica hanno portato alla luce numerosi ambienti e cripte.

La chiesa è amministrata da frati cappuccini, ed è sede di parrocchia, istituita il 4 luglio 1709 con il decreto del cardinale vicario Gaspare Carpegna “De cuiuslibet statuta”. La parrocchia fu affidata in origine ai canonici regolari lateranensi, ma nel 1855 passò ai cappuccini.” 

Il Chiostro di San Lorenzo fuori le Mura
in http://www.it.wikipedia.org

(Testo: http://www.it.wikipedia.org)

Possiamo vedere alcune delle bellezze custodite nella Basilica di San Lorenzo, che noi brasiliani non conosciamo bene, nel piccolo filmato sul youtube, con qualche immagine della Basilica di Santa Prassede che, anche se bella, non fa parte delle sette chiese che studiamo adesso:

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=hPWKtG4sONg#!

6 – Basilica di Santa Croce in Gerusalemme

Santa Croce in Gerusalemme di Piero Tucci
in http://inbiciperoma.blogspot.com.br/2011/12/grandi-novita-in-vista-per-il-museo.html

La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme (latino: Basilica Sanctae Crucis in Ierusalem) è una delle sette chiese di Roma che i pellegrini dovevano visitare a piedi in un giorno intero. Fu edificata nel luogo dove erano i palazzi di sant’Elena, la madre di Costantino I, presso il Laterano. Vi erano conservate, secondo le fonti contemporanee, le reliquie della croce. Ha la dignità di Basilica minore.

La storia della basilica risale al III – IV secolo d.C. Nella zona dell’Esquilino, a quell’epoca zona periferica e residenziale, sorgeva un complesso imperiale, che comprendeva un palazzo detto Sessorium, le Terme Eleniane, il Circo Variano e l’Anfiteatro Castrense, poi incluso nelle Mura Aureliane, costruite tra il 271 e il 275 d.C.

Per volontà dell’imperatore Costantino e di sua madre Elena, la prima chiesa sorse nel palazzo imperiale, in una sala del Palazzo Sessoriano, attorno al 320 d.C. Santa Croce era chiamata in origine Basilica Eleniana o Sessoriana. Custodiva, fin dal IV secolo, le Reliquie della Passione di Cristo, ritrovate in circostanze miracolose a Gerusalemme, sul monte Calvario, il luogo della crocifissione.

Già nell’VIII secolo la basilica venne restaurata sotto i papi Gregorio II e Adriano I, ma nel XII secolo, con Lucio II, la chiesa subisce il primo radicale intervento, adattata secondo lo stile romanico, evidente nella disposizione a tre navate, che esiste ancora ai giorni nostri, e con l’aggiunta di un campanile a torre e di un portico, non più esistente.

“L’attuale aspetto risale al Settecento. Gli architetti Pietro Passalacqua e Domenico Gregorini, su commissione di papa Benedetto XIV, già cardinale titolare della basilica, cambiarono in modo definitivo la facciata della chiesa, portandola in avanti e costruendo un atrio ellittico, secondo lo stile tardo barocco.

“La fondazione di un monastero a S. Croce risale al X secolo, come attesta l’epigrafe funeraria di Benedetto VII (974 – 983) posta accanto all’ingresso principale della Basilica. Nel corso dei secoli, varie comunità religiose si sono avvicendate nel complesso di Santa Croce. Leone IX, nel 1049, affidò il monastero ai Benedettini di Montecassino. Quando questi, nel 1062, passarono a San Sebastiano, Alessandro II vi insediò i Canonici Regolari di S. Frediano di Lucca, che lo abbandonarono durante il periodo del papato avignonese. Intorno al 1370, poi, Urbano V assegnò Santa Croce ai Certosini, che vi rimasero fino al 1561, quando subentrarono i Cistercensi di Lombardia della Congregazione di San Bernardo.

“Nel 1476, papa Sisto IV fece ricostruire l’Oratorio di Santa Maria del Buon Aiuto, che sorgeva in origine tra Santa Croce e San Giovanni. La tradizione racconta che il papa fosse sorpreso da un violento temporale e si rifugiasse proprio a ridosso delle Mura Aureliane, dove venne protetto da un’immagine della Madonna. Proprio lì, fece ricostruire quella che adesso viene chiamata Cappella della Madonna del Buon Aiuto, dove è ancora custodita l’immagine sacra.

File:Esquilino - santa Maria del buon aiuto 01231.JPG

Santa Maria del Buon Aiuto
in http://www.it.wikipedia.org

“Entrando nell’atrio della basilica, si resta affascinati dalla sua forma ovale ellittica, originale costruzione dell’architettura barocca. All’interno si può ammirare il pavimento cosmatesco, in perfetto stato di conservazione. Le colonne di marmo scuro, alcune ingabbiate dai restauri settecenteschi, sono colonne originali d’epoca romana.

File:Santa Croce in Gerusalemme Innenraum 2009.jpg

Interno di Santa Croce in Gerusalemme
Autore: Manfred Heyde in http://www.it.wikipedia.org

“Nell’altare, dentro l’urna di basalto, sono conservate le reliquie dei santi San Cesario e Sant’Anastasio. L’altare è dominato dal ciborio, opera di Gregorini e Passalacqua.

“L’abside è decorata da uno splendido affresco attributo ad Antoniazzo Romano, con il Cristo benedicente, circondato dai serafini, che sovrasta un ciclo di Storie della Croce, ambientate a Gerusalemme, con gli episodi del ritrovamento della Croce di Gesù e della croce del Buon Ladrone.

“Scendendo nella parte retrostante l’abside si accede a due capelle.

“A destra quella di Sant’Elena, la cui volta è decorata da un mosaico, che rappresenta il Cristo benedicente, gli Evangelisti e quattro Storie della Croce. La particolarità di questo mosaico è che mostra, per la prima volta, uccelli provenienti dall’America, come il pappagallo e il tucano. Secondo la tradizione, sotto il pavimento della cappella era conservata la terra di Gerusalemme, da cui il nome della basilica.

Gesù benedicente attorniato dagli evangelisti

Mosaico sulla volta della cappella di Sant’Elena
in http://www.abcroma.com/Monumenti/MonumentiFoto.asp?N=69

Guardate come Gesù ha un viso ridente e soave. Intorno a lui ci sono i quattro evangelisti: in basso a destra Matteo con l’angelo; a sinistra Giovanni normalmente raffigurato come un’aquila; in alto a sinistra Marco e il leone e a destra Luca e il bue.

Sapete cosa significano questi simboli? 

Di una maniera molto semplice possiamo dire che:

Matteo, il primo evangelista, è raffigurato come un’uomo alato assimilato ad un’angelo perché il suo vangelo rappresenta l’umanità di Cristo – il “Figlio dell’Uomo”.

Marco è raffigurato come un leone, a volte alato. All’inizio del suo vangelo parla da Giovanni –  il Battista o il Precursore di Cristo –  che viveva nel deserto “tra le fere”. Il suo vangelo indica la regalità, la forza e la maestà di Cristo.

Luca è raffigurato come un bue o un toro alato, ovvero come un vitello, simbolo della tenerezza, dolcezza e della mansuetudine di Cristo. Comincia parlando del sacerdote Zaccaria,  che offriva sacrifici di animali e soprattutto di vitelli al Signore, nel Tempio, secondo il turno della sua classe. Ci rimette al sacrificio di Gesù nella croce.

Giovanni infine è come un’aquila, perché lui “si eleva nelle regioni più alte della conoscenza, come l’aquila s’innalza a volo verso il sole”. Giovanni comincia il suo vangelo con la frase: “Nel principio era il Verbo e il Verbo si fece Uomo”, oppure “La Parola di Dio è diventata un’uomo”.

Questi simboli e significati poetici sono stati adottati dagli studiosi della Chiesa e della Bibbia da tempi che si nascondono nella storia. E hanno una verità irreprensibile.

Ma… Continuiamo la nostra visita a Santa Croce in Gerusalemme…

“A sinistra c’è la cappella di San Gregorio, con una Pietà del XVII secolo, di autore sconosciuto.

La Pietà – Cappella di San Gregorio – Santa Croce in Gerusalemme
http://www.stuardtclarkesrome.com/pietasgregorio.

Quando pensiamo nella Pietà ci viene in mente quella del Michelangelo e che si trova al Vaticano. Però tutte le opere che rappresentano la Madonna con il Figlio morto appena sceso della croce sono chiamate Pietà. Michelangelo lui stesso ne ha sculpite altre.

“La Cappella delle Reliquie, a cui si accede salendo dalla navata sinistra, custodisce le Reliquie della Passione di Gesù. La reliquia più famosa, quella che dà il nome alla chiesa, è costituita dai frammenti della Croce di Cristo, ritrovati, secondo la tradizione da Sant’Elena, sul Calvario a Gerusalemme.

“Assieme ai frammenti della Croce, vengono conservati: il Titulus Crucis, ovvero l’iscrizione che, secondo i Vangeli, era posta sulla croce; un Chiodo, anch’esso rinvenuto da Sant’Elena; due Spine, appartenenti, secondo la tradizione, alla Corona posta sul capo di Gesù; il Dito di San Tommaso, l’apostolo che dubitava della resurrezione di Cristo; una parte della croce del Buon Ladrone.  (testo in http://www.santacroceroma.it/storia.php – sito ufficiale)

Vediamo tutta la bellezza di Santa Croce in Gerusalemme in questo piccolo film:

http://www.youtube.com/watch?v=S17DsFiE6YQ

7 – Basilica di San Sebastiano fuori le Mura

Basilica Maggiore di San Sebastiano fuori le Mura

Nel 2000 avevo un po’ di tempo e coraggio per camminare ai luoghi più lontani del centro storico di Roma e dei centri più visitati dai turisti. Quando ho visitato San Giovanni in Laterano sono arrivata a queste lugubri pareti: le Mura Aureliane.

Le Mura Aureliane – Porta Asinara
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Ho avuto un po’ di paura di traversare queste porte: dove mi porterebbero?

Le Mura Aureliane – Porta San Giovanni
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Nel 2004 ci sono stata, un’altra volta, per visitare le Catacombe Domitilla. L’ho trovata: le Mura Aurealiane.

Le Mura Aureliane
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2004

Se diciamo che una chiesa si trova fuori le mura, significa che sono dopo le mura costruite dall’imperatore Aureliano tra il 270 ed il 273 per difendere l’antica città di Roma dagli attacchi barbari.

Dopo aver subito numerose ristrutturazioni in epoche successive, sia nell’antichità che in epoca moderna, le mura si presentano oggi in un buono stato di conservazione per la maggior parte del loro tracciato; nell’antichità correvano per circa 19 km, oggi sono lunghe 12,5 km.

La basilica di San Sebastiano fuori le Mura si trova nel quartiere Ardeatino, sulla via Appia Antica. Faceva parte delle sette chiese visitate dai pellegrini in occasione del giubileo.

Cerchiamo in internet informazioni su questa Basilica che non ho ancora visitato.

“La chiesa fu costruita nel IV secolo, sul luogo dove, secondo la tradizione, erano state trasferite nel 258 le reliquie degli apostoli Pietro e Paolo per salvarle dalle persecuzioni. Ritornate in seguito nelle loro sedi originarie, nelle sottostanti catacombe agli inizi del IV secolo fu sepolto il martire romano Sebastiano: sopra le catacombe l’imperatore Costantino fece costruire, nella prima metà del IV secolo, una grande basilica, che inizialmente fu dedicata alla memoria apostolorum, e che in seguito assunse il nome attuale.

La chiesa ricevette l’attributo adcatacumbas per le catacombe di san Sebastiano, sulle quali venne costruita, mentre l’attributo fuori le mura è in riferimento al fatto che la chiesa si trova al di fuori delle Mura aureliane e serviva a distinguerla dalla chiesa di San Sebastiano al Palatino.

I resti di san Sebastiano furono trasferiti nella basilica di San Pietro in Vaticano nell’826, per il timore di un assalto dei Saraceni, che si materializzò, causando la distruzione della chiesa. Il luogo di culto fu riedificato da papa Nicola I (858-867) e l’altare del martire fu riconsacrato da papa Onorio III su richiesta dei cistercensi, che ricevettero la cura della chiesa.

L’edificio attuale risale alla ricostruzione ordinata dal cardinale Scipione Caffarelli-Borghese nel XVII secolo e portata avanti da Flaminio Ponzio prima e da Giovanni Vasanzio poi.

“La basilica è sede parrocchiale, istituita il 18 aprile 1714 da papa Clemente XI. Ed è anche sede del titolo cardinalizio di «San Sebastiano alle Catacombe» istituito da papa Giovanni XXIII nel 1960.”

File:San Sebastiano fuori le mura Interior.jpg

Interno della Basilica di San Sebastiano fuori le Mura
in http://www.it.wikipedia.org

File:Lazio Roma SSebastiano tango7174.jpg

Il soffitto di San Sebastiano fuori le Mura
in http://www.it.wikipedia.org

E così, guardando dentro da chiesa la scultura di San Sebastiano, finiamo la nostra gita.

Abbiamo fatto il nostro pellegrinaggio virtuale alle Sette Chiese più importanti di Roma.

Ma perché sette? Nel sito http://www.inforoma.org troviamo la risposta:

“Nel XVI secolo tale tradizione fu regolamentata e rinvigorita da San Filippo Neri che, per contrastare i festeggiamenti pagani del carnevale romano, promosse delle giornate di devozione ai luoghi santi della città con riflessioni sulla Passione di Gesu durante il pellegrinaggio a:

• le quattro basiliche patriarcali:

  ◊ San Pietro

  ◊ San Paolo

  ◊ San Giovanni in Laterano

  ◊ Santa Maria Maggiore

• San Lorenzo fuori le Mura

• Santa Croce in Gerusalemme

• San Sebastiano fuori le Mura

“I lungo percorso poteva essere completato in un giorno oppure in due; in quest’ultimo caso la prima giornata veniva dedicata alla visita di San Pietro mentre l’altra per recarsi nelle rimanenti chiese. Questa pratica fu pensata e voluta dal santo (San Filippo Neri che riprese una vecchia usanza in disuso) per invogliare (stimolare) il popolo romano alla pratica religiosa; più che a una processione bisogna pensare ad una vera e propria gita (scampagnata) che univa momenti di preghiera ad altri di svago.

“Il giovedì grasso, partendo da S. Pietro dove si erano riuniti, i pellegrini si recavano nell’ordine a S. Paolo, S. Sebastiano, S. Giovanni, S. Croce, S. Lorenzo, S. Maria Maggiore recitando i sette salmi penitenziali (6, 31, 37, 50, 101, 129, 142per invocare il perdono dei sette peccati capitali  (superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia o pigrizia) e chiedere le sette virtù contrarie (la fede, la speranza, la carità, la prudenza o saggezza, la giustizia, la fortezza o coraggio e la temperanza).

Il numero sette delle chiese da visitare è da mettere in relazione:

alle sette principali tappe di Gesù durante la Passione – la cena; il tradimento e la prigione nel giardino del Getsemani; l’arresto di Gesù e le varie fasi del suo processo; la flagellazione; la salita al Calvario; la crocifissione; la deposizione dalla croce con le forme specifiche della Pietà e del Compianto sul Cristo morto;

alle sette effusioni del sangue di Cristo – circoncisione, agonia al Getsemani, fragellazione, coronazione di spine, sulla via della croce, crocifissione, sangue e l’acqua nella lanciata;

alle sette parole di Cristo in croce, che sono in realtà sette frasi – “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”; “Oggi con me sarai nel paradiso”; ” Donna, ecco tuo figlio!… Ecco tua madre!”; “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”; “Ho sete.”; “Tutto è compiuto!”; “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.”;

ai sette doni dello Spirito Santo – la sapienza; l’intelleto; il consiglio; la fortezza; la scienza; la pietà e il timore;

ai sette sacramenti – il battesimo; la riconciliazione o confessione; l’eucaristia o comunione; la confermazione o cresima; l’unzione degli infermi; l’ordine sacro e il matrimonio;

e alle sette opere di misericordia” – seppellire i morti; visitare i carcerati; dar da mangiare agli affamati; vestire gli ignudi; curare gli infermi; dar da bere agli assetati e ospitare i pellegrini.

File:Caravaggio - Sette opere di Misericordia (1607, Naples).jpg

Le sette opere di Misericordia – Caravaggio – a Napoli
in http://www.it.wikipedia.org

Sette… Un numero cabalistico, misterioso? Forse…

Intanto quante cose abbiamo imparato. Le penitenze, le preghiere, i pellegrinaggi consigliati ai fedeli servivano alla riflessione sulla fede e sulla vita, all’apprendimento della vera carità e alla conoscenza di sé stesso. In altre parole: servivano ad essere buono e cercare di fare il bene, ricordando la vita e la morte di Gesù.

E così, siamo alla fine della nostra giornata.

Ah!

Se siete a Roma tra Santa Maria Maggiore e il Colosseo fate una visita a San Pietro in Vincoli:

Basilica di San Pietro in Vincoli
Fotografia di Maria da Penha Freitas – 2000

Un po’ piccola non è vero? Quasi nascosta in una via un po’ sporca e malfamata. Per arrivare a San Pietro in Vincoli – nome delle sue catene – dobbiamo salire una scalinata paurosa, oscura, sdrucciolevole, scivolosa, dove c’è sempre gente “strana”…

Ma… Su! Su!… Avanti! Coraggio!

Basilica di San Pietro in Vincoli
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Le catene di Pietro in San Pietro in Vincoli
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Ma… Siamo saliti fino alla Basilica per guardare le catene di Pietro? E dopo più di trecento anni della sua prigione è vero che saranno queste che si trovano nella Chiesa?

No. Non siamo saliti per le catene, ma per Michelangelo Buonarroti:

Il Mosè di Michelangelo nella tomba di Giulio II
Fotografia di Maria da Penha Freitas

La Tomba di Giulio II con il Mosè
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Si dice che finita l’opera, mentre lo guardava e vedendo la perfezione umana del Mosè, Michelangelo ha colpito il ginocchio della scultura con un martello, dicendo “Perché non parli?”

Però si sa che il progetto della tomba di Giulio II, cominciato nel 1505, ha subito molte  modificazioni e causato molti dissapori a Michelangelo che ha finito il Mosè (come si vede oggi) quarant’anni dopo. Penso che la sua furia quando lo colpì con un martello sia perché, infine, non poteva colpire l’orgoglio, la superbia, l’egoismo e la vanità dei papi.

E, se abbiamo ancora tempo per visitare un’altra chiesa, un po’ più lontana, andiamo a Santa Maria in Cosmedin:

Chiesa di Santa Maria in Cosmedin
Fotografia di Maria da Penha Freitas

Un’altra chiesa, professoressa?

Abbiamo già fatto il pellegrinaggio alle sette chiese di Roma, abbiamo visitato il Mosè di San Pietro in Vincoli… Abbiamo camminato fino il Tevere per arrivare qui…

Cosa c’è a Santa Maria in Comedin, oltre che la facciata in archi e un grande campanile un po’ sproporzionato?

Amici, nella entrata della chiesa di Santa Maria in Cosmedin si trova:

La Bocca della Verità
Fotografia di Maria da Penha Freitas

La Bocca della Verità è un antico mascherone in marmo, murato nella parete del pronao della chiesa di Santa Maria in Cosmedin a Roma dal 1632.

Secondo Wikipedia il mascherone rappresenta un volto maschile barbato, occhi, naso e bocca sono forati e cavi. Il volto è stato interpretato nel tempo come raffigurazione di vari soggetti: Giove Ammone, il dio Oceano, un oracolo o un fauno. È un’opera dei tempi imperiali o più antichi.

Ci sono molte leggende e storie su questo mascherone, motivi di curiosità e a volte scherzi dei turisti che si fanno fotografare con la mano in Bocca, come in questa scena tra Gregory Peck e Audrey Hepburn nel film Vacanze Romane:

File:Audrey Hepburn and Gregory Peck at the Mouth of Truth Roman Holiday trailer.jpg

Scena di Vacanze Romane (dominio pubblico)
in http://www.it.wikipedia.org

La visita valse la pena, non è vero? La Bocca della Verità è un simbolo della Roma Eterna.

Allora, ragazzi, abbiamo finito.

Potete rientrare nel vostro albergo, prendere una buona doccia, farsi scaldare i piedi, mangiare una minestra squisita e chiacchierare fino tardi sulla gita di oggi, guardando le fotografie che avete scattato.

Sono molto orgogliosa di voi.

Siete bravissimi!

Buona notte, amici. Sogni d’oro a tutti!

Penha

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